Avvicinandosi l’inizio dell’estate astronomica, previsto il 21 giugno prossimo, assisteremo al graduale modificarsi del cielo. Entro la metà del mese la costellazione dei Gemelli e quella dell’Auriga tramonteranno a Nord-Ovest con le ultime luci del crepuscolo; anche le costellazioni del Triangolo primaverile – in particolare Leone e Vergine – inizieranno ad abbassarsi progressivamente sull’orizzonte fino a scomparire entro la prima parte della notte; il Boote apparirà ancora sufficientemente alto, pur iniziando anch’esso la sua lenta discesa verso Ovest.
Volgendo contemporaneamente lo sguardo in direzione Est e Nord-Est, si osserveranno nel corso del mese guadagnare sempre più altezza le costellazioni che domineranno il cielo nei mesi estivi: Lira, Cigno e Aquila, seguite – entro la mezzanotte – da Delfino e Pegaso.
Prendendo a riferimento proprio la mezzanotte, a Sud domineranno le grandi costellazioni di Ercole e Ofiuco; più in basso Scorpione e Sagittario, immersi nelle regioni della Via Lattea più dense e luminose, prossime al centro galattico. A Nord culmineranno Drago e Giraffa; rimarranno invece più basse Cefeo, Cassiopea e Orsa Maggiore, rispettivamente in direzione Nord-Nord-Ovest e Nord-Nord-Est.
L’approfondimento di questo mese sarà dedicato alla costellazione della Corona Boreale, che nel corso della prima metà di giugno transiterà al meridiano nelle ore centrali della notte.
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LA COSTELLAZIONE DELLA CORONA BOREALE
La Corona Boreale (in latino Corona Borealis, abbreviato CrB) è una costellazione piuttosto piccola racchiusa tra Ercole e il Boote, la cui forma – che ricorda appunto quella di una corona aperta – è data dalla disposizione semicircolare delle sue stelle principali. Prendendo come riferimento Arturo – la seconda stella più luminosa del nostro emisfero – e da qui facendo partire una linea immaginaria che corra in direzione di Vega, a circa un terzo della distanza tra le due si potrà individuare facilmente la Corona Boreale. In alternativa, sempre partendo dalla brillante Arturo, si potrebbe tracciare una grande Y che la congiunga dapprima a Izar (Epsilon Bootis), per poi diramarsi in maniera quasi speculare a destra verso Seginus (Gamma Bootis) e a sinistra verso la stella Alpha della Corona.

Nota con diversi nomi – tra cui Alphecca (dall’arabo al-na´ir al-fakkah, “la (stella) brillante nell’anello rotto”), e Gemma – questa è una stella binaria lontana 75 anni luce la la cui magnitudine apparente varia tra +2,21 e +2,32. Essa costituisce il punto centrale dell’arco stellare; ai suoi lati si trovano la Beta e la Gamma Coronae Borealis. Quest’ultima ha magnitudine +3,84 e dista dal Sistema Solare 146 anni luce; la Beta invece, che è chiamata anche Nusakan (dall’arabo an-Nasaquan, “i due schieramenti”) in riferimento all’esistenza di un antico asterismo di origine araba, è una binaria spettroscopica con magnitudine apparente media +3,68 e posta a 114 anni luce di distanza.
Tra le altre stelle della costellazione, anche se tutte di magnitudine più elevata, di grande interesse è la presenza di un discreto numero di variabili; tra le più importanti, R Coronae Borealis, stella prototipo della classe delle cosiddette nove inverse, che cioè presentano improvvisi cali di luminosità a intervalli irregolari. Impossibile poi non menzionare anche T Coronae Borealis, che dal 2024 sta attirando l’attenzione dell’intera comunità astronomica: si tratta infatti di uno dei pochi esempi conosciuti di nova ricorrente. Fu scoperta da John Birmingham nel 1866, quando dalla decima magnitudine abituale divenne visibile a occhio nudo; il fenomeno è stato osservato nuovamente nel 1946, suggerendo un periodo di 80 anni circa. Per questo motivo nell’ultimo biennio è stata al centro di una attenta campagna osservativa, così da monitorarne l’andamento in attesa di una nuova accensione, prevista appunto tra il 2024 e il 2026.
Oggetti di cielo profondo nella costellazione della Corona Boreale
Questa costellazione ospita numerosi oggetti, ma tutti molto deboli e difficilmente osservabili con telescopi amatoriali. Tuttavia, al suo interno – situato tra le stelle Eta e Omicron – si trova il Superammasso della Corona Boreale, il più importante e massiccio del nostro emisfero. Di esso fanno parte sette ammassi galattici: Abell 2056, 2061, 2065, 2067 e 2069 gravitazionalmente legati tra loro e in fase di collasso, oltre ad Abell 2079 ed Abell 2092.
Mitologia e storia della costellazione della Corona Boreale
La Corona Boreale, oggi una delle 88 costellazioni approvate dall’Unione Astronomica Internazionale, fa parte dello storico gruppo di 48 costellazioni catalogate da Tolomeo nel II secolo d.C.

Limitandoci alla tradizione occidentale, il mito collega la corona alla figura di Arianna, ma della principessa ateniese esistono due ritratti completamente differenti: uno – presente nell’Odissea di Omero – la vede giovane, innamorata di Teseo e giunta con lui sull’isola di Nasso; l’altro più matura e sposa del dio Dioniso. L’elemento della corona, inserito come dono di nozze da parte del marito, interesserebbe soltanto quest’ultima versione del mito, ma come spesso succede, si assiste nelle fonti a delle commistioni. Ne sono prova le versioni riportate da Eratostene nei Catasterismi (III secolo a.C.) e più tardi da Ovidio nei Fasti e nelle Metamorfosi (inizio del I secolo a.C.), nelle quali l’arrivo di Dioniso si colloca a seguito dell’abbandono di Teseo. In altri Autori si trovano inoltre elementi ulteriori, come la partecipazione di Afrodite quale mittente del regalo (presente nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, III secolo a.C.) o la provenienza del diadema dalle fucine di Efesto (presente in Igino, vissuto a cavallo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.). L’episodio legato alle nozze tra Arianna e Bacco è stato un soggetto rappresentato più e più volte nell’arte, ma anche nella letteratura: il celebre componimento di Lorenzo il Magnifico “Quant’è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / chi vuol essere lieto, sia: / di doman non c’è certezza” trae ispirazione proprio da questo episodio.
Facendo un balzo temporale di diversi secoli, nell’ambito di quel tentativo non riuscito di cristianizzazione delle costellazioni, anche per la Corona Boreale nel suo Coelum Stellatum Christianum Julius Schiller proponeva un cambio di denominazione in ‘Corona di spine’.













