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LE SUPERNOVAE ITALIANE NELLE GALASSIE MESSIER – SN1999gn IN M61

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Passando in rassegna le supernovae italiane scoperte nelle galassie del catalogo di Messier ci siamo imbattuti in personaggi che, senza possibilità di smentita, hanno fatto la storia dell’astrofilia e dell’astronomia italiana!

Abbiamo iniziato con la SN1957B scoperta in M84 dal prof. Giuliano Romano, il primo italiano a scoprire una supernova ed in assoluto il primo astrofilo al mondo a scoprire una supernova.

Abbiamo proseguito con le quattro supernovae scoperte dall’astronomo Leonida Rosino, un pioniere in ambito di scoperte e studi sulle supernovae, sicuramente uno dei più grandi astronomi italiani.

Non perdere l’articolo dedicato a Leonida Rosino in Coelum Astronomia n° 254 Febbraio/Marzo 2022

Siamo arrivati poi alla SN1989B, scoperta in M66 dall’astrofilo Federico Manzini, personaggio che ha contribuito in maniera fondamentale alla divulgazione in Italia dell’astronomia a livello amatoriale.

Siamo approdati infine alla SN1998bu scoperta in M96 dall’astrofilo Mirco Villi che possiamo considerare uno dei padri fondatori della nuova ricerca amatoriale di supernovae in Italia.

Tutti i precedenti episodi dedicati alle supernovae li trovi QUI

Adesso, continuando in ordine cronologico, arriviamo alla SN1999gn, scoperta in M61 da un altro grande astrofilo italiano, Alessandro Dimai, Alex per gli amici, uno dei primi astrofili italiani che con il programma di ricerca CROSS dell’Osservatorio del Col Druscè (Associazione Astronomica  Cortina) ha portato avanti, assieme all’associazione, la ricerca amatoriale di supernovae, ottenendo tra l’altro 22 scoperte.

È stato uno degli ideatori e fondatori dell’Italian Supernovae Search Project (ISSP) oltre ad essere un bravissimo divulgatore. Purtroppo Alex è venuto a mancare nel marzo del 2019 a causa di una brutta malattia, lasciando un vuoto incolmabile per l’astrofilia italiana e per tutte le persone che lo hanno conosciuto e apprezzato per la sua disponibilità, competenza e umanità.

Veniamo al racconto della scoperta di questa importante supernova avvenuta il 17 dicembre 1999 nella bellissima galassia a spirale barrata M61.

Immagine della SN1999gn in M61 ripresa da Alessandro Dimai la notte della scoperta con il telescopio da 50cm dell’Osservatorio del Col Drusciè

Si tratta di una spirale vista di faccia, posta nell’ammasso della Vergine a circa 50 milioni di anni luce di distanza e scoperta il 5 maggio 1779 dall’italiano Barnaba Oriani.

Quando Alex scoprì questa supernova eravamo di fronte alla quarta supernova conosciuta esplosa in M61; le tre precedenti erano state: la SN1926A scoperta il 9 maggio 1926 dall’astronomo tedesco Max Wolf, la SN1961I scoperta il 3 giugno 1961 dall’astronomo americano Milton Humason e la SN1964F scoperta il 30 giugno 1964 dall’astronomo italiano Leonida Rosino.

In anni più recenti l’astrofilo giapponese Koichi Itagaki ha ottenuto tre scoperte consecutive in M61: la SN2006ov, la SN2008in e la SN2014dt, un vero record poiché mai nessuno è riuscito a scoprire tre supernovae nella stessa galassia!

Infine il 6 maggio 2020 il programma professionale americano Zwicky Transient Facility (ZTF) scopre la SN2020jfo portando ad otto il numero delle supernovae scoperte in M61, che diventa così la galassia del catalogo di Messier con il maggior numero di supernovae scoperte al suo interno.

Tornando ad Alex, la succitata scoperta rappresentò per lui la sua prima supernovae ed anche la prima ufficiale del programma CROSS, avviato nel novembre del 1999. Il modo in cui fu ottenuta fece molto scalpore, sia a livello nazionale che internazionale, perché per la prima volta un ricercatore era riuscito a rilevare una supernova comodamente seduto nel salotto di casa, manovrando in remoto il telescopio da 50cm e la cupola dell’osservatorio situato a chilometri di distanza (vedi l’immagine in fondo all’articolo).

Erano da poco passate le 5 del mattino quando Alex, inquadrando la bella spirale M61 si accorse subito di una stella nuova di mag.+16 posta nel braccio a Sud-Est del nucleo. L’emozione era alle “stelle” ma l’incertezza che potesse trattarsi di un difetto, oppure di un pianetino in transito sopra la galassia o anche una supernova già scoperta, raffreddò l’euforia. Riprendendo altre immagini, l’oggetto era sempre nella stessa posizione e gli ulteriori controlli del caso non lasciarono dubbi.

Ad Alex venne infatti accreditata la tanto sospirata scoperta con la circolare IAUC 7335. La notte seguente la scoperta dal Lick Observatory in California veniva confermata la presenza della supernova con la luminosità aumentata di circa mezza magnitudine a +15,5.

Immagine della SN1999gn in M61 ripresa il 2 gennaio 2000 dall’astrofilo spagnolo Rafael Ferrando

Infine nella notte del 20 dicembre gli astronomi giapponesi del Bisei Astronomical Observatory con il telescopio da 1,01 metri furono i primi ad ottenere lo spettro di conferma. Si trattava di una supernova di tipo II molto giovane, scoperta cioè pochi giorni dopo l’esplosione, con i gas eiettati dall’esplosione che viaggiavano ad una velocità di circa 5300 km/s. Nelle settimane successive la supernova non superò la mag.+15 facendo ipotizzare di essere di fronte ad un evento di supernova “low-luminosity” e si stabilizzò per i tre mesi successivi intorno alla mag.+15,5 / +16,0 evidenziando il così detto Plateau, si trattava infatti di una supernova di tipo II-P.

immagine notturna dell’Osservatorio del Col Drusciè e la Via Lattea ripresa da Giorgia Hofer

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