MESSIER M9 – Ammasso in Ofiuco

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ABSTRACT

Dopo l’estesa Nebulosa della Laguna, torniamo agli ammassi globulari con Messier 9 o M9, nella costellazione dell’Ofiuco.

Storia delle osservazioni

La prima testimonianza scritta di questo ammasso stellare risale a Charles Messier, che lo osservò prima o nel 1764. Messier scrisse, al riguardo che l’ammasso appariva come una nebulosa senza stelle, nella gamba destra di Ofiuco; è rotonda, e la sua luce è debole.” L’astronomo inglese William Herschel, nel 1783, fu il primo in grado di risolvere la sua natura stellare descrivendolo come avente “stelle piccolissime ed estremamente compresse”.

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Nel corso dei successivi decenni molti altri osservatori hanno apprezzato la vista di questo oggetto celeste, come Admiral William Henry Smyth nel 1834, che annotò nei suoi diari: [l’ammasso] “è composto da una miriade di stelle piccole che si accentrano nella luminosità del nucleo con molti astri ai suoi margini”; oppure come l’astronomo americano Heber Doust Curtis che riuscì ad esaminarlo con più dettaglio grazie all’uso di lastre fotografiche nel 1918.

Caratteristiche fisiche

Messier 9 è distante circa 25800 anni luce dalla Terra, ma solamente 5500 anni luce dal centro della nostra galassia, risultando uno dei più vicini al nucleo galattico tra tutti gli ammassi globulari conosciuti.

M9 ha un diametro di circa 90 anni luce con una magnitudine apparente di 7.7, rendendolo non visibile ad occhio nudo. La sua luminosità totale è circa di 120000 volte quella del Sole e si sta allontanando da noi alla velocità molto elevata di 224 km/s.

Le stelle che compongono questo ammasso hanno un’età doppia di quella del Sole ed una composizione chimica molto differente. Elementi pesanti come ossigeno, ferro, e carbonio sono scarsi dato che, quando le stesse stelle si formarono l’universo era molto più giovane e conteneva misure limitate di questi elementi.

Al suo interno sono state scoperte 24 stelle variabili, 21 delle quali del tipo RR Lyrae, utilizzate come standard per misurare le distanze galattiche che hanno confermato l’origine non-extragalattica di questo ammasso. Una delle rimanenti variabili appartiene al tipo di lungo periodo (circa 100 giorni, un intervallo molto più lungo delle stelle di tipo RR Lyrae che possiedono un periodo che va in media da poche ore a un giorno). È presente anche una Cefeide di Tipo II (con un periodo tra le pulsazioni che va da uno a 50 giorni) ed una stella binaria ad eclisse (sul modello di Beta Persei – Algol, con un periodo che è tipicamente di pochi giorni).

Data la sua ridotta distanza dal nucleo della Via Lattea, e la sua prossimità alla nebulosa oscura Barnard 64, questo ammasso globulare risente dell’assorbimento -o estinzione- interstellare, che lo rende meno luminoso di quanto non sia in realtà. Di conseguenza, se M9 non fosse oscurato da gas e/o polveri del mezzo interstellare che, dal nostro punto di vista, si frappongono tra noi e l’ammasso stesso, questo risulterebbe più brillante.

© NASA & ESA

Posizione nel Cielo

M9 può essere facilmente rintracciato nel cielo notturno lungo la linea immaginaria che unisce le stelle η Ophiuchi (Sabik) e θ Ophiuchi(Garafsa/Wajrik), rimanendo più vicina alla prima delle due.

Un altro metodo per rintracciarlo è quello di individuare l’asterismo a triangolo composto dalle due stelle precedenti e dalla stella ξ Serpentis come vertici. M9 si troverà approssimativamente vicino al centro di questo asterismo.

Designazione: M9 – NGC 6333

Tipo: Ammasso Globulare

Classe: VIII

Distanza: 25800 anni luce

Estensione: 90 anni luce 

Costellazione: Ophiucus

Ascensione Retta: 17h 19m 11.78s

Declinazione: -18° 30′ 58.5″

Magnitudine: +7.7

Diametro Apparente: 12’ x 12’

Scopritore: Charles Messier prima o nel 1764

Osservabilità

Per le latitudini italiane il periodo migliore per osservare questo interessante ammasso aperto è da maggio ad agosto.

  • Occhio nudo: NON VISIBILE
  • Binocolo: con un 10×50 sarà possibile osservare un piccolo alone nebuloso con luminosità distinta rispetto al cielo che lo circonda.
    • Piccolo diametro:
    • poche differenze rispetto all’osservazione binoculare, l’ammasso rimane compatto e nebuloso.
    • Medio diametro: con aperture da 15 cm in su diviene possibile iniziare ad individuare le singole stelle che lo compongono.
    • Grande diametro: è possibile osservare asimmetrie nel campo stellare dell’ammasso, in particolare una banda oscura che separa una parte dello stesso dal nucleo più luminoso. 

Buone Osservazioni!

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L’articolo è pubblicato in COELUM 262 VERSIONE CARTACEA