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21 Settembre 2018
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    Una nuova analisi dei dati ottenuti precedentemente da due missioni lunari ha riscontrato che l’acqua è ampiamente distribuita su tutta la superficie del nostro satellite, indipendentemente dal tipo di terreno, di stagione o di momento del giorno. Ma niente bagni al chiaro di Luna: si tratta prevalentemente di ossidrili OH legati ad altre molecole

    Un nuovo studio statunitense, pubblicato in questi giorni su Nature Geoscience, ha riesaminato i dati ottenuti della sonda Nasa Lro, Lunar Reconaissance Orbiter, e da uno spettrometro Nasa a bordo dell’orbiter lunare indiano Chandrayaan-1, per stimare nuovamente la presenza di acqua sul nostro satellite, trovandola ubiquamente incastonata su tutta la superficie.

    I risultati contraddicono alcuni studi precedenti, che avevano rilevato la presenza di una quantità maggiore di acqua alle latitudini polari della Luna e un andamento altalenante in base al giorno lunare, che dura 29.5 giorni terrestri.

    «Abbiamo scoperto che, indipendentemente dall’ora del giorno o dalla latitudine che osserviamo, il segnale che indica acqua sembra essere sempre presente», sintetizza Joshua Bandfield dell’Istituto di scienza dello spazio a Boulder, in Colorado (Usa), primo autore della nuova ricerca. «Non sembra che la presenza di acqua dipenda dalla composizione della superficie, né che si muova da un punto a un altro».

    Immagine composita della superficie lunare realizzata dal Moon Mineralogy Mapper della Nasa a bordo della sonda Isro Chandrayaan-1. Crediti: Isro/Nasa/JPL-Caltech/Brown Univ./Usgs

    L’incertezza riguardo alla presenza di acqua sulla Luna, nonché sulla sua origine, deriva principalmente dal modo in cui tale molecola viene rilevata: l’evidenza più forte ottenuta finora proviene dalla misura dell’intensità della luce riflessa dalla superficie lunare, all’interno della quale la presenza d’acqua è indicata da una specifica impronta spettrale nella banda infrarossa di radiazione.

    Ma la superficie lunare può risultare abbastanza calda da emettere luce propria, un bagliore nella regione infrarossa dello spettro. Per i ricercatori, la sfida è esattamente quella di distinguere la luce riflessa da quella emessa, operazione per la quale è necessario avere informazioni molto accurate sulla temperatura.

    Grazie alle misure di temperatura della Luna ottenute dallo strumento Diviner Radiometer Experiment (water diviner = “rabdomante”) a bordo di Lro, gli autori del nuovo studio hanno elaborato un nuovo modello termico; modello che è stato quindi applicato ai dati raccolti dal Moon Mineralogy Mapper a bordo della sonda Chandrayaan-1, strumento che ha fornito la prima mappa mineralogica della superficie lunare e per primo individuato acqua ghiacciata ai poli.

    Luna in rotazione ricostruita dai dati di Lro. Crediti: Lro, Arizona State U., Nasa

    Gli autori del nuovo studio ritengono che l’acqua sulla Luna sia principalmente presente come gruppi ossidrilici OH legati ad altre molecole per comporre gli idrati e idrossidi che costituiscono il suolo lunare.

    Riguardo all’origine dell’acqua lunare, i ricercatori ritengono che le molecole di OH e/o di H2O siano state con più probabilità create dal vento solare che spazza la superficie lunare, anche se non possono scartare l’ipotesi che provengano dall’interno stesso della Luna, lentamente rilasciate da minerali in cui erano presenti fin dall’epoca in cui il corpo selenitico si è formato.

    Per saperne di più:

    • Leggi su Nature GeoscienceWidespread distribution of OH/H2O on the lunar surface inferred from spectral data”, di Joshua L. Bandfield, Michael J. Poston, Rachel L. Klima & Christopher S. Edwards

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