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    L’esopianeta scoperto dal telescopio Kelt nel 2016 è un pallone gonfiato, ma non lo stiamo insultando. Si tratta di uno dei pianeti più grandi e meno densi finora conosciuti

    Elaborazione artistica dell’esopianeta Kelt-11b, dalla densità particolare: sembra polistirolo. L’oggetto orbita attorno a una brillante stella. Crediti: Walter Robinson/Lehigh University

    Si trova a 320 anni luce dalla Terra e la sua densità è a dir poco particolare: sembra quella del polistirolo. Parliamo dell’esopianeta Kelt-11bscoperto nel 2016 attorno a una stella subgigante da alcuni ricercatori della Lehigh University. Ha un’atmosfera da record (la colonna di gas arriva fino a 2763 chilometri d’altezza dalla superficie), ed essendo relativamente vicino (si fa per dire!) al Sistema solare il pianeta è un ottimo candidato per cominciare a studiare le atmosfere degli oggetti extrasolari in cerca di tracce di vita. Kelt-11b è stato scoperto da Joshua Pepper con il telescopio Kilodegree Extremely Little Telescope (Kelt) tramite il metodo del transito. Kelt è composto da due telescopi robotici, North e South (rispettivamente in Arizona e in Sudafrica) che scandagliano il cielo notturno analizzando oltre 5 milioni di stelle.

    Abbiamo detto “polistirolo”, ma cosa vuol dire? Gli esperti hanno notato che questo esopianeta sembra un “pallone gonfiato”, e non è un insulto… è la realtà: si tratta di uno dei pianeti più gonfi, più voluminosi e meno densi finora conosciuti. Il suo diametro è di circa il 40 per cento più grande rispetto a quello di Giove, ma ha solo un quinto della sua massa. La stella attorno a cui orbita l’esopianeta è estremamente luminosa, e ciò permette una misurazione precisa delle proprietà atmosferiche. Tali osservazioni aiuteranno gli astronomi a sviluppare in futuro strumenti per osservare i diversi tipi di gas presenti nelle atmosfere fuori il nostro sistema planetario.

    La stella KELT-11 durante il transito. Crediti: Pepper et al., 2016.

    Come Giove o Saturno, Kelt-11b è un grande pianeta gassoso che conclude un’orbita ogni 4,7 giorni (quindi è molto vicino alla sua stella madre). Il destino di questo pianeta di polistirolo, così estremo ed esotico, è segnato: Kelt-11 (cioè la stella in questione) ha iniziato la sua trasformazione in gigante rossa utilizzando parte del suo “carburante nucleare” e ciò porterà – nei prossimi 100 milioni di anni – alla scomparsa del pianeta, che verrà letteralmente inghiottito dalla stella senza possibilità di salvezza.

    Alla scoperta del pianeta hanno contribuito numerosi scienziati provenienti da diversi enti sparsi per il mondo, ma anche una quarantina di citizen scientists, cioè scienziati amatoriali che hanno avuto accesso ai dati di Kelt-11. Futuri studi e osservazioni sul pianeta potrebbero fornire ulteriori informazioni sul meccanismo che provoca questo rigonfiamento in oggetti simili a Kelt-11b. La grande atmosfera del pianeta offre l’opportunità per sviluppare innovative tecniche di analisi delle sostanze chimiche che formano le atmosfere degli esopianeti per valutarne l’eventuale abitabilità.

    Per saperne di più:


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