Una spettacolare immagine della sonda Cassini mostra enormi getti di acqua ghiacciata si sprigionano dalla superficie del polo sud di Encelado, una delle lune di Saturno.
C’è acqua liquida salata sotto la crosta ghiacciata di Encelado, piccola luna di Saturno. La nuova, decisa conferma giunge dalle ultime analisi dei getti di gas emessi dalla sua superficie. I risultati confermano che all’origine dei getti deve esserci una vasta sorgente di acqua salata allo stato liquido e non semplimente del ghiaccio d’acqua in evaporazione.
I getti sono in pratica enormi spruzzi, costituiti per lo più da vapor acqueo e particelle di ghiaccio: vengono fuori da fratture sulla superficie ghiacciata di Encelado prodotte dalle potenti azioni mareali esercitate dalla forza di attrazione gravitazionale di Saturno. La loro analisi è stata possibile grazie alla sonda Cassini e al suo strumento di bordo Cosmic Dust Analyser (CDA). In precedenza la Cassini aveva stabilito che le particelle espulse nello spazio dai getti di Encelado andavano ad alimentare uno degli anelli di Saturno. Successivamente la Cassini è passata più volte attraverso il materiale espulso da questi getti, sino ad avvicinarsi ad appena 21 chilometri da Encelado.
I nuovi risultati hanno stabilito che nei getti è presente un’alta abbondanza di sodio e potassio, situazione che coincide con quanto previsto nel caso che alla loro origine vi sia un oceano di acqua salata nascosto al di sotto della superficie ghiacciata. Scartata invece la possibilità che i getti siano solo il risultato dell’evaporazione del ghiaccio d’acqua.
La presenza di un oceano liquido sotto la crosta ghiacciata è analoga a quella su Europa, una delle principali lune di Giove, e potrebbe rendere Encelado un ulteriore satellite del Sistema solare dove andare a cercare la presenza di forme di vita elementari.
La missione Cassini è una collaborazione tra la NASA, l’ ESA e l’ ASI con la partecipazione di numerosi ricercatori italiani anche dell’ INAF che ha contribuito con lo spettrometro a immagine nel visibile e vicino infrarosso VIMS-V (INAF-IFSI Roma), l’esperimento RADAR e lo strumento HASI su Huygens, dedicato allo studio dell’atmosfera di Titano.
La AAAV comunica il calendario dei prossimi incontri a tema che si svolgeranno presso il Centro Astronomico di Libbiano (Comune di Peccioli – PI) con inizio alle ore 21:15 (ingresso libero).
23.06: “Saturno, questo… (s)conosciuto!”. Conferme, nuove scoperte e splendide immagini dalla sonda Cassini, che ormai da 7 anni orbita intorno al “Signore degli Anelli”. A cura di Paolo Piludu.
Immagine ricostruita dell'interno del disco attorno alla stella HR5999 alla lunghezza d'onda di 2,2 micron (sinistra) e modello del sistema disco-stella (a destra). Per chiarezza, le scale degli assi sono riportate anche in dimensioni lineari (1 AU corrisponde alla distanza Terra-Sole). Il disco è inclinato rispetto alla linea di osservazione, per questo è possibile osservare parte del bordo interno, la cui emissione è prodotta dalla radiazione termica della polvere riscaldata dalla stella centrale.Nella figura di destra, solo il bordo interno del disco e' in scala. L'ottima corrispondenza tra immagine e modello è evidente.
A sinistra, l'immagine ricostruita dell'interno del disco attorno alla stella HR5999 alla lunghezza d'onda di 2,2 micron; a destra, il modello del sistema disco-stella. Per chiarezza, le scale degli assi sono riportate anche in dimensioni lineari (1 AU corrisponde alla distanza Terra-Sole). Il disco è inclinato rispetto alla linea di osservazione, per questo è possibile osservare parte del bordo interno, la cui emissione è prodotta dalla radiazione termica della polvere riscaldata dalla stella centrale. Nella figura di destra, solo il bordo interno del disco e' in scala. L'ottima corrispondenza tra immagine e modello è evidente.
È la vista più chiara mai ottenuta nel vicino infrarosso della regione interna di un disco di gas e polveri che circonda una stella ‘giovane’, la culla di materia da cui si è formato l’astro: una struttura che potrebbe in futuro generare pianeti, così come è accaduto, oltre quattro miliardi di anni fa, per il nostro Sistema solare. È stata ottenuta dopo un lungo e complesso lavoro che ha impegnato un team di scienziati guidato da ricercatori dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri dell’INAF. Per arrivare al risultato, sono stati infatti necessari due anni tra osservazioni, elaborazioni di software specifici e verifica dei risultati
“L’immagine ottenuta riproduce chiaramente un sistema stellare di recente formazione” commenta Fabrizio Massi, dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, che insieme ad Antonella Natta e Myriam Benisty, sempre della struttura INAF fiorentina, fa parte del team che ha condotto lo studio su HR5999, pubblicato online sulla rivista Astronomy&Astrophysics. “Stimiamo per esso un’età di circa 500.000 anni, che potrebbe darci una rappresentazione di come poteva essere il nostro Sistema solare alle sue origini”.
Ma perché è stato così difficile arrivare a questo risultato con l’interferometria, che è una tecnica ormai utilizzata da anni e con eccellenti risultati in astronomia? La spiegazione sta nella ‘finestra’ di radiazione elettromagnetica in cui si fanno le osservazioni. L’interferometria nell’infrarosso o nell’ottico pone molti più problemi, tecnologici e ambientali, di quella condotta nel dominio delle onde radio, che oggi è un formidabile strumento per lo studio dell’Universo.
“Nel vicino infrarosso non abbiamo ancora tecnologie ed esperienza consolidata per fare interferometria allo stesso livello di quella nel radio” sottolinea Massi. “Anche se siamo molto soddisfatti di questi risultati, stiamo lavorando al miglioramento del processo di ricostruzione delle immagini per ottenere, ad esempio, prove dirette della formazione di pianeti nei dischi circumstellari come quello in HR 5999”.
Le stelle ‘giovani’ come HR 5999 sono infatti circondate da un disco di gas e polvere, residuo del processo che ha portato alla loro formazione. Si pensa che i sistemi planetari abbiano origine proprio da questo disco. Una struttura che è molto difficile individuare e quindi studiare. La sua distanza tipica dalla stella madre è all’incirca quella che separa la Terra dal Sole: circa 150 milioni di chilometri. Ma a 700 anni luce da noi, dove si trova HR 5999, ottenerne un’immagine di questa struttura richiede la stessa accuratezza necessaria a scorgere una moneta da un euro posta a 1000 km di distanza. Un normale telescopio, anche il più grande, non è in grado di permettere osservazioni con un livello di dettaglio così spinto. Ma il livello di dettaglio può essere notevolmente aumentato combinando la luce che arriva dall’oggetto a più telescopi separati, usando cioè l’interferometria. Attraverso un complesso algoritmo matematico che combina i dati ottenuti da molte combinazioni diverse delle posizioni dei telescopi, è poi possibile ricostruire l’immagine dell’oggetto.
Sfruttando questa tecnica il team di scienziati, per ottenere questo risultato, ha utilizzato lo strumento AMBER, costruito da un consorzio italo-franco-tedesco in cui l’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri ha avuto una parte rilevante, realizzando circa un quarto dello strumento. AMBER permette di combinare la luce proveniente da tre degli otto telescopi (quattro da 8 m e quattro da 1,8 m) del Very Large Telescope Interferometer dell’ ESO sulle Ande cilene. Con questo metodo di osservazioni si può arrivare ad ottenere immagini con risoluzioni angolari molto maggiori di quelle permesse da qualsiasi telescopio ottico disponibile, fino a un livello di dettaglio dell’ordine del millesimo di secondo d’arco. Per fare un paragone, circa quaranta volte più accurate di quelle prodotte dal telescopio spaziale Hubble, le stesse che potrebbe solo produrre un telescopio con uno specchio principale di ben 140 m di diametro.
La mattina del 30 giugno verso le 8:00 del mattino, Venere si troverà a nord della Luna, distante poco più di 3′ dal suo bordo. Il pianeta sarà vicino alla congiunzione superiore e perciò si mostrerà come un dischetto di circa 10″ di diametro, mentre la Luna sarà falcata e vicinissima alla congiunzione con il Sole.
Per osservare i due oggetti in un cielo ovviamente già chiaro, sarà necessario usare degli appositi filtri (vedi ad esempio Coelum nn. 99 e 106).
Il 21 giugno il Sole raggiungerà il punto di massima declinazione nord (pari a +23° 27′). In quel momento si verificherà il solstizio estivo, che nell’emisfero boreale sancirà l’inizio della estate astronomica.
L’illustrazione visualizza le differenti altezze che il Sole raggiunge in meridiano nel corso dell’anno, rispettivamente durante il solstizio
Il termine “Solstizio” sta a significare in latino “sole stazionario”, un chiaro riferimento all’apparente immobilità del Sole dopo un periodo (dal solstizio invernale a quello estivo) che lo ha visto invece aumentare la declinazione (e quindi l’altezza sull’orizzonte al momento del transito in meridiano) di ben 47 gradi.
.
.
Dall’esame delle date e dei tempi dei solstizi (vedi la tabella a sinistra) si può verificare che il fenomeno avviene quasi sempre il giorno 21, e ritarda poi di circa sei ore ogni anno (5 ore, 48 minuti e 46 secondi per la precisione). In genere ogni quattro anni torna poi al 20 giugno, in conseguenza degli anni bisestili introdotti proprio per evitare un progressivo sfasamento delle stagioni con il calendario.
A giugno il Planetario e Osservatorio Astronomico di Cà del Monte vi aspetta con le consuete spettacolari osservazioni del Sole (ogni domenica) e della volta celeste notturna (ogni venerdì e sabato sera). Spettacoli al Planetario ore 21:30 ogni venerdì.
25.06: “Serata Venere e Venera 1”. Una serata dedicata alla prima sonda che ha raggiunto un pianeta del Sistema Solare.
Programma delle attività del GAR per il prossimo mese, ore 21:00 presso “Casa delle associazioni”.
Escursioni in montagna per l’osservazione degli astri a Pian dell’Armà (PV): 24/25 giugno.
Per informazioni: 3803124156 e 3332178016
info@astrofilirozzano.it www.astrofilirozzano
Ci giungono dalle Ande Cilene, là dove il cielo è più blu e le notti serene sono in numero superiore a 320 all’anno, le prime strepitose cartoline cosmiche inviate dal VST, ultimo arrivato tra i telescopi dell’European Southern Observatory (ESO).
La spettacolare zona di formazione stellare Messier 17.
La prima cartolina mostra la spettacolare zona di formazione stellare Messier 17, nota anche come Nebulosa Omega o Nebulosa del Cigno. Il campo di vista del VST è così grande che può riprendere per intero questa straordinaria regione ricca di gas, polveri e giovani stelle che si trova proprio nel cuore della Via Lattea nella costellazione del Sagittario, mantenendo comunque una eccezionale nitidezza in tutta l’immagine.
L’ammasso globulare Omega Centauri.
La seconda cartolina è stata considerata da astronomi e tecnici del settore come il miglior ritratto finora realizzato dell’ammasso globulare Omega Centauri. Questo è il più grande ammasso stellare noto, contiene circa 300.000 stelle e l’ampio campo di vista di VST riesce a riprenderlo globalmente conservando un’altissima risoluzione anche nelle regioni esterne più deboli.
.
Loading player…
Indice dei contenuti
Una sequenza a volo d’uccello mostra i numerosi dettagli della nuova immagine della spettacolare zona di formazione stellare Messier 17. Il campo di vista del VST è così grande che può riprendere per intero questa straordinaria regione mantenendo comunque una eccezionale nitidezza in tutta l’immagine. Credit: ESO/INAF-VST/OmegaCAM. Acknowledgement: OmegaCen/Astro-WISE/Kapteyn Institute.
Il VST, acronimo di VLT Survey Telescope, l'ultimo arrivato dei quattro giganteschi telescopi europei che insieme costituiscono il Very Large Telescope, VLT.
Il VST, acronimo di VLT Survey Telescope, si trova nel paradiso degli osservatori terrestri, sulla sommità della montagna di Cerro Paranal, in Cile, una cima che svetta a 2.635 metri nel bel mezzo del deserto di Acatama, il più arido al mondo, e dove albergano già i quattro giganteschi telescopi europei dell’ESO che insieme costituiscono il Very Large Telescope, VLT.
Concepito nel 1997 a Napoli da una mirabile intuizione dell’allora direttore dell’Osservatorio di Capodimonte, Prof. Massimo Capaccioli, il VST è un riflettore altazimutale con specchio primario ad ottica attiva del diametro di 2,7 metri e del peso di circa 2.000 kg. Ottica attiva significa che lo specchio è poggiato su di un letto costituito da 81 “pistoncini” che si spostano molte volte al secondo di frazioni di millimetro per garantire la perfetta forma allo specchio stesso ed evitare così disturbi nell’immagine.
La fotocamera OmegaCam ha un peso di 770 kg ed è costruita intorno a 32 rivelatori CCD sotto vuoto, che insieme costruiscono una immagine da 268 milioni di pixel.
Al centro del telescopio, dietro a grandi lenti che correggono in parte la dispersione atmosferica, si trova la sofisticatissima fotocamera OmegaCam, progettata e costruita da un consorzio che comprende istituti olandesi, tedeschi ed italiani. Ha un peso di 770 kg ed è costruita intorno a 32 rivelatori CCD sotto vuoto, che insieme costruiscono una immagine da ben 268 milioni di pixel. Si stima che produrrà circa 30 terabytes di dati all’anno.
Il campo di vista del VST messo a paragone con i campi di altri telescopi.
“Il VST è un telescopio a grande campo capace cioè di osservare una zona di cielo molto estesa, immaginate un’area quattro volte la Luna piena” – ci dice Massimo Capaccioli – “e sarà in grado di cogliere cose che non abbiamo mai visto, cose di cui non posso parlare perché non so di cosa si tratta, scoperte inattese e talora casuali che potrebbero essere divertenti, curiose o addirittura straordinarie e sconvolgenti. Nella scienza va spesso così e noi ci speriamo.”
L’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), di cui l’Osservatorio di Capodimonte fa parte, ha progettato e costruito il telescopio con la collaborazione delle principali industrie italiane che operano nel settore mentre l’ESO è stato responsabile della costruzione della cupola e si occuperà della gestione del telescopio per i prossimi 10 anni.
Un team INAF di una decina di unità (di cui più della metà arruolate con contratti precari) è riuscito a conseguire questo grande risultato. Persone tecnicamente validissime e molto motivate si sono sobbarcate, negli ultimi anni, mesi di duro lavoro sia in Italia che in Cile. Il telescopio è stato infatti costruito interamente in Italia (a parte le ottiche realizzate a Mosca) ed è stato assemblato in Cile sotto il costante coordinamento di tecnici ed ingegneri italiani. Al team dei “napoletani”, da sempre nel progetto, si sono poi aggiunti alcuni colleghi dell’Osservatorio di Padova, portando grande competenza e nuovo entusiasmo. “E’ stata un’impresa davvero difficile” – dice Davide Fierro, Integration Manager del VST – “in quanto all’intrinseca complessità tecnica dell’opera si sono aggiunte le difficoltà legate al fatto di aver dovuto assemblare il telescopio a 15.000 km dall’Italia e a ben 3.000 metri di quota”.
Un ruolo rilevante è stato, senza dubbio, svolto dall’industria nazionale. Ditte quali la Tomelleri S.r.l. di Verona e l’ADS International di Lecco, vere punte di eccellenza nel settore dell’astronomia a livello internazionale, hanno dato un contributo sostanziale alla costruzione e alla messa in opera del VST, insieme alla EIE S.r.l. di Mestre (che ha progettato e realizzato la cupola che ospita lo strumento ed ha collaborato all’assemblaggio dell’ossatura del telescopio), e alla ditta campana MecSud nel cui capannone di Scafati (Napoli) il VST è nato e cresciuto.
Il VST visto da dentro, mostra il telescopio che osserva un cielo illuminato dalla Luna. La OmegaCAM appare nella parte bassa al centro dell'immagine, collegata allo specchio principale del telescopio da una struttura rossa e arancione. Credit: ESO/INAF-VST/OmegaCAM/G. Lombardi
Molte altre ditte hanno concorso al completamento di uno strumento che, dopo un cammino lungo e a volte tortuoso, costellato talora anche da disastrosi imprevisti come ben due gravi incidenti di trasporto, ha raggiunto standard di qualità di livello internazionale.
Il VST completerà tre campagne di osservazioni pubbliche nei prossimi cinque anni osservando diverse zone di cielo lontane dal piano della Via Lattea. Studierà la materia oscura, l’energia oscura e l’evoluzione delle galassie e troverà quasi certamente molti nuovi ammassi di galassie e quasar ad alto redshift.
“Ed è certo che scopriremo se nel sistema solare ci sono asteroidi-killer pericolosi per la Terra. Oggi siamo in grado di affrontarli se li scopriamo in tempo“ – prosegue Capaccioli – “ma l’obiettivo principale resta la materia oscura, quella che non interagisce con la luce: sappiamo che c’è ma ha una fisica sconosciuta e non si quanta sia.”
Siamo dunque solo all’inizio! Nel prossimo futuro VST contribuirà a far respirare a tutti un po’ della magia dell’Universo con altre spettacolari immagini insieme a nuove ed inattese scoperte!
Inizio alle ore 21:00 presso la Sede in Via Risorgimento 21, c/o Centro Civico Rosario Livatino, Tavernerio (CO).
24.06: “Astronomia nelle frazioni”. Osservazione dal Centro Civico Borella di Solzago di Saturno e delle stelle doppie, accompagnata da una proiezione del
Programma delle attività del GAR per il prossimo mese, ore 21:00 presso “Casa delle associazioni”. 23.06: “L’ambiente e la Vita nel principio Copernicano” relatore Orden Ascari.
Per informazioni: 3803124156 e 3332178016
info@astrofilirozzano.it www.astrofilirozzano
Concorso fotografico in collaborazione con DeepSky
La straordinaria e davvero suggestiva fotografia ripresa da Claudio Pra (vedi anche Coelum 149, pag. 29), insieme all’articolo di Fabio Zugno, ci hanno suggerito, per non si sa quale proprietà transitiva, di tentare (o per meglio dire, di far tentare a voi lettori) la realizzazione di un qualcosa di ancora più estremo, forse mai tentato da nessuno finora: Giove e le sue lune accanto a una figura umana, come nel fotomontaggio (assolutamente non vincolante, ma solo esemplificativo) visibile a lato. Non è obbligatorio che ci sia una sola persona, così come non deve per forza essere fatto in montagna.. l’importante è che sia presente l’elemento umano che sembra quasi poter prendere le lune di Giove. Il resto sta alla vostra fantasia e abilità tecnica.
Le difficoltà per realizzare una simile immagine, senza ovviamente ricorrere alla tecnica del fotomontaggio, non mancheranno di certo, ma crediamo che siano superabili, anche tenendo in considerazione l’esperienza e i consigli di Pra riportati nel suo racconto.
Servirà una buona programmazione tramite un planetario, la scelta di un luogo adatto, il calcolo della distanza tra il fotografo e l’amico o gli amici che si presteranno a starsene su qualche pezzo di montagna (o comunque in postazione sopraelevata) per posizionarsi nel modo corretto, magari guidato dalle indicazioni date al cellulare da chi scatta la foto. Serviranno sicuramente anche uno o più sopraluoghi per saggiare di persona il terreno sul quale ci misureremo.
.
Ci vogliamo provare? Abbiamo tutta l’estate per riuscirci, con un piccolo incentivo: l’autore della fotografia che verrà giudicata meritevole tra quelle che arriveranno in redazione, verrà premiato con il fantastico Scopos ED 66 Apo Baader offerto dalla ditta DeepSky di Firenze!
.
Modalità di partecipazione
Le immagini, non fotomontaggi (!) e non più di due per autore, dovranno essere inviate in formato digitale a piena risoluzione (in jpg e massima qualità) e accompagnate dai dati dell’autore (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico e/o email) oltre che da una scheda tecnica di descrizione dell’immagine in gara (tecnica di ripresa, strumentazione, data, ora, località).
Le foto dovranno essere spedite entro il 31.08.201115.11.2011 a: concorsi@coelum.com
ATTENZIONE:in seguito alle numerose richieste pervenuteci, la redazione ha deciso di posticipare la scadenza del concorso dal 31 agosto al 15 novembre 2011, offrendo così la possibilità di poter meglio sfruttare le favorevoli condizioni di osservabilità di Giove di questo prossimo periodo.
Ringraziamo comunque coloro i quali hanno già inviato il loro materiale, che potranno chiaramente rivedere i loro scatti qualora lo desiderassero.
La AAAV comunica il calendario dei prossimi incontri a tema che si svolgeranno presso il Centro Astronomico di Libbiano (Comune di Peccioli – PI) con inizio alle ore 21:15 (ingresso libero).
23.06: “Saturno, questo… (s)conosciuto!”. Conferme, nuove scoperte e splendide immagini dalla sonda Cassini, che ormai da 7 anni orbita intorno al “Signore degli Anelli”. A cura di Paolo Piludu.
A giugno il Planetario e Osservatorio Astronomico di Cà del Monte vi aspetta con le consuete spettacolari osservazioni del Sole (ogni domenica) e della volta celeste notturna (ogni venerdì e sabato sera). Spettacoli al Planetario ore 21:30 ogni venerdì.
18.06: “Festa del solstizio estivo”. La festa del solstizio d’estate tra erbe afrodisiache, stelle e magia seguiita da un programma di osservazioni notturne guidate del cielo stellato a occhio nudo con i puntatori laser.
L’Associazione Astrofili Valdinievole “A. Pieri” propone al pubblico un invito alla scoperta del cielo notturno. Le osservazioni del cielo verranno effettuate
a Monsummano Terme in via Adige, zona via Pratovecchio.
22.06, ore 21:15: Osservazione delle costellazioni al solstizio d’estate.
Daniele Gasparri e l’Associazione Astrofili Paolo Maffei di Perugia vi invitano a partecipare alla serata dellaLuna rossa dalla centralissima Terrazza del Mercato, uno dei punti più panoramici della città attraverso i sette telescopi messi a disposizione del pubblico, con la Luna che sorgerà proprio dietro Assisi… Uno spettacolo da non predere!
Panorama dalla Terrazza sulla valle di Assisi.
Non solo… sarà possibile seguire la serata pubblica attraverso l’occhio di CoelumStream!
Seguiamo dunque in diretta il nostro Daniele mentre guida all’osservazione dell’evento il pubblico in piazza, mettendo in pratica i consigli per immortalare l’eclisse che i lettori di Coelum hanno potuto leggere sull’ultimo numero della rivista e nella sezioneArticoli On Line.
Oltre a poter seguire la serata in streaming, ci saranno momenti in cui Daniele si rivolgerà direttamente al pubblico che lo segue su CoelumStream rispondendo alle domande raccolte attraverso la chat e raccogliendo i commenti dei presenti. Ci sarà anche uno spazio per ricordare il grande astronomo, e amico di Coelum, Paolo Maffei di cui l’associazione porta il nome.
Una festa per i 25 anni. È quanto accadrà al centro di controllo dell’ESA a Darmstadt in Germania il 15 giugno. I 25 anni sono quelli che ci separano dalla prima sonda europea dedicata allo studio delle comete, Giotto, capace di avvicinare la cometa di Halley fino a soli 600 km di distanza, la prima volta di un flyby così ravvicinato con un oggetto celeste di quella categoria.
La sonda rischiò di rimanerne distrutta, ma le immagini e i dati che poté raccogliere in quell’occasione, modificarono per sempre la nostra visione delle comete. Corpi celesti risalenti al periodo di formazione del sistema solare, le comete rappresentano un formidabile colpo d’occhio sul processo di formazione del nostro sistema planetario.
A raccogliere il testimone della sonda Giotto è stata la sonda Rosetta, che lanciata nel 2002, è in viaggio da quasi dieci anni. Nel luglio del 2010 ha stabilito un record, quello di essere la sonda ad energia solare più distante dalla sua fonte di energia.
Una serie di immagini riprese dall'ESO (la prima) e dall'OSIRIS imaging system della sonda Rosetta tra il 25 e il 26 marzo 2011, mostrano in zoom successivi la cometa 67-P/Churyumov-Gerasimenko, target della missione Rosetta.
Una fonte oggi troppo debole, a quasi un miliardo di chilometri di distanza, per cui è stata recentemente posta in letargo per poter affrontare l’ultima parte del suo lungo viaggio che nel 2014 la porterà a raggiungere la cometa P/67, Churyumov-Gerasimenko. Attorno alla quale orbiterà a lungo e, grazie al lander Philae che si collocherà sul nucleo della cometa, avrà la possibilità di effettuare analisi in situ.
Particolarmente significativa la partecipazione italiana alla missione Rosetta. Consiste di tre strumenti scientifici dell’orbiter: VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) il cui PI è Angioletta Coradini dell’INAF-IFSI Roma, GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) il cui PI è Luigi Colangeli, già direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte dell’INAF e ora all’ESA, e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS di Cesare Barbieri dell’università di Padova.
A bordo del lander Philae, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni (SD2), realizzato da Galileo Avionica ed il cui PI è Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, ed il sottosistema dei pannelli solari (Politecnico di Milano).
In attesa che Rosetta si svegli, così come si è svegliata la sonda Giotto, dando agli scienziati l’opportunità di raccogliere molti e significativi indizi su questi primordiali corpi celesti, l’ESA celebra i suoi 25 anni di ricerca spaziale sulle comete.
Osservazioni guidate alla Terrazza delle Stelle e online sul profilo Facebook del museo
mercoledì 15 giugno, dalle 21.30
Appuntamento in cielo con la “Luna rossa”, mercoledì 15 giugno a partire dalle 21.30, quando sarà possibile assistere a una spettacolare eclisse totale visibile in Trentino in tutte le fasi più appariscenti.
Il Museo delle Scienze organizza due appuntamenti per seguire il fenomeno, in compagnia di esperti astronomi: alla Terrazza delle Stelle delle Viote di Monte Bondone si terrà, a partire dalle ore 21.30, un’osservazione pubblica del cielo, con binocolo e telescopi. Contemporaneamente, sulla pagina Facebook del museo l’eclisse sarà ripresa e commentata in diretta con fotografie, immagini e link di approfondimento.
Per seguire l’esperto e osservare con il suo supporto l’evento astronomico basterà connettersi a Facebook e cercare la pagina del museo, digitando “museo tridentino di scienze naturali”.
Il 15 giugno serata speciale al Planetario per osservare la spettacolare eclisse totale di Luna
Vestitevi di rosso scuro la sera del 15 giugno. Proprio come la Luna, che quella sera sarà protagonista di una spettacolare eclisse totale. Per ammirarla, il Planetario vi invita a una speciale serata di galalunare, “Rosso di Luna 2011” dalle 20.30 alle 24: una notte dalle tinte davvero uniche in cui ci lasceremo ammantare dall’ombra della Terra che ricopre il nostro satellite, colorandolo di un rosso mozzafiato.
Osservazioni gratuite per tutti con i nostri telescopi dal Piazzale del Planetario e due spettacoli a pagamento in cupola.
Allego una descrizione dell’evento.
Vi aspettiamo
Dopo la prima immagine di Vesta inviata a terra dalla sonda lo scorso 3 maggio, a distanza di circa un mese – durante il quale la Dawn ha percorso circa 720 mila km in direzione dell’asteroide – la Framing Camera installata a bordo ha ripreso una ventina di frame nell’arco di 30 minuti, con cui è stato realizzato il video in alto (Image credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)
.
Si tratta della prima della serie di riprese “a rotazione” previste per fotografare l’asteroide durante un intero suo giorno (che dura 5 ore e 20 minuti). Un’altra era fissata per il 10 giugno (di cui conosceremo i risultati solo tra qualche giorno) mentre la successiva avverrà verso la fine del mese di giugno.
Durante il suo avvicinamento la Dawn rileverà continue radiometrie di Vesta per poterne valutare con precisione la massa, tuttora incerta e fondamentale per pianificare i parametri orbitali migliori, puntando anche lo spazio intorno per cercare eventuali piccoli satelliti..
Nell’animazione, che – come abbiamo già detto – copre un periodo di 30 minuti durante i quali Vesta ha compiuto una rotazione di circa 30°, sono chiaramente visibili le variazioni di luminosità della superficie del grande asteroide oltre che alcune caratteristiche come il Polo sud, situato in basso a destra, a ore 5…
.
Indice dei contenuti
QUEL POCO CHE SAPPIAMO DI VESTA
Il telescopio Spaziale Hubble si dedicò a Vesta durante la grande opposizione del maggio 1996, ottenendo delle immagini (a sinistra) che per prime rivelarono la forma ellissoide triassale dell’asteroide e una superficie profondamente segnata dalla presenza di un grande cratere da impatto. Sulla destra, una mappa di elevazione mostra chiaramente l’enorme bacino con il rilievo centrale alto 12 chilometri.
Tra i grandi meriti della campagna osservativa di Vesta svolta dal telescopio Hubble nel 1996, il più importante è forse quello di aver permesso ai ricercatori di accertare la presenza di una grande e profonda depressione in corrispondenza del polo sud, una “voragine” di 460 chilometri, pari addirittura all’80% del diametro dell’asteroide; l’unico ostacolo, si crede, al riconoscimento per Vesta dello status di “pianeta nano” alla pari di Cerere, dato che uno dei requisiti stabiliti dalla IAU è quello della simmetria sferica.
L’enorme cratere presenta bordi che si innalzano da 4 a 12 km sul terreno circostante e affonda per 13 nella crosta di Vesta, con un dislivello complessivo, dunque, che in alcuni punti raggiunge i 25 chilometri. Al centro di questo smisurato bacino, poi, si erge un picco di 13 km, chiaro segnale che ci troviamo di fronte a quello che viene comunemente definito un “cratere complesso”, struttura per la cui origine si può solo chiamare in causa un violento impatto con un altro grande asteroide.
Il resto della superficie di Vesta mostra la presenza di due distinte tipologie di terreni. L’emisfero occidentale presenta ampie regioni piuttosto scure per le quali viene suggerita un’origine basaltica e che, dunque, potrebbero essere in qualche modo accostate ai mari lunari. L’emisfero orientale, invece, è caratterizzato da un’elevata albedo e da una superficie apparentemente molto accidentata e ricca di crateri; facile dunque in questo caso l’accostamento con gli altipiani del nostro satellite.
La rotazione di Vesta è piuttosto rapida anche per un asteroide. Si compie in circa 5 ore e 20 minuti e l’asse intorno al quale avviene è inclinato di 29°
sul piano orbitale, anche questo un chiaro segnale del suo tormentato passato.
La distanza media della sua orbita dal Sole (2,361 UA) e l’inclinazione dell’asse fanno sì che la superficie sperimenti temperature che raggiungono il massimo di –20°C durante la stagione estiva locale e crollano a circa –190°C in quella invernale.
.
Di Vesta e della missione Dawn ci siamo occupati con un articolo di review a cura di Claudio Elidoro (Stiamo per arrivare su VESTA. Momento storico per l’astronomia e per l’esplorazione spaziale) su Coelum 148
Coolcomet campaign - Image credit: @Axpere via Twitpic
Coolcomet campaign - Image credit: @Axpere via Twitpic
Per festeggiare il 25° anniversario dell’esplorazione cometaria, inaugurata nel 1986 dalla sonda Giotto, l’Agenzia Spaziale Europea aveva lanciato lo scorso maggio il concorso di microblogging: Perché le comete sono “cool”? Dillo con un twitt. Il concorso si è chiuso lo scorso 10 giugno e oggi è stata annunciata la TOP FIVE con il GRAND PRIZE WINNER!
Arduo il compito della Giuria che ha dovuto scegliere il miglior twitt tra i moltissimi che hanno partecipato al concorso (l’elenco completo è disponibile via TwapperKeeper o nel blog).
Indice dei contenuti
Ma alla fine, come miglior Twitt della TOP FIVE è stato scelto:
.
1° Il simbolo di una bellezza tanto stupefacente quanto fugace che vorresti imprigionare nello spazio e nel tempo
Symbols of a beauty as amazing as fleeting, that you would like to capture in space and time
Una bella sequenza realizzata per mettere in evidenza la forma e l’ampiezza del cono d’ombra terrestre, purtroppo impossibile da ottenere il prossimo 15 giugno per il fatto che la Luna alle nostre longitudini sorgerà già quasi del tutto eclissata.
Una bella sequenza realizzata per mettere in evidenza la forma e l’ampiezza del cono d’ombra terrestre, purtroppo impossibile da ottenere il prossimo 15 giugno per il fatto che la Luna alle nostre longitudini sorgerà già quasi del tutto eclissata.
Una classica applicazione fotografica, di grande impatto, è quella che consente di mettere in evidenza il cono d’ombra della Terra attraverso una tecnica piuttosto semplice.
Una reflex digitale munita di un obiettivo di focale compresa tra 200 e 700 mm è posta su una montatura equatoriale che segue il moto di rotazione della Terra.
Senza effettuare alcuna correzione per quanto riguarda il moto della Luna, si scattano almeno tre immagini: una prima della totalità, con il disco lunare oscurato per circa il 50%, un’altra nella fase centrale della totalità e l’ultima quando ormai la parte illuminata ha già riconquistato il 50% del satellite.
Mediando le tre immagini e avendo cura di effettuare l’eventuale allineamento sulle stelle di campo, il diametro dell’ombra della Terra risulterà perfettamente delineato dal disco lunare parzialmente eclissato.
Sfortunatamente questa tecnica non si può applicare in modo efficace in questa particolare eclisse, perché la Luna sorgerà sui nostri orizzonti prossima alla fase totale, ma tentare, soprattutto per gli osservatori più a est della nostra penisola, di certo non può far male, anche perché questa tecnica è complementare sia alla sequenza che alla ripresa di un time-lapse.
In alto. Durante questa eclisse la Luna si troverà proiettata nel centro della Via Lattea, non troppo lontano da nebulose, ammassi stellari e luminose stelle. Durante la fase massima della totalità, che si avrà intorno alle 22:13, la luminosità della Luna in ombra sarà abbastanza bassa da consentire riprese profonde a medio campo che mostrino il disco lunare e le gemme principali di questa porzione di cielo. Dato che attualmente non esistono immagini di questo tipo, direi che vale proprio la pena provarci. La figura è una simulazione di come potrebbe risultare una ripresa realizzata con questa tecnica e mostra la posizione esatta della Luna nel momento del Massimo.
Durante l'eclisse del 15 giugno 2011, la Luna si troverà proiettata nel centro della Via Lattea, non troppo lontano da nebulose, ammassi stellari e luminose stelle. Durante la fase massima della totalità, che si avrà intorno alle 22:13, la luminosità della Luna in ombra sarà abbastanza bassa da consentire riprese profonde a medio campo che mostrino il disco lunare e le gemme principali di questa porzione di cielo. Dato che attualmente non esistono immagini di questo tipo, direi che vale proprio la pena provarci. La figura è una simulazione di come potrebbe risultare una ripresa realizzata con questa tecnica e mostra la posizione esatta della Luna nel momento del Massimo.
Forse non tutti gli appassionati ci hanno fatto caso (o forse sì), ma l’ultima eclisse lunare totale visibile dall’Italia risale all’ormai lontano 21 febbraio 2008 (per di più avvenuta a ore quasi impossibili e nascosta dal maltempo in gran parte della penisola). Fortunatamente, la lunga attesa sta per avere fine e il 15 giugno potremo assistere a una nuova eclisse totale, l’unica visibile dall’Italia fino al 2015 e la più lunga degli ultimi decenni, con una fase di totalità della durata di ben 1 ora e 40 minuti.
Purtroppo noi osservatori italiani non potremo gustarci appieno tutto il fenomeno; la Luna, infatti [vedi la descrizione delle circostanze qui e a pag. 59 di Coelum 149], sorgerà sui nostri orizzonti già quasi completamente eclissata e tutte le successive fasi si verificheranno con il satellite non molto alto sull’orizzonte.
Pazienza! Visto che questa sarà l’unica eclisse totale visibile qui da noi in un periodo di sette anni, converrà comunque sfruttarla nel migliore dei modi; questo articolo, infatti, nasce proprio per indicare ai lettori le applicazioni fotografiche potenzialmente più originali e suggestive per celebrare il fenomeno.
L’avverbio potenzialmente non è messo a caso: la spettacolarità di un’immagine dipende criticamente dall’abilità personale, dall’esperienza e anche da un pizzico di senso artistico, tutti ingredienti abbastanza difficili da trasmettere attraverso le pagine di una rivista.
Una classica applicazione fotografica, di grande impatto, è quella che consente di mettere in evidenza il cono d’ombra della Terra attraverso una tecnica piuttosto semplice.
Una reflex digitale munita di un obiettivo di focale compresa tra 200 e 700 mm è posta su una montatura equatoriale che segue il moto di rotazione della Terra.
Senza effettuare alcuna correzione per quanto riguarda il moto della Luna, si scattano almeno tre immagini: una prima della totalità, con il disco lunare oscurato per circa il 50%, un’altra nella fase centrale della totalità e l’ultima quando ormai la parte illuminata ha già riconquistato il 50% del satellite.
Mediando le tre immagini e avendo cura di effettuare l’eventuale allineamento sulle stelle di campo, il diametro dell’ombra della Terra risulterà perfettamente delineato dal disco lunare parzialmente eclissato.
Sfortunatamente questa tecnica non si può applicare in modo efficace in questa particolare eclisse, perché la Luna sorgerà sui nostri orizzonti prossima alla fase totale, ma tentare, soprattutto per gli osservatori più a est della nostra penisola, di certo non può far male, anche perché questa tecnica è complementare sia alla sequenza che alla ripresa di un time-lapse. H
Questo tipo di ripresa è stata, a torto, poco sfruttata nel corso delle eclissi passate, ma può risultare spettacolare, soprattutto in questa circostanza.
Uno dei fenomeni più belli che si verificano durante la totalità, oltre al colore rosso della Luna, è il fatto che finalmente la sua luce non cancella tutte le stelle nel cielo, anzi, quel piccolo disco rosso ben si adatta alla luminosità dei campi stellari circostanti (e tanto più in questa eclisse, che promette di essere molto scura).
Nell’eclisse del 15 giugno, al momento del massimo oscuramento la Luna si troverà in Ofiuco, nei pressi del centro della Via Lattea: la situazione ideale per ottenere un’immagine profonda a medio-largo campo che mostri la Luna eclissata e i principali oggetti deep-sky presenti nella zona (tra cui la nebulosa Laguna, la Trifida, Antares, M4)!
Per questo scopo vi serve una reflex digitale su una montatura equatoriale motorizzata.
La scelta degli obiettivi è a vostro piacimento, ma tenete presente che le nebulose più interessanti si troveranno verso est ad almeno 6° di distanza (ad esempio la Laguna). La ripresa dovrebbe essere eseguita successivamente alla fase massima della totalità, verso le 22:30 locali, quando il cielo è finalmente abbastanza scuro. Per quanto riguarda tempi di esposizione e diaframmi, vi consiglio di fare delle prove, tanto di tempo ve ne è in abbondanza. In generale, il migliore risultato si ottiene con una combinazione esposizione/sensibilità/diaframma tale che il disco lunare risulti vicino alla saturazione (senza saturare). La somma di almeno una ventina di scatti vi restituirà un’immagine sufficientemente profonda.
.
Sebbene vi siano difficoltà legate all’altezza e al chiarore dell’orizzonte, voglio lanciare una sfida: chi di voi riuscirà a immortalare nel migliore dei modi la Luna in eclisse totale immersa nelle nebulose e negli ammassi stellari di questa ricca zona di cielo? Non ho ancora avuto il piacere di ammirare un’immagine del genere, spero che qualcuno di voi raccolga la sfida e invii le immagini alla redazione.
.
Su Coelum 149 in edicola scoprite gli altri metodi per la ripresa di un eclisse totale di Luna, spiegati nel dettaglio da Daniele Gasparri:
Lo scorso 7 giugno si è verificata un’esplosione solare seguita da una tempesta di radiazione che, iniziata subito dopo il verificarsi del brillamento, è proseguita anche nella giornata dell’8 giugno 2011: un interessante fenomeno che potrebbe aiutarci a svelare molti dei misteri che ancora circondano i meccanismi della nostra stella madre, come il perché, ad esempio, la corona del sole sia migliaia di volte più calda della sua superficie.
Per capire meglio quanto osservato ci siamo rivolti a Mauro Messerotti, dell’Osservatorio Astronomico di Trieste dell’INAF e esperto di fisica solare.
“Dopo una prolungata ed inaspettata fase di quiescenza – ci spiega Mauro Messerotti- l’attività solare continua ad aumentare rapidamente verso il massimo, previsto intorno al 2013. Il giorno 7 Giugno 2011 una regione attiva caratterizzata da una configurazione magnetica complessa ha dato origine ad una serie di eventi non particolarmente intensi, ma che hanno interessato la Terra e lo faranno anche nei prossimi giorni. Le osservazioni dallo spazio hanno mostrato il verificarsi di un brillamento solare di classe M2.5 nel dominio X (la classe di intensità intermedia), accompagnato dalla eruzione di una protuberanza nella corona solare con una ricaduta del plasma verso la superficie del Sole su un’area che ha interessato circa la metà del diametro solare, come evidenziato dalle osservazioni dello strumento AIA a bordo della sonda Solar Dynamics Observatory della NASA.
.
Per capire meglio, quale meccanismo fisico ha avuto atto?
Protoni di alta energia accelerati in questi processi hanno dato origine ad una tempesta di radiazione che, iniziata subito dopo il verificarsi del brillamento, in corso ancora nella giornata del 8 Giugno 2011, come rilevato dalle sonde spaziali nell’ambiente interplanetario e quindi in prossimità della Terra, dove si è verificata una tempesta geomagnetica nelle prime ore dell’8 Giugno 2011. Infine una Eiezione di Massa dalla Corona (CME, Coronal Mass Ejection) associata alla eruzione della protuberanza è stata osservata allontanarsi radialmente dal Sole come una enorme bolla di plasma (CME di alone) ad una velocità di 1155 km/s. Questa CME arriverà in prossimità della Terra intorno alle 14:00 del 9 Giugno 2011, dove comprimerà il campo magnetico terrestre trasferendogli energia ed eccitando una tempesta geomagnetica che potrà estendersi anche al 10 Giugno 2011, anche se con intensità moderata. Inoltre particelle elettricamente cariche accelerate dalla CME riusciranno a penetrare lo scudo rappresentato dal campo geomagnetico e provocheranno aurore polari.
.
Quali i possibili effetti per la Terra?
Questa complessa fenomenologia può disturbare i sistemi tecnologici nello spazio ed a terra, ad esempio mettendo a rischio l’integrità dell’elettronica colpita dalla particelle di alta energia e disturbando la propagazione delle onde radio nella ionosfera con effetti sulle radiocomunicazione e sui sistemi di localizzazione GPS. È quindi imperativo per la mitigazione di questi effetti affinare il monitoraggio, la modellizzazione e la previsione dello stato fisico dello spazio e del geospazio con le metodiche offerte dalla Meteorologia dello Spazio (Space Weather). Esistono diverse iniziative scientifiche a livello europeo e mondiale in questo campo,
alle quali partecipano molti ricercatori dell’INAF anche con ruoli di coordinamento. Citiamo ad esempio il progetto europe di cooperazione COST Action ES0803 “Developing Space Weather Tools and Services in Europe”, il progetto europeo “Space Situational Awareness (SSA)” promosso dalla European Space Agency (ESA), il progetto NATO SCI-229 “Space Environment Support to NATO SSA”, di cui l’Italia e l’INAF sono leader.
.
.
Ecco i video ripresi da SDO a tre diverse lunghezze d’onda
La ISS, l'ATV ATV Johannes Kepler e lo shuttle Endeavour ripresi da Paolo Nespoli lo scorso maggio a bordo della Soyuz TMA-20 con cui l'astronauta italiano è rientrato a terra dopo sei mesi di permanenza nella stazione spaziale. Cortesia ESA/NASA
Sono state pubblicate le stupefacenti immagini del complesso orbitante, prese da Paolo Nespoli il 23 maggio scorso dalla Soyuz, prima del rientro a terra con la missione STS-134, dopo quasi sei mesi a bordo della ISS.
Le immagini dello Shuttle attaccato alla Stazione Spaziale Internazionale sono uniche non solo per la loro bellezza, ma perché è la prima volta che uno Shuttle si trova ancora attaccato alla ISS mentre la Soyuz parte.
Cortesia ESA/NASA
Ed è da questa prospettiva che l’astronauta dell’ESA di nazionalità italiana, Paolo Nespoli, ha scattato le foto – grazie anche alla collaborazione degli altri due membri dell’equipaggio della Soyuz, Cady Coleman e Dmitry Kondratev, dell’equipaggio a bordo della ISS e del Centro di Controllo a terra.
Durante il volo di rientro, quando la capsula si trovava a circa 600 piedi dalla Stazione, il Centro di Controllo di Mosca, situato subito fuori la capitale, ha guidato la Stazione Spaziale Internazionale per farla ruotare di 130 gradi. Questa manovra ha permesso a Nespoli di catturare immagini digitali e video in alta risoluzione. Nelle immagini si riconoscono lo Shuttle Endeavour, che ha portato sulla ISS un altro italiano, Roberto Vittori, ed il modulo di trasferimento automatico ATV. Endeavour si è staccato il 30 maggio per atterrare il primo giugno.
Uno dei frammenti di meteorite del Tagish Lake. Credit: Michael Holly, Creative Services, University of Alberta.
La vita sulla Terra? Tutta colpa degli asteroidi. Si troverebbero su questi corpi celesti formatesi nel mezzo interstellare o nella fase iniziale di formazione del Sole, i mattoni della vita terrestre, quegli elementi organici di carbonio che, tramite i meteoriti, parenti stretti degli asteroidi, sono giunti sul nostro pianeta. Composti organici, come zuccheri, aminoacidi e idrocarburi, che si sono formati sugli asteroidi grazie alle alterazioni idrotermiche.
Lo afferma uno studio pubblicato su Science, incentrato sull’esame dei materiali organici presenti in un meteorite caduto nel 2000 in Canada, nel lago Tagish. Coordinati da Christopher Herd, dell’Università canadese di Alberta, i ricercatori sono giunti alla conclusione che l’assemblaggio dei mattoni della vita è stato favorito dai processi termici avvenuti negli asteroidi, corpi celesti considerati i relitti del disco proto planetario, fatto di gas e polveri che circa 4,5 miliardi di anni fa circondava il Sole e che poi collassando ha formato il nostro sistema planetario.
Le analisi dei campioni hanno rivelato la presenza di alte concentrazioni di molecole precursori della vita, come i mattoni che costituiscono le proteine. Il meteorite caduto in Canada è una condrite carbonacea, ossia un tipo di meteorite molto primitivo e ricco di composti organici.
Questo studio rafforza un’ipotesi già più volte avanzata. Meteoriti, asteroidi e comete possono essere responsabili del trasporto degli elementi necessari alla nascita della vita sulla Terra, come anche confermerebbero le condizioni di estrema particolarità createsi sul nostro pianeta perché questo potesse avvenire.
Ufficialmente la missione è terminata al Sol 2210 cioè il 22 marzo 2010, ma i tentativi di ricontattare il MER-A Spirit si sono conclusi il 25 maggio 2011, anche se era in corso un ascolto esteso fino all’8 giugno da parte della sonda Mars Odyssey che era già pre-programmata in precedenza.
Quindi il primo dei Mars Exploration Rover si è spento definitivamente e la cosa ci lascia un po’ con l’amaro in bocca. Lo avevamo seguito fin dall’insabbiamento che lo ha condannato, dato che non aveva più potuto muoversi e ottimizzare la sua posizione rispetto ai deboli raggi solari invernali.
Quest’ultimo periodo di ascolto è durato oltre quattordici mesi, soprattutto perché tutto il team non si era dato per vinto e sperava fortemente in una ripresa delle attività. Purtroppo il miracolo non è avvenuto, ma la missione del piccolo rover ha avuto un successo incredibile. 2210 giorni marziani effettivi di missione a fronte dei 90 previsti, 7’730,50 metri percorsi (12 volte l’obiettivo di missione) e 124’000 immagini inviate a Terra.
Resterà sul pianeta rosso come un monumento alla tecnologia terrestre…
Il suo gemello Opportunity è invece in piena forma e ha superato da poco il traguardo dei 30 km percorsi su Marte. Sta viaggiando spedito verso il grande cratere Endeavour da cui dista circa tre chilometri e mezzo.
Programma delle attività del GAR per il prossimo mese, ore 21:00 presso “Casa delle associazioni”. 16.06: “Il Cielo Estivo” relatore Alessandro Re.
Per informazioni: 3803124156 e 3332178016
info@astrofilirozzano.it www.astrofilirozzano
Riportiamo qui sotto il metodo di ripresa in HDR (High Dinamic Range) delle fasi parziali. Disponibile anche la tecnica dell’imaging a largo campo. Rimandiamo all’articolo sopra indicato per le altre metodologie.
.
Riprese HDR delle fasi parziali
L’eclisse del 16 agosto 2008 ripresa compositando 8 singole immagini in HDR, tecnica che permette di rappresentare correttamente esposte sia la parte illuminata che quella in ombra nella fase parziale dell’eclisse
Se avete già esperienza di fotografia delle fasi parziali di un’eclisse di Luna, sapete che è molto difficile mostrare correttamente esposta la parte in ombra, che brilla di una tenue tinta rossa, e quella illuminata (cosa che invece riesce benissimo al nostro occhio). Per ottenere il risultato desiderato abbiamo due strade da seguire; entrambe prevedono l’uso della tecnica HDR (High Dynamic Range), descritta nell’articolo “HDR Imaging, re: una nuova luce sulle vostre immagini astronomiche” pubblicato in Coelum n. 117.
La prima sfrutta le capacità dei moderni sensori digitali che equipaggiano reflex e camere CCD. Questi hanno una dinamica di almeno 14 bit, il che significa che Riprese HDR delle fasi parziali l’informazione che effettivamente raccolgono, soprattutto in termini di dinamica, è molto superiore rispetto a quella che si può percepire nella foto. Se abbiamo l’accortezza di riprendere in formato RAW e di impostare tempi di esposizione tali che la parte illuminata stia per saturare il sensore (senza però farlo!), in fase di elaborazione, applicando quello che si chiama stretch logaritmico o un filtro DDP (con qualsiasi programma di elaborazione di immagini astronomiche), riusciremo a evidenziare sicuramente anche la ben più debole parte in ombra, con la tipica colorazione rosso cupo.
La seconda strada è leggermente più laboriosa ma è possibile attuarla con qualsiasi dispositivo. Invece di sfruttare la dinamica di una singola ripresa, se ne scattano tre in rapida successione, variando il tempo di esposizione. In particolare, un’immagine deve essere correttamente esposta per la parte illuminata, un’altra per la parte in ombra e la terza una via di mezzo. In fase di elaborazione si “selezioneranno” le parti correttamente esposte delle tre immagini per costruire la versione finale. Il consiglio è quello di affidare questa delicata fase a un software in grado di costruire riprese HDR, come ad esempio Photomatix (vedi la recensione in Coelum n. 117).
.
Su Coelum 149 in edicola scoprite gli altri metodi per la ripresa di un eclisse totale di Luna, spiegati nel dettaglio da Daniele Gasparri:
A giugno il Planetario e Osservatorio Astronomico di Cà del Monte vi aspetta con le consuete spettacolari osservazioni del Sole (ogni domenica) e della volta celeste notturna (ogni venerdì e sabato sera). Spettacoli al Planetario ore 21:30 ogni venerdì.
15.06, ore 20:45: “Eclissi totale di Luna al Guardamonte e all’Osservatorio”. Una serata spettacolare e unica: un’escursione naturalistica in prima serata per partecipare all’osservazione guidata dell’eclissi totale di Luna.
Seguirà uno spettacolo al Planetario con osservazione della Luna e della volta celeste con i binocoli giganti e i telescopi.
La AAAV comunica il calendario dei prossimi incontri a tema che si svolgeranno presso il Centro Astronomico di Libbiano (Comune di Peccioli – PI) con inizio alle ore 21:15 (ingresso libero).
15.06: “Osservazione dell’eclissi di Luna”. Serata “OPEN” all’osservatorio. Osservazione della volta celeste con gli strumenti dell’associazione. Visita al
L’Associazione Astrofili Valdinievole “A. Pieri” propone al pubblico un invito alla scoperta del cielo notturno. Le osservazioni del cielo verranno effettuate
a Monsummano Terme in via Adige, zona via Pratovecchio.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.