Incontro e Osservazione in occasione del passaggio della Cometa Panstarrs L4 C/2011.
Programma della serata.
L’associazione culturale “La Bottega dei Mondi Impossibili”, con il patrocinio del Comune di Noci e della Unione Astrofili Italiani, in occasione del prossimo passaggio al perielio della Cometa Panstarrs L4 C/2011 propone una serata a tema incentrata sulle comete, queste magnifiche vagabonde del nostro sistema solare.
L’evento avrà luogo presso la “Dimora Albireo”, antico casolare in pietra situato nella campagna nocese, in un’incantevole cornice di muretti a secco, ulivi e frutteti.
La serata comincerà alle ore 16,30 con un seminario dal titolo “Le Comete: un tuffo verso il nostro Sole” tenuto dal Dottore in Astronomia Alessandro Schillaci dell’Università di Roma “La Sapienza”. Nel seminario verrà spiegato con un linguaggio semplice e diretto cosa sono le Comete, la loro origine e il loro ruolo all’interno del nostro Sistema Solare.
Al termine del seminario un ricco buffet di prodotti tipici Nocesi accompagnerà i visitatori verso le osservazioni dirette del cielo, dove potremo ammirare la Cometa Panstarrs L4 C/2011 novella visitatrice del Sistema Solare interno. Le osservazioni verranno condotte con un telescopio automatizzato da 280mm di apertura in configurazione Schmidt Cassengrain. Una volta tramontata la cometa ci sarà l’occasione di sfruttare la potente strumentazione a disposizione per l’osservazione dei più evidenti oggetti astronomici del cielo invernale, tra cui la famosa Nebulosa di Orione, i numerosi Ammassi Aperti visibili, il pianeta Giove e la Luna in fase crescente.
Il costo della serata è di 20 euro, ridotto a 10 euro per i bambini fino a 12 anni e soci UAI tessera muniti.
6° FIERA
della scienza
della tecnica
dell’astronomia
delle scienze naturali e
degli strumenti scientifici
L’edizione 2013 di SCIENZA & NATURA EXPO sarà dedicata in gran parte all’Astronomia con la presenza di stand commerciali e conferenze a tema. Come tradizione saranno presenti spazi dedicati alla Biologia ed alle Biotecnologie, alla Microscopia, ai Fossili e ai Minerali, alla Micologia, ecc.
Prossimamente maggiori dettagli e il programma completo degli eventi collaterali.
Per informazioni: Tel. 02/75.62.711
scienzanatura@parcoesposizioninovegro.it
www.parcoesposizioninovegro.it
Ad aprire (e a chiudere) la scarna lista dei fenomeni celesti di marzo sarà l’ennesima congiunzione tra Luna e Giove la sera del 17 nel contesto spettacolare dell’ammasso delle Iadi, con i due oggetti che raggiungeranno la minima distanza angolare.
Il 16 marzo con la cometa alta quasi +17° sullo stesso azimut del Sole, la coda di ioni dovrebbe apparire quasi esattamente ortogonale all’orizzonte.
La figura illustra la posizione della cometa al momento del tramonto del Sole (situato in corrispondenza del dischetto giallo, non in scala), con il cielo quindi ancora quasi chiaro.
Aspettavamo questa “grande cometa” da mesi, e adesso, proprio in dirittura, sembra che ci ritroveremo ad osservare soltanto una bella cometa, però incapace di avere la meglio sulla luce del crepuscolo… Sarà proprio così? O per una volta l’astronomo resterà doppiamente sorpreso?
Nell’incertezza, abbiamo comunque deciso di fare finta di niente, e di mettere in cantiere lo stesso articolo che avevamo in mente quando le notizie “infauste” sul dimagrimento della Pan-STARRS non erano ancora arrivate. Un articolo doppio, per la precisione, con la prima parte dedicata all’osservazione visuale e la seconda a quella fotografica. Mal che vada avremo fatto esperienza per l’arrivo di fine anno della ISON…
Continuate a seguire con noi l’evoluzione della Pan-STARRS attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, proprio dal 7 marzo in poi nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento e interviste agli esperti a cura di Claudio Pra e Marco Bastoni, su Coelum 168 di marzo ora in edicola e in versione digitale online.
In queste immagini, il procedimento seguito per ottenere gli spettri. (i) il telescopio punta la stella: si può notare l’ombra del coronografo; (ii) viene attivato il sistema di ottica adattiva: l’immagine diventa molto più nitida; (iii) la stella viene occultata dal coronografo e si dà inizio a un’esposizione di 5 minuti; (iv) viene calibrato il sensore di fronte d’onda, che permette la rimozione degli effetti dovuti a difetti delle ottiche; (v) i dati vengono processati da un algoritmo sviluppato ad hoc, ed emergono chiaramente i quattro pianeti.
Non solo li hanno visti: ne hanno pure catturato la firma chimica. Ed è una firma che lascia sbalorditi. Oggetto di quest’impresa notevole, i cui risultati sono usciti sull’ultimo numero di The Astrophysical Journal, è il sistema planetario in orbita attorno a HR 8799, una stella a 128 anni luce dalla Terra. Di pianeti extrasolari e di sistemi planetari se ne conoscono a centinaia, ma nella maggior parte dei casi ciò che di essi è possibile osservare è solo un’ombra, un effetto indiretto: come l’occultazione della stella ospite, o le perturbazioni gravitazionali che essa subisce. A maggior ragione, dunque, quest’osservazione ha una portata storica: per la prima volta non solo sono stati osservati direttamente quattro pianeti, ma si sono pure ottenuti i loro spettri. Tutto in un colpo solo.
In queste immagini, il procedimento seguito per ottenere gli spettri. (i) il telescopio punta la stella: si può notare l’ombra del coronografo; (ii) viene attivato il sistema di ottica adattiva: l’immagine diventa molto più nitida; (iii) la stella viene occultata dal coronografo e si dà inizio a un’esposizione di 5 minuti; (iv) viene calibrato il sensore di fronte d’onda, che permette la rimozione degli effetti dovuti a difetti delle ottiche; (v) i dati vengono processati da un algoritmo sviluppato ad hoc, ed emergono chiaramente i quattro pianeti.
Per ottenerli, gli astronomi hanno fatto ricorso a una suite di strumenti e software, battezzata Project 1640, installata sul telescopio Hale, in California, al Palomar Observatory. Una suite composta, anzitutto, da un sistema di ottica adattiva avanzatissimo, capace di correggere milioni di volte al secondo le aberrazioni introdotte dalla turbolenza dell’atmosfera terrestre. Poi un coronografo, in grado di rimuovere con precisione l’accecante luce della stella madre, da 1 a 10 milioni di volte più intensa di quella dei pianeti. Ancora, uno spettrografo che sforna immagini al ritmo di 30 al secondo. E, infine, un sensore di fronte d’onda.
Ma cosa ci dicono, gli spettri così ottenuti? In breve, che là fuori la natura mostra una varietà inaspettata: un apparente squilibrio chimico tale da rimettere in discussione cos’è normale e cosa no. Ammoniaca e metano, per esempio: ci si attendeva che le due molecole, in mondi dalle temperature non troppo estreme, tendessero a convivere, seppure in proporzioni variabili. E invece è saltato fuori che nei quattro pianeti attorno a HR 8799 può esserci anche solo l’una o solo l’altro. Questo nonostante la temperatura media sia, almeno secondo gli standard astronomici, relativamente tiepida: di poco superiore ai 700 gradi. C’è poi dell’anidride carbonica, e fin qui nulla d’anomalo, ma anche dell’acetilene: una molecola mai osservata prima in un pianeta extrasolare.
«Sono risultati molto strani», conferma il primo autore dell’articolo, Ben Oppenheimer, dell’American Museum of Natural History. «Questi pianeti caldi e “rossi” sono diversi da qualsiasi altro oggetto dell’universo conosciuto. Tutti e quattro hanno spettri diversi fra loro, e tutti e quattro mostrano peculiarità. Insomma, i teorici avranno parecchio da lavorare».
Provando a riassumerlo schematicamente, ecco l’insolito quartetto che s’è parato innanzi a Oppenheimer e colleghi: assegnando ai quattro pianeti le lettere da ‘b’ a ‘e’, come fanno gli astronomi, risulta che ‘b’ sembra aver tutto fuorché il metano, a ‘c’ mancano sia il metano sia l’anidride carbonica, a ‘d’ difetta invece l’ammoniaca mentre ad ‘e’ mancano ammoniaca e metano. In compenso, sembra che su tutti ci sia un cielo almeno parzialmente nuvoloso, come si deduce dall’abbondanza della componente “rossa” negli spettri. E per fortuna, verrebbe da dire, visto che la stella ospite, HR 8799, oltre a esibire un comportamento quanto mai ballerino (la sua luminosità varia dell’8% in appena due giorni), emette raggi ultravioletti in quantità mille volte superiore al Sole.
Una buona crema protettiva, in ogni caso, non basterebbe, spiega Ian Parry, della Cambridge University, fra i coautori dell’articolo: «Dagli spettri si deduce chiaramente che questi quattro mondi sono troppo tossici e troppo caldi per ospitare la vita come noi la conosciamo. Ma la cosa veramente interessante sono le prospettive delle tecniche che abbiamo sviluppato: tecniche che un giorno saranno in grado di offrirci la prima prova certa dell’esistenza della vita su un pianeta al di fuori del sistema solare».
In Italia operano decine di planetari. Ecco alcune delle strutture esistenti nel nostro Paese: Amelia (Terni), Bedonia (Parma), Bologna, Brembate di Sopra (Bergamo), Cagliari, Caserta, Catania, Crespano del Grappa (Treviso), Crotone, Ferrara, Firenze, Foligno, Genova, Lecco, Livorno, Lumezzane (Brescia), Marina di Carrara, Milano, Mira (Venezia), Modena, Napoli (Città della Scienza), Nus (Aosta), Padova, Perugia, Pisa, Prato, Ravenna, Roma (Museo della Civiltà Romana), Reggio Calabria, Rocca di Cave (Roma), Roccapalumba (Palermo), Rovigo, Saltara (Pesaro-Urbino), San Giovanni in Persicelo (Bologna), Torino (Osservatorio di Pino Torinese), Trento, Treviso, Trieste, Valmontone (Roma) e Venezia Lido.
L’elenco completo dei planetari lo si può richiedere all’Associazione dei Planetari Italiani (PLANIT), che ha sede a Lumezzane (Brescia), presso il Centro studi e ricerche Serafino Zani (tel. 030/872164).
www.planetari.org
Il 13 marzo, in diretta dal Cile, è stato possibile assistere in streaming all’inaugurazione di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), il progetto astronomico più grande del mondo nelle Ande cilene, celebrando così il suo passaggio da progetto in fase di costruzione ad osservatorio completamente funzionante.
Di seguito un video con i momenti salienti della cerimonia e degli eventi correlati.
Loading player…
ALMA è un radiointerferometro astronomico all’avanguardia, che comprende uno schieramento di 66 radiotelescopi da 12 e 7 metri che osservano alle lunghezze d’onda millimetriche e sub-millimetriche. E’ stato costruito sul plateau di Chajnantor a 5000 metri di altitudine nel deserto di Atacama, nel Cile settentrionale. ALMA offrirà la possibilità di studiare la nascita delle stelle nell’universo primordiale e di ottenere immagini dettagliate della formazione delle stelle e dei pianeti nell’universo locale.
Tra gli oratori all’inaugurazione, ci saranno: il Direttore di ALMA, Thijs de Graauw, lo Scienziato Capo del progetto, Ryohei Kawabe, il Professor Ewine van Dishoeck dell’Università di Laiden e precedente Board Member di ALMA, e il Capo del Dipartimento di Ingegneria, Michael Thorburn.
Un nuovo collegamento dal Cile con ALMA è in programma durante la fiera Scienza&Natura (Speciale Astronomia) che si terrà il 6/7 aprile al Parco Esposizioni di Novegro (Milano).
Non perdetevelo! Vi aspettiamo in Fiera con eventi per grandi e piccini!
Indice dei contenuti
Video Credit:
ALMA (ESO/NAOJ/NRAO). Editing: Martin Kornmesser and Herbert Zodet. Web and technical support: Mathias André and Raquel Yumi Shida. Written by: Javier Perez Barbuzano and Herbert Zodet. Narration: Sara Mendes da Costa. Music: John Stanford (johnstanfordmusic.com). Footage and photos: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/NRAO/General Dynamics C4 Systems, ESO, Christoph Malin (christophmalin.com), L. Calçada, M. Kornmesser, the NASA/ESA Hubble Space Telescope. Directed by: Herbert Zodet. Executive producer: Lars Lindberg Christensen.)
Dal grafico in alto (aggiornato all'11 marzo) la cometa sembra essere stata osservata di magniutine 0! Uscendo dall'andamento previsto in base alle osservazioni delle ultime settimane (linea rossa) e riavvicinandosi alle previsioni più ottimistiche ottenute dalle prime osservazioni. Sembrerebbe diretta verso la magnitudine -1 promessa dalle migliori aspettative. Continuiamo quindi a seguirla... meteo italiano permettendo...
ULTIMO AGGIORNAMENTO
BUONE NOTIZIE! Le ultime osservazioni della cometa fanno ben sperare; il grafico a destra infatti (aggiornato all’11 marzo) riporta gli ultimi dati sulla luminosità della cometa che sembra essere arrivata alla magnitudine 0! Pare quindi uscita dal modesto andamento delle ultime settimane (linea rossa) per riavvicinarsi alle più ottimistiche previsioni iniziali (linea verde). E non solo, sembrerebbe addirittura orientata a raggiungere la magnitudine negativa delle migliori aspettative! Continuiamo quindi a seguirla!
…meteo italiano permettendo…
Il 14 marzo l’altezza supererà di poco i +15° e con un pizzico di ottimismo si potrà sperare di riuscire a vedere anche la coda di ioni.
La figura illustra la posizione della cometa al momento del tramonto del Sole (situato in corrispondenza del dischetto giallo, non in scala), con il cielo quindi ancora quasi chiaro.
Aspettavamo questa “grande cometa” da mesi, e adesso, proprio in dirittura, sembra che ci ritroveremo ad osservare soltanto una bella cometa, però incapace di avere la meglio sulla luce del crepuscolo… Sarà proprio così? O per una volta l’astronomo resterà doppiamente sorpreso?
Nell’incertezza, abbiamo comunque deciso di fare finta di niente, e di mettere in cantiere lo stesso articolo che avevamo in mente quando le notizie “infauste” sul dimagrimento della Pan-STARRS non erano ancora arrivate. Un articolo doppio, per la precisione, con la prima parte dedicata all’osservazione visuale e la seconda a quella fotografica. Mal che vada avremo fatto esperienza per l’arrivo di fine anno della ISON…
Continuate a seguire con noi l’evoluzione della Pan-STARRS attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, proprio dal 7 marzo in poi nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento e interviste agli esperti a cura di Claudio Pra e Marco Bastoni, su Coelum 168 di marzo ora in edicola e in versione digitale online.
15.03:“Il cielo all’equinozio di primavera” a cura di Gianpietro Ferrario.
Dopo le conferenza, meteo permettendo, si potranno osservare gli oggetti del cielo con i telescopi del Gruppo. Per info: Tel. 0341 367 584
www.deepspace.it
SKYLAUNCH – Ogni secondo giovedì del mese.
Partiremo a bordo dei razzi che hanno dato il via alle principali missioni di esplorazione del Sistema Solare ripercorrendone il lancio, fino alle scoperte, con Stefano Capretti.
15.03, Da marzo ad settembre 15 serate di apertura al pubblico dell’Osservatorio Astronomico Felsina.
Associazione Astrofili Bolognesi Osservatorio Astronomico Felsina – Monte San Pietro (Bologna)
www.associazioneastrofilibolognesi.it/
www.uai.it
Dione in una recente immagine della Cassini-Huygens. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute
A guardarla distrattamente sembrerebbe una copia meno butterata della nostra Luna. Non ha i continenti di Titano, non sono visibili gli sbuffi dei geyser di Encelado, non è bicolore, rossiccia e bianca, come Giapeto. A prima vista, Dione potrebbe sembrare una delle meno curiose tra le tante lune di Saturno. Eppure le immagini della sonda Cassini Huygens ci mostrano un mondo in parte segnato da dirupi di ghiaccio e con una superficie dalla doppia natura, frutto di una storia geologica ancora tutta da capire.
Dione in una recente immagine della Cassini-Huygens. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute
Il ritratto di oggi è uno dei più recenti realizzati dalla missione Cassini-Huygens con la Narrow Angle Camera il 23 Dicembre scorso, quando la sonda si trovava a poco meno di 250.000 Km dalla luna. L’immagine è nel visibile e la sua risoluzione è di 1,5 Km per ogni pixel (si consiglia di vedere l’immagine nel formato ad alta risoluzione). Nell’inquadratura, il polo nord della luna si trova in alto e ruotato di 39 gradi a sinistra e l’immagine è centrata in modo da evidenziare uno dei fenomeni più peculiari di Dione (55 gradi di latitudine e 85 gradi di longitudine ovest).
A catturare l’attenzione sono le fratture sottili e brillanti che percorrono gran parte della superficie della luna (vedi la parte illuminata verso la destra del disco). La loro misteriosa esistenza era già stata rivelata dalle prime immagini delle camere delle missioni Voyager nel 1980. Oggi si pensa che queste fratture luminose siano delle strutture geologicamente giovani, delle rupi scoscese che tagliano come enormi canyon la superficie di Dione, esponendo alla luce il materiale ghiacciato e luminoso della crosta. In molti punti, questi diurpi si sovrappongono ai pochi e piccoli crateri presenti, rivelando dunque una loro formazione più recente (vedi più in basso o a questo link una immagine più dettagliata di queste strutture che ricoprono la superficie di Dione).
Un close-up della superficie di Dione. Crediti: NASA/JPL/Space Science Institute
Una seconda caratteristica della luna, meno evidente da questo ritratto, è il fatto che Dione sia un corpo celeste dalla doppia anima. Nella parte poco illuminata e poco visibile del disco, si indovina infatti una diversa superficie della luna, coperta di crateri in numero e di dimensioni ben superiori a quelli visibili nella parte illuminata dell’immagine.
Per essere spiegata, questa caratteristica necessita di un minimo di conoscenza della dinamica del satellite di Saturno. Dione ruota in modo sincrono intorno a Saturo presentando al pianeta sempre la stessa faccia, e la sua superficie mostra una chiara distinzione tra i due emisferi: quello anteriore (nella direzione del moto) e quello posteriore (nella direzione contraria). Se l’emisfero anteriore, come abbiamo visto, è coperto da una rete di brillanti e sottili striature su sfondo scuro e da crateri di dimensioni limitate, al contrario l’emisfero posteriore è ricoperto da crateri di dimensioni ben più grandi (si contano crateri più grandi di 100 Km, assenti sull’altro emisfero).
Una differenza, questa, in netta opposizione con quanto predetto dalla teoria che, in modo intuitivo, propenderebbe per una craterizzazione piu evidente della faccia nella direzione del moto e che, per essere spiegata, prevede forti sconvolgimenti nel passato di questa misteriosa luna di Saturno.
.
Milano 6-7 aprile 2013 Parco Esposizioni di Novegro (MI)
Pad. D Stand 73 e 76
Coelum Astronomia, rivista scientifica da 15 anni in Italia punto di riferimento per chi ama l’astronomia,
VI INVITA a partecipare alla fiera Scienza&Natura che si terrà il prossimo 6-7 aprile presso il parco esposizioni di Novegro, Milano.
In questa sesta edizione “Speciale Astronomia” sono molti gli eventi culturali in programma adatti a grandi e piccini!
Dal collegamento con l’ESO del Cile, alle conferenze, al planetario FULL DOME…
Inoltre spettacoli e osservazioni al telescopio, anche in notturna!
Il 12 marzo la cometa si avvicinerà ai +15° di altezza, e dopo una mezz’ora dal tramonto del Sole potrebbe rendersi visibile.
L’angolo tra coda e linea dell’orizzonte starà intanto lentamente aumentando. La figura illustra la posizione della cometa al momento del tramonto del Sole (situato in corrispondenza del dischetto giallo, non in scala).
Aspettavamo questa “grande cometa” da mesi, e adesso, proprio in dirittura, sembra che ci ritroveremo ad osservare soltanto una bella cometa, però incapace di avere la meglio sulla luce del crepuscolo… Sarà proprio così? O per una volta l’astronomo resterà doppiamente sorpreso?
Nell’incertezza, abbiamo comunque deciso di fare finta di niente, e di mettere in cantiere lo stesso articolo che avevamo in mente quando le notizie “infauste” sul dimagrimento della Pan-STARRS non erano ancora arrivate. Un articolo doppio, per la precisione, con la prima parte dedicata all’osservazione visuale e la seconda a quella fotografica. Mal che vada avremo fatto esperienza per l’arrivo di fine anno della ISON…
Continuate a seguire con noi l’evoluzione della Pan-STARRS attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, proprio dal 7 marzo in poi nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento e interviste agli esperti a cura di Claudio Pra e Marco Bastoni, su Coelum 168 di marzo ora in edicola e in versione digitale online.
Il venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 17:30 e 21:00, la domenica alle ore 16:00 e 17:30. Per il programma di marzo consultare il sito del Planetario.
Per informazioni e prenotazioni: Tel. 049.773677
info@planetariopadova.it
www.planetariopadova.it
Ormai giunto alla sesta edizione, il corso di astronomia amatoriale, proposto dal Gruppo Astrofili Groane, è stato rivisto e ampliato sulla base delle esperienze degli anni scorsi. Pensato per i neofiti che vogliono avvicinarsi all’astronomia, fornisce le basi essenziali per l’orientamento nella volta celeste, la conoscenza di base dei fenomeni astronomici e la cognizione necessaria per l’utilizzo degli strumenti per le osservazioni astronomiche. In questa nuova edizione e’ stata ampliata la parte che riguarda un approccio amatoriale alle basi dell’astrofisica e l’astronautica.
Gli incontri, della durata di circa 1 h e mezza, in orario serale (dalle 21:00), avranno luogo presso la Sede di via Monte Rosa 8/A in Garbagnate Mil.se.
Giovedì 14 marzo 2013: “L’ambiente celeste e il sistema solare”
Verranno trattati i sistemi di riferimento e le coordinate celesti. L’orientamento in cielo e riconoscimento delle principali costellazioni, il sistema solare e gli elementi che ne fanno parte.
Giovedì 21 marzo 2013: “Stelle e profondo cielo”
Introduzione all’universo, e spiegazione dei principali oggetti che ne fanno parte: Galassie, Stelle, nebulose.
Giovedì 04 aprile 2013: “Un po’ di cosmologia”
Principi cosmologici di omogeneità e isotropia, la misura dell’universo. Le leggi di Newton, relatività generale e i buchi neri.
Giovedì 11 aprile 2013: “L’occhio vuole la sua parte”
Introduzione al funzionamento e al corretto uso dei vari tipi di telescopi disponibili sul mercato del settore amatoriale.
Giovedì 18 aprile 2013: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”
Applicazione pratica dell’uso del telescopio: serata guidata di osservazione all’aperto con gli strumenti messi a disposizione dal G.A.G. (Presso sede Parco Groane).
Giovedì 9 maggio 2013: “Astronautica: la storia infinita della conquista”
Partendo dagli albori dei primi progetti, che hanno portato lʼuomo a vedere il pianeta Terra dallo spazio, passando alla conquista della Luna fino alle recenti stazioni spaziali e il futuro dei viaggi nello spazio.
Giovedì 16 maggio 2013: “Arte. Mitologia e Astronomia”
Come l’astronomia è stata interpretata dall’arte nel corso dei secoli. La mitologia delle costellazioni.
Quota unica di iscrizione: 45,00€
Per l’uscita all’aperto (18/04/13) in caso di maltempo si procederà ad un recupero concordato con gli iscritti.
La quota comprende inoltre il manuale di astronomia a colori scritto dai soci del G.A.G. e la tessera socio valida per l’anno 2013.
Tramite sito internet www.gruppoastrofiligroane.org e-mail: info@gruppoastrofiligroane.org o rivolgersi a Guido: 3356049426
La sera del 10 marzo sarà quella del perielio, e anche quella in cui la cometa dovrebbe raggiungere la massima luminosità e la coda la massima estensione. L’altezza sull’orizzonte sarà tuttavia ancora molto scarsa. La figura illustra la posizione della cometa al momento del tramonto del Sole (situato in corrispondenza del dischetto giallo, non in scala), con il cielo quindi ancora quasi chiaro.
Aspettavamo questa “grande cometa” da mesi, e adesso, proprio in dirittura, sembra che ci ritroveremo ad osservare soltanto una bella cometa, però incapace di avere la meglio sulla luce del crepuscolo… Sarà proprio così? O per una volta l’astronomo resterà doppiamente sorpreso?
Nell’incertezza, abbiamo comunque deciso di fare finta di niente, e di mettere in cantiere lo stesso articolo che avevamo in mente quando le notizie “infauste” sul dimagrimento della Pan-STARRS non erano ancora arrivate. Un articolo doppio, per la precisione, con la prima parte dedicata all’osservazione visuale e la seconda a quella fotografica. Mal che vada avremo fatto esperienza per l’arrivo di fine anno della ISON…
Continuate a seguire con noi l’evoluzione della Pan-STARRS attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, proprio dal 7 marzo in poi nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento e interviste agli esperti a cura di Claudio Pra e Marco Bastoni, su Coelum 168 di marzo ora in edicola e in versione digitale online.
Rappresentazione artistica dello “scontro tra buchi neri” nella Via Lattea (Julie Turner, Vanderbilt University)
Rappresentazione artistica dello “scontro tra buchi neri” nella Via Lattea (Julie Turner, Vanderbilt University)
Con tutto quello che si vede nell’Universo, la Via Lattea non è poi un brutto posto dove trovarsi. È una zona abbastanza tranquilla: il buco nero al centro è poco attivo, c’è poca formazione di nuove stelle, quelle esistenti se ne stanno tranquille sulle loro orbite. Ma non è sempre stato così, come spiegano Kelly Holley-Bockelmann della Vanderbilt unviersity e Tamara Bogdanović del Georgia Institute of Technology con un articolo su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Diversi milioni di anni fa il centro della nostra galassia era sede di veri e propri “fuochi d’artificio” galattici, di cui restano ancora molte tracce. Comportandosi un po’ come investigatori della polizia scientifica, i due ricercatori hanno analizzato queste tracce per ricostruire un passato violento nella storia della Via Lattea, legato alla collisione tra il suo buco nero e uno di massa intermedia proveniente da una delle galassie satelliti della nostra.
I segni più evidenti di questo evento sono, secondo i due autori, le “bolle di Fermi”, bolle giganti di radiazione ad alta energia causate da particelle che si muovono a velocità relativistiche, che si estendono per 30.000 anni luce sopra e sotto il centro della galassia, visibili solo in raggi X. Inoltre, c’è il fatto che il centro galattico contiene i tre ammassi di nuove stelle più massicci di tutta la galassia. Il che indica che deve esserci stato di recente un periodo di intensa formazione stellare da quelle parti. Quindi attorno al buco nero centrale doveva essere circondato da una nuvola di gas e polveri estremamente densa, molto più di quanto non avvenga nelle altre nubi sparse per la galassia. Non solo, ma nei dintorni del centro galattico c’è anche una sorprendente carenza di stelle vecchie, che invece dovrebbero essere molte di più, in ragione del fatto che il buco nero attrae via via stelle verso di sé dai margini della galassia.
Secondo Holley-Bockelmann e Bogdanović, l’unico scenario che spieghi in modo convincente tutti questi dati prevede che circa 13 miliardi di anni fa una delle galassie satellite della nostra abbia deviato dal suo percorso, iniziando a dirigersi verso il centro della Via Lattea. Mentre si avvicinava, la maggior parte della sua massa stellare veniva strappata via dalla forza gravitazionale, lasciando solo il buco nero. Questo raggiungeva il buco nero della Via Lattea fondendosi con esso 10 miliardi di anni fa.
Le violente onde gravitazionali causate dall’impatto avrebbero compresso il gas nelle nubi attorno al centro galattico, innescando la formazione di nuove stelle. Il tutto si sarebbe consumato in qualche milione di anni.
Eventi Nazionali: 9-10 marzo 110… e lode Grande Maratona Messier Il più classico e atteso appuntamento per gli astrofili amanti del deep sky: una maratona a caccia dei 110 oggetti del catalogo Messier.
La sfida osservativa, a cui partecipano astrofili di tutto il mondo, invita tutte le associazioni italiane a dedicare le notti di questo week-end alla Grande Maratona. (data alternativa in caso di condizioni meteo avverse: 16 – 17 marzo).
http://divulgazione.uai.it/index.php/Maratona_Messier
In un mondo molto distante dal luccicante bagliore del Sole che caratterizza il nostro pianeta, il verde pianeta nostro gemello, Venere, brilla come un faro luminoso attraverso gli anelli di Saturno, in questa affascinante immagine catturata dalla sonda Cassini.
L’immagine è stata scattata lo scorso novembre, quando la sonda NASA/ESA/ASI, riparata all’ombra di Saturno, si è messa a guardare verso il Sole, così da poter immortalare una immagine retroilluminata del pianeta e dei suoi anelli.
Guardando attraverso gli anelli è possibile scorgere luminoso il pianeta gemello della nostra Terra, Venere, appena a destra del centro, nella parte superiore dell’immagine.
Certo gemello ma non troppo, con la sua atmosfera ad alta concentrazione solfurea e la sua proibitiva temperatura di oltre 500° centigradi.
Ma sono proprio le nuvole di zolfo che circondano il pianeta a rendere Venere così brillante, riflettendo la luce del Sole e regalandoci così, grazie alla sonda Cassini, un’altra bella immagine del nostro affascinante Sistema Solare.
9 Marzo 2013 – La maratona Messier: una notte dedicata agli astrofili per l’osservazione degli oggetti Messier. Per l’occasione Astronomicalcentre (presso il podere Palareta. Loc Palareta 18) offrirà: elettricità, tavoli da giardino, oculari, binocolo 20X80, un telescopio APO da 115mm e un riflettore Newton da 30 cm focale 1500. In caso di maltempo, la notte sarà ripetuta
sabato 16 marzo.
Ingresso libero, apertura tutta la notte. Si consiglia la prenotazione per la gestione dei telescopi e la loro messa in stazione.
Per info: Cell. 338.1251198 – Tel. 0587.755864
info@astronomicalcentre.org
www.astronomicalcentre.org
Gara per il pubblico a squadre (pomeriggio, corte della Ristorazione)
Dal mattino, conferenze e mostre
Venerdì 9 marzo 2013 dalle 9 alle 18 presso i locali dell’8 Gallery in via Nizza 230 si svolgerà la decima edizione della Festa della Matematica, l’occasione ideale per scoprire l’aspetto ludico delle scienze. La manifestazione è rivolta a insegnanti, studenti, esperti, soprattutto dilettanti e appassionati dei numeri…cioè tutti coloro che si faranno coinvolgere ed appassionare dalle numerose attività proposte e organizzate dall’associazione Subalpina Mathesis sezione Bettazzi, in collaborazione con il Liceo scientifico N. Copernico e con il contributo della Compagnia di San Paolo.
Anche quest’anno, alle 9,30 in una delle multisale del Multisala Pathè, saranno il presidente dell’associazione Mathesis prof. Franco Pastrone, il preside del Liceo scientifico N. Copernico Carmine Percuoco e il dott. Massimo Coda della Compagnia di San Paolo a presentare l’iniziativa, che s’inserisce nell’ambito delle Olimpiadi nazionali di matematica, e daranno così ufficialmente il via al divertimento.
La kermesse prevede occasioni d’incontro e divulgazione volti a illustrare usi poco noti o molto concreti (e non di rado, divertenti) della matematica. Fra le proposte rientrano la conferenza delle ore 10,00, dal titolo eloquente “Casi di successo. Quando la matematica semplifica la vita trovando soluzioni semplici a questioni intricate”della prof.ssa Gemma Gallino, ideatrice di giochi, attività e stage matematici. A seguire alle ore 11,30 appuntamento dedicato a chi è affascinato dal rischio dell’azzardo: il Dott. L. Antonelli, Matematico e Informatico responsabile del Gruppo Indagini del CICAP Piemonte terrà la conferenza “A che gioco giochiamo?” e dimostrerà se è davvero così facile diventare ricchi con il gioco d’azzardo.
Alle 14,30 partirà la Gara tra le delegazioni di oltre trenta istituti superiori piemontesi, ma non sarà l’unica competizione della giornata: è, infatti, prevista anche una “gara del pubblico”, aperta a tutti, senza limiti di iscrizione. I due match termineranno alle 16,30 con la premiazione dei vincitori e la consegna del “Premio Perlasco” e della “Coppa Gatteschi”.
Tramite il sitohttp://www.festadellamatematica.it/, compilando l’apposito modulo, è possibile creare una propria formazione e prenotare la partecipazione alle attività.
Per tutta la mattinata sarà inoltre possibile visitare la mostra “Il mercatino delle idee”, realizzato in collaborazione con Ottobre Scienza, che raccoglie esperimenti scientifici, giochi matematici e fisici e quesiti originali proposti dalle scuole che partecipano all’iniziativa.
08.03, ore 21:00:“Dalle onde gravitazionali alle nuove Terre: le sfide dell’astrofisica da oggi al 2030” di Paolo Davanzo.
Dopo le conferenza, meteo permettendo, si potranno osservare gli oggetti del cielo con i telescopi del Gruppo. Per info: Tel. 0341 367 584
www.deepspace.it
a S. Maria di Sala nel giardino e interni della settecentesca Villa Farsetti
dal 10 al 17 marzo 2013
ORGANIZZAZIONE:
GRUPPO ASTROFILI SALESE “ G. GALILEI ”
Una mostra, unica nel suo genere, in tutto il territorio del Veneto, sia per spazio espositivo che per la cura degli argomenti trattati che ampiamente giustifica il prezzo del biglietto e abbondantemente ripaga il visitatore con un minimo di curiosità e soddisfa anche gli scettici.
Grande soddisfazione perché anche quest’anno oltre 1500 studenti delle scuole del Veneto, Elementari, Medie e Superiori si sono prenotati.
Ospite d’eccezione per i visitatori della mostra l’astronauta ing. Paolo Nespoli sabato 16 marzo 2013 alle ore 16.00parlerà in Sala Teatro della sua “avventura spaziale” e del libro “Dall’alto i problemi sembrano più piccoli”.
Inaugurazione mostra:Sabato 9 marzo ore 16.00 con la partecipazione delle autorità locali: il Sindaco di Santa Maria di Sala Nicola Fragomeni il prof. Piero Martin docente di Fisica sperimentale all’Università di Padova, il ViceSindaco dott. Alessandro Arpi e l’Assessore alle associazioni arch. Enrico Merlo.
Orari di apertura:
Domenica10 marzodalle ore 9.00 alle ore 20.00 per il pubblico.
Da lunedì 11 marzo a venerdì 16 marzo visite guidate per le scolaresche delle scuole elementari, medie e superiori dalle ore 8.30 alle ore 13.00; oltre 1500 gli studenti prenotati.
Sabato 16 e Domenica17 dalle ore 9.00 alle ore 20.00
Sezioni da visitare:
Planetario della capienza di 50 persone circa;
Simulazione della missione spaziale Apollo11;
Ricostruzione del Sistema Solare in scala di riduzione 1:100 milioni e uno in scala 1:30 miliardi;
Osservazione con telescopi, in sicurezza, delle macchie e protuberanze solari;
Pendolo di Foucault con dimostrazione della rotazione terrestre;
Mostra del libro scientifico e pubblicistica specializzata;
Mostra degli strumenti di osservazione astronomica, telescopi riflettori e rifrattori;
Mostra fotografica di alcune zone particolarmente interessanti del cielo notturno;
Immagini e suoni dallo spazio;
Ricostruzione del Sistema Solare con il movimento relativo dei primi 4 pianeti;
Sistema Terra – Luna in movimento: fasi lunari, eclissi, ecc.;
Gigantografia della Luna con indicate le zone delle missioni lunari;
Mostra laboratorio di esperimenti di Fisica;
Ricostruzione tridimensionale del Carro Maggiore;
I messaggi della Luce;
Caratteristiche fisiche e “Mitologiche” delle costellazioni dello zodiaco e altre;
Precessione degli equinozi con modellini in movimento che la illustrano;
Bilance e forza di gravità;
Nube di Oort e fascia di Kuiper con video dimostrazione;
Fedele ricostruzione del telescopio di Galileo Galilei;
Momenti di vita e risultati della ricerca astronomica del Gruppo Astrofili Salese
Telescopio Newton Cassegrain da 300mm autocostruito rinnovato e aggiornato.
Esiste una particolare classe di oggetti presenti nella nostra galassia ed anche in altre galassie esterne alla nostra, che ad una prima analisi possono essere scambiati per supernovae classiche. Ad un attento esame invece mostrano sostanziali differenze da esse, legate principalmente alle caratteristiche dello spettro e soprattutto alla luminosità assoluta assai più bassa di quella media di supernovae anche di tipo II (Magnitudine Assoluta di circa -12, contro i -16, -17 delle supernovae di tipo II). Per tali motivi gli oggetti in questione vengono anche denominati “Supernovae Impostor”.
Studi abbastanza recenti hanno dimostrato che tali fenomeni sono generati da una particolare classe di stelle, le cosiddette LBV (Luminous Blue Variable). Il prototipo, nelle vicinanze della nostra galassia, è rappresentato dalla variabile S Doradus, una delle stelle più luminose della Grande Nube di Magellano; altre due stelle LBV altrettanto note sono Eta Carinae e P Cygni.
Le stelle supergiganti o ipergiganti con masse da 50 fino a 140-150 masse solari, passano una breve fase della loro esistenza (pare della durata di circa 40.000 anni) sotto forma di LBV. In fase di riposo sono di classe spettrale B e spettro con presenza di insolite righe di emissione. Nel diagramma HR si trovano in una zona in cui le meno luminose hanno una temperatura superficiale di circa 10.000K ed una luminosità circa 250.000 quella del Sole, mentre le più luminose hanno una temperatura di circa 25.000K ed una luminosità che può arrivare anche a più di un milione di volte quella solare; ciò le rende stelle tra le più luminose in assoluto.
Nella fase LBV tali stelle pulsano in modo irregolare, disperdendo nello spazio una buona parte degli strati esterni. Tale materiale va a formare una vera e propria nebulosa attorno a tali stelle. Un classico esempio in tal senso è rappresentato dalla nebulosa di Eta Carinae.
S Doradus al centro. Credit: ESO
Un oggetto assai studiato e’ S Doradus che si trova nella costellazione australe del Dorado.
E’ una stella variabile la cui luminosità varia in modo erratico tra le magnitudini 8,6 e 11,7, ed e’ il prototipo di una classe di oggetti noti appunto come “variabili di tipo S Doradus”.
Trattasi di una stella ipergigante di classe spettrale A0eq con massa 45 volte quella solare, raggio variabile da 100 a 380 Rs, temperatura variabile tra 9000 e 20.000 K, luminosità di circa 1.000.000 di volte quella solare.
S Doradus è una delle stelle più luminose della Grande Nube di Magellano ed una delle più luminose conosciute (in alcune misurazioni supera la magnitudine assoluta -10), anche se non è visibile ad occhio nudo, trovandosi a grande distanza da noi.
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che S Doradus sia anche una stella binaria, ma per ora non ci sono dati certi che possano confermare questa ipotesi. E’ invece sicuramente un oggetto LBV, soggetto a periodici e repentini aumenti di luminosità.
La stella si trova all’interno di una vasta e luminosa nebulosità nota come Nebulosa della Carena (NGC3372 o Nebulosa Buco della Serratura) ed è circondata da un inviluppo, eruttato dalla stella stessa, che prende il nome di Nebulosa Omuncolo. L’Omuncolo è una nebula di recentissima formazione, essendosi formata nel diciannovesimo secolo da un’eruzione gigante di Eta Carine; in tale occasione la stelle divenne l’astro più brillante del firmamento. Data la sua massa ed i fenomeni di instabilità manifestati, gli astronomi ritengono che la stella esploderà in supernova o addirittura ipernova entro qualche migliaio di anni.
Osservazioni recenti sembrano indicare che Eta Carinae sia in realtà una stella binaria, con una compagna non troppo vicina che le orbita attorno in 5,52 anni.
Un’immagine ripresa lo scorso 8 ottobre (con telescopio di 6") dall’amatore australiano Joseph Brimacombe in cui LVB 2009ip brilla di mag. +13,5. L’oggetto, esploso nell’agosto del 2009 e inizialmente scambiato per una supernova, si è improvvisamente riacceso lo scorso luglio in un outburst che lo ha portato ad un continuo incremento di luminosità, tanto da renderne importante il monitoraggio continuo, anche da parte della comunità degli amatori.
In galassie esterne alla nostra si conoscono una ventina di oggetti LBV; per nessuno di essi si ha la certezza che si sia trasformato in una vera e propria supernova. In particolare uno dei più interessanti e studiati degli ultimi anni è 2009ip che come vedremo, pone non pochi interrogativi alla comunità scientifica internazionale.
La galassia che ospita l’oggetto 2009ip è la ngc7259, una spirale posta a circa 80 milioni di anni luce da noi, osservata per la prima volta nel 1834 dall’astronomo John Herschel. La bella spirale è posta nella costellazione dei Pesci Australi, con declinazione di -29° e posizionata a circa sette gradi a ovest della stella Fomalhaut. A nord della galassia sono presenti due piccole galassie satelliti, la PGC735447 e la PGC735575 ed alla sua sinistra è presente la galassia a forma di sigaro PGC68726.
La storia di 2009ip inizia il 26 Agosto 2009 quando l’oggetto viene scoperto dal CHASE CHilean Automatic Supernovas sErch che opera nello stupendo complesso di Cerro Tololo a 2200 metri di altitudine sulle Ande cilene.
La debole stellina di magnitudine 17,9 fece subito pensare ad una supernova scoperta prima del massimo; ci si aspettò quindi un repentino aumento della luminosità apparente. Passarono pochi giorni e invece la luminosità diminuì stranamente alla magnitudine +18,3.
I dubbi sull’oggetto si dissolsero la notte del 1 Settembre 2009 quando, con il telescopio Magellan da 6,5m di Las Campanas in Cile, venne ripreso uno spettro che evidenziò che si trattava di una Luminous Blue Variable in outburst, eravamo perciò di fronte ad un Supernova Impostor.
L’oggetto oscillò fra la magnitudine +18,5 e la +20,5 per tutto il mese di Settembre 2009 e poi scomparve oltre la magnitudine +21 in Ottobre.
Nel Luglio del 2010 mostrò una nuova impennata di luminosità riportandosi nuovamente intorno alla magnitudine +17,5 ma il mese seguente era già tornata oltre la ventesima magnitudine.
Altre simili oscillazioni di magnitudine sono state registrare anche nell’autunno 2011 da un team di astronomi di Asiago.
Il 24 Luglio 2012 il Catalina Real-Time Transient Survey, riprendendo la galassia, si accorge che 2009ip era ricomparso aumentando la sua luminosità sotto la magnitudine +19. In Agosto 2012 continuò ad aumentare fino alla magnitudine +17,5. Ed infine tra il 22 ed il 24 Settembre 2012 una nuova imponente esplosione portò l’oggetto a raggiungere nel giro di due settimane la notevole magnitudine di +13,5. Queste esplosioni ricorrenti, comuni a questo tipo di oggetti, sono causate da un fenomeno che e’ chiamato “instabilita’ pulsazionale di coppia”. Ad alte temperature, le reazioni all’interno della stella (di massa iniziale da 90 a 140 masse solari) producono coppie elettrone-positroni che destabilizzano la stella inducendo esplosioni locali con cui la stella si libera di porzioni elevate dell’inviluppo di idrogeno. Episodi di questo genere si possono verificare più volte fino a rimuovere completamente l’inviluppo di idrogeno e la stella (di massa residua di circa 40 masse solari) esplode come una normale core-collapse supernova.
In effetti, dalle dettagliate, recenti survey dell’oggetto e dai nuovi spettri ottenuti sembrerebbe che la LVB 2009ip si sia trasformata in una rara supernova di tipo IIn.
La 2009ip è seguita in modo continuativo da 3-4 anni anche dall’astronomo Andrea Pastorello e dal team dell’osservatorio di Asiago. I loro studi, suffragati da approfondite indagini fotometriche e spettroscopiche, li hanno portati ad ipotizzare che ad oggi l’esplosione di supernova non si sia ancora verificata e che quindi la stella sia ancora in fase di LBV, anche se vicinissima nel trasformarsi in supernova. Ad avvalorare questa tesi vi è un recentissimo, nuovo outburst, verificatosi i primi giorni di novembre, che ha portato la stella ad aumentare nuovamente la sua luminosità. Il fenomeno è risultato completamente inaspettato in quanto la variazione fotometrica della stella, da inizi ottobre ad oggi, pareva rappresentare la classica curva di luce di una supernova in fase discendente.
Come è evidente, la complessità dei fenomeni connessi a questa classe di oggetti sono ben lungi dall’essere compresi in modo univoco; le ipotesi che prevedono la loro evoluzione possono essere tutte valide.
Se è vera l’ipotesi del team di Asiago la domanda è: quando il “brutto anatroccolo” si trasformerà in “cigno”?
Usando il Very Large Telescope dell’ESO gli astronomi hanno scoperto quello che potrebbe essere un protopianeta ancora “incubato” in un disco di gas e polvere stellare.
Il team internazionale di ricercatori guidato da Sascha Quanz (ETH Zurich – Svizzera) ha studiato questo disco di gas che circonda la giovane stella HD 100546, a 335 anni luce dalla Terra. A sorprenderli è stato il fatto di scoprire che molto probabilmente si tratta di un pianeta in via di formazione: se così fosse sarebbe un pianeta gigante, vale a dire un pianeta gassoso come Giove. Il neo-pianeta orbita sei volte ad una distanza pari a circa sei volte quella della Terra dal Sole.
«Sarebbe la prima volta che gli scienziati possono studiare realmente la nascita di un pianeta dalla A alla Z», senza ricorrere a simulazioni al computer, ha detto Quanz.
Il candidato pianeta intorno a HD 100546 è stato rivelato come una piccola macchia nel disco circumstellare, grazie allo strumento NACO ad ottica adattiva montato sul VLT dell’ESO, in combinazione con tecniche pionieristiche di analisi dati. Le osservazioni sono state fatte con il coronografo di NACO, che opera nel vicino infrarosso e occulta la luce brillante proveniente dalla stella nella posizione del candidato protopianeta (immagine a destra). Alcune strutture nel disco di polvere circumstellare, probabilmente causate dall’interazione tra il pianeta e il disco, sono state individuate nella zona del possibile protopianeta. Inoltre ci sono indicazioni che i dintorni del protopianeta possano essere riscaldati dal processo di formazione.
«La ricerca di nuovi esopianeti è una delle frontiere più interessanti dell’astronomia – ha detto Asam Amara, membro del team di ricercatori – ed è possibili ottenere immagini del genere solo grazie alle nuove strumentazioni e tecnologie sviluppate nella ricerca cosmologica».
Anche se il protopianeta è la spiegazione più probabile di questa osservazione, sono necessarie ulteriori osservazioni più approfondite per confermare l’esistenza del pianeta e scartare altri scenari plausibili. Tra le altre spiegazioni è possibile, anche se improbabile, che il segnale rivelato possa provenire da una sorgente di fondo. È anche possibile che il nuovo oggetto possa essere non un protopianeta ma un pianeta completamente formato che è stato espluso dalla sua orbita originale vicino alla stella. Se si confermerà che il nuovo oggetto intorno a HD 100546 è un pianeta in formazione avvolto nel disco di gas e polvere della stella madre, questo diventerà un laboratorio unico in cui studiare il processo di formazione di un nuovo sistema planetario.
Il venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 17:30 e 21:00, la domenica alle ore 16:00 e 17:30. Per il programma di marzo consultare il sito del Planetario.
Per informazioni e prenotazioni: Tel. 049.773677
info@planetariopadova.it
www.planetariopadova.it
Aspettavamo questa “grande cometa” da mesi, e adesso, proprio in dirittura, sembra che ci ritroveremo ad osservare soltanto una bella cometa, però incapace di avere la meglio sulla luce del crepuscolo… Sarà proprio così? O per una volta l’astronomo resterà doppiamente sorpreso?
Nell’incertezza, abbiamo comunque deciso di fare finta di niente, e di mettere in cantiere lo stesso articolo che avevamo in mente quando le notizie “infauste” sul dimagrimento della Pan-STARRS non erano ancora arrivate. Un articolo doppio, per la precisione, con la prima parte dedicata all’osservazione visuale e la seconda a quella fotografica. Mal che vada avremo fatto esperienza per l’arrivo di fine anno della ISON…[tratto da Coelum 168 di marzo 2013]
Il nostro “calendario dell’avvento” inizia il 7 marzo, probabilmente il primo giorno utile per vedere la cometa alle nostre latitudini. La figura illustra la posizione della cometa al momento del tramonto del Sole (situato in corrispondenza del dischetto giallo, non in scala), con il cielo quindi ancora quasi chiaro.
E’ ovvio che aspettando qualche decina di minuti si potrà avere più contrasto, ma è altrettanto ovvio che la cometa si vedrà ancora più vicino all’orizzonte.
Lasciamo quindi al lettore la scelta del momento, del miglior compromesso tra luminosità del fondo cielo e l’altezza della cometa. La sera del 7 marzo, Pan-STARRS e Sole tramonteranno praticamente nello stesso momento, per cui la visibilità della cometa dipenderà soltanto dalla sua luminosità: al di sopra della magnitudine zero ci saranno poche possibilità di riuscire a scorgerla.
Continuate a seguire con noi l’evoluzione della Pan-STARRS attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, proprio dal 7 marzo in poi nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento e interviste agli esperti a cura di Claudio Pra e Marco Bastoni, su Coelum 168 di marzo ora in edicola e in versione digitale online.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.