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Comete: Lovejoy ed Encke due inaspettate comete binoculari

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comete - cartina lovejoy encke
Le due comete più brillanti del mese (a parte ovviamente la ISON, di cui parliamo in un articolo dedicato, vedi Sommario del n. 175 online) saranno anche così veloci, specialmente la Lovejoy, da coprire decine di gradi nel corso del loro spostamento. Questo impedisce ovviamente di fornire ai lettori delle cartine molto dettagliate per la loro ricerca (quella che vedete qui in alto è solo indicativa) e pretende che si usino le effemeridi calcolate giorno per giorno pubblicate online (cercatele al link nel riquadro in basso a destra).

EFFEMERIDI di NOVEMBRE

Disponibili ONLINE nella sezione “Cielo del mese”, nelle relative rubriche, e ai link seguenti:

Voglio innanzi tutto congratularmi con Terry Lovejoy per la scoperta della sua quarta cometa. Davvero un grande risultato, soprattutto in tempi come questi, in cui i sistemi automatizzati hanno il sopravvento sulle scoperte individuali.

La C/2013 R1 (Lovejoy), scoperta il 9 settembre scorso, è una cometa che io stesso ho avuto modo di confermare quando è stata inserita tra i NEOCP (NEO Confirmation Page: la lista di oggetti appena scoperti e in attesa di definizione degli elementi orbitali) e che in queste settimane si sta dimostrando parecchio attiva, molto più di quanto ci si potesse aspettare. A novembre, per osservarla dovremo cercarla nel cielo nella seconda parte della notte, quando attraverserà velocemente numerose costellazioni dal Cancro al Boote spostandosi più di 3° al giorno e passando dalla magnitudine +8,5 alla +6,5 […].

La seconda cometa binoculare del mese è una vecchia conoscenza; anzi, possiamo ben dire che si tratta della più vecchia conoscenza che abbiamo tra le comete periodiche, dopo la Halley. Stiamo infatti parlando della 2P/Encke, l’inossidabile oggetto che orbita attorno al Sole ogni 3,3 anni, regalandoci talvolta degli avvicinamenti alla Terra che la portano anche alla visibilità ad occhio nudo (come nel 1805 e 1829) o a magnitudini intorno alla +5 (nel 1964) e +6 (nel 1997). Quest’anno sembra che la Encke potrà arrivare nel periodo del perielio (21 novembre) fino alla mag. +5 […].

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, con tutte le immagini, nella Rubrica Comete di Rolando Ligustri presente a pagina 72 di Coelum n.175.

Il Cielo del Mese – Il Cielo di Novembre

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Il cielo del mese cartina Novembre
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 novembre > 01:00 15 novembre > 00:00 30 novembre > 23:00

EFFEMERIDI di NOVEMBRE

Disponibili ONLINE nella sezione “Cielo del mese”, nelle relative rubriche, e ai link seguenti:

Le notti si allungano e assumono già una certa caratteristica invernale, compensata però da una maggiore limpidezza del cielo. Cielo che verso le 21:00 sarà già completamente scuro (la notte astronomica inizia intorno alle 18:30), così che in presenza di buone serate ci saranno a disposizione diverse ore per godere delle costellazioni autunnali e dei più “alti” in declinazione tra i declinanti asterismi estivi. Verso la mezzanotte si avvicinerà al “mezzocielo superiore” (il punto in cui l’equatore celeste taglia il meridiano, che alle nostre latitudini è situato a circa 48° di altezza) l’inconfondibile Orione, accompagnato da Toro, Gemelli e Cane Maggiore. Più in basso, il meridiano sarà attraversato dalla estesa ma debole costellazione dell’Eridano, mentre più in alto transiteranno le Pleiadi. Cigno e Pegaso saranno al tramonto sull’orizzonte ovest, mentre dalla parte opposta del cielo starà sorgendo il Leone.

All’inizio di novembre il Sole si troverà ancora nella costellazione della Bilancia e solo il giorno 23 entrerà nello Scorpione, in cui si “fermerà” soltanto una settimana. L’eclittica, infatti, passa nella parte alta di questa figura celeste e l’attraversa solo per un breve tratto, tanto che il giorno 30 il Sole sarà già nella costellazione di Ofiuco. Nel corso del mese continuerà la discesa della nostra stella verso declinazioni e culminazioni al meridiano sempre più basse. Alle ore 0:00 del 1 novembre la sua declinazione sarà di –14,3°, mentre alle stessa ora del 1 dicembre avrà già raggiunto i –21,7°: questo si tradurrà in una perdita del periodo di luce (variabile secondo la latitudine) di circa 1 ora. La notte astronomica, pertanto, comincerà in media verso le 18:30 e terminerà alle 5:30 circa.

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione di Sole, Luna e pianeti, con tutte le immagini, nella Rubrica Il cielo di novembre di Luigi Becchi e Remondino Chavez presente a pagina 58 di Coelum n.175.

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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Questi gli appuntamenti mensili.
UAI con SKYLIVE Una Costellazione sopra di Noi – Il Primo venerdì di ogni mese, a cura di Giorgio Bianciardi (vicepresidente UAI).
07.11: La Costellazione dei Pesci.
SKYLIVE con UAI Rassegnastampa e cielo del mese – Quarto giovedì del mese a cura di Stefano Capretti.
www.skylive.it
www.uai.it

Al Planetario di Ravenna

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05.11: “In viaggio verso Orione” di M. Berretti.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

EXMA’ CAGLIARI 5/10 NOVEMBRE

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Eventi: Calendario giorno per giorno disponibile online.
Tra seminari, dibattiti, conferenze, spettacoli, animazioni, laboratori etc…

Laboratori interattivi: Per tutta la durata del Festival saranno disponibili laboratori interattivi di: fisica,
matematica, biologia, chimica, geologia etc…

Mostre permanenti: Potrete ammirare splendidi “oggetti” di fisica e matematica o osservare dei pannelli
di storia della scienza.

Exhibit:
Sarà presente nel piazzale dell’Exmà una vera postazione di meteorologia

Visite guidate:
In occasione del Festival sarà possibile visitare alcune delle mostre più interessanti della città

PROGETTO: “L’ABC dell’Universo”.
Un progetto appositamente realizzato per il Festival dall’Osservatorio Astronomico di Cagliari.

www.festivalscienzacagliari.it – www.scienzasocietascienza.eu

Gruppo Amici del Cielo

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05.11: “Elaborare le immagini astronomiche – Parte II”.

Per informazioni e iscrizioni:
didattica@amicidelcielo.it.
www.amicidelcielo.it

Gruppo Amici del Cielo

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05.11: “Elaborare le immagini astronomiche, II. Conferenze aperte al pubblico. presso la Biblioteca Civica di Verano Brianza (MB), inizio ore 21:00

Per info e iscrizioni: didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

Impatto lunare

Immagini del flash. La serie di fotografie riprese nello stesso istante (1 agosto 2013 alle 02:21:55.7 UT) da quattro diversi telescopi che mostrano il flash luminoso: da sinistra a destra, da Andrea Manna (Cugnasco, Svizzera, con un riflettore di 200 mm), Raffaello Lena (Roma, con un rifrattore di 130 mm) e Stefano Sposetti (Gnosca, Svizzera, rispettivamente con un rifrattore da 150 mm e un riflettore di 280 mm). La sovrapposizione tra le immagini indica inoltre che il flash non manifesta una parallasse misurabile, nonostante la base assai lunga tra Roma e il Canton Ticino (maggiore di 500 km).

Registrazioni simultanee di un flash in Italia e Svizzera che supportano un impatto sul suolo lunare occorso il 1 agosto 2013

La possibilità di poter osservare, e documentare, eventi straordinari è uno degli aspetti più interessanti da un punto di vista astronomico. Tra questi, un evento spettacolare e raro è rappresentato, senza ombra di dubbio, dall’osservazione della collisione tra corpi celesti, come avvenuto per la seconda volta in quindici anni, sul più grande dei pianeti del nostro sistema solare: Giove. Nel corso del 1994, quando avvenne l’impatto dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9, molti lettori non avevano probabilmente cominciato la loro attività di astrofilo.

Più recentemente, il 19 luglio 2009, l’astrofilo australiano Anthony Wesley scoprì sul pianeta gassoso una nuova formazione scura, provocata dalla collisione di un’asteroide o una cometa. Anche noi riuscimmo a produrre varie immagini documentando al meglio questi avvenimenti: in particolare la forma e l’estensione della macchia, localizzata alle alte latitudini meridionali di Giove. L’assidua e costante osservazione di questi fenomeni può rappresentare un campo di interesse scientifico particolarmente fertile per l’astrofilo. Grazie poi anche alla diffusione di Internet queste osservazioni vengono scambiate e condivise fra gruppi di astrofili.

Ma gli impatti non sono poi così rari nell’universo, e un altro esempio è rappresentato dalla Luna. Il nostro satellite, come avvenuto in modo più intenso e devastante miliardi di anni fa, subisce ancor oggi impatti di meteoroidi. Anni orsono la NASA, tramite il MEO (Meteoroid Environment Office, Marshall Space Flight Center) ha fatto presente la possibilità di osservare questi fenomeni sulla Luna appunto, semplicemente con l’uso di un piccolo telescopio e una telecamera. Il MEO ha già registrato oltre trecento flash e l’ultimo impatto ufficialmente pubblicato risale al 17 marzo scorso.

La ricerca dei flash originati da impatti di meteoroidi sulla porzione di superficie lunare non illuminata dal Sole, tramite osservazione visuale, era già stata proposta fin dal 1939 da Walter Haas, fondatore dell’ALPO (Association of Lunar and Planetary Observer). La ricerca di questi eventi, purtroppo caratterizzata da numerosi insuccessi, ha ricevuto però una nuova attenzione dopo i primi risultati ottenuti negli Stati Uniti nel corso del 1999, con la registrazione da parte di diversi osservatori di probabili impatti. La notte del 18 novembre di quell’anno, durante il massimo delle sciame delle Leonidi, David Dunham dello IOTA (International Occultation Timing Association), con una telecamera collegata al suo telescopio, registrò una serie di flash di magnitudine visuale stimata fra la 3 e la 7. Questi eventi furono anche registrati simultaneamente dai colleghi dell’ALPO. Nel corso degli anni successivi sono stati riportati altri risultati positivi, in particolare da monitoraggi condotti da gruppi di ricercatori in Spagna ed in Giappone, che numerosi risultati di singoli osservatori; quest’ultimi rimasti però privi di conferme.

Nei primi anni del nuovo millennio alcuni di noi iniziarono a dedicarsi alla ricerca di impatti di meteoroidi sulla Luna, aggiungendo questo nuovo campo alla loro abituale attività di ricerca astronomica (Stefano Sposetti nel campo delle occultazioni asteroidali e nella ricerca di pianetini, e Raffaello Lena nello studio sui domi lunari associati alla loro classificazione). Questi studi preliminari, in accordo con quanto proposto da W. Haas, suggerirono che un impatto lunare deve essere confermato da almeno un secondo osservatore distante qualche decina di chilometri. Nel corso dei monitoraggi, come quelli effettuati dal nostro team, è necessario che le registrazioni video soddisfino i due fondamentali criteri di contemporaneità e di stessa localizzazione sul suolo lunare. Questi due fattori sono la premessa per poter assegnare il label di “probabile impatto” alla visione di un flash luminoso.

I raggi cosmici sono particelle, principalmente protoni ed elettroni, che viaggiano a velocità vicine a quelle della luce. Dalla collisione con gli atomi degli strati superiori dell’atmosfera, essi producono particelle secondarie rilevabili dalle matrici CCD. La maggior parte dei raggi cosmici lasciano un segnale puntiforme rilevabile in un frame o, in alcuni casi, sono registrabili come doppietti o più raramente tripletti, o dalle forme atipiche a “ L” o “S”. Anche la radioattività naturale, circostante il sito osservativo, è in grado di produrre segnali luminosi sui sensori CCD.

Questo aspetto, per quanto semplice possa sembrare, è fondamentale, così come lo è la sincronizzazione delle riprese da siti diversi. Per avere la ragionevole certezza di un impatto lunare è infatti necessario escludere altre cause, quali i segnali spuri causati dalla riflessione della luce solare da parte di satelliti che vagano sempre più numerosi nello spazio, eventuali meteore che dovessero impattare “head-on” contro l’atmosfera terrestre, e soprattutto i raggi cosmici che, colpendo il sensore, generano lampi luminosi anche in condizioni di completa oscurità (come verificabile dalle prove di “dark test”, cioè con camere CCD accoppiate a telescopi tappati, vedi box a lato).

L’eventuale transito di satelliti può essere verificato attraverso appositi programmi o, ad esempio, via web, attraverso il servizio offerto da Calsky, di Arnold Barmettler. Per approfondimenti i lettori interessati potranno trovare ulteriori dettagli e spiegazioni sui segnali spuri nel capitolo 11 “Spurious flash or true impact event?” (scritto da uno di noi, R. L. con il GLR group e l’American Lunar Society) nel libro di B. Cudnick dal titolo “Lunar Meteoroid Impacts and how to observe them”, pubblicato da Springer nel 2009.

Il nostro team, costituito da tre postazioni osservative in Svizzera (Marco Iten, Andrea Manna e Stefano Sposetti) e una a Roma (Raffaello Lena), da tempo esegue riprese simultanee facendo proprio il criterio fondamentale della lunga distanza tra gli osservatori; nel nostro caso quella tra Roma ed il Canton Ticino, che è maggiore di 500 km. Infatti, in questa situazione è estremamente improbabile che un flash registrato simultaneamente e nello stesso luogo lunare possa essere di origine spuria. In Italia, negli anni passati, ci sono state alcune singole segnalazioni di flash senza alcuna conferma da parte di altri osservatori, e quindi non rientranti nei criteri di confidenza che è necessario adottare per questi eventi.

In Svizzera, negli anni 2011-12, erano stati identificati 13 probabili impatti da parte di M. Iten e S. Sposetti. Queste osservazioni erano state pubblicate sulla rivista on-line, Selenology Today, del GLR group.

Il flash osservato sulla Luna la mattina del 1 agosto 2013 funge da primo evento nazionale, poiché fino ad allora in Italia non era stato ancora registrato un flash da impatto che fosse confermato simultaneamente da altri osservatori.

Ecco la nostra strumentazione:

Strumentazione di Raffaello Lena (Roma) impiegata nel monitoraggio: rifrattore di 130 mm, con accanto il suo Mak-Cassegrain da 180 mm.

– Un rifrattore da 130 mm dotato di una camera Mintron MTV-12V1C-EX (25fps), che si trova a Roma (R. Lena);

– Un rifrattore da 150 mm ed un riflettore da 280 mm entrambi equipaggiati con una camera Watec 902H2 (25fps), situati a Gnosca, in Svizzera (S. Sposetti);

Strumentazione di Andrea Manna (Cugnasco, CH) impiegata nel monitoraggio: riflettore di 200 mm.

– Un riflettore da 200 mm dotato di una camera Watec 120N+ (25fps), situato a Cugnasco, in Svizzera (A. Manna).

Alle 02:21:55.7 UT, i quattro strumenti rilevano simultaneamente un lampo breve ed intenso.

Immagini del flash. La serie di fotografie riprese nello stesso istante (1 agosto 2013 alle 02:21:55.7 UT) da quattro diversi telescopi che mostrano il flash luminoso: da sinistra a destra, da Andrea Manna (Cugnasco, Svizzera, con un riflettore di 200 mm), Raffaello Lena (Roma, con un rifrattore di 130 mm) e Stefano Sposetti (Gnosca, Svizzera, rispettivamente con un rifrattore da 150 mm e un riflettore di 280 mm). La sovrapposizione tra le immagini indica inoltre che il flash non manifesta una parallasse misurabile, nonostante la base assai lunga tra Roma e il Canton Ticino (maggiore di 500 km).
Localizzazione del flash. Immagini sovrapposte con il bordo del disco lunare generato, dopo il calcolo delle librazioni, da due software: il Lunar Terminator Visualization Tool (LTVT) di Mosher e Bondo ed il Virtual Moon Atlas (VMA) di Legrand e Chevalley. La mappa indica le coordinate determinate a 73 ° ± 4 ° Est e 27 ° ± 3 ° Nord, nella regione vicino al cratere Seneca C.

Sovrapponendo le tre immagini, il punto luminoso non manifesta alcuna parallasse evidente, nonostante la base assai lunga tra Roma ed il Canton Ticino. La simultaneità delle osservazioni e la presenza del flash nella stessa posizione sulla superficie lunare indica che, con alta probabilità, l’evento registrato sia dovuto ad un impatto di un piccolo meteoroide. Lo strumento con maggiore apertura mostra il flash per una durata di circa 80 millisecondi; negli altri strumenti (più piccoli) il flash appare più breve. L’intensità di picco del flash è pari a circa 8 mag V. La verifica della presenza di eventuali satelliti terrestri lungo la linea di vista è negativa per un diametro di 3 gradi. Le coordinate del flash vengono determinate a 73 ° ± 4 ° Est e 27 ° ± 3 ° Nord, nella regione vicino al cratere Seneca C, a nord est del Mare Crisium.

Considerando l’attività meteorica di inizio Agosto, caratterizzata soprattutto dalle alpha-Capricornidi e dalle Perseidi, è probabile che l’oggetto che ha impattato la superficie lunare appartenga ad uno di questi due sciami, più probabilmente il primo considerando il massimo predetto per la notte del 30 luglio. In questo caso la velocità relativa di impatto di una tipica alpha-Capricornide si attesta attorno ai 23 km/s.

Curva di luce. Curva di luce del flash registrata dallo strumento di 280 mm. Ogni valore orizzontale corrisponde a 20 millisecondi.

Attraverso l’uso di modelli fisici che tengono conto della velocità di un meteoroide e dell’efficienza luminosa relativa alla trasformazione dell’energia cinetica in energia luminosa, è possibile stimare sia la massa del corpo impattante che il diametro del cratere formato. Le stime di questo tipo (che utilizzano la legge di Gault) sono ovviamente teoriche considerando le incertezze relative alla velocità dello sciame, la densità del corpo impattante e il valore dell’efficienza luminosa adottata. Comunque, considerando tutte queste incertezze, le stime eseguite indicherebbero che la massa del meteoroide potrebbe essere dell’ordine del chilogrammo ed il diametro del cratere dell’ordine di 1-10 metri; potrebbe quindi essere rilevato dal Lunar Reconnaissance Orbiter, per confronto con immagini ottenute in precedenza.

Dopo le prime comunicazioni apparse nel Lunar Photo of the Day (LPOD) dell’astronomo Charles Wood, e successivamente attraverso le pagine web del Lunar Pioneer, e nel notiziario dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), il nostro report è stato trasmesso alla dottoressa Danielle Moser, l’addetta del Marshall Space Flight Center della NASA, che si occupa di raccogliere questo tipo di segnalazioni. E’ stata fonte di soddisfazione ricevere la sua risposta, confermando che questa nostra osservazione sarà inclusa nella lista NASA, attraverso il Meteoroid Environment Office.


Eclisse parziale di Sole

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La cartina riassume le circostanze dell’eclisse parziale di Sole che, verso le 14:20 del 3 novembre (13:20 TU??? linea verde), interesserà le regioni meridionali del nostro paese. La linea gialla segna il confine più settentrionale della zona di penombra proiettata dal disco lunare (vedi anche alla pag. ??? la figura che ritrae l’andamento generale dell’eclisse, dove in rosso è tracciata la linea della totalità). A nord della linea non sarà possibile osservare nessuna sovrapposizione del disco lunare a quello solare, mentre a sud la percentuale di diametro apparente occultato aumenterà con il diminuire della latitudine. Le linee rosse parallele segnano i punti geografici da cui si osserva una identica percentuale di occultazione del disco solare. I valori, come si può notare, sono tutti molto piccoli e vanno da un minimo di 0 (dalla linea gialla in su) a un massimo di circa 0,08 (che dal punto di vista angolare equivale a una porzione di disco occultata di circa 2,4') nel punto più a sud della Sicilia.
La cartina riassume le circostanze dell’eclisse parziale di Sole che, verso le 14:20 del 3 novembre (13:20 TU linea verde), interesserà le regioni meridionali del nostro paese. La linea gialla segna il confine più settentrionale della zona di penombra proiettata dal disco lunare (vedi anche in basso la figura che ritrae l’andamento generale dell’eclisse, dove in rosso è tracciata la linea della totalità). A nord della linea non sarà possibile osservare nessuna sovrapposizione del disco lunare a quello solare, mentre a sud la percentuale di diametro apparente occultato aumenterà con il diminuire della latitudine. Le linee rosse parallele segnano i punti geografici da cui si osserva una identica percentuale di occultazione del disco solare. I valori, come si può notare, sono tutti molto piccoli e vanno da un minimo di 0 (dalla linea gialla in su) a un massimo di circa 0,08 (che dal punto di vista angolare equivale a una porzione di disco occultata di circa 2,4') nel punto più a sud della Sicilia.

Il primo in ordine di tempo, nella lista dei fenomeni del mese, sarà il 3 novembre un’eclisse parziale di Sole, che per quel ci riguarda sarà però osservabile soltanto nel meridione d’Italia. L’eclisse sarà vista come anulare e totale nell’Africa centrale, e quello che interesserà le nostre regioni sarà soltanto il limite nord della penombra. Come si può vedere dalla figura qui sopra, il confine della penombra passerà a sud di Roma, città da cui l’eclisse non sarà quindi visibile, mentre da gran parte del Sud si potrà seguire una piccolissima occultazione del disco solare, che anche all’estremo sud della Sicilia non supererà l’8% dell’intero diametro apparente.

Internet superveloce sulla Luna

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credit: NASA
credit: NASA

Questa sì che si chiama banda larga. Seicentoventidue Megabit al secondo in download, e 20 al secondo in upload. Se un operatore telefonico offrisse queste prestazioni sbaraglierebbe la concorrenza, che nella migliore delle ipotesi arriva a 100 Megabit per secondo. Se poi quella velocità di connessione viene raggiunta comunicando con una sonda che orbita attorno alla Luna, allora siamo davvero di fronte a un record storico. La NASA lo ha stabilito nei giorni scorsi, inviando informazioni in forma di luce laser alla sonda LADEE (Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer), che oltre a studiare l’atmosfera lunare ha a bordo lo strumento Lunar Laser Communication Demonstration (LLCD). L’esperimento vuole aprire la strada a una nuova tecnica di comunicazione con le sonde interplanetarie. Ad oggi si usano le onde radio per inviare e ricevere dati alle sonde. Ma più aumenta la distanza, più è necessario aumentare la potenza del segnale, e le dimensioni delle antenne usate per ricevere dati a Terra. Voyager 1, ormai fuori dalla spazio interstellare, viene “ascoltato” da un’antenna di ben 70 metri di diametro.

L’uso di impulsi di luce laser, cioè di un raggio di luce concentrato e “coerente”, sulla carta consente di trasmettere maggiori quantità di dati, più velocemente e con apparati meno ingombranti. Il trucco è riuscire a dirigere quel raggio con precisione su un ricevitore posto a una distanza enorme: in questo caso erano 380 mila chilometri dalla Terra, e parliamo “solo” della Luna che è il corpo celeste più vicino a noi. Basta che il raggio laser cada qualche centimetro più in qua o più in là e la comunicazione cade.

L’esperimento della NASA è andato a gonfie vele, riuscendo a trasmettere e ritrasmettere dalla Luna un segnale video ad alta definizione su due canali contemporanei. Il ricevitore posto su LADEE pesa la metà di un ricevitore radio tradizionale e usa un quarto dell’energia in meno.

I prossimi test dovranno stabilire quanto il sistema regga anche quando utilizzato durante il giorno (finora tutti i test sono stati condotti di notte), e come migliorare la sua efficienza quando la Luna è bassa sull’orizzonte, costringendo il segnale ad attraversare una parte maggiore di atmosfera terrestre, che introduce interferenze. LLCD è solo il precursore di un futuro progetto più ambizioso, il Laser Communications Relay Demonstration, che verrà lanciato nel 2017 e dovrà aprire la strada a un utilizzo in grande stile delle comunicazioni laser per le sonde interplanetarie.

Pio & Bubble Boy – Coelum n.175 – 2013

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Pio e Bubble Boy - Coelum 175
Pio & Bubble Boy - Mario Frassati - Coelum 175
Pio e Bubble Boy - Coelum 175
Pio & Bubble Boy - Mario Frassati - Coelum 175

Questa Vignetta è pubblicata su Coelum n.175 – 2013. Leggi il Sommario. Guarda le altre vignette di Pio&Bubble Boy

Pio & Bubble Boy – Coelum n.174 – 2013

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Pio e Bubble Boy - 174
Pio & Bubble Boy - Mario Frassati - Coelum 174
Pio e Bubble Boy - 174
Pio & Bubble Boy - Mario Frassati - Coelum 174

Questa Vignetta è pubblicata su Coelum n.174 – 2013. Leggi il Sommario. Guarda le altre vignette di Pio&Bubble Boy

Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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01.11: “Nodi nella rete cosmica: gli ammassi di galassie e la struttura dell’Universo“ di S. De Grandi.

Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

Congiunzione stretta Luna e Spica

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Molto interessante, la mattina del 2 novembre, la congiunzione stretta tra Luna e Spica, la stella alfa della Vergine. Il nostro satellite, infatti, potrebbe risultare del tutto inosservabile a causa del fatto che sarà ormai vicinissimo alla fase di Luna Nuova (fase = 2%).

Un’ottima occasione per verificare osservativamente come si presentano certi oggetti in condizioni di visibilità estreme. La Luna si troverà, verso le ore 6:00, a 27 primi dalla stella e a un’altezza di +6° sull’orizzonte di est-sudest.

Gruppo Amici del Cielo

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29.10: “Elaborare le immagini astronomiche – Parte I” (Teoria).

Per informazioni e iscrizioni:
didattica@amicidelcielo.it.
www.amicidelcielo.it

Gruppo Amici del Cielo

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29.10: “Elaborare le immagini astronomiche – Parte I” (Teoria).

Per info e iscrizioni: didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

Al Planetario di Ravenna

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29.10: “Il cielo dei Samurai“ di Agostino Galegati in collaborazione con A.S.C.I.G.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

L’ultimo giorno di Planck

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La sala di controllo dell’ESOC a Darmstadt, in Germania, dalla quale è stato inviato il comando che ha messo fine alla missione Planck

La sala di controllo dell’ESOC a Darmstadt, in Germania, dalla quale è stato inviato il comando che ha messo fine alla missione Planck

Per raccogliere i fotoni dell’alba del cosmo, s’era spinto alle sorgenti del tempo. Ma il tempo, nel mentre, ha continuato indifferente la sua corsa. E alla fine la campana ha suonato anche per Planck. Alle 14.10 di mercoledì 23 ottobre, dalla sala di controllo dell’ESOC (lo European Space Operations Centre dell’ESA), a Darmstadt, in Germania, è stato inviato l’ultimo comando. Quello definitivo: switch-off. Comando giunto al termine d’una lunga e complessa sequenza, messa in atto nelle ultime settimane sotto l’abile regia dello spacecraft operations manager dell’ESA Steve Foley, atta a garantire l’ibernazione permanente – la chiamano proprio così – del satellite. Ma se questo assicura che da Planck non giungerà mai più il benché minimo segnale, non significa certo che di questo spettacolare telescopio spaziale e della sua impresa non sentiremo più parlare, anzi: l’eredità scientifica che ci lascia, con dati raccolti su nove frequenze, in quattro anni e mezzo d’osservazione ininterrotta dell’intero cielo a microonde, è immensa. Un’eredità che comprende la mappa più accurata mai ottenuta della CMB (la radiazione di fondo a microonde), una stima dell’età dell’universo a due decimali (13,82 miliardi di anni) e addirittura una nuova ricetta per il cosmo, con il dosaggio dei sui ingredienti più oscuri rivisto e aggiornato. Ed è un’eredità che abbiamo appena iniziato a intaccare: sono attese per il 2014, per esempio, le mappe in polarizzazione, dalle quali potrebbe emergere – si augurano gli scienziati – l’impronta delle onde gravitazionali generate al momento del Big Bang.

Ma cosa comporta “ibernare permanentemente” un satellite distante un milione e mezzo di chilometri? Perché è stato necessario farlo? E come si è proceduto? «Non è per niente facile. La nostra attività principale è quella di tenere i satelliti attivi e in funzione, non quella di spegnerli», spiega Paolo Ferri, responsabile delle operazioni di volo dell’ESA. Già nel gennaio dello scorso anno Planck aveva esaurito il liquido refrigerante necessario a mantenere HFI, lo strumento ad alta frequenza, alla temperatura di funzionamento, prossima allo zero assoluto. I ricevitori a bassa frequenza dello strumento LFI (finanziato dall’ASI e realizzato in gran parte in Italia), potendo operare anche a temperature lievemente superiori, hanno invece potuto continuare a lavorare fino allo scorso agosto, permettendo così a Planck di compiere, nel corso della sua missione, ben otto survey complete del cielo, cinque delle quali con entrambi gli strumenti. Grazie al perfetto funzionamento di ogni componente del satellite (il downtime è da record: appena poche ore di buco nei dati sull’intera durata della missione), Planck è stato dunque mantenuto in vita ben oltre ogni aspettativa, come ha sottolineato Jan Tauber, il project scientist ESA della missione. Ed è così arrivato il momento di quello che in gergo viene chiamato “clean disposal”, lo smaltimento corretto.

Anzitutto, usando una parte degli oltre cento chili di carburante ancora presente nel serbatoio (lascito d’un lancio e d’un’inserzione in orbita impeccabili), s’è dato il via alla manovra di deorbiting, tesa a liberare Planck dal laccio gravitazionale che lo teneva ancorato a L2 (il punto lagrangiano secondo), e dunque alla Terra, lasciandolo così andare alla deriva attorno al Sole. A manovra in corso, ha avuto inizio la bonifica della navicella – passivating, nel gergo degli addetti ai lavori: le batterie sono state scollegate, la catena di trasmissione spenta, e i serbatoi del combustibile e dei liquidi criogenici svuotati fino all’ultima goccia. Per avere un’idea di quanto ESA curi questi aspetti, basti pensare che è stato eseguito addirittura un aggiornamento del software di bordo al fine d’impedire ogni futura trasmissione. Questo perché, nell’improbabile eventualità che Planck riuscisse a “riprendersi” dallo spegnimento (d’altronde, con tutti i raggi cosmici che passano da quelle parti, non si sa mai), tenterebbe immediatamente di comunicare con la Terra. La patch applicata previene appunto questi tentativi.

Insomma, un po’ come prendere a martellate il motore della vecchia auto, fedele compagna di mille avventure, prima di consegnarla col groppo in gola allo sfasciacarrozze. Ma se dal punto di vista sentimentale – sono centinaia i ricercatori e i tecnici sparsi nel mondo, molti dei quali in Italia e all’INAF, che a Planck hanno dedicato anni della propria vita – lo switch-off inviato oggi è un addio di quelli senz’appello, dal punto di vista scientifico la strada da percorrere in compagnia del telescopio spaziale ESA è ancora lunga. «La missione Planck è stata per me come scalare la montagna più alta del mondo: siamo arrivati fino in cima, raggiungendo un grandissimo successo. Ma Planck non muore: l’eredità che lascia con i dati di astronomia e cosmologia», sottolinea infatti il responsabile di LFI Reno Mandolesi, associato INAF, «continueranno a dare i loro frutti per molto tempo».

Per approfondire

  • Sta per iniziare l’era di PLANCK – Coelum n.127
  • Nuova misura della Costante di Hubble di Claudio ElidoroCoelum n. 130
  • PLANK ovvero l’universo svelato di Caludio ElidoroCoelum n.170 – 2013
  • Peccioli… e intorno l’Universo 2013 Un mese di iniziative dedicate alle stelle

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    Sabato 26 ottobre ore 20.00: Cena a tema
    con intrattenimento, gioco e premio finale.

    Prenotazione obbligatoria e info: email carbus@
    katamail.com – cell. 340.6687685).

    Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
    www.astrofilialtavaldera.com

    Peccioli… e intorno l’Universo 2013 Un mese di iniziative dedicate alle stelle

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    Sabato 26 ottobre ore 20.00: Cena a tema
    con intrattenimento, gioco e premio finale.

    Prenotazione obbligatoria e info: email carbus@
    katamail.com – cell. 340.6687685).

    Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
    www.astrofilialtavaldera.com

    Outburst per la cometa C/2012 X1 LINEAR

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    E’ esplosa una cometa

    La cometa C/2012 X1 è entrata in fase di “outburst”, caratterizzata da una rapida espansione della sua chioma. Ed è stato un gruppo di astrofili italiani a riportare l’evento, registrando un repentino aumento di luminosità di 250 volte dell’oggetto. L’atmosfera della cometa o ” chioma” ora assomiglia a quella della 17P/Holmes esplosa nel 2007.

    “La cometa è stata scoperta nel dicembre del 2012 dal programma LINEAR, che ha già individuato migliaia di comete e asteroidi”, ha detto a Media INAF  Ernesto Guido, membro del gruppo di astrofili “Associazione Friulana di astronomia e meteorologia” e autore dell’osservazione assieme a Nick Howes e Martino Nicolini. ”Sembrava un oggetto comune, non si prevedevano grandi luminosità fino al perielio, che è previsto nel febbraio 2014. Si prevedeva un massimo di magnitudine 11″, ha aggiunto.

    Un gruppo di osservatori europei, tra cui Guido e i suoi colleghi, utilizzando un telescopio di 500 mm in New Mexico controllato da remoto, hanno ripreso questa immagine dell’esplosione. La magnitudine prevista della cometa per il 20 ottobre era di circa 14, “ma il 21 ottobre un astrofilo giapponese ha riferito di averla osservato con magnitudine 8,5. I miei colleghi ed io allora abbiamo puntato i nostri strumenti verso la cometa per studiare la situazione: c’era un salto di 6 magnitudini, un salto importante, vuol dire aumento di luminosità di 250 volte”, ha detto poi Guido.

    La cometa è visibile nella costellazione della Chioma di Bernice e si trova a 450 milioni di chilometri dalla Terra (circa 3 AU). ”La posizione della cometa non è favorevole perché è visibile solo un’ora prima del sorgere del Sole – ha spiegato -. Ma siamo riusciti a fare comunque alcune riprese. La cometa aveva sviluppato una chioma circolare in seguito all’outburst di due primi d’arco: visto che la cometa è a tre unità astronomiche, vuol dire circa 260 mila chilometri”.

    Questa esplosione non significa necessariamente che la cometa sia stata disintegrata. Una vena o caverna nel nucleo cometario possono essere stati esposti alla luce solare, provocando la rapida evaporazione delle sostanze volatili all’interno. Cosa ha causato davvero l’esplosione? “Sono fenomeni abbastanza comuni ma per ora non si può dire – ha spiegato ancora Guido -. L’esplosione sembra simile a quella della 17/P Homes nel 2007 anche se lì ci fu salto di un milione di volte luminosità. Alcuni pensano che potrebbe frammentarsi, ma è presto per dirlo. Dovremo continuare a osservarla e vedere come si evolverà questo outburst”.

    Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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    25.10: Osservazione all’Oasi della Grigna, Piani Resinelli.

    Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

    Gruppo Amici del Cielo

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    25.10: “Inquinamento Luminoso“ serata a tema a cura dei soci GAC.

    Per info e iscrizioni: didattica@amicidelcielo.it
    www.amicidelcielo.it

    Associazione Astrofili Centesi

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    25.10: “La storia della Terra in 30 minuti”. Al telescopio: Venere e Giove, la Galassia di Andromeda, la Iadi e le Pleiadi.

    Per info: 346.8699254 astrofilicentesi@gmail.com
    www.astrofilicentesi.it

    Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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    25.10: Apertura Specola Cidnea, visite guidate a ingresso libero senza bisogno di prenotazione.

    Per info: osservatorio@serafinozani.it
    www.astrofilibresciani.it

    Planetario e Osservatorio Astronomico di Cà del Monte

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    25.10: “Space Debris: identificare i rifiuti spaziali con la Croce del Nord”.

    Se siete interessati ad una data non ancora pubblicata, info e prenotazioni: 327 7672984
    osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
    www.osservatoriocadelmonte.it

    Peccioli… e intorno l’Universo 2013 Un mese di iniziative dedicate alle stelle

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    25.10: “Asteroidi e meteoriti: aggiornamento
    dopo Celyabinsk” a cura di Andrea Milani
    Comparetti.

    Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
    www.astrofilialtavaldera.com

    Peccioli… e intorno l’Universo 2013 Un mese di iniziative dedicate alle stelle

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    25.10: “Asteroidi e meteoriti: aggiornamento dopo Celyabinsk” a cura di Andrea Milani Comparetti.

    Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
    www.astrofilialtavaldera.com

    Gruppo Amici del Cielo

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    22.10: “Primi scatti al cielo”.

    Per info e iscrizioni: didattica@amicidelcielo.it
    www.amicidelcielo.it

    Al Planetario di Ravenna

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    22.10: “Galileo il telescopio e l’osservazione del cielo“ di Claudio Balella.

    Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
    www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

    Planetario e Osservatorio Astronomico di Cà del Monte

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    20.10: ore 15:00: BIMBI: “Laboratorio Il colore della luce del Sole” e osservazione del Sole.

    Se siete interessati ad una data non ancora pubblicata, info e prenotazioni: 327 7672984
    osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
    www.osservatoriocadelmonte.it

    Pescato un meteorite da mezza tonnellata

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    Un fotogramma del servizio video della BBC mostra il meteorite, appena recuperato, in procinto d’essere avvolto in una coperta protettiva.
    Un fotogramma del servizio video della BBC mostra il meteorite, appena recuperato, in procinto d’essere avvolto in una coperta protettiva.

    Ve lo ricordate, il meteorite del 15 febbraio scorso? Di certo non lo hanno dimenticato i mille e più cittadini di Chelyabinsk, nella Russia centrale, rimasti feriti dai frammenti di finestre e infissi esplosi a causa dell’onda d’urto provocata dal suo ingresso in atmosfera. Da quel giorno drammatico sono trascorsi esattamente otto mesi, ed ecco che dalle acque del lago Chebarkul – già teatro del ritrovamento di numerosi frammenti – emerge un’enorme roccia che ha tutta l’aria di essere appartenuta a quel meteorite.

    Il condizionale è d’obbligo, un po’ perché le agenzie stanno battendo la notizia in queste ore e ancora non c’è stato il tempo per un’analisi approfondita, un po’ perché non sarebbe la prima volta che frammenti di roccia apparentemente spaziale recuperati dal lago Chebarkul rivelano in realtà tutt’altra origine. Quel che è certo è che la roccia, rinvenuta a oltre 13 metri di profondità, è davvero imponente. Le riprese video del recupero, scrive la BBC, mostrano un oggetto grande un metro e mezzo pesante almeno 570 kg. Frammento che si sarebbe spezzato in tre durante l’operazione di ripescaggio.

    Se la natura spaziale della roccia verrà confermata, oltre a essere il residuo di maggiori dimensioni dell’impatto del 15 febbraio, potrebbe rientrare nell’elenco dei più massicci frammenti singoli mai trovati.

    Guarda il servizio video di INAF-TV del giorno dell’impatto:

    Planetario e Osservatorio Astronomico di Cà del Monte

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    19.10: “Serata Marte”.

    Se siete interessati ad una data non ancora pubblicata, info e prenotazioni: 327 7672984
    osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
    www.osservatoriocadelmonte.it

    18-19 ottobre: Eclisse di Luna di penombra

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    Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre si verificherà un’eclisse lunare di penombra che inizierà un po’ dopo le 23:00 del 18 ottobre e si concluderà prima delle 4:00 del mattino seguente, con il massimo dell’oscuramento (circa il 76% del diametro lunare s’immergerà nella penombra) previsto intorno alle 2:00 del mattino.

    La figura a sinistra mostra (in un sistema di orientamento equatoriale) lo spostamento apparente della Luna rispetto alla sezione del cono d’ombra proiettato dalla Terra e composto da ombra e penombra.

    In questo caso il nostro satellite s’immergerà, e solo parzialmente, nella regione della penombra; il che significa che la caduta di luminosità sarà molto meno appariscente rispetto a quanto accade durante una eclisse lunare d’ombra.
    Come si può leggere dalle circostanze dell’eclisse (ovvero gli orari e la posizione della Luna sull’orizzonte) presenti nella figura, il massimo dell’eclisse si avrà alle ore 1:50 del giorno 19.

    The Italian Mars Society

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    È questo l’appello lanciato dalla IMS che per l’esperimento di Simulazione Marziana V-ERAS necessita di 4 volontari aspiranti astronauti. Niente di pericoloso, nessuna partenza senza ritorno, ma un equipaggio di quattro “astronauti” volontari, che simulerà le attività di esplorazione marziana su quattro postazioni, in realtà visrtuale, appositamente progettate e costruite da Italian Mars Society e denominate MOTIVITY.
    Gli aspiranti astronauti, che saranno selezionati entro fine di ottobre 2014, dovranno essere in possesso di conoscenze in materie come sviluppo software, robotica, psicologia, fisiologia, medicina, missioni avioniche.
    L’iniziativa, prima del genere in Italia, rientra nell’ambito del progetto ERAS (European Mars Analag Station: www.erasproject.org) un acronimo che racchiude il concetto di stazione spaziale virtuale su Marte. Il progetto ha lo scopo di sperimentare le condizioni di vita e lavoro in un ambiente confinato, riconducibili a quelle che si ritroverebbero in una stazione abitata presente su Marte.
    Preliminarmente alla costruzione dell’ERAS (uno dei moduli nell’illustrazione in alto), l’IMS ha avviato lo sviluppo di una simulazione di Virtual Reality (VR) della stazione (V-ERAS). Il vantaggio principale di questa prima fase è che sarà possibile intraprendere sessioni di training con un equipaggio che può interagire con il suo ambiente futuro prima che la stazione sia costruita.
    Ed è questa fase preliminare che avrà luogo dal 7 al 14 dicembre 2014 in una location da sogno, a Madonna di Campiglio, presso il Dolomites Astronomical Observatory dell’Hotel Carlo Magno, che sponsorizza, oltre che ospitare, l’iniziativa.
    Maggiori dettagli sul progetto V-Eras in uno dei prossimi numeri di Coelum.

    info: www.marssociety.it

    Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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    18.10: “M 31 allo zenit, la galassia che ci cade sulla testa“ di Franco Molteni.

    Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

    Al Planetario di Ravenna

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    18.10: I Venerdì dell’A.R.A.R.: ”I pianeti extrasolari: alla ricerca di mondi nuovi” di Mauro Graziani.

    Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
    www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

    Associazione Astrofili Centesi

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    18.10: “Le bellezze del nostro satellite. (in occasione
    dell’eclisse parziale di Luna)”.

    Per info: 346.8699254 astrofilicentesi@gmail.com
    www.astrofilicentesi.it

    Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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    18.10: ”Le prime stelle dell’Universo”.

    Per info: osservatorio@serafinozani.it
    www.astrofilibresciani.it

    Planetario e Osservatorio Astronomico di Cà del Monte

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    18.10: “COSMOLOGIA: BIG BANG! Cos’è successo 14 miliardi di anni fa?” e osservazione notturna del cielo in attesa dell’eclissi penombrale di Luna.

    Se siete interessati ad una data non ancora pubblicata, info e prenotazioni: 327 7672984
    osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
    www.osservatoriocadelmonte.it

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