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Al Planetario di Ravenna

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10.12: “Jules Verne: comete, impatti e viaggi spaziali nella Belle Epoque” di Paolo Morini.

Per info: tel. 0544-62534 – info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

MUSEI CAPITOLINI I MERCOLEDÌ DI ARCHIMEDE STORIE DI SCIENZA ANTICA

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11.12: “Archimede e la rivoluzione scientifica” di Lucio Russo.

www.museicapitolini.org

Le comete di dicembre: Lovejoy protagonista

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Configurazione del cielo per l'8 mattina poco prima dell'alba (direzione est)
Nell'immagine, il percorso della Lovejoy a dicembre, nel suo viaggio verso il perielio. La linea verde indica la linea dell'orizzonte così come si presenta all'alba attorno alle 5:00 da una località del Centro Italia. Per le effemeridi precise giorno per giorno vedere il link comete nel box qui in basso.

EFFEMERIDI di DICEMBRE

relative agli oggetti descritti in Coelum n.176

A dicembre subito dopo il tramonto (o per i mattinieri prima dell’alba) cerchiamo vicino a beta Boote, la cometa C/2013 R1 (Lovejoy) che, se continuerà ad essere più luminosa del previsto, sarà visibile anche ad occhio nudo… La vedremo attraversare il Boote per finire poi nella costellazione dell’Ercole, con una magnitudine prevista che varierà dalla +5,6 alla +6,7 e, se sarà attiva come nei mesi scorsi, avrà una superba coda di ioni.

Dal 12 al 16 dicembre passerà 6° a sud dall’ammasso globulare M13, per poi abbassersi sempre più (il perielio è previsto per il 22 dicembre) e osservarla diventerà sempre più difficile.

Alta nel cielo ed osservabile per buona parte della notte, potremo anche cercare nel Pegaso la cometa 154P (Brewington), che, con una magnitudine vicino alla nona, sarà un oggetto facile anche per un binocolo. Dal 12 al 16 dicembre si troverà a circa due gradi di distanza dall’alfa del Pegaso.

Per le comete più deboli, infine, rimandiamo gli interessati ai siti:
•    www.aerith.net/index.html
•    http://kometen.fg-vds.de/fgk_ hpe.htm

Rubrica Comete di Rolando Ligustri presente a pagina 31 di Coelum n.176.

Al Planetario di Ravenna

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09.12, ore 10:30: Osservazione del sole.

Per info: tel. 0544-62534 – info@arar.it
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La relazione Gutiérrez

Tutta la storia che sto per raccontarvi è cominciata questa estate. Anzi, dovrei dire che ha avuto il suo epilogo questa estate, ma non precorriamo.
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Avendo la necessità di scrivere per una rivista argentina un breve articolo sulla vicenda del declassamento di Plutone, appena dopo la Risoluzione emessa dall’assemblea IAU ho cominciato a scartabellare nel mio archivio cartaceo alla ricerca di alcuni dati necessari per sostenere le necessarie argomentazioni.
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Devo premettere che da quando mi sono trasferito in Europa, 13 anni fa, non poca parte di tutto il materiale documentale che mi porto dietro (dispense, articoli, corrispondenza) non è mai uscito dagli scatoloni che lo contenevano alla partenza, e pertanto nel corso della ricerca ho dovuto riesumare faldoni a cui non avevo più messo mano da un sacco di tempo. Fatto sta, che dal mucchio “Sistema Solare”, ad un certo punto è uscita una grande busta gialla che riportava sul frontespizio la scritta battuta a macchina che potete vedere in basso.
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In alto, l’intestazione della busta che mi fu consegnata da Padre Gutiérrez, con la previsione sulla distanza del “decimo pianeta” e l’avvertimento di “aprire solo dopo la sua scoperta”.
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Il vederla e il ricordare tutta la vicenda è stato solo un attimo.
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A quel tempo, erano i primi mesi del 1993, lavoravo in Argentina presso l’Osservatorio Astronomico di Cordoba, dove alla Stazione Astrofisica di Bosque Alegre conducevo da tempo delle ricerche di fotometria su Plutone. Forse proprio per questo indirizzo dei miei studi, il direttore Gustavo J. Carranza mi chiese un giorno di ricevere e “di ascoltare pazientemente” – ricordo ancora queste esatte parole – ciò che aveva da dirmi un suo caro amico, tale Padre Jeremías Gutiérrez.

Cosa che avvenne pochi giorni dopo, quando nel mio ufficio vidi entrare un vecchio prete che, dopo i convenevoli, subito si affrettò ad aprire sulla scrivania una pesante borsa nera. Avvertito dai sottintesi del direttore, ero già rassegnato a sostenere una lunga e noiosa conversazione di chissà quale natura, e rimasi quindi sorpreso nel sentire padre Gutiérrez rivolgermi queste poche e sbrigative parole:
«Dottor Chavez, il suo tempo è prezioso. Le dirò soltanto che per gran parte della mia vita privata mi sono interessato di astronomia. Questa busta contiene una breve memoria sulla regolarità delle distanze dei pianeti, ma non le chiedo di leggerla e di darmi un parere. Voglio che lei la conservi fino a quando verrà scoperto il decimo pianeta, della cui esistenza non dubito. Quando arriverà quel momento, se vorrà accetterà l’accordo che le propongo, lei aprirà la busta e mi darà ragione o torto sulla giustezza della previsione che ho indicato sul davanti, e sulla plausibilità del metodo esposto all’interno.»
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Non ricordo più che cosa obiettai nel tentativo di non accettare. Probabilmente mi difesi dicendo che stavo per partire per l’Europa, ma a quanto pare senza alcun risultato, perché un minuto dopo Padre Gutiérrez aveva già lasciato la stanza e io mi ritrovavo perplesso a rigirami tra le mani la grande busta gialla.
Restai colpito dalla forma quasi solenne e testamentaria, lo confesso, ma in sostanza giudicai la cosa come uno dei tanti episodi in cui gli astronomi professionisti vengono chiamati a dare il loro parere su “decisive scoperte” effettuate dai dilettanti su un tema così scontato come quello della regolarità nella spaziatura delle orbite planetarie. Cosi, presi la busta, l’imbucai nell’archivio “pianeti”, e non ci pensai più.
E la cosa non mi tornò alla mente nemmeno quando Michael Brown, 12 anni dopo, scoprì il KBO 2003 UB313 (ora chiamato Eris), più grande di Plutone e da molti definito come “Il decimo pianeta”.
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Tornando ai giorni nostri, il giorno del ritrovamento passai tutta la sera a leggermi il documento di Padre Gutiérrez, forse più per un certo senso di colpa che per reale curiosità, e naturalmente mi precipitai a confrontare la sua previsione scritta sulla busta (74,5 UA) con la distanza media di Eris, ammesso che questi potesse essere considerato il decimo pianeta. Il dato, purtroppo non collimava: 74,5 contro 67,7 UA. E dunque?
Proseguendo nella lettura, le cose cominciarono però a chiarirsi.
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’Lo schema in alto può aiutare la comprensione dell'idea di partenza di Padre Gutiérrez. Ogni pianeta riporta in alto la sua distanza dal Sole in unità astronomiche. Moltiplicando tra loro le distanze delle coppie di pianeti simmetriche rispetto a Giove, si ottengono dei valori abbastanza costanti. La distanza di Giove, ritenuto il corpo centrale della successione, è moltiplicata per se stessa, la distanza assegnata agli asteroidi è quella media dell'estensione della fascia, mentre è incognita quella dell'ipotetico X° pianeta. I dati delle distanze (come i parametri orbitali e i valori delle masse citati più avanti nel testo) sono quelli riportati da Gutièrrez nella sua memoria: datati al 1960, January 1,5 e tratti dalle Fundamental Ephemerides dell'Astronomical Almanac.
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In pratica (cerco di farla più breve possibile) Gutiérrez era partito dal fatto, già noto, che i prodotti delle distanze medie di coppie di pianeti simmetriche rispetto a Giove sono grosso modo costanti. Mi spiego meglio con lo schema in alto.
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La cosa, per quanto curiosa, è giustificata dal fatto che le distanze dei pianeti sono descritte sia pure in modo approssimativo da una progressione geometrica (vedi la “legge” di Bode), e in una qualsiasi serie geometrica il prodotto dei termini simmetrici rispetto ad un termine dato è sempre costante. Ad esempio, nella serie:
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2    4    8.... 16 32 64128

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il prodotto delle coppie 2×128, 4×64, 8×32, 16×16 è sempre uguale a 256.
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Padre Gutiérrez nota però che nei prodotti delle distanze, le coppie a valore più basso (quelle più si discostano dall’ipotetica costante) sono quelle formate da pianeti che possiedono eccentricità orbitali elevate e/o le masse più cospicue. E dopo una quantità di calcoli basati per la massima parte su procedimenti euristici arriva al concetto di “distanza corretta”, secondo il quale la distanze media “a” di ogni pianeta dev’essere corretta in funzione dell’eccentricità “e” e della massa “m”, in questo modo:
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(1)
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dove a’ è la “distanza corretta”, m/M è il rapporto tra la massa del pianeta e quella del Sole, e k è una costante di proporzionalità che vale 48. Applicando tale impostazione alla successione delle distanze, Gutiérrez ottiene i risultati evidenziati in rosso nella tabella in basso (se il lettore desidera verificare, si aiuti con i dati elencati).
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Con questi valori, i prodotti delle distanze corrette di ogni coppia di pianeti diventano:
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Mercurio – X°  ?
Venere – Plutone  30,336
Terra – Nettuno  30,329
Marte – Urano  30,325
Asteroidi – Saturno  ?
Giove – Giove  30,325
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Come si può vedere, tramite la correzione la costanza dei prodotti diventa veramente notevole! Assumendo poi che la costante 30,325 del corpo centrale (Giove) debba valere anche per quelle coppie dove uno dei valori della distanza è indefinito (Asteroidi) o ignoto (X°), Gutiérrez deduce che per la fascia degli asteroidi questo valore debba essere:
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.e per l’eventuale decimo pianeta X°:
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..
Ecco dunque il significato di quel valore di 74,5 UA scritto sul frontespizio della busta. Si trattava della “distanza corretta” prevista da Gutiérrez per l’ipotetico decimo pianeta, e non della sua distanza media!
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A questo punto della lettura – i lettori avranno già capito – serviva una controprova, e assumendo che Eris potesse essere davvero il “decimo pianeta”, ho rifatto i calcoli introducendo nella formula (1) i valori della distanza media (67,71 UA) e dell’eccentricità orbitale (0,4416) 0dell’oggetto scoperto da Brown (la correzione della massa è trascurabile), ottenendo (invito i lettori a rifare  il calcolo):
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X° (Eris) = 74,54
..
L’identico valore previsto da Padre Gutiérrez!

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Questa è la sostanza della memoria ricevuta in eredità, anche se nelle pagine dattiloscritte di Padre Gutiérrez c’è molto di più a commento della scoperta di questa singolare e affascinante relazione. Se la propongo all’attenzione dei lettori e di quanti si occupano di tale argomento (storicamente fondato sulle ipotesi di Titius-Bode e poi sviluppato in centinaia di varianti da autori successivi) è per riparare a un debito personale con l’Autore e per la convinzione che possa essere di un qualche interesse “cosmogonico”, almeno a livello speculativo, nel discutere lo status planetario o meno di Plutone e di Eris.
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Naturalmente, la relazione di Gutiérrez non è priva di limiti e di ambiguità (del resto, alcune già individuate dallo stesso autore). Nell’impossibilità di trattare l’argomento in questa sede, preferisco lasciare aperta la discussione a chiunque vorrà commentare questo mio scritto per confortare o per sottolineare i punti deboli della congettura.
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Per non lasciare la storia a metà, vorrei anche aggiungere che dopo la lettura della memoria ho cercato di mettermi in contatto con Padre Gutiérrez, ma il suo recapito telefonico di Cordoba non era più attivo. Una serie di messaggi email con l’Istituto Dalmacio Vélez, dove insegnava al tempo, mi ha purtroppo confermato la sua scomparsa, avvenuta nel 1999 all’età di 83 anni.
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Altri articoli pubblicati sull’argomento

  • Le leggi empiriche delle distanze planetarie di G. Silva, Coelum n. 11
  • La “Legge” di Titius e Bode di C. Elidoro, Coelum n. 49
  • Sulle distanze dei Pianeti dal Sole di M. Crenna, Coelum n. 72

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L’articolo è stato pubblicato su Coelum n. 102 – Gennaio 2007

Asteroidi – Davida e Ornamenta Due storie si incrociano nel Toro

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cartina asteroidi 176
Il percorso apparente di Ornamenta e Davida durante il mese di dicembre. Ambedue gli asteroidi saranno nel Toro e si muoveranno in direzione delle Iadi.
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Il percorso apparente di Ornamenta e Davida durante il mese di dicembre. Ambedue gli asteroidi saranno nel Toro e si muoveranno in direzione delle Iadi.

EFFEMERIDI di DICEMBRE

relative agli oggetti descritti in Coelum n.176

La storia di Davida è nota: il pianetino fu trovato il 30 maggio 1903 dall’astronomo americano Raymond Smith Dugan (1878-1940) – allora assistente del famoso Max Wolf presso l’Osservatorio di Heidelberg – e dedicato all’amico astronomo David Peck Todd (1855-1939). In quell’epoca, le dimensioni dei pianetini che si andavano trovando (la massima parte per via fotografica) avevano dimensioni sempre più ridotte. Ma quando, parecchi anni dopo, si riuscì a misurarne il diametro ci si accorse che Davida era un vero e proprio gigante. Tant’è vero che oggi è considerato il settimo asteroide per massa e dimensioni (360 x 300 x 230 km), penalizzato però da un’albedo e da un’orbita grandicella, che non gli consentono di brillare quanto meriterebbe. Anche nelle sue migliori opposizioni, infatti, Davida riesce a malapena a scendere sotto le 1,6 UA e a brillare al massimo di mag. +9,6. Comunque, sebbene l’opposizione di quest’anno non sia delle migliori (soltanto nel 2030 ci sarà quella “super”), Davida arriverà il 3 dicembre a una distanza minima di 1,629 UA, e alla magnitudine di +9,8… Davvero niente male!asteroidi-tabella
Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Asteroidi di Talib Kadori presente a pagina 70 di Coelum n.173.

Supernovae – approfondimento a Coelum 176

La supernova SN2013fw in NGC 7042
Questo mese, per motivi di spazio, la rubrica Supernovae curata da Fabio Briganti e Riccardo Mancini dell’Italian Supernovae Search Project viene pubblicata esclusivamente online. Buona lettura!
La supernova SN2013fw in NGC 7042

Questo autunno 2013 continua a mostrarsi avaro nei confronti dei ricercatori di supernovae italiani, rimasti ancora senza nuove scoperte. Dobbiamo pertanto focalizzare la nostra attenzione sulla più luminosa supernova di questo periodo scoperta da due bravi astrofili cinesi che in questi ultimi anni, in oriente, stanno rivaleggiando alla pari con i più esperti astrofili giapponesi. Stiamo parlando della SN2013fw scoperta il 22 ottobre da Zhangwei Jin e Xing Gao nella galassia a spirale barrata NGC7042 posta in Pegaso al confine con le piccole costellazioni del Delfino e del Cavallino e distante circa 240 milioni di anni luce.

La supernova è stata individuata quando brillava di mag. +17,1 e nei giorni seguenti la sua luminosità è andata aumentando, a conferma che la scoperta era avvenuta prima del massimo. Lo spettro infatti, ripreso il 24 ottobre con il Faulkes Telescope North di 2 metri del Haleakala Observatory posto nelle Isole Hawaii, ha permesso di classificare la supernova di tipo Ia scoperta due settimane prima del massimo di luminosità ed ha evidenziato una particolarità: i gas espulsi da questa supernova dopo l’esplosione si espandono ad un’altissima velocità. Nella prima settimana di novembre la supernova ha raggiunto il picco di luminosità intorno alla mag. +14,8 ed è perciò un facile oggetto da seguire in prima serata alto nel cielo.

Vogliamo poi puntare l’attenzione su un’altra supernova alla quale, al momento in cui scriviamo, non è stata ancora assegnata la sigla ufficiale. Si tratta di una supernova scoperta il 30 ottobre nella piccola galassia PGC61330 dai canadesi Dave Lane, Nathan Gray e Paul Gray. La galassia ospite è posta nella costellazione del Drago a circa 610 milioni di anni luce di distanza e posizionata a soli 20° dal polo, perciò circumpolare e visibile tutta la notte.

in PGC 61330

La supernova al momento della scoperta mostrava una luminosità intorno alla mag.+18 e nei giorni seguenti ha raggiunto la mag.+17. Il transiente è quindi un oggetto poco notevole ed anche la galassia ospite non è poi molto fotogenica, però questa supernova è degna di nota perché detiene un particolare primato: Nathan Gray è infatti il più giovane scopritore di supernove di tutti i tempi avendo solo 10 anni di età! Record strappato per soli 33 giorni alla sorella Kathryn Aurora Gray che scoprì a sua volta la SN2010lt, anche lei all’età di soli 10 anni.

Leggendo queste righe chi non si interessa di supernovae potrebbe pensare che scoprire una supernova sia un gioco da ragazzi, ma in realtà non è assolutamente così. Ci viene il sospetto che papà Paul, che vanta al suo attivo la scoperta di 5 supernovae, abbia influenzato in maniera determinante l’esito delle scoperte dei suoi due figli, ma preferiamo invece pensare a questa famiglia canadese come a qualcosa di unico nel panorama mondiale della ricerca supernovae amatoriale.

La crescita esplosiva di una giovane stella

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Il grafico mostra la giovane protostella nel centro circondata da nubi di gas e polveri. In rosso l’emissione della molecola organica metanolo, rilevata attorno al centro. In blu la distribuzione della molecola HCO+ che mostra chiaramente un’estesa struttura ad anello. Il cerchio giallo più interno indica dove attualmente la temperatura sia maggiore di 100 gradi sopra lo zero assoluto (-173 C); il cerchio più esterno indica dove c’era la stessa temperatura quando la stella era cento volte più brillante. Crediti: Jes Jørgensen (Niels Bohr Institute)
Il grafico mostra la giovane protostella nel centro circondata da nubi di gas e polveri. In rosso l’emissione della molecola organica metanolo, rilevata attorno al centro. In blu la distribuzione della molecola HCO+ che mostra chiaramente un’estesa struttura ad anello. Il cerchio giallo più interno indica dove attualmente la temperatura sia maggiore di 100 gradi sopra lo zero assoluto (-173 C); il cerchio più esterno indica dove c’era la stessa temperatura quando la stella era cento volte più brillante. Crediti: Jes Jørgensen (Niels Bohr Institute)

Quella di protostella può essere considerata la fase embrionale nello sviluppo di una stella. Una fase di veloce crescita conseguente al collasso gravitazionale di gigantesche nubi di gas e polvere, un tumultuoso addensamento che precede la vera e propria accensione dell’astro, ovvero l’innesco delle reazioni termonucleari di fusione dell’idrogeno nel nucleo stellare.

Una crescita particolarmente vivace ed esplosiva ha contraddistinto IRAS 15398-3359, una protostella di massa ridotta che si è andata formando negli ultimi 100.000 anni all’interno della Via Lattea. Secondo un gruppo di ricerca a guida danese che l’ha studiata con il radiotelescopio ALMA dell’ESO in Cile, questa giovane stella è stata, nelle fasi iniziali del suo sviluppo, circa 100 volte più luminosa di quanto lo sia adesso. Lo studio è in via di pubblicazione sulla rivista Astrophysical Journal Letters.

“Abbiamo studiato la chimica del gas e della polvere che circondano la protostella”, spiega Jes Jørgensen dell’Istituto Niels Bohr all’Università di Copenaghen, leader della ricerca. “In questa densa nube si svolgono reazioni chimiche che portano alla formazione di varie molecole organiche complesse, compreso il metanolo. Ci aspettiamo di trovare queste molecole vicino alla stella, ma per una di esse abbiamo invece osservato una disposizione ad anello: qualcosa ha rimosso una specifica molecola, HCO+, da una vasta area attorno alla protostella.”

Jørgensen e colleghi ritengono che la scomparsa della molecola HCO+ sia da addebitare al vapore d’acqua, prodotto durante il processo di formazione stellare attraverso il riscaldamento del ghiaccio presente sui granelli di polvere. Seguendo poi le tracce della molecola mancante si possono conoscere i traumi che la stella ha incontrato nella sua crescita.

“Dalle dimensioni dell’area in cui la molecola HCO+ è stata dissolta dal vapore d’acqua possiamo calcolare quanto brillante sia stata la giovane stella – prosegue Jørgensen . E quello che salta fuori è che tale area è parecchio più grande di quanto ci si aspetterebbe rispetto alla luminosità attuale della stella: la protostella è stata fino a 100 volte più brillante di quanto lo sia la stella ora. Inoltre, dalla chimica implicata possiamo anche affermare che questo cambiamento è avvenuto negli ultimi 100-1000 anni, pochissimo tempo fa dal punto di vista astronomico.”

I ricercatori ritengono che non si sia trattato necessariamente di una singola esplosione di luce e calore, ma di un fenomeno che si può essere ripetuto diverse volte durante il processo di formazione stellare. Fenomeno che è interessante comprendere anche perché può avere un’influenza decisiva sull’abbondanza delle molecole organiche complesse che, in uno stadio successivo dell’evoluzione stellare, saranno incorporate nei sistemi planetari. Ma al momento non sappiamo se queste “eruzioni” siano un fenomeno comune tra le protostelle, oppure se IRAS 15398-3359 costituisca una notevolissima eccezione.

Il Cielo del Mese – Il Cielo di Dicembre

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cartina dic 00 TL3

EFFEMERIDI di DICEMBRE

relative agli oggetti descritti in Coelum n.176

Arriva dicembre, e si apre ufficialmente la stagione in cui il cielo offre agli osservatori la parte più spettacolare di quanto è possibile vedere dal nostro emisfero, ovvero quel complesso di costellazioni che ha per centro la grande figura di Orione. Verso la metà del mese, alle 22:30, la figura del “cacciatore” sarà ancora defilata verso sudest, mentre saranno già in meridiano il Toro, con un luminosissimo Giove in opposizione, e più in basso l’anonimo Eridano. A ponente scenderanno lentamente gli asterismi che qualche mese fa erano allo zenit (Pegaso e Cigno su tutti), mentre ad est si preannunceranno già il Cancro e il Leone, con lo zenit attraversato dal Perseo. Un paio di ore dopo sorgerà anche Boote, mentre staranno già scendendo ad ovest la Balena, i Pesci e Andromeda.

All’inizio di dicembre il Sole si troverà nella costellazione zodiacale dell’Ofiuco e passerà in quella del Sagittario il giorno 17. Sempre più bassa e immersa nella foschia, la nostra stella raggiungerà in questo periodo, più precisamente il giorno 21, la minima altezza sull’orizzonte al momento del passaggio in meridiano (+24,5°). Sarà questo il giorno del Solstizio invernale (dal latino “solstitium”, che significa “Sole immobile”, stazionario, per il fatto che la sua apparente caduta in altezza sembra progressivamente arrestarsi). Da questo momento in poi avrà inizio nel nostro emisfero l’inverno astronomico.

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione di Sole, Luna e pianeti, con tutte le immagini, nella Rubrica Il cielo di novembre di Luigi Becchi e Remondino Chavez presente a pagina 58 di Coelum n.176.

Gruppo Salese “G. Galilei”

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A cura di Fabrizio Marchi, inizio ore 21:00, ingresso libero:
05.12: ”I Lakota Sioux e i popoli delle grandi pianure”.

Per info: cell. 340.3450274 – astrosalese@libero.it
www.astrosalese.it

Associazione Ligure Astrofili Polaris

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06.12: ”Il super meteorite esploso su Chelyabinsk: può succedere di nuovo?” di Nicola Castellano.

Per info: cell. 346.2402066 – info@astropolaris.it
www.astropolaris.it

Montecatini Val di Cecina Astronomical Centre

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6 e 7.12: Star Party, osservazione del cielo autunnale, ed invernale, osservazione dei pianeti del sistema solare, la Via Lattea invernale.

Per informazioni e per osservazioni in altre date:
cell. 338 1251198 – info@astronomicalcentre.org
www.astronomicalcentre.org

Associazione Astrofili Centesi

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06.12: “Favole dal cielo: le costellazioni invernali e i loro miti”. Al telescopio: Luna, Giove, Andromeda
e il doppio ammasso in Perseo.

Per info: 346.8699254
astrofilicentesi@gmail.com
www.astrofilicentesi.it

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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IMPORTANTE: La tua iscrizione al canale Youtube è molto preziosa per noi al fine di migliorare la qualità
della trasmissione. Basta cliccare sul pulsante sotto il video “iscriviti”, oppure andare al link diretto al nostro canale Youtube: www.youtube.com/subscription_center?add_user=skylivechannel
Ovviamente tutto completamente gratuito.
Questi gli appuntamenti mensili.
UAI con SKYLIVE Una Costellazione sopra di Noi – Il primo venerdì di ogni mese, a cura di Giorgio Bianciardi
(vicepresidente UAI).
06.12: La Costellazione di Andromeda.
SKYLIVE con UAI Rassegnastampa e cielo del mese – Quarto giovedì del mese a cura di Stefano Capretti.
www.skylive.it
www.uai.it

BARI incontra L’UNIVERSO

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da ottobre 2013 a maggio 2014
BARI INCONTRA GIUSEPPE BIANCO Dir. Centro Geodesia Spaziale di Matera: “Misurare la Terra dalla spazio: geodesia spaziale e geodinamica”. In collaborazione con ASI.

06.12, ore 11:00: presso i Licei Leonardo da Vinci-Platone di Cassano delle Murge (Ba).
06.12, ore 16:00: presso il Liceo Scientifico Cartesio di Triggiano (Ba).
è un’iniziativa promossa dalla Società Astronomica Italiana Sezione Puglia, in collaborazione con Agenzia Spaziale
Europea (ESA), Istituto Nazionale di AstroFisica (INAF), Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Provincia di Bari, Comune di Bari, Comune di Cassano delle Murge, CEA Solinio e Coelum Astronomia.
info@saitpuglia.it
www.saitpuglia.it

Pio & Bubble Boy – Coelum n.176 – 2013

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Pio e Bubble Boy
Pio & Bubble Boy - Mario Frassati - Coelum 176

Questa Vignetta è pubblicata su Coelum n.176 – 2013. Leggi il Sommario. Guarda le altre vignette di Pio&Bubble Boy

Gruppo Astrofili Rozzano

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Escursioni in montagna, a Pian dell’armà (PV), per l’osservazione degli astri i venerdì e sabato: 06/07 e 27/28 dicembre.
Informazioni GAR: cell. 380 3124156 e 333 2178016
E-mail: info@astrofilirozzano.it
www.astrofilirozzano.it

Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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06.12: “Il mistero della massa mancante: materia oscura o una nuova legge della gravità?” di Stefano Covino.

Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

BARI INCONTRA L’UNIVERSO La scienza si racconta

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06.12, ore 11:00: presso i Licei Leonardo da Vinci-Platone di Cassano delle Murge (Ba).

info@saitpuglia.i
www.saitpuglia.it

BARI INCONTRA L’UNIVERSO La scienza si racconta

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06.12, ore 16:00: presso il Liceo Scientifico Cartesio di Triggiano (Ba).

info@saitpuglia.i
www.saitpuglia.it

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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06.12: ”Astronomia antica”.

Per info: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it

Il Cielo Sepolto – La Fenice risorge ma non vola

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L'illustrazione rappresenta il transito al meridiano della costellazione della Fenice vista dai tetti di Roma. Come è possibile vedere, tutte e tre le stelle principali sono sopra l'orizzonte soltanto di pochissimi gradi. La posizione delle galassie NGC 300 e NGC 55, trattate nella scorsa puntata, è stata mantenuta per dare l'idea di quanto ci si è abbassati in declinazione passando dallo Scultore alla Fenice.
cielo sepolto 176fenice
L'illustrazione rappresenta il transito al meridiano della costellazione della Fenice vista dai tetti di Roma. Come è possibile vedere, tutte e tre le stelle principali sono sopra l'orizzonte soltanto di pochissimi gradi. La posizione delle galassie NGC 300 e NGC 55, trattate nella scorsa puntata, è stata mantenuta per dare l'idea di quanto ci si è abbassati in declinazione passando dallo Scultore alla Fenice.

Questa volta affonderemo ancora più verso le regioni australi, andando a visitare la sottostante costellazione della Fenice; ma se la mitica Fenice era solita tornare a spiccare il volo dalle sue ceneri, la stessa cosa non avviene certamente per l’omonima costellazione, che non riesce mai ad alzare la testa sopra l’orizzonte per più di qualche grado. La Fenice, apparsa per la prima volta nell’Uranometria del Bayer nel 1603, è infatti una costellazione decisamente australe, distesa sulla fascia che va dai –40° a –57° di declinazione.
cielo_sepolto_tabellaNumeri che non lasciano scampo, tanto che anche durante il suo fugace apparire in prima serata, nel corso di questo mese, potremo sperare di vederne solo la parte settentrionale. Mai come in questo
caso diventa determinante la località da cui si osserva. Per gli abitanti d’oltralpe, e in particolare per coloro che vivono al di sopra del 50° parallelo, la Fenice rimane totalmente invisibile (per cui mai
leggerete di un oggetto o di una cometa scoperti da Messier nella Fenice, che non è mai osservabile da Parigi…), mentre per gli abitanti dell’altro emisfero rappresenta una caratteristica del cielo primaverile
nonché dell’inizio dell’estate australe.

Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Il Cielo Sepolto di Piero Mazza presente a pagina 60 di Coelum n. 176.

Nel Cielo – Le stelle fredde dell’Unicorno – Tre ammassi da rubare alle notti invernali

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La cartina del mese abbraccia l'intera costellazione del Monoceros (Unicorno), confinante con il Canis Major a sud e con Orione a ovest. I tre ammassi di cui si parla nel testo – M50, NGC 2301 e NGC 2232 – sono identificati dagli asterischi gialli e i primi due sono circondati da una regione rettangolare chiara corrispondente alla parte ingrandita nelle mappe seguenti.
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La cartina del mese abbraccia l'intera costellazione del Monoceros (Unicorno), confinante con il Canis Major a sud e con Orione a ovest. I tre ammassi di cui si parla nel testo – M50, NGC 2301 e NGC 2232 – sono identificati dagli asterischi gialli e i primi due sono circondati da una regione rettangolare chiara corrispondente alla parte ingrandita nelle mappe seguenti.

M50, un ammasso a forma di cuore? – Nella parte meridionale della costellazione, quasi al confine con il Cane Maggiore e 2,5° a nordovest della famosa “Seagull Nebula” (IC 2177), si trova un oggetto deep-sky decisamente appariscente. Stiamo parlando di M50, un ammasso aperto esteso per circa 15 primi d’arco e popolato da un centinaio di stelle che brillano di una luminosità compresa tra la mag. +9 e +13; il che lo porta a una magnitudine apparente integrata di +5,9 e quindi alle soglie della visibilità ad occhio nudo, tanto che non pochi osservatori assicurano di essere riusciti a vederlo sotto
cieli sufficientemente scuri come una tenue nubecola lattescente. Ufficialmente l’ammasso fu individuato da Messier il 5 aprile 1772 anche se Jacques Cassini (1677-1756), figlio di Giandomenico, nel suo “Elements d’astronomie”, del 1740, asserisce che nel 1711 suo padre scoprì una “nebula” «…nell’area tra il Cane Maggiore e il Cane Minore (…) una delle più belle che si possano ammirare al telescopio». Indicazione però alquanto vaga, che a ben considerare rimette in gioco anche la rivendicazione di Giovan Battista Hodierna (1597-1660), dato che l’astronomo siciliano lasciò scritto nel 1654 che, in un anno imprecisato prima di quella data, vide una “Nebulosa Intercanicularis”, cioè una “nebulosa tra i due Cani”.
nel_cielo-tabellaPer approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, i cenni storici, le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Nel Cielo di Salvatore Albano presente a pagina 56 di Coelum n. 176.

MUSEI CAPITOLINI I MERCOLEDÌ DI ARCHIMEDE STORIE DI SCIENZA ANTICA

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04.12: “I classici e la scienza”, G. Di Pasquale.

www.museicapitolini.org

La Luna raggiunge Mercurio e Saturno nel cielo del mattino

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Per trovare un terzo evento abbastanza interessante per il mese di novembre, sarà necessario sconfinare nel primo giorno di dicembre per osservare la medesima ragione di cielo (la Libra) in cui il 26 novembre si è verificata la congiunzione tra Mercurio e Saturno. Poco prima dell’alba, verso le 5:45, sarà così possibile osservare una sottilissima falce di Luna calante sorgere dall’orizzonte est-sudest in congiunzione con Saturno (3° a est) e Mercurio (più in basso, sorgerà dopo le 6:00).

La cosa particolare sarà però che la Luna a quell’ora starà occultando la stella Zuben el Genubi (alfa Librae, di mag. +2,7) e che quindi questa volta si tratterà di cercare quello che non si vede, piuttosto di quello che si vede…

N.B. Le dimensioni del disco lunare sono esagerate di 4x rispetto alla scala della figura.

ISON, come la fenice risorta dalle sue ceneri?

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Ultimo aggiornamento delle 9:11 (TU) dal LASCO C3.
La cometa in alto a sinistra nell'immagine della sonda STEREO

Dopo averla vista affievolirsi poco prima di sparire dietro al disco di oscuramento del coronografo LASCO C2 della sonda SOHO, senza poi riapparire nel campo del Solar Dynamics Observatory dove gli scienziati la stavano “aspettando”, era stata data per spacciata. Evaporata.

Ma qualcosa è sopravvissuto, e continua il suo cammino. Sono solo i resti della cometa destinati a dissolversi man mano che si allontanano dal Sole o una parte del nucleo è sopravvissuto?

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Di sicuro nessuna cometa è mai stata seguita da così tanti appassionati nel suo avvicinamento al Sole, ne stiamo seguendo l’imprevedibile evoluzione (propria in realtà di questo genere di comete) praticamente in diretta assieme agli stessi scienziati. Di conseguenza non sappiamo ancora cosa è davvero successo e come si comporterà nei prossimi giorni.

Per il momento possiamo solo stare ad aspettare…

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Qui a destra il passaggio al perielio nel campo del coronografo LASCO C2, mostra la cometa affievolirsi e riapparire, come una flebile scia, dall’altro lato.
Più sotto un video che mostra l’intero giro di boa attorno al Sole aggiornato alle ultime immagini riprese dal LASCO C1 (che riprende un campo più ampio) mostra la cometa (o quel che ne resta) riprendere forma e intensificare la sua luminosità.

Giorno per Giorno con la ISON – 30 novembre

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Ormai è chiaro che la cometa non ha superato indenne il perielio, ma se qualcuno volesse comunque tentare di osservare il cammino di quel che ne è rimasto (ammesso che sia ancora abbastanza luminoso da permetterlo) le immagini di seguito danno una traccia di dove cercarla, e questo è quello che scrivevamo…

“La ISON tornerà a essere osservabile sia la mattina che la sera (sempre che ovviamente non si sia nel frattempo disintegrata e che la sua luminosità si aggiri ancora nei dintorni delle magnitudini negative). Alle 7:00 la cometa, con una coda visibilmente più ridotta a causa del progressivo allontanamento rispetto alla Terra, precederà di pochissimo il sorgere del Sole; così come la sera, alle 17:00, sarà in procinto di seguirlo, sempre adagiata sull’orizzonte”.

Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena

Inviate le vostre immagini su gallery@coelum.com

ISON: ci siamo quasi!

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Eccola, mentre si appresta a girare attorno al Sole, alle 19:45 raggiungerà la minima distanza passando a 1 170 000 km dalla superficie per poi riallontanarsi (speriamo) proseguendo il suo viaggio. Nell’immagine di sinistra la vediamo al limite del disco di oscuramento del coronografo LASCO C3, mentre nell’animazione sulla destra il momento in cui entra nel campo del coronografo LASCO C2.

A breve entrerà invece nel campo dell’SDO (Solar Dynamics Observatory). La NASA ha organizzato un Google Hangout con gli scienziati del Centro di Controllo della missione SDO  per seguire in diretta il passaggio della cometa attorno al Sole.

Kepler 2, il ritorno

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Crediti: NASA Ames/W Stenzel

Azzoppato nel maggio scorso dalla perdita d’una seconda ruota di reazione, Kepler, il più straordinario cacciatore di mondi che mai sia stato messo in orbita, potrebbe rientrare in attività grazie a un’idea ardita, tanto facile da descrivere quanto complessa d’attuare: usando come “stampella” la luce del sole.

Crediti: NASA Ames/W Stenzel

Se fosse un veicolo, Kepler sarebbe un triciclo. All’inizio della missione di “ruote” – ruote di reazione, necessarie a mantenere il telecopio correttamente puntato verso il bersaglio – ne aveva quattro. Quella di scorta se l’è giocata nell’estate del 2012, così quando lo scorso maggio ne è andata fuori uso una seconda il gioiello NASA s’è dovuto rassegnare a una sorta di pensionamento anticipato. Ma il bisogno aguzza l’ingegno, si sa. Ecco dunque che i ricercatori dell’agenzia spaziale hanno estratto dal cilindro un’idea in bilico fra genio e disperazione: tentare un gioco d’equilibrismo di quelli che ti tengono con il fiato sospeso, rimettendo in pista il telescopio con due ruote soltanto e affidandosi – per non farlo ruotare alla deriva – all’evanescente forza esercitata dal vento solare.

Per conseguire la stabilità necessaria, la sonda dovrà essere mantenuta orientata in modo quasi parallelo al suo percorso orbitale intorno al Sole: leggermente fuori asse, dunque, rispetto al piano dell’eclittica. Il tal modo K2 – com’è stata battezzata l’eventuale seconda parte della missione – dovrebbe poter mantenere nel suo campo di vista una specifica porzione di cielo per un tempo lungo fino a 83 giorni, trascorsi i quali si renderà necessario ripuntare la sonda per evitare che la luce del Sole finisca nel telescopio.

Il progetto, illustrato dalla spettacolare infografica che vedete qui sopra, è stato portato all’attenzione del quartier generale della NASA in questi giorni. Una decisione è attesa entro la fine dell’anno.

Giorno per Giorno con la ISON – 29 novembre

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ULTIMO AGGIORNAMENTO 27/11


Eccola, ancora tutta intera, entrata nel campo del Coronografo della sonda  SOHO LASCO C3, dove potremo seguire il suo avvicinamento al Sole. Al centro il cerchietto bianco indica le reali dimensioni del Sole, mentre quello blu ne oscura la luminosità per mettere in evidenza le strutture della corona solare. In basso a sinistra giorno e ora (in TU) di acquisizione dell’immagine.

29 novembre Se la cometa sarà sopravvissuta al passaggio ravvicinato con la nostra stella e la radiazione solare sarà stata tale da produrre una lunghissima coda di ioni e polveri, si potrà forse sperare di vedere la cometa praticamente adagiata sull’orizzonte ovest-sudovest; solo alle 16:45 però… dato che, per effetto della rotazione intorno al disco solare, la cometa potrà – eventualmente – essere osservata soltanto la sera, con il tramonto del Sole.

Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena

Inviate le vostre immagini su gallery@coelum.com

Continuate a seguire con noi l’evoluzione della ISON attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento su Coelum 175 di novembre ora in edicola e in versione digitale online.

Al Planetario di Ravenna

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30.11, ore 16:30: …un pomeriggio al Planetario ”I favolosi viaggi della cometa” di Marco Garoni (attività adatta a bambini a partire da 6 anni).

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Giorno per Giorno con la ISON – 28 novembre

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ULTIMO AGGIORNAMENTO  28/11

28/11, ore 11:00: Al momento la cometa si sta comportando come una vera e sana sungrazer: ancora intera, con le due code sempre più nette, si avvicina al Sole aumentando come deve la sua luminosità. Nel timelaps qui in alto il cammino delle ultime ore, ripreso  dalla sonda SOHO LASCO C3.

La riga orizzontale, che attraversa la testa della cometa, è in realtà un picco di saturazione, che ci dice che la cometa è troppo luminosa rispetto ai tempi di ripresa standard del sistema, ha quindi  sicuramente raggiunto e superato la magnitudine +0,5.

AGGIORNAMENTO del 27/11


Dopo le notizie non troppo buone del 26 novembre, eccola, ancora tutta intera, entrata nel campo del Coronografo della sonda SOHO LASCO C3, dove potremo seguire il suo avvicinamento al Sole.

Al centro: il cerchietto bianco indica le reali dimensioni del Sole, mentre quello blu ne oscura la luminosità per mettere in evidenza le strutture della corona solare. In basso a sinistra giorno e ora (in TU) di acquisizione dell’immagine.

Quello che si potrà eventualmente osservare la mattina del 28 novembre è mostrato nell’illustrazione qui in alto, che raffigura l’orizzonte est alle 6:30 del mattino, quando il Sole e la testa della cometa saranno ancora depressi di circa –7°. Se avesse tenuto fede alle previsioni, della ISON si sarebbe comunque potuta vedere solo la parte terminale della coda, cosa che non è detto che non possa ancora accadere.

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Qui sopra (cliccare l’immagine per ingrandire) il percorso apparente della ISON il 28 novembre (orientamento equatoriale), la fatidica data del passaggio al perielio. Il sorvolo del punto più vicino della superficie solare avverrà alle 19:42 (ora italiana), per cui, ammesso che si possa seguire l’avvicinamento della cometa al disco solare, il momento del massimo avvicinamento (indicato visivamente dal punto arancione) ci sfuggirà essendo il Sole a quell’ora già sotto l’orizzonte.

Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena

Inviate le vostre immagini su gallery@coelum.com

Continuate a seguire con noi l’evoluzione della ISON attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento su Coelum 175 di novembre ora in edicola e in versione digitale online.

Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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29.11: “Divertirsi con Einstein: i paradossi della relatività” di Luigi Foschini.

Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

Associazione Astrofili Centesi

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29.11: “Biografia dell’universo: quando tutto ebbe origine.” Al telescopio: Giove, Andromeda e il doppio ammasso in Perseo.

Per info: 346.8699254 astrofilicentesi@gmail.com
www.astrofilicentesi.it

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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29.11: ”Le costellazioni invernali”.

Per info: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it

A due giorni dal perielio… nuovi problemi per la ISON?

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Il grafico (cliccare sull'immagine per ingrandire) della luminosità stimata della cometa ISON, aggiornato al 24 novembre a cura di Matthew Knight - Fonte www.isoncampaign.org.

Il percorso apparente della ISON il 28 novembre (orientamento equatoriale), la fatidica data del passaggio al perielio. Il sorvolo del punto più vicino della superficie solare avverrà alle 19:42 (ora italiana), per cui, ammesso che si possa seguire l'avvicinamento della cometa al disco solare, il momento del massimo avvicinamento (indicato visivamente dal punto arancione) ci sfuggirà essendo il Sole a quell’ora già sotto l'orizzonte.

Finalmente, dopo un lunghissimo viaggio iniziato nella Nube di Oort, la ISON raggiungerà il 28 novembre il perielio passando a 1 170 000 km dalla superficie del Sole.
Si leggono però online sempre più resoconti che riportano una drastica riduzione dell’emissione molecolare dalla cometa a fronte di un’enorme rilascio di polveri, che indicherebbero possa essere in corso una massiccia frammentazione del nucleo.

Una disgregazione del nucleo è sempre stato, purtroppo, il grosso rischio di questa cometa, perciò se davvero le cose stessero così sarebbe sicuramente uno sfortunato evento, ma non una sorpresa…

Nonostante tutto però l’attenzione dei ricercatori resta alta, la sonda STEREO A della NASA sta riportando immagini straordinarie di entrambe le comete ISON ed ENCKE, e anche le osservazioni e i report degli appassionati diventano informazioni importanti per seguire gli eventi e capire cosa sta accadendo.

E’ la prima volta, infatti, che una “sungrazing” come la ISON viene seguita così dettagliatamente, e con una mole così alta di osservazioni, a pochi giorni dal perielio. Ma soprattutto è la prima volta che gli astronomi hanno a disposizione  una cometa di questo genere “fresca” da Nube di Oort, di cui poter studiare le imprevedibili dinamiche in diretta; studi importanti per gli astronomi, qualsiasi sia il suo destino.

Il grafico (cliccare sull'immagine per ingrandire) della luminosità stimata della cometa ISON, aggiornato al 24 novembre a cura di Matthew Knight - Fonte www.isoncampaign.org.

Pertanto dal CIOC (la Comet ISON Observing Campaign lanciata dalla NASA) arriva l’esortazione a continuare a seguire l’evoluzione della cometa condividendo informazioni e dati, nonostante si tratti ormai di una sfida decisamente estrema, vista la vicinanza al Sole.

Certo l’attuale situazione è critica, ma non possiamo sapere ancora con certezza il destino della ISON, almeno fino a che non raggiungerà e (si spera) passerà al perielio,  anche se tutto porta a pensare che la sua sopravvivenza sia sempre  meno probabile.

Ancora due giorni e lo scopriremo…

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Intanto, per chi non si arrende, ecco quali saranno gli oggetti in cielo per l’alba del giorno del perielio.

Quello che si potrà eventualmente osservare la mattina del 28 novembre è mostrato nell'illustrazione qui in alto, che raffigura l’orizzonte est alle 6:30 del mattino, quando il Sole e la testa della cometa saranno ancora depressi di circa –7°. Se avesse tenuto fede alle previsioni, della ISON si sarebbe comunque potuta vedere solo la parte terminale della coda, cosa che non è detto che non possa ancora accadere.


Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena

Inviate le vostre immagini su gallery@coelum.com

Continuate a seguire con noi l’evoluzione della ISON attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento su Coelum 175 di novembre ora in edicola e in versione digitale online.

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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SKYLIVE con UAI Rassegnastampa e cielo del mese – Quarto giovedì del mese a cura di Stefano Capretti.
www.skylive.it
www.uai.it

Congiunzione Mercurio e Saturno

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La mattina del 26 novembre bisognerà alzarsi presto, ma al netto delle solite sfortune meteo ne varrà sicuramente la pena.

A partire dalle 6:30, infatti, alti circa +7° sull’orizzonte di est-sudest saranno visibili Mercurio (mag. –0,7) e Saturno (+0,7) separati soltanto da 23′ nei pressi della stella alfa Librae! Tanto “vicini” che si dovrà attendere il 28 febbraio del 2024 per avere la possibilità di assistere a una congiunzione ancora più stretta.

L’altro motivo per alzarsi così presto è rappresentato dalla presenza nello stesso tratto di cielo di ben due comete, la ISON e la 2P/Encke, anche se ormai vista la vicinanza al perielio della ISON e quindi la luminosità del cielo, risulteranno difficilmente osservabili…

Al Planetario di Ravenna

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27.11: “Ultime dal sistema solare“ di A. Galegati.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Al Planetario di Ravenna

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24.11, ore 10:30: Osservazione del Sole.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it