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La corsa dei flussi solari

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La corsa dei flussi solari
La corsa dei flussi solari
Il moto del plasma solare non è completamente caotico. All’interno del Sole, infatti, vi sono due imponenti correnti di plasma – una nell’emisfero settentrionale e l’altra in quello meridionale – denominate Great Conveyor Belt. Secondo gli astrofisici sarebbero queste circolazioni di materia a regolare il ciclo delle macchie solari.

Recenti misurazioni della velocità di circolazione della corrente nord effettuate da David Hataway (NASA) grazie agli strumenti dell’osservatorio solare orbitante SOHO (Solar and Heliospheric Observatory) hanno mostrato i valori più alti degli ultimi cinque anni. Abituati in ambito astronomico a valori limite, conviene subito quantificare la velocità di questo flusso di plasma per evitare fraintendimenti: si parla di valori compresi tra i 10 e i 15 metri al secondo (tra i 36 e i 54 km/h), velocità che un buon pedalatore potrebbe tranquillamente sostenere. Per completare un ciclo completo, insomma, ciascuna delle due correnti impiega una quarantina d’anni.

Le misure di Hataway, però, hanno portato con sé un paio di grosse sorprese. La prima riguarda proprio le macchie solari. Secondo i modelli correnti sarebbero queste correnti di plasma a determinare la produzione di macchie e una velocità più elevata dovrebbe coincidere con una maggiore produzione di macchie. Qualcosa, però, non quadra: il Sole, infatti, sta attraversando un lunghissimo periodo caratterizzato dalla pressoché completa assenza di macchie solari. La Great Conveyor Belt, insomma, non sarebbe la causa delle macchie solari, ma agirebbe piuttosto come inibitore della loro produzione.

La seconda sorpresa riguarda la componente più profonda della corrente di plasma. Benché si tratti di misurazioni estremamente delicate (riguardano flussi di plasma a 200 mila chilometri di profondità), si è visto con chiarezza che mentre la componente superiore scorre a velocità record, quella inferiore è caratterizzata da velocità estremamente basse. Una misteriosa contraddizione, dunque.

Come ha sottolineato lo stesso Hataway, insomma, i nuovi dati sfidano gli attuali modelli del ciclo solare e impongono di provare a proporne di alternativi.

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