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ABSTRACT
La Nebulosa Aquila (Messier 16), scoperta da Philippe Loys de Chéseaux nel 1746 e osservata successivamente da Charles Messier, è famosa per i Pilastri della Creazione, immortalati dal telescopio Hubble nel 1995. Situata nella costellazione della Coda del Serpente, è un giovane ammasso aperto con una nebulosa a emissione. L’ammasso contiene circa 500 stelle, alcune delle quali sono pre-sequenza principale e brillanti supergiganti blu. Strutture ultradense come i Pilastri della Creazione e la Guglia Stellare si trovano all’interno della nebulosa, ospitando processi di formazione stellare.
M16 si trova nel Braccio del Sagittario della Via Lattea, a circa 5700 anni luce dalla Terra. Gli addensamenti di polveri interstellari lungo la linea di vista hanno reso difficile la misurazione della distanza. La nebulosa è osservabile con un binocolo o un telescopio, mostrando una macchia chiara e allungata con un piccolo ammasso stellare al centro. I dettagli della nebulosa e delle stelle circostanti diventano visibili con telescopi di medio e grande diametro. La Nebulosa Aquila rappresenta un laboratorio naturale per studiare la formazione stellare e i suoi complessi processi.
Storia delle osservazioni
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M16 fu scoperta dall’astronomo e matematico svizzero Philippe Loys de Chéseaux nel 1746, il quale riuscì ad osservarne l’ammasso centrale come “…posizionato tra le costellazioni del Serpente, del Sagittario e di Antinoo.” Antinoo è forse un nome poco noto. Si tratta del giovane amante dell’imperatore romano Adriano che, dopo il suo annegamento in circostanze misteriose, fu divinizzato e aggiunto alla sfera celeste, raffigurato intrappolato negli artigli di un’Aquila. Questa costellazione è ormai obsoleta e scomparsa, incorporata proprio nella vicina costellazione dell’Aquila.
Charles Messier osservò indipendentemente questa nebulosa il 3 giugno del 1764, descrivendola come “un ammasso di piccole stelle, immerso in un debole alone luminoso e diffuso dovuto ad altre stelle non risolte. Con un telescopio di piccole dimensioni, l’ammasso appare in forma nebulosa.”
Stranamente, l’astronomo e fisico tedesco naturalizzato inglese William Herschel non lasciò nessuno scritto al suo riguardo, ma suo figlio John la descrisse come “una nube con un ammasso formato da un centinaio di stelle.”
William Henry Smyth e Camille Flammarion riuscirono anch’essi ad osservare l’ammasso e la relativa nebulosità, suggerendo la necessità di telescopi abbastanza potenti per riuscire ad osservarlo meglio.
La prima astrofotografia di M16 risale al 1895, a cura dell’astronomo americano Edward Emerson Barnard. Successivamente fu ripresa anche dall’astronomo gallese Isaac Roberts, uno dei pionieri della materia che, usando il suo telescopio privato da 50 cm, riuscì a catturare in maniera eccellente per il periodo la Nebulosa dell’Aquila.

Caratteristiche fisiche
M16 è un oggetto affascinante. I gas della nebulosa ad emissione (o regione H II) sono ionizzati dalle grandi stelle dell’ammasso aperto presente al suo interno che, con il loro vento stellare, modellano tutte le strutture delle nubi circostanti. Il suo nome, “Aquila”, deriva dalla forma visibile nel pilastro centrale che si erge sulla luminosità di sfondo.
L’ammasso aperto ha un’età di circa 1-3 milioni di anni, con circa 500 stelle che includono sia astri molto giovani (pre-sequenza principale) che brillanti supergiganti blu. Sono presenti strutture nebulose ultradense ed elongate all’interno di Messier 16, come i Pilastri della Creazione, le Proboscidi d’Elefante, o la Guglia Stellare (Colonna V).
Strutture che sebbene appaiano “piccole” in fotografia, sono in realtà enormi quando paragonate al nostro Sistema Solare: per fare un esempio, la colonna più estesa dei Pilastri della Creazione è alta quattro anni luce, approssimativamente la distanza da qui ad Alpha Centauri! La Colonna V è invece alta 9.5 anni luce, quasi 90 trilioni di km, coprendo quasi il doppio della distanza!
Nelle torreggianti colonne composte da gas e polveri di idrogeno interstellare è possibile rintracciare fino a undici globuli di espansione (EGG – Evaporating Gaseous Globules, Globuli Gassosi in evaporazione), con alcuni di loro associati a fenomeni di formazione stellare.
Gli indizi più evidenti sono correlati alla presenza di oggetti di Herbig-Haro, nubi brillanti a forma di getto potenziate da stelle neonate al loro interno. La possibilità di studiare molti elementi della nebulosa con differenti tecniche (onde radio, visuale, raggi X) ha permesso di determinare la presenza di protostelle molto giovani, con il picco di formazione stellare che dovrebbe essere avvenuto circa un milione di anni fa (pochissimi, in scala stellare, se paragonati ai circa 5 miliardi di anni di vita del nostro Sole).
Altre zone di formazione stellare sono identificabili all’interno di piccole aree oscure, denominate Globuli di Bok (dall’astronomo olandese e americano Bart Bok, primo ad osservarli). In queste isolate nebulose vi è un’alta concentrazione di polveri e gas cosmici, e processi di formazione stellare potrebbero essere presenti al loro interno.
Essendo più vicina al centro della nostra galassia, M16 si trova su un braccio differente dal nostro (Braccio di Orione), ovvero il Braccio del Sagittario dove si possono rintracciare anche molti altri oggetti luminosi tra le costellazioni dello Scorpione ed il Centauro, fra cui ammassi aperti e la Nebulosa della Carena.
Lungo il tragitto visivo tra la Terra e la Nebulosa Aquila si trova un’alta concentrazione di polveri interstellari che ha reso in passato il calcolo dell’effettiva distanza difficile: infatti, le stime sono variate dai 10000 e più anni luce fino ai correnti 5700, ottenuti con il raffinamento delle tecniche di misurazione.
Posizione nel Cielo
Designazione: M16- NGC 6611
Tipo: Ammasso Aperto con associata Nebulosità ad Emissione.
Classe:II 3 m n (ammasso)
Distanza:5700 anni luce
Estensione:15 anni luce (ammasso) – 70×55 anni luce (nebulosa)
Costellazione: Serpens Cauda
Ascensione Retta: 18h 18m 48s
Declinazione: −13° 49′
Magnitudine: +6.0
Diametro Apparente: 7’ x 5’
Scopritore: Philippe Loys de Chéseaux nel 1746
La Nebulosa dell’Aquila può essere rintracciata facilmente nelle vicinanze della stella γ (Gamma) Scuti verso OSO, con l’utilizzo di un binocolo.
Un altro metodo per rintracciarla è al vertice SO di un triangolo isoscele che ha come altre due componenti le stelle η (Eta) Serpentis e ξ (Xi) Serpentis.
Osservabilità
Per le latitudini italiane il periodo migliore per osservare l’ammasso globulare è da giugno ad ottobre.
- Occhio nudo: non osservabile.
- Binocolo: con un 10×50 è possibile rintracciarla facilmente come una macchia chiara e allungata, circondante un piccolo ammasso stellare.
- Telescopi
- Piccolo diametro:poche differenze rispetto all’osservazione binoculare, ma si inizia a distinguere meglio l’ammasso centrale.
- Medio diametro: con un telescopio da 12-15 cm la luminosità dell’ammasso (ora risolto) rende difficile apprezzare al meglio la nebulosa.
- Grande diametro: da 20-25 cm in su diviene possibile osservare dettagli della nebulosa, con le stelle dell’ammasso sparse su tutta la zona.
Buone Osservazioni!
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L’articolo è pubblicato in COELUM 268 VERSIONE CARTACEA














