A partire dal numero 267 di Coelum, inizia una rubrica volta alla conoscenza delle meteoriti. Descriveremo singoli oggetti, particolarmente significativi o classi di meteoriti, esaminando le loro caratteristiche, le origini e la storia che ci possono raccontare. E proprio pensando alla storia del Sistema Solare, abbiamo dedicato il primo articolo ad una recente scoperta; una delle più importanti meteoriti mai trovate, che ha aperto una finestra sulle prime fasi di formazione del nostro sistema planetario
ABSTRACT
Erg Chech 002, una delle meteoriti più importanti scoperte, risale a circa 4,565 miliardi di anni fa, poco dopo la formazione del Sistema Solare. Erg Chech 002, una rarissima acondrite non raggruppata, fornisce importanti informazioni sull’evoluzione dei protopianeti e sul calore generato dall’isotopo Al26, fondamentale nella formazione planetaria. La scoperta ha aperto nuove prospettive sugli eventi magmatici del primissimo Sistema Solare.
È una sensazione strana, toccare un meteorite, essere consapevoli che quella roccia è un oggetto alieno; un estraneo che non condivide nulla con noi, giunto dallo spazio, quasi sempre da un passato antico, quando il Sistema Solare era giovane ed i pianeti erano ancora in formazione. Nessuna roccia terrestre può raccontarci questa storia. Seppure la terra si è formata 4,560 miliardi di anni fa, come indicano i radiogenici, con le tecniche di decadimento isotopico, il materiale che compone l’attuale crosta terrestre più volte rielaborata dai processi geologici, ha mediamente età di decine o centinaia di milioni di anni e le più vecchie rocce terrestri, trovate nel Quebec arrivano “solo” a 4 miliardi di anni.

Ma una gran parte delle meteoriti risalgono ai tempi della formazione del Sistema Solare, e possono darci molte informazioni su come fosse fatta la nebulosa presolare e sulle varie fasi di formazione del nostro sistema planetario. Questi dati, integrati con altri studi, come quelli sulle zone di formazione stellari, sulle YSO (Young Star Object) e sugli esopianeti, sono fondamentali per giungere ad una conoscenza sistematica dei processi che portano alla formazione, più in generale, di tutti i sistemi planetari.
Nel 2020 nella regione dell’Erg Chech, un’area desertica nella zona centrale dell’Algeria, un team francese ha scoperto un nuovo meteorite, scomposto in diverse decine di frammenti di varie dimensioni il cui nome ricevuto è Erg Chech 002. Si tratta di una meteorite pietrosa, un acondrite (ovvero senza condrule). Questo tipo di meteoriti, sono estremamente rare (meno dell’1% di tutte quelle conosciute) e provengono da oggetti “differenziati”, ovvero, abbastanza grandi da subite una fusione e formazione di una crosta. Appartengono a questa classe, ad esempio il gruppo delle HED (provenienti da Vesta), le Lunari e le SNC (Marziane). Una piccola percentuale di acondriti, presentano caratteristiche tali da non permettere un raggruppamento. Proprio in questa piccola sezione spicca Erg Chech 002, considerata oggi la roccia ignea più antica, conosciuta.
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Nel 2020 nella regione dell’Erg Chech, un’area desertica nella zona centrale dell’Algeria, un team francese ha scoperto un nuovo meteorite, scomposto in diverse decine di frammenti di varie dimensioni il cui nome ricevuto è Erg Chech 002. Si tratta di una meteorite pietrosa, un acondrite (ovvero senza condrule). Questo tipo di meteoriti, sono estremamente rare (meno dell’1% di tutte quelle conosciute) e provengono da oggetti “differenziati”, ovvero, abbastanza grandi da subite una fusione e formazione di una crosta. Appartengono a questa classe, ad esempio il gruppo delle HED (provenienti da Vesta), le Lunari e le le SNC (Marziane). Una piccola percentuale di acondriti, presentano caratteristiche tali da non permettere un raggruppamento. Proprio in questa piccola sezione spicca Erg Chech 002, considerata oggi la roccia ignea più antica, conosciuta. La sua età lascia esterrefatti. Le datazioni radiometriche che sfruttano decadimenti di isotopi dell’Uranio in isotopi del Piombo, combinate con il cronometro Al26-Mg26 permettono di creare una cronologia precisa, che collega iradiocronometri di breve durata (Al26) a quelli di lunga durata (Pb). Si scopre così che il magma che la formò scorreva 4,565 miliardi di anni fa, circa 1 milione di anni dopo la formazione dei CAIs, che sono inclusioni di Calcio e Alluminio, che si trovano in alcune condriti carbonacee primitive (come Allende) e che si sono formate nelle vicinanze della protostella che sarebbe divenuta il sole, nelle sue prime fasi di formazione.
Quindi un milione di anni dopo l’inizio della contrazione della protostella, nel disco protoplanetario erano presenti oggetti abbastanza grandi ed evoluti, da formare fenomeni magmatici effusivi. Difatti Erg Chech è un’Andesite, un tipo di roccia igna che sulla terra è solitamente associata alle fosse di subduzione, dove la crosta terrestre è spinta nel mantello, formando lave ricche di silicati, differenti da quelle basaltiche, più ricche di ferro e magnesio. Questo ovviamente non significa che sul proto pianetaprogenitore di Erg Chech vi fosse attività tettonica. Non è neppure possibile sapere quanto grande fosse il corpo progenitore, anche se per poter subire un riscaldamento come quello documentato dalla storia termica del meteorite, doveva misurare certamente più di un centinaio di chilometri. Di certo si è stabilito che l’accrescimento fu rapido, così come il suo raffreddamento dato che il meteorite non subì significativi eventi termici dopo i 4,559 miliardi di anni fa.

Una scoperta estremamente importante operata studiando questo oggetto è la quantità dell’isotopo Al26, presente nel disco protoplanetario. Tale isotopo dalla breve emivita (717.000 anni) è stato certamente una delle principali fonti di calore al quale pianeti e protopianeti hanno attinto per la loro differenziazione. Studi recent (E. Krestianinov et al. 2023. Igneous meteorites suggest Aluminium-26 heterogeneity in the early Solar Nebula. NatCommun 14, 4940), mostrano come Al26 non fosse uniforme all’interno della nebulosa e ciò fa pensare a qualche forma di arricchimento tardivo.
La dimostrazione dell’unicità di Erg Chech 002, è ben documentata dal numero di articoli accademici e comunicazioni in continua crescita anche su riviste dell’importanza di Nature.
Lo studio dei meteoriti apre una finestra su un lontanissimo passato permettendo di comprendere meglio l’evoluzione, la chimica ed i processi che avvennero nella nebulosa presolare, nel disco protoplanetario e persino nell’evoluzione dei protopianeti, in quelle prime, importantissime fasi che portarono alla nascita del Sistema Solare come oggi lo conosciamo.
|
NOME |
Erg Chech 002 |
|
ANNO E LUOGO DEL RITROVAMENTO |
2020 Algeria |
|
MASSA |
31.78 Kg |
|
CLASSIFICAZIONE |
ACONDRITE NON RAGGRUPPATA |
|
STORIA DELLA CLASSIFICAZIONE |
Meteoritical Bullettin 109 (2020) |
|
LINK AL METEORITICAL BULLETTIN |
[/swpm_protected]
L’articolo è pubblicato in COELUM 269 VERSIONE CARTACEA
A partire dal numero 267 di Coelum, inizia una rubrica volta alla conoscenza delle meteoriti. Descriveremo singoli oggetti, particolarmente significativi o classi di meteoriti, esaminando le loro caratteristiche, le origini e la storia che ci possono raccontare. E proprio pensando alla storia del Sistema Solare, abbiamo dedicato il primo articolo ad una recente scoperta; una delle più importanti meteoriti mai trovate, che ha aperto una finestra sulle prime fasi di formazione del nostro sistema planetario
ABSTRACT
Erg Chech 002, una delle meteoriti più importanti scoperte, risale a circa 4,565 miliardi di anni fa, poco dopo la formazione del Sistema Solare. Erg Chech 002, una rarissima acondrite non raggruppata, fornisce importanti informazioni sull’evoluzione dei protopianeti e sul calore generato dall’isotopo Al26, fondamentale nella formazione planetaria. La scoperta ha aperto nuove prospettive sugli eventi magmatici del primissimo Sistema Solare.
È una sensazione strana, toccare un meteorite, essere consapevoli che quella roccia è un oggetto alieno; un estraneo che non condivide nulla con noi, giunto dallo spazio, quasi sempre da un passato antico, quando il Sistema Solare era giovane ed i pianeti erano ancora in formazione. Nessuna roccia terrestre può raccontarci questa storia. Seppure la terra si è formata 4,560 miliardi di anni fa, come indicano i radiogenici, con le tecniche di decadimento isotopico, il materiale che compone l’attuale crosta terrestre più volte rielaborata dai processi geologici, ha mediamente età di decine o centinaia di milioni di anni e le più vecchie rocce terrestri, trovate nel Quebec arrivano “solo” a 4 miliardi di anni.

Ma una gran parte delle meteoriti risalgono ai tempi della formazione del Sistema Solare, e possono darci molte informazioni su come fosse fatta la nebulosa presolare e sulle varie fasi di formazione del nostro sistema planetario. Questi dati, integrati con altri studi, come quelli sulle zone di formazione stellari, sulle YSO (Young Star Object) e sugli esopianeti, sono fondamentali per giungere ad una conoscenza sistematica dei processi che portano alla formazione, più in generale, di tutti i sistemi planetari.
Nel 2020 nella regione dell’Erg Chech, un’area desertica nella zona centrale dell’Algeria, un team francese ha scoperto un nuovo meteorite, scomposto in diverse decine di frammenti di varie dimensioni il cui nome ricevuto è Erg Chech 002. Si tratta di una meteorite pietrosa, un acondrite (ovvero senza condrule). Questo tipo di meteoriti, sono estremamente rare (meno dell’1% di tutte quelle conosciute) e provengono da oggetti “differenziati”, ovvero, abbastanza grandi da subite una fusione e formazione di una crosta. Appartengono a questa classe, ad esempio il gruppo delle HED (provenienti da Vesta), le Lunari e le SNC (Marziane). Una piccola percentuale di acondriti, presentano caratteristiche tali da non permettere un raggruppamento. Proprio in questa piccola sezione spicca Erg Chech 002, considerata oggi la roccia ignea più antica, conosciuta.
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Nel 2020 nella regione dell’Erg Chech, un’area desertica nella zona centrale dell’Algeria, un team francese ha scoperto un nuovo meteorite, scomposto in diverse decine di frammenti di varie dimensioni il cui nome ricevuto è Erg Chech 002. Si tratta di una meteorite pietrosa, un acondrite (ovvero senza condrule). Questo tipo di meteoriti, sono estremamente rare (meno dell’1% di tutte quelle conosciute) e provengono da oggetti “differenziati”, ovvero, abbastanza grandi da subite una fusione e formazione di una crosta. Appartengono a questa classe, ad esempio il gruppo delle HED (provenienti da Vesta), le Lunari e le le SNC (Marziane). Una piccola percentuale di acondriti, presentano caratteristiche tali da non permettere un raggruppamento. Proprio in questa piccola sezione spicca Erg Chech 002, considerata oggi la roccia ignea più antica, conosciuta. La sua età lascia esterrefatti. Le datazioni radiometriche che sfruttano decadimenti di isotopi dell’Uranio in isotopi del Piombo, combinate con il cronometro Al26-Mg26 permettono di creare una cronologia precisa, che collega iradiocronometri di breve durata (Al26) a quelli di lunga durata (Pb). Si scopre così che il magma che la formò scorreva 4,565 miliardi di anni fa, circa 1 milione di anni dopo la formazione dei CAIs, che sono inclusioni di Calcio e Alluminio, che si trovano in alcune condriti carbonacee primitive (come Allende) e che si sono formate nelle vicinanze della protostella che sarebbe divenuta il sole, nelle sue prime fasi di formazione.
Quindi un milione di anni dopo l’inizio della contrazione della protostella, nel disco protoplanetario erano presenti oggetti abbastanza grandi ed evoluti, da formare fenomeni magmatici effusivi. Difatti Erg Chech è un’Andesite, un tipo di roccia igna che sulla terra è solitamente associata alle fosse di subduzione, dove la crosta terrestre è spinta nel mantello, formando lave ricche di silicati, differenti da quelle basaltiche, più ricche di ferro e magnesio. Questo ovviamente non significa che sul proto pianetaprogenitore di Erg Chech vi fosse attività tettonica. Non è neppure possibile sapere quanto grande fosse il corpo progenitore, anche se per poter subire un riscaldamento come quello documentato dalla storia termica del meteorite, doveva misurare certamente più di un centinaio di chilometri. Di certo si è stabilito che l’accrescimento fu rapido, così come il suo raffreddamento dato che il meteorite non subì significativi eventi termici dopo i 4,559 miliardi di anni fa.

Una scoperta estremamente importante operata studiando questo oggetto è la quantità dell’isotopo Al26, presente nel disco protoplanetario. Tale isotopo dalla breve emivita (717.000 anni) è stato certamente una delle principali fonti di calore al quale pianeti e protopianeti hanno attinto per la loro differenziazione. Studi recent (E. Krestianinov et al. 2023. Igneous meteorites suggest Aluminium-26 heterogeneity in the early Solar Nebula. NatCommun 14, 4940), mostrano come Al26 non fosse uniforme all’interno della nebulosa e ciò fa pensare a qualche forma di arricchimento tardivo.
La dimostrazione dell’unicità di Erg Chech 002, è ben documentata dal numero di articoli accademici e comunicazioni in continua crescita anche su riviste dell’importanza di Nature.
Lo studio dei meteoriti apre una finestra su un lontanissimo passato permettendo di comprendere meglio l’evoluzione, la chimica ed i processi che avvennero nella nebulosa presolare, nel disco protoplanetario e persino nell’evoluzione dei protopianeti, in quelle prime, importantissime fasi che portarono alla nascita del Sistema Solare come oggi lo conosciamo.
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NOME |
Erg Chech 002 |
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ANNO E LUOGO DEL RITROVAMENTO |
2020 Algeria |
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MASSA |
31.78 Kg |
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CLASSIFICAZIONE |
ACONDRITE NON RAGGRUPPATA |
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STORIA DELLA CLASSIFICAZIONE |
Meteoritical Bullettin 109 (2020) |
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LINK AL METEORITICAL BULLETTIN |
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L’articolo è pubblicato in COELUM 269 VERSIONE CARTACEA













