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24 Agosto 2019
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    Quando si dice nomen omen… Opportunity, l’infaticabile rover NASA da 12 anni al lavoro sul Pianeta rosso, ha ottenuto un’estensione di missione di ulteriori 2 anni: ancora un’opportunità per aiutarci a scoprire meglio il suolo marziano. A oggi è la missione di più lunga operatività su Marte: rispetto ai 90 sol messi in conto all’inizio ne sono già trascorsi oltre 4500. E l’avventura continua

    Un'immagine della Spirit Mound, un promontorio che si affaccia sul pavimento del cratere Endeavour, vicino all'estremità orientale della "Bitterroot Valley", ripreso da Opportunity il 21 settembre con la sua camera panoramica. I colori sono stati esaltati per visualizzare meglio i diversi componenti della superficie. Qui sotto a destra in piccolo l'immagine a colori approssimativamente reali. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.

    OPPORTUNITY SCENDE NEL LETTO D’UN ANTICO FIUME
    L’estensione di missione accordata lo scorso primo ottobre a Opportunity, il rover NASA da 12 anni al lavoro sul Pianeta rosso, ci aiuterà a scoprire meglio la conformazione del suolo marziano, almeno dei paraggi della zona che il rover ha esplorato negli ultimi 5 anni. Dal suo arrivo su Marte, nel gennaio 2004, Opportunity ha completato la missione prevista in origine di 90 sol (circa 92 giorni terrestri), ha scoperto il primo meteorite caduto su un altro pianeta, analizzato per due anni il cratere Victoria ed è fortunosamente sopravvissuto a tempeste di polvere che rischiavano di interrompere la sua attività nel 2007. Nel 2008 si è diretto verso il cratere Endeavour, che ha raggiunto nell’estate 2011.

    Opportunity nei prossimi due anni si muoverà per visitare l’interno del cratere Endeavour,  scendendo lungo un canalone, che potrebbe essere stato scolpito molto tempo fa da un fluido, forse addirittura acqua. E l’obiettivo principale è proprio questo: capire se il canale sia stato scavato da un flusso fatto di detriti ‘lubrificati’ da acqua o se ci troviamo davanti al letto di un vero e proprio fiume marziano.

    Il Mars Exploration Rover-B, MER-B, MER-1, noto come Opportunity. Dopo 12 anni di onorato servizio ha avuto un’ulteriore estensione della missione. Crediti: NASA

    «Abbiamo ormai superato la durata inizialmente prevista per la missione di Opportunity di un fattore 50», dice a proposito di questa ulteriore estensione di missione John Callasproject manager di Opportunity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA. «Risultati come questo ci ricordano tutte le storiche conquiste che è stato possibile ottenere grazie alle persone coinvolte nella progettazione e nella gestione di questa risorsa nazionale per l’esplorazione di Marte».

    Il rover NASA inizia la sua estensione di missione sul versante occidentale del cratere Endeavour – un bacino di circa 22 chilometri di diametro causato dall’impatto di un meteorite miliardi di anni fa – in una zona nota come Bitterroot Valley. Opportunity ha raggiunto il bordo di questo cratere nel 2011, dopo oltre sette anni trascorsi a esplorare una serie di crateri più piccoli nei quali il rover ha evidenziato la presenza di tracce di acqua acida e salmastra negli strati sotterranei e a volte anche in superficie.

    Questa mappa mostra il versante ovest del cratere Endeavour, che include la Marathon Valley, dove si sono concentrate le attività di Opportunity tra il 2015 e il 2016. A sud c’è il canalone obiettivo delle osservazioni previste nel corso dei prossimi due anni di missione estesa: è stato scavato da un antico fiume marziano? Chissà se il piccolo longevo rover riuscirà a svelare l’arcano. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona

    Il canalone scelto come prossimo obiettivo si trova a meno di un chilometro a sud della posizione attuale del rover. Il team vuole guidare Opportunity lungo tutta l’estensione del canalone, fino al fondo del cratere. Secondo obiettivo della missione estesa sarà il confronto tra i campioni di rocce che Opportunity troverà all’interno del cratere con quelle esaminate nelle pianure che ha esplorato prima di raggiungere Endeavour.

    «Potremmo scoprire che le rocce ricche di solfato trovate al di fuori del cratere sono differenti da quelle presenti al suo interno», osserva Steve Squyres della Cornell University, principal investigator di Opportunity. «Crediamo che queste rocce ricche di solfato siano state formate da un processo legato alla presenza di acqua, e l’acqua scorre in discesa. L’ambiente acquoso presente nel fondo del cratere potrebbe essere stato diverso da quello esterno, sulla pianura: diverso per la cronologia, o diverso per la chimica».

    Una grande sfida e, al contempo, una grande opportunità per il team del rover. La maggior parte dei meccanismi di bordo sono ancora funzionanti e in buone condizioni, ma i motori e altri componenti hanno superato di gran lunga la loro aspettativa di vita. Il gemello di Opportunity, Spirit, perse l’uso di due delle sue sei ruote, prima di soccombere al freddo del suo quarto inverno marziano, nel 2010. Opportunity è in procinto di affrontare il suo ottavo inverno su Marte.

    Terzo obiettivo scientifico della nuova missione estesa è quella di trovare ed esaminare rocce provenienti da uno strato geologico precedente all’impatto che ha scavato il cratere Endeavour.

    Nell'immagine a falsi colori, viene esaltata la presenza di Gasconade, un'affioramento chiaro delle rocce della Spirit Mound sul quale il rover sta lavorando in questi giorni. Crediti: NASA / JPL-Caltech / Cornell / ASU

    Insomma, Opportunity sembra intenzionato a sfruttare al massimo l’opportunità che gli viene data da questa ulteriore estensione di missione, prima che a ‘immettersi’ nel trafficato suolo di Marte arrivi anche il rover europeo a bordo della seconda parte della missione ExoMars, prevista per il 2020.


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