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17 Novembre 2019
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    La cometa C/2019 Q4 Borisov ha finalmente il nome corretto che le compete, confermata la sua natura interstellare la IAU le ha assegnato il nome di 2I/Borisov.

    La cometa, ora ufficialmente denominata 2I/Borisov, nell'immagine ripresa dal Gemini Observatory sul monte Mauna Kea alle Hawaii.

    E così alla cometa C/2019 Q4 (Borisov) è stato finalmente assegnato il nome che è suo di diritto. Confermata la sua provenienza dall’esterno del nostro Sistema solare, lo IAU Minor Planet Center gli ha assegnato il nome 2I/Borisov, dove 2I significa proprio secondo oggetto interstellare catalogato.

    Era già sembrato abbastanza evidente dai primi controlli, anche amatoriali, che ci si trovava davanti a un oggetto speciale, e la sua traiettoria si mostrava di controllo in controllo sempre più evidentemente aperta, un’iperbole che significa solo una cosa: la cometa non orbita attorno a qualche centro di gravità interno al nostro Sistema solare, ma è stata catturata mentre era di passaggio nello spazio interstellare e la sua velocità la porterà nuovamente fuori dalla nostra influenza gravitazionale.

    Perché tanto scompiglio? Perché si è dimostrato non così facile osservare un oggetto che arriva da fuori dei nostri confini. Da quando l’uomo osserva il cielo con tutti gli strumenti a sua disposizione, solo un’altra volta, e solo due anni fa, si è riusciti a vedere (o comunque riconoscere) un corpo, in quel caso un asteroide, allontanarsi da noi lungo una rotta nettamente interstellare. Ne abbiamo parlato molto anche noi di ‘Omuamua, il visitatore interstellare. In quel caso l’asteroide è stato scoperto mentre già era in allontanamento da noi, e quindi il tempo per seguirlo e studiarlo è stato relativamente poco.

    In questo caso invece, la cometa è stata scoperta lo scorso 30 agosto mentre era, ed è, ancora in avvicinamento. Raggiungerà il perielio solo il 7 dicembre, passando a 2 unità astronomiche dal Sole, e si avvicinerà alla minima distanza alla Terra a fine anno, il 29 dicembre, per poi cominciare ad allontanarsi per non tornare mai più. Rimarrà però visibile (per la seconda parte del viaggio solo dall’emisfero sud) per tutto il prossimo anno. Gli astronomi, che hanno già cominciato a seguirla e raccogliere dati, contano stavolta di avere tutto il tempo necessario per studiarla per bene. Un’occasione ghiotta quindi per studiare da vicino un oggetto che può permetterci di dare un occhio fuori dai nostri confini, di osservare un oggetto che non si è creato dallo stesso miscuglio primordiale da cui si è nato il nostro Sistema Solare.

    Le domande a cui si cerca risposta sono molte, e oltre a indizi importanti sulla composizione e formazione di sistemi stellari diversi dal nostro, e sul confronto con oggetti simili ma nati nel nostro, ci si chiede anche: perché fin’ora ne abbiamo intercettati solo due e a distanza tutto sommato ravvicinata? Qual è il tasso che possiamo aspettarci di oggetti interstellari in visita al nostro Sistema Solare? Le grandi survey telescopiche di oggi, che scansionano il cielo settore per settore, possono senz’altro arrivare a una risposta nel prossimo futuro.

    Raccogliendo dati e osservazioni da astronomi e astrofili, al Minor Planet Center sono riusciti quindi a costruire un’orbita abbastanza definitiva e indubbiamente interstellare per questa cometa. Una stima della dimensione del nucleo, come per tutte le comete in realtà, non è altrettanto semplice, perché il nucleo è nascosto dalla coma, la chioma di gas che avvolge la cometa, ma dalla luminosità osservata potrebbe avere un diametro di alcuni chilometri. Uno dei più grandi telescopi al mondo, il Gran Telescopio Canarias da 10,4 m nelle Isole Canarie, ha già ottenuto uno spettro di 2I/Borisov che somiglia a quelli dei nuclei cometari classici che già conosciamo, ma siamo solo all’inizio…

    La cronaca della scoperta, con anche il contributo degli astrofili italiani a firma di Paolo Bacci, la trovate in un articolo di approfondimento nel nuovo numero di Coelum Astronomia di ottobre (in formato digitale e gratuito) uscito proprio in questi giorni, assieme anche a consigli per l’osservazione oltre che nella rubrica Comete del nostro Claudio Pra. Pur non brillando di magnitudini di nota è infatti comunque alla portata di un buon telescopio amatoriale, basta pensare che Gennady Borisov l’ha scoperta con il suo telescopio da 65 cm autoscotruito. Aspettiamo quindi le prime vostre immagini della cometa su Photocoelum!


    Di Anelli, Comete, Telescopi e Vapor d’Acqua
    La prima cometa interstellare! Ma che età hanno gli anelli di Saturno? Leonardo precursore anche dell’invenzione del telescopio? Vapore acqueo trovato per la prima volta nell’atmsfera di una super-Terra e molto altro ancora su…

    Coelum Astronomia di Ottobre 2019
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