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22 Aprile 2021
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    In una ricostruzione del pianeta CoRoT-7 b presentata al Meeting della AAS il corpo celeste viene descritto come una immensa distesa di magma vulcanico.

    Pianeta vulcanico

    Pianeta vulcanico

    Quando il satellite CoRoT (Convection, Rotation and Planetary Transits) individuò a 480 anni luce dalla Terra il pianeta CoRoT-7 b, la notizia della scoperta venne seguita con grande attenzione da chi si occupa di pianeti extrasolari. L’esopianeta, infatti, era il primo corpo celeste roccioso – dunque di tipo terrestre – ad essere scoperto al di fuori del nostro Sistema solare.

    Le fantasie di chi vedeva in quel pianeta un gemello della Terra, però, vennero quasi subito bloccate dalle proibitive condizioni ambientali che regnano sulla sua superficie. L’orbita di CoRoT-7 b, infatti, si sviluppa molto vicino alla sua stella e questa vicinanza fa sì che la sua faccia illuminata si riscaldi fino a 2200 °C, mentre l’emisfero in ombra sperimenti gelide temperature di 210 °C sotto lo zero.
    Un ulteriore colpo alle speranze di chi immaginava CoRoT-7 b una potenziale culla per la vita sono venute da alcune speculazioni sulle condizioni superficiali del pianeta proposte al Meeting della American Astronomical Society tenutosi a Washington qualche settimana fa. Punto di partenza di tali speculazioni è l’estrema vicinanza del pianeta al suo Sole (solamente 2,5 milioni di chilometri, cioè 60 volte più vicino della Terra al Sole) e la scoperta che l’orbita di CoRoT-7 b non è perfettamente circolare, probabilmente a causa di un oggetto planetario più esterno. Queste due condizioni fanno ragionevolmente ritenere che la superficie del pianeta sia caratterizzata da fenomeni estremi di vulcanesimo, molto più intensi di quelli osservati su Io, il satellite di Giove che, con i suoi oltre 400 vulcani attivi, è il corpo celeste geologicamente più attivo del nostro Sistema solare. Se la speculazione ha colto nel segno, dunque, la superficie di CoRoT-7 b si presenterebbe come una distesa incandescente di colate laviche continuamente alimentate da un gran numero di bocche vulcaniche.

    Davvero estremamente difficile riuscire a inserire in tale scenario la possibilità che la vita trovi un angolo dove svilupparsi.

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