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Peccioli… e intorno l’Universo 2013 Un mese di iniziative dedicate alle stelle

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APERTURA STRAORDINARIA del Centro Astronomico G. Galilei di Libbiano il 5 ottobre dalle ore 21.00. Osservazione del cielo con i telescopi in dotazione presso la struttura (non è necessaria prenotazione).

Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
www.astrofilialtavaldera.com

Peccioli… e intorno l’Universo 2013 Un mese di iniziative dedicate alle stelle

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APERTURA STRAORDINARIA del Centro Astronomico G. Galilei di Libbiano il 5 ottobre dalle ore 21.00. Osservazione del cielo con i telescopi in dotazione presso la struttura (non è necessaria prenotazione).

Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
www.astrofilialtavaldera.com

CORSO A.R.A. 2014

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Il corso si articolerà su 11 lezioni settimanali, una visita alla meridiana di Santa Maria degli Angeli e una serata con lezione pratica per l’uso del telescopio presso l’Osservatorio Astronomico “Virginio Cesarini”. La lezioni si terranno il
giovedÏ, con cadenza settimanale, presso i locali siti in Via Carlo Emanuele I, 12a (una traversa di Viale Manzoni) a Roma. Il giorno 30 Gennaio 2014 ore 18:30 ci sarà la presentazione del Corso e la conferenza inaugurale.

Per ulteriori informazioni consultate il nostro sito
oppure chiamate al numero 339-7900809
(Fabio Anzellini).
www.ara.roma.it

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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04.10: La Costellazione dell’Aquario.

www.uai.it

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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05.10 “RIACCENDIAMO LE STELLE” GIORNATA NAZIONALE DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi e conferenze locali per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema del deturpamento ambientale dovuto all’illuminazione selvaggia, sulle leggi regionali vigenti e su come, con pochi accorgimenti,sia possibile vedere meglio e a minor costo. Si invitano tutti gli astrofili ed i cittadini ad aderire alle iniziative proposte.

http://inquinamentoluminoso.uai.it/
www.uai.it

XI EDIZIONE BERGAMO SCIENZA 4/20 OTTOBRE

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Per 16 giorni la città e la provincia di Bergamo saranno animate da laboratori, conferenze, spettacoli, incontri volti a promuovere la conoscenza scientifica. Novità di quest’anno è il sodalizio con il World Science Festival di New York; il suo co-fondatore e direttore, il fisico Brian Greene, sarà protagonista di uno degli incontri in programma sabato 5 ottobre. La manifestazione sarà inaugurata venerdì 4 ottobre dal concerto-conferenza Planetario. Un vero e proprio esperimento musicale-scientifico inedito elaborato dai Deproducers. Tra i vari appuntamenti (calendario completo sul sito) segnaliamo il 5 ottobre l’incontro Viaggio al centro della Luna con Maria Zuber, capo del Dipartimento di Scienze della Terra, atmosferiche e planetarie del MIT e ricercatore principale della missione della NASA GRAIL che, con sonde spaziali gemelle, sta mappando l’interno della Luna, dalla superficie al nucleo. A seguire, dedicata alle imprese spaziali, In viaggio con la cometa, una tavola rotonda con Marcello Coradini (ESA European Space Agency), Enrico Flamini (ASI Agenzia Spaziale Italiana) e Karen McBride (NASA). Infine, domenica 20 ottobre, nella giornata tematica Nutriamoci di Scienza dedicata all’alimentazione, saranno ospiti l’astronauta Samantha Cristoforetti e l’astrofisica Simonetta Di Pippo, che descriveranno l’alimentazione e il cibo che si utilizza nello spazio. Gli eventi di BergamoScienza porteranno i visitatori nei luoghi più belli di Città Alta e Città Bassa, tra teatri, piazze, palazzi storici, chiese, chiostri e musei.

Tutte le iniziative sono gratuite e aperte al pubblico fino ad esaurimento posti.
E-mail prenotazioni.privati@bergamoscienza.it
Calendario completo degli eventi su >>> www.bergamoscienza.it

Giove incontra Wasat

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La mattina del 4 ottobre, poco dopo la mezzanotte, Giove (mag. –2,2) sorgerà dall’orizzonte est-nordest nascondendo nella sua areola luminosa un oggetto più debole, ovvero la stella Wasat o delta Geminorum (m = +3,5; famosa anche perché nei suoi pressi venne trovato Plutone nel 1930).

Verso l’1:30, i due oggetti, distanti tra loro poco più di 7′, saranno abbastanza alti (circa +12°) da poter essere osservati con un binocolo o un piccolo telescopio (pannello di destra).

Lo spettacolo, con lievi differenze, si riproporrà anche la mattina del 5 ottobre.

N.B. Nella figura il disco di Giove è ingrandito di due volte rispetto alle reali dimensioni apparenti. L’orientamento è altazimutale.

Per la NASA compleanno tra pochi intimi

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La control room della ISS, una delle poche strutture NASA che funzionano regolarmente dopo lo shutdown
La control room della ISS, una delle poche strutture NASA che funzionano regolarmente dopo lo shutdown

Compleanno amaro per la National Aeronautics and Space Administration. Nel giorno in cui l’agenzia spaziale statunitense compie 55 anni di attività (aprì ufficialmente i battenti il 1 ottobre del 1958), circa il 97 per cento dei suoi oltre 18mila dipendenti restano a casa, bloccati (si spera per poco) dallo shutdown, l’interruzione dei finanziamenti per la macchina governativa americana causata dallo stallo nelle trattative tra Democratici e Repubblicani al Congresso USA. In assenza di un compromesso sul rifinanziamento del debito pubblico (che i Repubblicani hanno cercato in ogni modo di usare come moneta di scambio per bloccare la riforma sanitaria di Obama, scontrandosi però col muro del partito del Presidente che ha la maggioranza al Senato), alla NASA come in tutte le agenzie governative del Paese sono state bloccate da stamattina tutte le attività “non essenziali”. Nel caso dell’agenzia spaziale, da oggi si fermano praticamente tutti i dipendenti tranne quelli che lavorano sulle attività della Stazione Spaziale Internazionale, e solo perché la vita degli astronauti dipende dal funzionamento a pieno regime del controllo da Terra.

Difficile al momento fare previsioni. La situazione tornerà alla normalità solo quando Repubblicani e Democratici troveranno un accordo sul budget per il nuovo anno fiscale, accordo che al momento sembra lontano. Fa un po’ effetto, in questa situazione surreale, vedere come la NASA proprio oggi celebri sul suo sito web il proprio 55esimo compleanno. Lo fa con una sorta di “lista della spesa” che elenca gli obiettivi raggiunti in questi 55 anni. Difficilmente nel 1958 si sarebbe potuto immaginare di meglio. Nell’ordine, 12 astronauti sulla Luna; 4 rover e 4 lander su Marte; una sonda nello spazio interstellare (è Voyager 1, per la cronaca); più di 12 anni di presenza umana sulla ISS; 30 anni di voli dello Shuttle; 1800 brevetti per innovazioni destinate a future missioni o all’utilizzo sulla Terra; 16 satelliti che osservano il nostro pianeta; 7 sonde che studiano il Sole; 20 modelli sperimentali di aerei, e molto altro.

Quanto alla lista delle cose ancora da fare (ma su cui la NASA sta lavorando da tempo), è decisamente appetitosa: più occasioni di accesso all’orbita bassa per i privati; un nuovo vettore e una nuova navicella che raccolga l’eredità dello Shuttle e arrivi molto più lontano; la cattura di un asteroide per portarlo vicino alla Terra e studiarlo; l’invio di esseri umani su Marte entro il 2030; il lancio del James Webb Space Telescope; l’invio di nuove sonde su Marte, Giove, Plutone. Programmi ambiziosi, anche se già colpiti dalle sforbiciate al budget degli ultimi anni. E che avranno bisogno di una macchina oliata e che funzioni a pieno regime: non certo quella con cui la NASA si trova a fare i conti oggi.

Aggiornamento:

A causa dello shutdown, anche il sito web della NASA a una cui pagina faceva riferimento questo articolo al momento non è accessibile.

Asteroidi – Nemesis con Nysa, e Bamberga ci saluta

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asteroidi
In ottobre, Bamberga completerà la sua spettacolare opposizione mantenendosi ancora molto luminoso (mag. +8/+9) mentre si muoverà lungo un'elegante traiettoria che lo porterà a invertire il moto proprio sull'angolo nordovest della Balena, al confine con Pegaso. La notte tra il 4 e il 5 novembre sarà facilmente rintracciabile con un binocolo anche da un profano in quanto si troverà circa 3 primi a ovest della brillante stella ro Pegasi, di mag. +4,9.

Siete poi riusciti a seguire il volo di Bamberga?

Come sicuramente ricorderete, lo scorso 13 settembre il 14° più grande asteroide della Fascia è arrivato a brillare di una storica magnitudine +8,1 e cinque giorni dopo ha raggiunto una distanza dalla Terra di sole 0,81 UA. Bamberga, l’abbiamo ripetuto più volte negli ultimi due numeri, è un asteroide dall’orbita molto elongata che si avvicina alla Terra ad intervalli regolarissimi di 22 anni; ogni volta salutando così una nuova generazione di osservatori. E si potrebbe pensare anche a una piccola Nemesi, la presunta stella compagna del Sole, che con i suoi periodici e profondi avvicinamenti si ipotizzava un tempo potesse provocare piogge di meteoriti sul nostro pianeta…

L’altro oggetto che vi propongo di seguire in ottobre si chiama (128) Nemesis (e così adesso avrete anche capito il perché di quella penosa forzatura del confronto tra Bamberga e Nemesis, la “compagna del Sole”…), un pianetino di cui non abbiamo mai parlato prima se non per segnalare qualche sua opposizione nelle pagine degli eventi. E se non vi sembra abbastanza, ci metto anche (44) Nysa, che in ottobre farà compagnia a Nemesis durante il suo percorso nella Balena, arrivando anch’esso all’opposizione, il giorno 3.

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Asteroidi di Talib Kadori presente a pagina 66 di Coelum n.174.

Il Cielo Sepolto – Vedere la Gru volare dalla Val D’Aosta. Possibile?

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Il Cielo Sepolto
Ecco come apparirebbe la costellazione della Gru durante il passaggio al meridiano in una località alla latitudine di Napoli. Le due stelle principali sarebbero alte solo +2,5° e probabilmente risulterebbero inosservabili (per la foschia o l’inquinamento luminoso) per la maggior parte delle serate. Nelle notti appena serene dovrebbe però bastare un binocolo per coglierle durante la loro fugace visita nel nostro cielo. Più alta (+12°) la stella gamma, visibile abbastanza facilmente da ogni regione d’Italia. Bella anche delta Gruis, doppia larga (16’) di color giallo.

In tutta sincerità, qualcuno di voi potrebbe affermare di avere mai osservato dall’Italia stelle o oggetti deep-sky nella costellazione della Gru?

Se la risposta è sì, siete probabilmente dei bugiardi o abitate regioni parecchio a sud nello stivale… Basta infatti dare un’occhiata alla declinazione media di questa piccola costellazione (solo 366° di superficie, la 45a in classifica) per accorgersi di come a Firenze, ad esempio, la sua stella più luminosa sia completamente “sepolta” e inosservabile, mentre a Palermo riesca ad arrivare ad appena +5° di altezza.

Tutto inutile, dunque? Niente affatto, ma cerchiamo prima di definire meglio la questione. La Gru (Grus, in latino) è una piccola ma molto appariscente costellazione dei cieli australi, posta immediatamente a sud della brillante Fomalhaut (mag. +1,2), la stella alfa del Pesce Australe che alla latitudine di Roma si alza sopra l’orizzonte di quasi +20° ed è quindi un ottimo punto di riferimento sempre presente.

Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Il Cielo Sepolto di Piero Mazza presente a pagina 52 di Coelum n. 174.

Il Cuore e l’Anima – DUE NEBULOSE FANTASMA IN CASSIOPEA

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Nel Cielo
La cartina del mese abbraccia la parte orientale della costellazione di Cassiopeia e segnala la posizione delle nubi di idrogeno IC 1805 e IC 1848, oggetti straordinariamente belli nelle fotografie a lunga posa, famosi per i loro nomignoli “new age”, ma ai limiti dell’impossibile per ciò che riguarda le osservazioni visuali.

Ci si potrebbe scrivere un libro, sui “popular names” degli oggetti deep-sky. La maggior parte di essi ha un significato ovvio, suggerito quasi sempre da una forma che richiama qualcosa che ci è familiare; per altri nomi invece l’origine è abbastanza misteriosa – se non incomprensibile – provenendo di solito da una cultura, quella anglosassone, con tradizioni e riferimenti diversi dalla nostra. Per alcuni si prova un’immediata simpatia, per altri meno. Di quest’ultima categoria fanno parte, almeno a nostro parere, due belle nebulose che campeggiano appena alla sinistra della “W” di Cassiopea, e che per un eccesso di retorica gli anglosassoni hanno voluto associare al binomio Heart and Soul (Cuore e Anima), tanto da trasformare due rispettabili oggetti celesti in una diffusa “Carol” che in america ci si scambia per San Valentino…

Le due nebulose però sono splendide e meritano davvero una visita, anche se nel visuale ci si dovrà accontentare di rincorrere i particolari più luminosi, essendo la visione del quadro d’insieme riservata ai soli astrofotografi.

NGC 6934, sotto la coda del delfino – Nel tratto di cielo a metà strada tra eta Persei ed epsilon Cassiopeiae si distende assolutamente invisibile ad occhio nudo un enorme complesso di formazione stellare, ovvero una nuvola di idrogeno che, distante da noi circa 7000 anni luce, mostra le sue parti più dense e luminose in corrispondenza con le due nebulose ad emissione di cui vogliamo parlare questo mese.

Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, i cenni storici,  le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Nel Cielo di Salvatore Albano presente a pagina 50 di Coelum n. 174.

Inaugurato il Sardinia Radio Telescope

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“Un successo frutto dell’eccellenza espressa dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e dall’Agenzia Spaziale Italiana con il prezioso sostegno del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica e della Regione Sardegna”. Sono queste le parole contenute nel messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Presidente dell’INAF Giovanni Bignami in occasione dell’inaugurazione del super telescopio SRT, avvenuta il 30 settembre scorso, in località Pranu Sanguini, nel comune di San Basilio, in provincia di Cagliari.

Alla cerimonia hanno preso parte oltre al sottosegretario del MIUR, Marco Rossi Doria, anche il Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci e in rappresentanza di ASI, il Chief scientist Enrico Flamini.

Ideato per applicazioni di radioastronomia, geodinamica e scienze spaziali, il Sardinia Radio Telescope (SRT)  vanta numeri da record: è dotato di uno specchio primario di 64 metri, con diverse posizioni focali e una copertura di frequenza da 0,3 a 100 GHz.

L’impianto è stato finanziato principalmente dal MIUR, dall’ASI e dalla Regione Sardegna e sarà utilizzato sia per studiare le sorgenti radio dell’Universo sia per operare come stazione ricevente di Terra per le sonde interplanetarie. Il progetto SRT si inquadra in un ampio programma di sviluppo scientifico, tecnologico e di alta formazione in Sardegna e si configura come una facility internazionale di altissimo profilo.

Il difficile e spettacolare assemblaggio dello strumento è stato completato in loco nel 2011. Dopo il collaudo meccanico, il radiotelescopio ha visto la prima luce l’8 agosto del 2012, quando è stato puntato in direzione della radiosorgente Hydra A e successivamente verso una magnetar situata nel centro della Via Lattea, di cui ha registrato il segnale in alta qualità. Nei prossimi anni, con SRT, i ricercatori si aspettano di effettuare importanti scoperte sulla natura e l’origine dell’universo.

L’ASI, che fornisce gli equipaggiamenti di telecomunicazioni da integrare nel sistema e potrà utilizzare il 20% del tempo antenna per propri scopi, ha contribuito al programma con una quota di circa il 25% del costo complessivo. In futuro ASI contribuirà ulteriormente allo sviluppo degli apparati di telecomunicazioni e per il controllo delle sonde interplanetarie.

» Il sito istituzionale di SRT

» Guarda il videoservizio ASI

Il Cielo del Mese – Il Cielo di Ottobre

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Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E. La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC) del: 1 ottobre alle 22:00; 15 ottobre alle 21:00; 30 ottobre alle 19:00

Verso le 21:00 di metà ottobre, il cielo notturno apparirà ancora popolato da molte costellazioni caratteristiche della stagione estiva, la maggior parte delle quali, specie quelle più alte e orientali, rimarranno visibili ancora per parecchie ore prima di tramontare. All’inizio della notte astronomica, infatti, il “Triangolo estivo” sarà ancora alto nel cielo, anche se in procinto di cedere la regione zenitale al grande quadrato di Pegaso.
Boote ed Ercole saranno già al tramonto, mentre a nordest si potrà seguire l’ascesa della coppia Perseo-Cassiopea e il sorgere della brillantissima Capella con l’Auriga, seguite già dalle luci del Toro che, assieme alle Pleiadi, rappresentano le avanguardie del cielo invernale. Scenario che si completerà con il sorgere di Orione e dei Gemelli nella seconda parte della notte. Sull’orizzonte nord, l’asterismo del Grande Carro si troverà al punto più basso del suo percorso giornaliero.

Ora Solare

È da ricordare, per il corretto uso delle effemeridi, che alle ore 3:00 di domenica 27 ottobre finirà il periodo dell’ora estiva (TU+2) e bisognerà portare indietro le lancette degli orologi alle ore 2:00.
Si ritornerà così all’ora solare invernale (TU+1).

Effemeridi del mese della Luna e di Sole e pianeti

XI EDIZIONE BERGAMO SCIENZA

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Per 16 giorni la città e la provincia di Bergamo saranno animate da laboratori, conferenze, spettacoli, incontri volti a promuovere la conoscenza scientifica. Novità di quest’anno è il sodalizio con il World Science Festival di New York; il suo co-fondatore e direttore, il fisico Brian Greene, sarà protagonista di uno degli incontri in programma sabato 5 ottobre. La manifestazione sarà inaugurata venerdì 4 ottobre dal concerto-conferenza Planetario. Un vero e proprio esperimento musicale- scientifico inedito elaborato dai Deproducers. Tra i vari appuntamenti (calendario completo sul sito) segnaliamo il 5 ottobre l’incontro Viaggio al centro della Luna con Maria Zuber, capo del Dipartimento di Scienze della Terra, atmosferiche e planetarie del MIT e ricercatore principale della missione della NASA GRAIL che, con sonde spaziali gemelle, sta mappando l’interno della Luna, dalla superficie al nucleo. A seguire, dedicata alle imprese spaziali, In viaggio con la cometa, una tavola rotonda con Marcello Coradini (ESA European Space Agency), Enrico Flamini (ASI Agenzia Spaziale Italiana) e Karen McBride (NASA). Infine, domenica 20 ottobre, nella giornata tematica Nutriamoci di Scienza dedicata all’alimentazione, saranno ospiti l’astronauta Samantha Cristoforettie l’astrofisica Simonetta Di Pippo, che descriveranno l’alimentazione e il cibo che si utilizza nello spazio. Gli eventi di BergamoScienza porteranno i visitatori nei luoghi più belli di Città Alta e Città Bassa, tra teatri, piazze, palazzi storici, chiese, chiostri e musei.

Tutte le iniziative sono gratuite e aperte al pubblico fino ad esaurimento posti.
E-mail prenotazioni.privati@bergamoscienza.it
Calendario completo degli eventi su >>> www.bergamoscienza.it

Gruppo Amici del Cielo

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01.10: “La volta celeste, telescopi e montature equatoriali” (Teoria).

Per informazioni e iscrizioni:
didattica@amicidelcielo.it.
www.amicidelcielo.it

Gruppo Amici del Cielo

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01.10: “La volta celeste, telescopi e montature equatoriali” (Teoria).

Per informazioni e iscrizioni:
didattica@amicidelcielo.it.
www.amicidelcielo.it

Circolo Culturale Astrofili Trieste

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30.09: “Fisica solare e neutrini solari” di Antonio Pasqua.

Informazioni: cell. 329.2787572 – ccat@libero.it
www.astrofilitrieste.it

ASSOCIAZIONE CASCINESE

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Per il mese di settembre è prevista un’Osservazione del Sole alle ore 10:00 del 28.9 in occasione della Notte Europea dei Ricercatori. Alla sera, Osservazioni al Politeama dalle 22:30, dopo lo spettacolo teatrale.

Per informazioni: D. Antonacci 347.4131736
domenico.antonacci@astrofilicascinesi.it
www.astrofilicascinesi.it

Juno, un fly-by tutto da osservare

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Un rendering artistico di Juno in avvicinamento alla Terra il 9 Ottobre 2013. Credit: NASA/JPL-Caltech
Un rendering artistico di Juno in avvicinamento alla Terra il 9 Ottobre 2013. Credit: NASA/JPL-Caltech

Nella notte del 9 Ottobre, guardate in alto e pensate che lassù, a circa 500Km di distanza da voi (appena 50 volte l’altitudine di un aereo di linea), sta passando Juno. Se siete appassionati di scienza, di astronomia e di conquista spaziale, provate a pensare che quella sonda della NASA, grande come un autobus che dà un passaggio per lo spazio a strumenti e know-how italiani, sta prendendo la rincorsa per spiccare il balzo della sua vita e arrivare a Giove nel 2016, iniziando a produrre dati ed immagini che ci stupiranno come non mai. Se invece siete astrofili o appassionati di fotografia astronomica, non perdete tempo a pensare nulla. Prendete telescopio e macchina fotografica e, seguendo le indicazioni, cercate di fotografare Juno durante il suo passaggio ravvicinato. Il premio è poter dire in futuro di aver visto dal vivo passare quella che diventerà una delle più importanti missioni spaziali dei prossimi anni. E perché no, veder pubblicati i vostri sforzi dalla NASA  (inviando le immagini astronomiche realizzate durante il fly-by a info@iaps.inaf.it).

In genere, lo scopo di un fly-by è quello di imprimere a una sonda spaziale una spinta sufficiente per farle raggiungere più rapidamente la sua destinazione finale. Nel caso di Juno, la spinta che riceverà durante questo passaggio ravvicinato è circa il 70 percento del cosiddetto DeltaV iniziale, cioè della variazione della velocità fornita dal razzo vettore al momento del lancio. Insomma, una specie di secondo lancio necessario per permettere a Juno di raggiungere il lontano Giove. Un momento che vale sicuramente la pena tentare di immortalare.

L’impresa è ardua, ma se vorrete provare, sappiate che non siete i primi (la cosa è già stata realizzata da telescopi ufficiali e da astrofili sia per Cassini che per Rosetta). E soprattutto, sappiate che non sarete soli.  Immaginate che la stessa sfida verrà tentata contemporaneamente in tutto il mondo, da molti telescopi sia professionali (come quelli degli Osservatori INAF) sia amatoriali. Tra tutti, ci proverà a Matera un gruppo di un centinaio di studenti di liceo, sostenuti e coadiuvati dal mondo della scienza ufficiale. Per l’occasione, infatti, L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collaborazione con INAF (in particolare con lo IAPS di Roma, Istituto dove è nato lo spettrometro ad immagine JIRAM a bordo di Juno) organizza per l’evento una manifestazione dedicata alle scuole, per festeggiare insieme questa ricorrenza spaziale.  Presso il Centro di Geodesia Spaziale ASI di Matera si terrà nella giornata del 9 la manifestazione “Aspettando JUNO… Un fly-by tra scienza, giochi e musica” dove tra giochi didattici, interventi di esperti, musica e mostre, i ragazzi tenteranno l’osservazione della sonda in diretta  dal telescopio del centro. (Per maggiori informazioni sull’evento http://www.asi.it/it/eventi/convegni/aspettando_juno)

Se volete tentare l’impresa per conto vostro, sappiate (senza scoraggiarvi) che avreste avuto possibilità decisamente migliori abitando a Cape Town. Il Sud Africa è infatti in assoluto il luogo sulla Terra dove la sonda godrà di maggiore visibilità: sarà un punto luminoso che si muoverà velocemente sullo sfondo del cielo, nella notte tra il 9 e il 10 ottobre. In quella nottata, Juno avvicinerà la Terra fino ad arrivare alla sua distanza minima alle 19:21 Universal Time (cioè 21:21 tempo italiano). In quel momento la sonda sorvolerà a 559 Km di altitudine un punto a 200 Km al largo della costa sudest del Sud Africa.

Risulterà visibile, nuvole permettendo? In teoria Juno è un oggetto dalle dimensioni ragguardevoli, ricoperto di 3 pannelli solari lunghi circa 9 metri ciascuno, e per questo motivo il suo passaggio potrebbe essere visibile con una attrezzatura limitata. Diciamo “potrebbe” perché in Italia le condizioni osservative non sono tra le più favorevoli e forse il momento migliore per osservare la sonda non sarà quello di minima distanza dalla Terra. L’opinione più diffusa è che il momento migliore per tentare l’osservazione sia circa un’ora dopo il flyby (circa le 22:30 ora italiana), quando Juno si troverà ad un’altezza di +10°/+15° sull’orizzonte in direzione est. A quel momento la sonda sarà già a una distanza di 30000 Km.  Per complicare le cose a chi si cimenterà nel tentativo, Juno fuggirà via a una velocità molto elevata rendendo le operazioni particolarmente concitate. Passata 1 ora dal fly-by, la sonda sarà già a 50.000 km da noi.

Se perdete l’occasione sappiate purtroppo che non ne avrete altre. Dal momento del fly-by il prossimo appuntamento con Juno non sarà prima di Luglio 2016, nelle vicinanze del pianeta Giove. A oltre 700 milioni di chilometri di distanza.

Informazioni aggiuntive

JUNO, seconda missione del programma New Frontiers della NASA, ha come obiettivo lo studio delle caratteristiche di Giove come “rappresentante” dei pianeti giganti. La sonda è stata lanciata il 5 agosto 2011 e raggiungerà Giove nel 2016. Dopo il fly-by, JUNO sarà lanciato direttamente verso Giove e si inserirà in un’orbita polare attorno al pianeta.  Di grande rilievo la partecipazione italiana al progetto, con gli strumenti JIRAM (spettrometro ad immagine infrarosso) e KaT (dispositivo di radioscienza). Anche gli star trackers, che assicurano il puntamento e la stabilizzazione della sonda sono un prodotto italiano della Selex ES di Campi Bisenzio vicino Firenze.

Per trovare Juno in cielo

Se sei nei dintorni di Roma, Juno inizia a essere visibile circa dalle 22:00 con 12° di elevazione sull’orizzonte, nella costellazione del Toro, e una magnitudine di circa 10, per poi allontanarsi dalla Terra nell’ora successiva, passando nella costellazione di Perseo e diminuendo di brillantezza mentre si alza sull’orizzonte.
Da qualunque zona d’Italia, per determinare i dettagli del passaggio di Juno nella tua zona, segui le istruzioni a questo link.
Altre informazioni sul flyby, nella pagina NASA ufficiale.
Altre informazioni su Juno nella pagina ASI e nella pagina INAF-IAPS.

Contattateci a info@iaps.inaf.it per maggiori informazioni e mandateci le vostre immagini astronomiche del fly-by nei giorni successivi al 9 ottobre per vederle pubblicate dalla NASA.


E se volete veder pubblicate le vostre foto anche sulla nostra rivista Coelum Astronomia, inviatele anche a gallery@coelum.com!

Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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27.09: Osservazione all’Oasi della Grigna, Piani Resinelli.

Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

Associazione Astrofili Centesi

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27.09: “Gli inquilini della nostra galassia: stelle, ammassi e nebulose”. Al telescopio: Venere, le costellazioni autunnali e la Galassia di Andromeda.

Per info: 346.8699254 astrofilicentesi@gmail.com
www.astrofilicentesi.it

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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27.09 GLI ASTROFILI E LA NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI L’UAI aderisce alla Notte Europea dei Ricercatori, manifestazione europea di promozione della figura e del ruolo del Ricercatore nella società. Gli astrofili come “organizzatori ed animatori” di decine di incontri tra i ricercatori e la cittadinanza, in particolare i giovani studenti delle scuole superiori.

www.uai.it

Gruppo Amici del Cielo Barzago

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27.09: “I Segreti del nucleo atomico e l’energia delle
stelle” di Dino Pezzella (Verano).

Per info: didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI 27 SETTEMBRE 2013

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Un programma divertente, che rende la scienza fruibile a tutti e che culmina il 27 settembre nella Notte Europea dei Ricercatori, promossa dalla Commissione Europea. Per consultare il programma, e prenotare le visite gratuite, visita la pagina dedicata.

Tel 06.83390543 – info@frascatiscienza.it www.frascatiscienza.it

Al Planetario di Ravenna

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24.09: “Arte, architettura e astronomia: un rapporto lungo millenni” di Agostino Galegati.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Circolo Culturale Astrofili Trieste

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23.09: “Introduzione alla Fisica Quantistica – 1a parte” di Fulvio Mancinelli.

Informazioni: cell. 329.2787572 – ccat@libero.it
www.astrofilitrieste.it

Il metano non è abbastanza

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Marte, il metano, la vita.

Il pianeta rosso è sicuramente il pianeta del sistema solare più studiato. Perché è vicino, perché non è dissimile alla Terra, perché rientra nella cosiddetta fascia di abitabilità, perché forse in passato ha ospitato vita avendo sicuramente ospitato acqua.

Anzi di più. La vita sulla Terra verrebbe da Marte. Lo ha sostenuto recentemente Steve Brenner, lo aveva ipotizzato sul suo “I marziani siamo noi” l’astrofisico Giovanni Bignami: la vita può essere iniziata su Marte e poi portata sulla Terra, a fiorire mentre sul quarto pianeta pianeta del nostro sistema andava spegnendosi con l’inardirsi della terra, la fuga dell’atmosfera, la fine dei movimenti tettonici.

A confortare l’ipotesi che comunque su Marte vi fosse ancora una presenza vitale che in qualche modo avvalorasse la vivibilità del pianeta, la presenza di metano nell’atmosfera di Marte. Una presenza, che per discontinuità, poteva essere attribuita alle emissioni di batteri primordiali.

D’altronde le analisi condotte sia dai satelliti orbitanti il pianeta che dai rover, nella loro parziali misurazioni, indicavano una presenza media di metano nell’atmosfera da giustificare la sua produzione biologica.

Uno studio che appare questa settimana su Science – e che riporta le analisi dati fatte con lo strumento Tunable Laser Spectrometer (TLS), uno strumento appositamente progettato per la misurazione del gas su Marte – ci dice che la presenza di quel gas nell’atmosfera marziana è assai inferiore a quanto ipotizzato in precedenza, non superiore a 1,3 parti di miliardo per volume, una presenza troppo bassa per giustificare una percentuale di metano come precedentemente stimata anche in presenza di una semplice produzione geologica o proveniente da altri pianeti.

Insomma lo studio guidato da Christopher Webster, del Jet Propulsion Laboratory, California Institute of Technology, che mette a confronto con TLS le precedenti misurazioni, rivelatesi, sia per la strumentazione a terra che orbitante, meno precise del Tunable Laser Spectrometer, fa nascere dubbi sull’attuale presenza microbiotica sul pianeta rosso.

Secondo il presidente dell’INAF Giovanni Bignami siamo di fronte ad un’ipotesi. L’autore infatti, contrariamente a quanto pensato fin qui, afferma che il metano nell’atmosfera di Marte può resistere fino a cento anni, non solo uno. “Periodo limitato che giustificherebbe la continua produzione del gas da parte di microorganismi o per attività geologica” spiega Bignami “e che è stata l’ipotesi più accreditata finora. Inoltre viene da pensare che il TLS misuri la quantità di metano solo nel sito dove opera Curiosity. E’ come dire che trovandosi a Monte Mario a Roma (sede dell’INAF ndr) sarebbe in grado di misurare la presenza di zolfo nella solfatara vesuviana dove hanno ambientato il 47 morto che parla di Totò. E’ più facile che non trovandolo in situ ipotizzi che non ci sia”.

Il che ci porta a considerare che fintanto che non porteremo abbastanza umanità su Marte, per poter approfondire compiutamente quanto si trova e si trovava sul pianeta rosso, per quanto ci si approssimi alla risposta, resteremo col dubbio se siamo o meno di fronte alla verità.

Al Planetario di Ravenna

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22.09, dalle ore 10 alle 18: “Bimba Mia, Bimbo Mio – Mangiare bene, crescere sani” Spettacoli, Laboratori e Incontri.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Al Planetario di Ravenna

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22.09, ore 10:30: Osservazione del Sole.

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Moebius 172 – Le Torri di Hanoi e il Gioco Icosiano

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Il Gioco Icosiano

Il quesito posto nella “puntata” di luglio-agosto della nuova rubrica Moebius riguardava il legame tra due famosi rompicapi matematici: le torri di Hanoi, inventate da Édouard Lucas nel 1883, e il gioco icosiano ideato da Sir William Rowan Hamilton nel 1857.

Édouard Lucas

Lucas fu un grande matematico, noto per alcuni studi sui numeri primi e sui numeri di Fibonacci, ma fu anche un importante divulgatore e creatore di giochi. Per promuovere efficacemente il rompicapo della torre di Hanoi, non solo si inventò la leggenda dei monaci raccontata nell’articolo, ma utilizzò un ingegnoso pseudonimo: “N. Claus (de Siam)”, anagramma di “Lucas D’Amiens” (Amiens era la sua città natale). Le cronache raccontano che morì di setticemia a soli 49 anni, a causa di una ferita provocata dalla caduta di un piatto rotto sulla sua guancia, durante un pranzo di gala.

Sir William Rowan Hamilton

Il dublinese Hamilton, invece, è famoso per le sue ricerche a cavallo tra fisica e matematica: i suoi contributi in questo campo si sono rivelati fondamentali per il successivo sviluppo della meccanica quantistica. Pare che parlasse correntemente una quindicina di lingue, e che avesse conosciuto personalmente il poeta romantico William Wordsworth.

Il culmine della sua carriera coincise con la sua nomina a professore di astronomia al Trinity College di Dublino e ad Astronomo Reale d’Irlanda.

Le regole dei due giochi sono descritti nell’articolo “C’è ancora tempo”, pubblicato su Coelum 172. Se desiderate qualche approfondimento, potete consultare i libri e link che trovate in fondo.

Il rompicapo di Lucas ha sicuramente riscosso maggiore fortuna rispetto a quello di Hamilton, forse grazie alla sua maggiore “giocabilità”: su internet troverete un sacco di siti che parlano delle torri di Hanoi, ma pochi che descrivono il gioco icosiano.

Il Gioco Icosiano

È anche facile trovare versioni commerciali del gioco di Lucas nei negozi specializzati (io stesso ne ho una, e la utilizzo durante i miei laboratori didattici). Qualche tempo fa, trovai una versione gigante delle torri di Hanoi nel parco della Venaria Reale a Torino. Se passate di là, adesso che sapete come si risolve questo celebre enigma, non dimenticate di mostrare la vostra capacità davanti agli altri turisti: farete un figurone!

Al contrario, che io sappia, il rompicapo di Hamilton non è più sul mercato da molti decenni: nella fotografia qui a destra potete vedere il contenuto della ottocentesca versione commercializzata dallo stesso Hamilton.

Entrambi i rompicapi, comunque, sono di notevole interesse matematico: non soltanto il gioco dei monaci vietnamiti, il cui metodo risolutivo è un esempio classico di algoritmo ricorsivo, ma anche il gioco di Hamilton, che ha dato il nome ai percorsi hamiltoniani, fondamentali nella teoria dei grafi.

Ma veniamo alla soluzione del quesito di luglio-agosto.

Innanzitutto consideriamo il gioco delle torri di Hanoi con tre dischi, e chiamiamo questi ultimi X, Y e Z, in ordine di dimensione crescente.

Se disponiamo i tre dischi nell’ordine in cui devono essere spostati per risolvere il rompicapo, otteniamo la sequenza XYXZXYX. Interpretando i tre simboli X, Y, Z come le tre dimensioni spaziali di un cubo, ad esempio lunghezza, larghezza e altezza, la sequenza ottenuta ci guiderà sugli spigoli del cubo per percorrere un circuito hamiltoniano. Ecco trovato il nesso nascosto tra questi due giochi, apparentemente lontani l’uno dall’altro.

E se i dischi fossero più di tre? Nessun problema: l’analogia sussiste ancora, a condizione che ricorriamo a ipercubi con più di tre dimensioni.

Il primo a suggerire questo legame tra i due rompicapi fu Martin Gardner, uno dei giganti della matematica ricreativa, nel suo articolo riportato nella seguente bibliografia.

Riferimenti bibliografici

  • Edouard Lucas, Récréations mathematiques, III, Albert Blanchard, 1979.
  • Martin Gardner, Il gioco dell’icosaedro e la torre di Hanoi, in Enigmi e giochi matematici, Milano, Rizzoli, 2001.
  • Fred Schuh, The master book of mathematical recreations, Dover, 1968.

Link

  • Sulla torre di Hanoi:

http://areeweb.polito.it/didattica/polymath/htmlS/probegio/GAMEMATH/Hanoi/Hanoi.htm

http://cut-the-knot.com/recurrence/hanoi.html

http://mazeworks.com/hanoi/index.htm

SETTIMANA DELLA SCIENZA 21-27 SETTEMBRE 2013

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È la “Settimana della Scienza” organizzata dall’Associazione Frascati Scienza in colloborazione con gli enti di ricerca del polo tuscolano e l’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio e il Comune di Frascati. La manifestazione è costruita su un messaggio forte, “ricerca i ricercatori”: un invito e un auspicio a tenersi stretti il patrimonio di conoscenze e saperi, per contrastare la fuga dei cervelli dall’Italia e favorire le carriere professionali legate alla tecnologia, alla scienza e al futuro.

Tel 06.83390543 – info@frascatiscienza.it www.frascatiscienza.it

Al Planetario di Ravenna

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20.09: I Venerdì dell’A.R.A.R.: La biblioteca di Babele, recensione di libri di astronomia e scienza. Ingresso libero.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Voyager 1 verso l’infinito

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La sonda della NASA lascia il Sistema solare

Dopo molti falsi allarmi e rinvii, finalmente il momento tanto atteso è arrivato. La navicella della NASA Voyager 1 è ufficialmente il primo veicolo umano a entrare nello spazio interstellare. La sonda, che ha spento ormai la 36esima candelina, si trova a circa 19 miliardi di chilometri dal Sole. I nuovi dati appena pubblicati da Science rivelano che Voyager 1 ha viaggiato per circa un anno nel plasma e nel gas ionizzato, presente nello spazio tra le stelle.

Ed Stone, il progettista dell’Institute of Technology di Pasadena in California ha detto: “È la prima volta che il genere umano è uscito al di fuori della culla del Sistema solare per esplorare la galassia”.

Voyager 1 ha oltrepassato quindi la cosiddetta “bolla solare”, la regione di particelle cariche che circonda il Sole, ben oltre le orbite dei pianeti, entrando in una zona di transizione. Secondo la Nasa, Voyager 1 ha varcato quel confine più o meno il 25 agosto: è questa la prima volta che l’agenzia spaziale statunitense annuncia lo storico transito anche se in passato altri esperti avevano ipotizzato che fosse avvenuto.

Già nel giugno scorso la navicella avrebbe dovuto trovarsi al di fuori del sistema solare, invece si trovava in una zona finora non prevista, chiamata “heliosheath depletion region”, in cui si sente ancora il campo magnetico solare. La navicella non è dotata di sensori che misurano fisicamente la densità del plasma, quindi gli scienziati hanno usato un metodo diverso per capire dove realmente si trovasse. Un’eruzione solare nel marzo del 2012 ha fornito i dati necessari. L’energia sprigionata dal Sole è arrivata a Voyager 1 13 mesi dopo, nell’aprile del 2013, quando il plasma attorno alla navicella ha cominciato a vibrare notevolmente. Le oscillazioni sono state come una manna dal cielo per i ricercatori, perché significa che la navicella era immersa nel plasma 40 volte più denso di quello che avevano incontrato nello strato esterno della eliosfera. Una densità di questo tipo è prevedibile anche nello spazio interstellare.

Il segnale emesso da Voyager è molto debole: solo 23 watt, quasi quanto un lampadina da frigorifero.  Impiega 17 ore circa a raggiungere la Terra e, data la grande distanza, arriva ridotto a una frazione di un miliardo di watt: per riceverlo si utilizzano una serie di antenne che hanno un diametro che varia dai 34 ai 70 metri. All’interno del modulo spaziale c’è un disco dorato che conserva suoni e immagini della nostra Terra: una specie di messaggio in una bottiglia lanciata nel mare cosmico.

La sonda fu lanciata nell’ambito del Programma Voyager della Nasa il 5 settembre 1977 da Cape Canaveral insieme alla sua sonda gemella Voyager 2. Le navicelle hanno già sfiorato due pianeti, Giove e Saturno, e hanno scoperto vulcani di zolfo che non erano mai stati osservati dalle altre sonde. Nel 1980 le gemelle della NASA passarono vicino Saturno fotografandone gli anelli. A oggi Voyager 2 sarebbe a 15,3 miliardi di chilometri dalla Terra.

La sonda viaggia a una velocità di 17 chilometri al secondo circa, alimentata da una batteria che le permetterà di funzionare fin al 2025 quando dovrebbe aver raggiunto una distanza di oltre 25 miliardi di chilometri dal nostro pianeta. Il progetto costa alla Nasa circa 5 milioni di dollari l’anno e ha già raggiunto la cifra di 988 milioni di dollari complessivi.

Per saperne di più:

Al Planetario di Ravenna

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17.09: “Camminando lungo la Via Lattea” di Oriano Spazzoli.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
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Circolo Culturale Astrofili Trieste

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16.09: “Universi paralleli” di Gennaro Giuliani.

Informazioni: cell. 329.2787572 – ccat@libero.it
www.astrofilitrieste.it

Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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13.09: “Gabinetti spaziali: le risposte alla domanda che tutti abbiamo sempre voluto fare” di Paolo Attivissimo.

Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

Al Planetario di Ravenna

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13.09: Osservazione della volta stellata.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Gruppo Amici del Cielo Barzago

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13.09: Proiezione delle foto atronomiche estive
scattate dai soci (Barzago).

Per info: didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

Dolomites Curiosity Observatory

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13.09: Osservazioni al telescopio e al binocolo: Luna, pianeti gassosi, primo cielo autunnale.

Info e prenotazioni: 0437.67010 e 348.7391001
E-mail: aron.lazzaro@gmail.com
www.rifugioscarpa.it

Un tuffo suicida nel sole

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Essere vaporizzati dal Sole senza aver avuto nemmeno il tempo di ricevere un nome. E’ il destino sfortunato di un minuscolo oggetto celeste la cui morte è stata ripresa in diretta da SOHO il 19 agosto scorso.  E se, guardando il filmato, non riuscite a indovinare la natura del misterioso e sfortunato piccolo oggetto protagonista, sappiate che la comunità scientifica ha ben pochi dubbi su quanto è accaduto.

Il filmato è stato realizzato dalla fotocamera dell’osservatorio spaziale SOHO (Solar and Heliospheric Observatory) operato dalla NASA e dall’ESA, puntato sul Sole e su tutti gli eventi che accadono sulla superficie e nelle vicinanze. SOHO tiene sotto osservazione la nostra stella a varie lunghezze d’onda, dal 1995, anno del suo lancio. Negli oltre 15 anni di attività ha avuto al fortuna di riprendere in diretta (le immagini sono sul sito della missione) eruzioni e altri fenomeni solari impressionanti, producendo alcuni dei video più famosi il cui attore principale è la nostra dinamica stella.

Il 19 agosto scorso, mentre sta compiendo il suo solito, quotidiano lavoro, SOHO cattura le immagini di un piccolo puntino misterioso che si dirige verso la superfici del Sole. Quando il puntino raggiunge le vicinanze della nostra stella, esso scompare. Subito dopo, si verifica una vistosa CME, un’enorme espulsione di massa dalla corona solare che a prima vista potrebbe sembrare collegata all’impatto avvenuto poco prima. In realtà la CME è del tutto scollegata al tuffo suicida, essendo l’oggetto in questione troppo piccolo per raggiungere effettivamente il Sole e per provocare una tale reazione. A detta degli esperti, l’espulsione del filmato viene scatenata da un’esplosione che sembra essere avvenuta dall’altra parte del Sole, per cause scollegate al tuffo suicida. Ma con un effetto scenico che sembra calcolato dal migliore regista hollywoodiano.

Nessun dubbio invece sulla natura del puntino suicida, che è una piccola cometa vagabonda, con un diametro di forse poche decine di metri, chiaramente troppo piccola per sopravvivere all’intensissima radiazione solare. La cometa appartiene probabilmente ai sungrazer, cioè oggetti che nel loro moto orbitale sfiorano il Sole. In particolare essa sembra appartenere al gruppo di Kreutz. Si ritiene che questi piccoli oggetti siano i resti di una cometa gigante che si ruppe in numerosi frammenti nel passato. Il loro nome è stato per l’appunto ereditato dall’astronomo tedesco Heinrich Kreutz, che per primo dimostrò questa correlazione.

E se il fenomeno, statisticamente, non si può dire raro (diverse minuscole comete sungrazer passano vicinissime al Sole e si disintegrano quotidianamente), molto più rara è la possibilità di osservarlo con tanto dettaglio, visto che per la maggior parte, questi oggetti sono troppo piccoli per poter risultare visibili nel momento della loro morte.

Ma come ben sanno tutti gli appassionati, ogni cometa è un caso a sé. Ciascuna è un oggetto celeste unico, con una sua precisa personalità e un suo destino diverso e imprevedibile, che può portare alternativamente a spettacolari e innocui passaggi vicino al Sole (vedi nel 2011 la Lovejoy), a una lenta morte sotto la lente di ingrandimento degli strumenti scientifici (vedi il caso della C/2011 N3) o alla catastrofica rottura in frammenti prima della tragica conclusione. Insomma, tanti destini alternativi che potrebbero attendere la prossima cometa che catturerà l’attenzione, apparendo nel nostro cielo.

Solo una cosa è sicura: la prossima arriverà tra qualche mese e possiamo già chiamarla per nome.  Si chiama ISON e, speriamo, sarà spettacolare.

Se sei appassionato di comete e vuoi conoscerle meglio, disegnandole, fotografandole o creando componimenti sulla tua preferita, partecipa nei prossimi mesi al concorso Caccia Alla Cometa. Per saperne di più, visita questo sito.

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