Home News di Astronomia Stelle giovani nei cluster: il mistero è servito

Stelle giovani nei cluster: il mistero è servito

Letto 5.516 volte
0

Gli ammassi stellari contengono solo stelle vetuste? In teoria sarebbe così, ma gli scienziati hanno di recente scoperto una popolazione di stelle “giovani” nella Grande nube di Magellano, galassia nana satellite della nostra. Strano? Sì, perché gli ammassi stellari contengono stelle nate e cresciute tutte nella stessa epoca (più o meno la stessa della Via Lattea) e dallo stesso materiale primordiale. La scoperta, pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stata realizzata incrociando le posizioni di diverse migliaia di giovani stelle con le posizioni degli ammassi stellari: i ricercatori hanno trovato 15 candidati stellari che sarebbero effettivamente molto più giovani di altre stelle all’interno dello stesso ammasso. «Se questa ipotesi è corretta, dovranno essere rivisitati e rivisti modelli importanti», dice Bi-Qing For, dell’International Centre for Radio Astronomy Research (Icrar) di Perth (Australia), riferendosi a modelli che mettono in relazione la massa e l’evoluzione delle stelle nei cluster.

La Grande nube di Magellano vista da Spitzer. Crediti: NASA/JPL-Caltech/M. Meixner (STScI) & the SAGE Legacy Team

«La formazione di queste stelle più giovani potrebbe essere stata alimentata da gas che è entrato nel cluster dallo spazio interstellare, ma abbiamo eliminato questa possibilità utilizzando le osservazioni fatte con i radiotelescopi», spiega il co-autore Kenji Bekki (anche lui Icrar), «per dimostrare che non c’era alcuna correlazione tra l’idrogeno interstellare e la posizione dei cluster che stavamo studiando». Cosa è successo? «Crediamo che le stelle più giovani siano state create dalla materia espulsa dalle stelle più vecchie in fase di estinzione, il che significherebbe che abbiamo scoperto generazioni multiple di stelle appartenenti allo stesso cluster».

Le stelle sono state osservate agli infrarossi con Spitzer ed Herschel di Nasa ed Esa, perché la polvere attorno a loro impediva le rilevazioni in banda ottica. Presto questo involucro di polvere e gas sparirà, e anche Hubble sarà in grado di vederle.

Per saperne di più:


Dai primi passi della radioastronomia in Italia, al mastodontico FAST, il radiotelescopio cinese di 500 metri. È disponibile online Coelum Astronomia 209 di marzo! Sempre in formato digitale e gratuito…

Semplicemente clicca e leggi!


Articolo precedenteI Venerdì dell’Universo 2017
Articolo successivoPolvere di stelle antica per far luce sulle prime stelle