Il 17 giugno, alle ore 11:00 AM EDT, la NASA ha indetto una teleconferenza per fare il punto su un progetto decisamente ambizioso: innalzare l’orbita dell’osservatorio spaziale Neil Gehrels Swift. All’incontro hanno preso parte tre organizzazioni chiave: la stessa NASA, Katalyst Space e Northrop Grumman, unite dal comune obiettivo di contrastare il decadimento orbitale del satellite.
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Cos’è successo?
All’inizio dell’anno scorso, la NASA ha iniziato a ricevere forti indicatori del fatto che il telescopio Swift sarebbe uscito dalla sua orbita nominale e avrebbe iniziato il processo di deorbitazione molto prima del previsto. Questo fenomeno inaspettato è stato causato dall’intensa attività solare che ha incrementato la resistenza aerodinamica del satellite. Insieme ad altri fattori, questo ha portato al degrado dell’orbita di Swift e al suo abbassamento di quota.
Perché Swift è così importante da dover essere salvato?
Lanciato nel 2004, Swift rappresenta uno dei satelliti dotato di telescopi spaziali più importanti per la comunità astrofisica. È stato progettato per studiare i Gamma Ray Burst, dei lampi di luce che in pochi secondi sono in grado di rilasciare una grande quantità di energia, più di quanta ne rilascerà il Sole in tutta la sua durata vitale.
Tuttavia, Swift non studia unicamente questo tipo di eventi, anzi, durante la sua durata è stato riadattato più volte con lo scopo di indagare più fenomeni fisici, fra cui le esplosioni stellari, grazie ai suoi telescopi che osservano in banda X e UV e che raggiungono i confini dell’universo visibile.
L’unicità di Swift sta anche nella sua capacità di riposizionamento molto rapido per poter osservare eventi impulsivi in modo tempestivo. Per fare un paragone, basti pensare che Hubble impiega, nella migliore delle ipotesi, uno o due giorni per riposizionarsi per puntare un oggetto di interesse, mentre la stessa operazione richiede a Swift solo pochi minuti. Per questo e molti altri motivi, Swift è la struttura che riceve il maggior numero di richieste di osservazione subito dopo il James Webb Space Telescope.
Normalmente, se uno spacecraft qualsiasi dovesse deorbitare in anticipo rispetto a quanto stabilito, la NASA e le altre agenzie spaziali lascerebbero semplicemente che il fenomeno avvenga naturalmente, seppur dopo essersi assicurate che non ci siano rischi per le persone a terra; in questo caso però, data l’importanza della missione, è stato ritenuto opportuno tentare un’operazione di salvataggio.

Ma come andiamo a salvare un telescopio spaziale?
Dopo aver ricevuto i segnali di un prematuro decadimento orbitale del satellite, la NASA, in collaborazione con Katalyst Space e Northrop Grumman, si è messa immediatamente al lavoro per rendere reale un progetto ritenuto da loro stessi quasi impossibile: mettere in piedi una missione di salvataggio con grandi innovazioni tecnologiche a bordo in appena nove mesi. In un tempo così straordinariamente breve per gli standard del settore, questa collaborazione ha portato un progetto completamente nuovo a diventare uno spacecraft integrato su un razzo e pronto per la partenza.
Il veicolo spaziale robotico di Katalyst Space, chiamato LINK, tenterà infatti di avvicinarsi a Swift per mezzo di otto sensori di rendez-vous, una serie di algoritmi complessi e tre bracci robotici, per agganciarlo e riportarlo in prossimità della sua orbita originale. Questa operazione complessa richiederà un periodo di commissioning di alcune settimane; il periodo di avvicinamento a Swift, che si troverà all’altezza giusta per il rendez-vous, inizierà nei prossimi mesi. Una volta agganciato, ci vorranno dai due ai tre mesi per riportarlo in sicurezza nell’orbita stabilita.
LINK viaggerà a bordo del razzo Pegasus XL di Northrop Grumman. Questo vettore è unico nel suo genere perché estremamente flessibile; infatti, anziché aver bisogno di una piattaforma fissa per essere lanciato, questo viene trasportato al di sotto dell’aereo L-1011 Stargazer e rilasciato ad un’altitudine di circa 40.000 piedi. Questa strategia permette quindi di posizionare il vettore ovunque sia necessario, permettendogli di raggiungere orbite e zone impegnative.

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