La scoperta è il frutto del lavoro di un team internazionale formato dagli astronomi guidato dal Gruppo Astrofili Palidoro, si tratta di Giuseppe Conzo, Mara Moriconi e Silvio Antonio Corrêa Jr., ed è stata pubblicata sull’Open European Journal on Variable Stars (OEJV).
Gliese 48 b non è un pianeta qualsiasi, ma una Super-Terra: un esopianeta roccioso più massiccio della Terra, appartenente a una categoria che oggi rappresenta uno dei principali obiettivi della ricerca astronomica. Questo nuovo mondo completa un’orbita attorno alla sua stella, una nana rossa, in circa 39,6 giorni. Il sistema si trova a soli 28 anni luce dal Sistema Solare, una distanza relativamente ridotta su scala cosmica che lo rende un candidato ideale per le future osservazioni. La sua vicinanza consentirà agli astronomi di studiarne con grande precisione le caratteristiche fisiche e l’ambiente circostante, contribuendo a chiarire come si formano e si evolvono i pianeti rocciosi al di fuori del nostro Sistema Solare.

Quindici anni di osservazioni per distinguere il pianeta dalla sua stella
La conferma di Gliese 48 b non è arrivata in tempi brevi. Sono stati necessari oltre quindici anni di osservazioni, analisi e verifiche per dimostrare che il segnale individuato fosse realmente dovuto alla presenza di un pianeta.
Le nane rosse, infatti, sono stelle particolarmente attive. Macchie stellari, brillamenti magnetici e oscillazioni della superficie possono alterare le misure spettroscopiche, producendo segnali che imitano quelli generati da un pianeta in orbita. Distinguere un autentico effetto gravitazionale da questi fenomeni rappresenta una delle sfide più complesse dell’astrofisica osservativa.
Per superare questo ostacolo, il team ha adottato un approccio multidisciplinare, combinando le misure di velocità radiale ottenute con gli spettrografi CARMENES, installato presso l’Osservatorio di Calar Alto in Spagna, e HIRES, operativo al telescopio Keck delle Hawaii, con i dati fotometrici raccolti dal satellite TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della NASA.

L’analisi congiunta di queste osservazioni ha permesso di separare il debole segnale gravitazionale prodotto da Gliese 48 b dal “rumore” generato dall’attività della stella, fornendo una conferma estremamente solida della sua esistenza.
Il pianeta possiede una massa minima di circa otto volte quella della Terra, caratteristica che lo colloca nella categoria delle Super-Terre, una classe di esopianeti molto comune nella Galassia ma assente nel nostro Sistema Solare.
È importante ricordare che il termine “Super-Terra” descrive esclusivamente la massa del pianeta e non la sua natura. Alcune Super-Terre potrebbero essere prevalentemente rocciose, altre ricche d’acqua, mentre altre ancora potrebbero essere avvolte da dense atmosfere di idrogeno ed elio. Stabilire quale sia la reale composizione di Gliese 48 b richiederà osservazioni ancora più approfondite con gli strumenti della prossima generazione di telescopi.
Un pianeta nella zona abitabile, ma non necessariamente abitabile
Uno degli aspetti che rende Gliese 48 b particolarmente interessante è la sua posizione all’interno della zona abitabile ottimistica della sua stella. Si tratta della regione attorno a una stella in cui, almeno in teoria, potrebbero esistere le condizioni perché l’acqua rimanga allo stato liquido sulla superficie di un pianeta. Essere nella zona abitabile, però, non significa automaticamente che un mondo sia in grado di ospitare la vita. A fare la differenza intervengono molti altri fattori: la presenza e la composizione dell’atmosfera, la pressione superficiale, l’esistenza di un campo magnetico, la velocità di rotazione, l’attività geologica del pianeta e, soprattutto, il comportamento della stella che lo ospita.
Le nane rosse, infatti, possono emettere potenti brillamenti e intense radiazioni ultraviolette e X che, nel corso di milioni o miliardi di anni, possono alterare profondamente l’atmosfera dei pianeti in orbita. Per questo motivo gli astronomi preferiscono parlare di potenziale abitabilità, evitando conclusioni affrettate finché non saranno disponibili osservazioni più dettagliate.
Un esempio di come l’astronomia si possa ancora fare anche da appassionati nei tempi moderni
Giuseppe Conzo, Mara Moriconi e Silvio Antonio Corrêa Jr. hanno usate tecniche note per fare ricerca quali pazienza e rigore scientifico ma hanno aggiunto l’indispensabile fattore della cooperazione internazionale oggi elemento essenziale per raggiungere risultati di grande valore.
L’articolo scientifico è disponibile sul sito della rivista OEJV: https://oejv.physics.muni.cz/issues/oejv_0273.pdf.












