Nuova pietra miliare per ExoMars. L’Europa sempre più vicina ad avere il suo primo rover marziano

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Sono passati dieci anni da quando la prima fase della missione ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea, in collaborazione con la russa Roscosmos, tentò senza successo l’atterraggio su Marte del lander Schiaparelli. Ad oggi sono cambiate molte cose e per fortuna la seconda fase della missione, per molto tempo rimasta in sospeso, ha raggiunto una nuova pietra miliare nel suo sviluppo, ovvero la consegna per i test dei modelli strutturali.

Nonostante i grandi progressi dell’esplorazione spaziale, progettare e completare una missione che riesca a toccare il suolo marziano resta un’impresa molto complessa. I leader indiscussi sono gli Stati Uniti che, a partire dagli anni ’70, sono riusciti a far atterrare con successo una decina di rover dalla cui esplorazione deriva gran parte della nostra conoscenza della superficie del pianeta rosso. L’ultimo tra questi, Perseverance, ha portato con sé anche il primo dimostratore di volo nella debole atmosfera marziana, il piccolo elicottero Ingenuity.

Solo da pochi anni – nel 2021 – un altro grande Paese, la Cina, ha fatto atterrare sulla superficie di Marte il rover Zhurong con la missione Tianwen-1, un enorme successo considerando che si trattava del primo tentativo. A onor di cronaca, è l’Unione Sovietica ad essere passata alla storia, nel 1971, come il primo Paese a fare atterrare con successo un manufatto umano su Marte, con la missione Mars 3, anche se le comunicazioni con la sonda si sono interrotte pochi secondi dopo il contatto con il suolo.

Per questo motivo l’Agenzia Spaziale Europea, insieme a Roscosmos, ha avviato la missione ExoMars con l’obiettivo di sviluppare le tecnologie necessarie per raggiungere Marte, entrare in orbita attorno al pianeta ed effettuare un atterraggio controllato sulla sua superficie.

La prima parte della missione, partita con successo nel 2016, prevedeva un orbiter europeo, e il lander dimostrativo Schiaparelli, il quale ha compiuto in modo nominale tutte le operazioni previste fino all’ultima fase della discesa, quando, a causa di un’anomalia in uno dei sistemi di controllo, è precipitato.

La seconda parte della missione, che dovrebbe portare su Marte il rover Rosalind Franklin, inizialmente prevista per il 2020, è poi stata rimandata al 2022 per assicurarsi che fosse soddisfatto il livello di affidabilità necessario. Tuttavia, nel 2021, a causa delle tensioni geopolitiche dovute all’invasione russa dell’Ucraina, la collaborazione tra ESA e Roscosmos è stata interrotta.

La missione ha quindi subito il forte rischio di essere cancellata, ma fortunatamente ha avuto una seconda possibilità, grazie al coinvolgimento di altri partner internazionali, tra cui la NASA. La data per il lancio è stata posticipata al 2028, dal momento che la ri-progettazione della missione prevede un parziale ridimensionamento e modifiche a molte componenti critiche, tra cui il lander, che inizialmente doveva essere fornito dall’agenzia spaziale russa e che adesso sarà invece interamente sviluppato in Europa.

I preparativi dunque procedono: nelle scorse settimane i modelli strutturali della missione sono stati trasferiti dagli stabilimenti di Torino di Thales Alenia Space, presso cui sono stati integrati, a Cannes, dove è iniziata la prima fase di test e verifiche.

I modelli strutturali rappresentano fedelmente la configurazione del modulo di volo destinato a portare in sicurezza il rover Rosalind Franklin su Marte. Lo scopo è quello di eseguire i test meccanici sulle componenti, sottoponendole alle sollecitazioni e agli stress acustici, vibrazionali e termici che subiranno durante le fasi di lancio, viaggio e atterraggio.  

I modelli strutturali della missione ExoMars Rosalind Franklin. Credit: Thales Alenia Space

Tra queste figurano: il Carrier Module, responsabile della fase di trasferimento dalla Terra a Marte; il modulo di ingresso, discesa e atterraggio (EDLM), che garantisce l’ingresso atmosferico e la discesa controllata e la piattaforma di atterraggio, che fornisce una base stabile sulla superficie marziana.

La missione ha il compito di cercare tracce di vita passata e possibili biosignature su Marte e fare una caratterizzazione geochimica del pianeta, con un enorme contributo italiano anche alla strumentazione, tra cui la costruzione della trivella, progettata per penetrare fino a 2 metri di profondità, estraendo campioni protetti dalle radiazioni.

Non resta dunque che attendere: sono ancora molti gli step a cui la missione dovrà andare incontro prima del lancio. Se avrà successo, oltre a permettere all’Europa di portare per la prima volta un rover operativo sul suolo marziano, rivelerà sicuramente molto sul passato e presente del pianeta rosso.

Crediti immagine di copertina: NASA.