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ABSTRACT
Immagina di possedere il Sole o di regalare una stella con il tuo nome. Fantasia? Non per Angeles Duran, la donna spagnola che ha osato rivendicare la proprietà del nostro astro più importante! Ma cosa succede quando il diritto romano incontra le moderne ambizioni spaziali? In un mondo in cui le superpotenze lottano per il controllo dello spazio, una falla nei trattati internazionali potrebbe cambiare tutto. Scopri le incredibili implicazioni legali e le sfide che ci attendono mentre ci avventuriamo sempre più lontano nel cosmo. E se pensavi di poter comprare una stella per il tuo amato, preparati a rivedere i tuoi piani: la realtà è ben diversa da quello che ci vendono! Intrighi spaziali e sogni infranti ti aspettano in questa affascinante esplorazione delle nuove frontiere della proprietà cosmica.
Il Sole è di mia proprietà!
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Forse non lo sapete ma una donna spagnola, tale Angeles Duran ha scoperto che, interpretando le norme del diritto romano, inteso come diritto “universale”, e quelle sulla proprietà (diritto naturale, comune a tutti i popoli) si poteva arrivare a rivendicare la titolarità di qualsiasi bene, finanche del Sole.
Semplicemente, nessuno ci aveva pensato prima, quindi ha ben creduto di farlo lei.
Il rogito (si, c’è proprio un atto notarile) risale al 14 settembre del 2010.

la signora Duran manifestò l’iniziale intenzione di far pagare l’umanità per l’uso dell’astro solare. E promise che, da brava contribuente, il 50% degli introiti li avrebbe versati al fisco di ogni Paese del mondo, il 20% ai relativi enti pensionistici, il 10% alla ricerca e un altro 10% per combattere la fame nel mondo. Tenendo per sé un 10%.
La signora Durant è comunque destinata a rimanere delusa: nessuno le ha mai versato un soldo per “l’utilizzo” dell’energia che riceviamo dal sole,
Il diritto romano, ad oggi, pur rimanendo all’origine del diritto canonico, non è più attuale né attuabile. È può essere più che altro considerato “un’ispirazione”.
Ma esistono davvero norme giuridiche che regolino la proprietà e, in generale, l’utilizzo dello spazio extra-atmosferico?
Chi conosce un po’ l’argomento, forse avrà sentito parlare del Trattato sulla Luna, del 1979, il quale prevede che nessuna Nazione e nessun Paese o governo possa intestarsi alcuna proprietà dell’Universo.
Il trattato però presenta una falla: non vieta che a farlo possa essere un qualsiasi cittadino.
Ed ecco a cosa si è appigliata la signora Duran ai fini dell’usucapione.
C’è davvero una giurisprudenza in merito all’utilizzo dello spazio extra-atmosferico? In cosa consiste esattamente il “Corpus Iuris Spatialis”?
Nell’ambito della Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica, diedero avvio alla corsa allo spazio. Le due superpotenze, però, riuscirono a mettersi d’accordo su alcune questioni importanti. E, visto il clima che si respirava, si provvide, come prima cosa, a mettere un freno all’utilizzo di armi atomiche. Il primo trattato in cui ritrova cenno allo spazio fu quello sulla limitazione dei test nucleari, firmato nel 1963 da USA, URSS e altri Paesi. Questo vietava test atomici nell’atmosfera, in mare e nello spazio.
Nel 1967 venne siglato il Trattato sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti, conosciuto come di “Trattato sullo spazio extra – atmosferico” o “Outer Space Treaty”.
Il trattato si compone di 17 articoli, tra i quali citerò i più interessanti: art. 1 stabilisce che l’esplorazione dello spazio extra-atmosferico debba essere portata avanti nell’interesse di tutti i paesi; art. 2 vieta alle nazioni di occupare risorse e di rivendicare in qualsiasi forma i corpi celesti; art. 4 stabilisce l’uso pacifico dello spazio vietando l’utilizzo di qualsiasi arma di distruzione di massa e la costruzione di basi militari; art. 7 stabilisce le responsabilità in caso di danno procurato da un lancio fallito o da un oggetto precipitato, responsabilità che ricade sullo Stato nel cui territorio è avvenuto il lancio, anche se organizzato da un’agenzia non governativa.
Quella che per l’umanità, fino a metà del secolo scorso era stata solo una grande aspirazione un commovente sogno, ovvero l’esplorazione dello spazio, ha visto la sua concretizzazione a partire dagli anni 50’ e in considerazione dell‘invio sin da subito di un gran numero di astronauti, sempre nel 1967, si siglò un importante accordo: quello sul “salvataggio e recupero degli astronauti e degli oggetti spaziali”.
Ricordiamo la missione Apollo 13, durante la quale un’esplosione nel modulo di servizio mise a rischio la vita degli astronauti James Lovell, John Swigert e Fred Haise. Mentre la NASA lavorava febbrilmente per riportare gli astronauti a casa sani e salvi, l’Unione Sovietica offrì assistenza, dimostrando un raro spirito di collaborazione durante la Guerra Fredda. Anche altre nazioni e stazioni di monitoraggio internazionali fornirono supporto e risorse per facilitare le comunicazioni e il monitoraggio della missione.
Nel 1972 fu la volta della Convenzione per la responsabilità internazionale su danni causati da oggetti spaziali, il quale espande i principi già fissati nell’Outer Space Treaty.
La Convenzione regola anche il modo in cui le richieste di risarcimento debbano essere presentate, rendendole possibili solo per uno Stato nei confronti di un altro Stato e vietandole a singoli individui o organizzazioni non-governative. Essa di fatto è stata chiamata in causa una sola volta, nel 1978 quando il satellite Sovietico Kosmos 954 precipitò sul suolo Canadese disperdendo 50kg di Uranio-235 nei territori del nord-ovest del paese. Il governo canadese presentò una richiesta di risarcimento all’Unione Sovietica basata sulla Convenzione per le responsabilità. Dopo negoziazioni, l’Unione Sovietica accettò di pagare al Canada una somma di 3 milioni di dollari canadesi come compensazione per i costi di pulizia e decontaminazione delle aree colpite.
Nel 1974 fu la volta della Convenzione sull’immatricolazione degli oggetti lanciati nello spazio, la quale riporta la procedura burocratica da seguire per registrare gli oggetti lanciati nello spazio con lo scopo di semplificare le richieste di risarcimento e la rivendicazione degli oggetti in orbita intorno alla Terra.
Infine, nel 1979, si siglò il già citato Accordo sulle attività degli Stati sulla Luna (Agreement Governing the Activities of States on the Moon and Other Celestial Bodies), atto ad aggiornare e completare l’Outer Space Treaty sui temi in oggetto, stabilendo che la Luna e le sue risorse sono patrimonio comune dell’umanità e vietando l’appropriazione nazionale di corpi celesti. Peccato che, pur essendo un accordo di enorme importanza e, tornando ad oggi, quanto mai attuale, sia stato ratificato da 18 paesi e, tra questi non compaiono Stati Uniti, Russi e Cina…vale a dire, sostanzialmente, le tre più grandi agenzie spaziali del mondo.
Come ciliegina sulla torta, nel 2020, Donald Trump ha espresso chiaramente la posizione degli Stati Uniti secondo cui lo spazio non è un bene comune e ne va incoraggiato l’uso commerciale soprattutto di risorse spaziali da parte delle aziende private.
Sono stati inoltre introdotti, con il programma Artemis, gli “Artemis Accords”, che stabiliscono principi per l’esplorazione lunare e lo sfruttamento delle risorse spaziali, promuovendo la cooperazione internazionale ma non vincolandosi ai principi del Moon Agreement.
Negli ultimi decenni, l’esplorazione spaziale è passata dall’essere una prerogativa delle superpotenze globali a un settore che coinvolge una vasta gamma di attori, inclusi privati e aziende commerciali. Questa evoluzione ha creato nuove sfide legali che richiedono una regolamentazione complessa e articolata. La legislazione spaziale, quindi, è diventata un campo di crescente importanza e interesse, mirato a regolamentare le attività umane nello spazio. La creazione di regolamenti più dettagliati e specifici sarà fondamentale per prevenire conflitti e garantire un utilizzo equo e sostenibile delle risorse spaziali.
Se invece siete interessati ad un gesto romantico, e volete comprare per l’amato/a una stella e darle in suo nome, è in arrivo un’altra brutta notizia. Acquistare una stella in senso legale è, come visto, non fattibile.
Esistono vari siti online che offrono la possibilità di “acquistare” una stella e dare ad essa un nome, ma tali acquisti non hanno alcun riconoscimento legale o scientifico e i certificati di denominazione di stelle non sono validi per gli enti astronomici ufficiali. L’unico ente autorizzato a nominare stelle, pianeti e altri oggetti celesti è l’Unione Astronomica Internazionale (IAU), che non vende né riconosce nomi commerciali assegnati a stelle. Le denominazioni ufficiali seguono rigorosi criteri scientifici e processi di approvazione. Non aspettatevi quindi di veder comparire il nome della vostra morosa nella letteratura scientifica, nè tantomeno di consentire ai vostri pro-pro-pronipoti di chiedere tasse per il loro eventuale sfruttamento.
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L’articolo è pubblicato in COELUM 269 VERSIONE CARTACEA














