Montatura – dizionario di Astronomia

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Parte meccanica del telescopio dedicata alla movimentazione del tubo ottico per l’inseguimento di oggetti celesti secondo la loro diversa velocità annullandone l’apparente moto nel corso dell’osservazione.

La montatura deve obbedire al requisito della rigidità, i frizionamenti fra le masse debbono essere ridotti senza nulla concedere alla stabilità strumentale, per evitare qualsiasi stress meccanico altrimenti notevole in telescopi anche con obiettivi di soli 300 mm di diametro che non appartengano alla categoria dei «giocattoli»; di conseguenza negli strumenti in cui il tubo ottico abbia dimensioni superiori al metro (e l’obiettivo sia quindi di una buona lunghezza focale) particolare accortezza va usata nella scelta dei
materiali per evitare che le escursioni termiche possano variare sensibilmente la distanza fra le componenti ottiche di primo e secondo ordine: obiettivo e oculare o sistema elettronico di ripresa.

La montatura equatoriale: lavoro rispetto alla latitudine locale;
disegno di R. Porter da Amateur Telescope Making [7,
volume I, pag. 23]
Tecnicamente una montatura, trascurando il pilastro (supporto) ove posa, si compone di tre parti: a) un sostegno suscettibile di microaggiustamenti in piano (sistemazione a bolla) o in declinazione a seconda del tipo di montatura (altazimutale o equatoriale) con un breve excursus di gradi per aggiustamenti alla latitudine locale in quest’ultimo
caso. Sul sostegno è installato l’asse orario destinato all’inseguimento siderale (da Est ad Ovest) che sostiene a sua volta b) l’asse secondario o di declinazione strumentale a questo ortogonale; c) un tubo o traliccio metallico che asserve la componente ottica alle due movimentazioni: oraria e in declinazione. Completano la montatura varie parti meccaniche addette al trascinamento (ruote dentate e viti senza fini o rulli a frizione), cuscinetti a sfera e a rulli, frizioni, blocchi, regolazioni fini nonché la la motorizzazione per il puntamento rapido dell’oggetto ed il suo inseguimento.

Le parti maggiormente soggette a sollecitazione meccanica vanno costruite in ferro e l’alluminio usato nelle parti ove la tensione meccanica è moderata, mai per gli assi per i quali occorre ricorrere ad acciaio di qualità. Telescopi costruiti in multistrato o addirittura in cartone pressato come i diffusissimi → dobson non appartengono alla categoria degli strumenti con i quali si possa svolgere ricerca, e qui non saranno trattati.

Particolare attenzione va posta a che tutte le parti della montatura abbiano una frequenza di risonanza estremamente bassa: il valore ottimale è inferiore ai 10 Hz: essendo notevoli le masse in gioco, è necessario evitare specie nelle montature altazimutali soggette a bruschi e notevoli mutamenti di velocità, che l’intera massa strumentale inizi a vibrare per le sollecitazioni cui è sottoposta, sollecitazioni che diventano un problema quando si tratta
di muovere qualche tonnellata e anche più. Per evitare che la montatura entri in risonanza comportandosi in modo elastico, secondo i principi di costruzione meccanica le strutture più imponenti presentano nei punti di massima sollecitazione strutture secondarie di rinforzo atte ad interrompere la continuità della tensione di lavoro.

In un telescopio la montatura non assolve un ruolo inferiore all’ottica che rappresenta il cuore dello strumento.

Avere un’ottica eccellente su un supporto meccanico che non sia in grado di compiere ogni movimento senza che la minima vibrazione si trasmetta alla parte ottica è perfettamente
inutile: le immagini risulteranno traballanti, afflitte da un tremolio costante, rendendo inutile qualsiasi attività.

  • Evoluzione delle montature
  • Tipologie di montature
    •  Montature equatoriali
    • Montatura altazimutale
    • Montatura alt-alt
    • Montature sperimentali
    • Montatura per telescopi solari: rinvio
  • Il tubo ottico
  • Motorizzazione
    • Trasmissione del moto

Evoluzione delle montature.

Sin dall’applicazione galileiana all’indagine astronomica delle proprietà delle lenti rifrangenti, il primo supporto strumentale per l’osservazione (e l’inseguimento) di un corpo celeste fu a lungo altazimutale. L’osservatore doveva muovere in continuazione lo strumento in azimuth (da Est ad Ovest) ed in declinazione dall’orizzonte al massimo punto di altezza dell’astro (e viceversa), a seconda che l’oggetto fosse transitato o meno al meridiano locale.

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.. Il continuo aggiustamento delle posizioni disturbava l’osservazione, ed oltretutto il cannocchiale veniva allora poggiato su un sostegno assai poco stabile, e svolgendosi le
osservazioni all’aperto era sufficiente un soffio di vento per dover iniziare di nuovo l’allineamento con il corpo osservato ed il suo inseguimento: vedi immagine sub lemma
G. Galilei.
Anche quando si passò a strumenti di notevole lunghezza focale si continuò a pensare al supporto altazimutale (il termine montatura è ancora improprio) come il più immediato
e facile da costruire anche se ci si doveva rendere conto che il metodo non era certo il più efficace.
Tavole equatoriali come il → torquetum esistevano da proprietà, quindi si trattava soltanto di trovare un metodo per applicare ad esse, previa debita modifica, la nuova strumentazione d’osservazione che non esauriva più la sua funzione nel mirare un oggetto misurandone le coordinate come con il quadrante, bensì nello studio dettagliato dei corpi celesti per la prima volta notevolmente ingranditi: di conseguenza la minima imperfezione strumentale amplificava l’errore di inseguimento (stellare o planetario).

Era quindi necessario rendere, in qualsiasi località ci si trovasse, l’asse orario parallelo all’asse terrestre, visto che la coincidenza con questo era impossibile da ottenere, inclinandolo in gradi dello stesso valore della latitudine locale: vedi disegno nella pagina precedente. In questo modo, una volta determinata la declinazione dell’astro, essa sarebbe rimasta fissata per l’intera durata dell’osservazione, e l’inseguimento stellare o planetario sarebbe stato cura del solo asse orario mentre eventuali aggiustamenti dovevano essere imputati o ad un non perfetto allineamento col polo celeste o a residue imperfezioni strumentali.
Il ricorso alla montatura equatoriale se era ottimale per disegnare i corpi celesti, divenne d’obbligo con l’avvento della fotografia e l’applicazione di essa all’astronomia. Costruire montature altazimutali sarebbe stato più semplice che costruirne di equatoriali, ma c’era da evitare il problema cui queste ultime sono soggette: la rotazione di campo e l’inaccessibilità al polo ()infra).

Montatura tedesca: in alto, la prima montatura equatoriale
del Fraunhofer; in basso montatura del rifrattore Chabott da
500mm all’osservatorio di Oakland, California

 

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𝐼𝑙 𝐷𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝐴𝑠𝑡𝑟𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑑𝑎 𝑢𝑛’𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑑𝑖 𝐻𝑒𝑖𝑛𝑟𝑖𝑐ℎ 𝐹𝑙𝑒𝑐𝑘. L’opera a cura dell’autore, sarà riportata nelle pagine di Coelum.com per gentile concessione con diritti di utilizzo.

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