LIFE Beyond Earth
Exploring Exoplanets and the Future of Italian Astrobiology

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di Irene Parenti e Asia Liberti

Negli ultimi anni è stato crescente l’interesse scientifico verso la ricerca di esopianeti simili alla nostra Terra, potenzialmente in grado di ospitare la vita. In tanti modi la comunità scientifica ha mosso passi in questa direzione e LIFE rappresenta forse il progetto più ambizioso.

Nella foto Adrian Glauser, Co-PI della missione LIFE, mentre presenta il suo talk “Overview and status of the LIFE Space Mission” al congresso “LIFE: Beyond Earth”. Nella slide è rappresentata una parte dei collaboratori del progetto.

LIFE, acronimo di Large Interferometer For Exoplanets, è una missione spaziale europea progettata per cercare la vita al di fuori del nostro sistema solare ed indagare la diversità di altri possibili mondi. Il progetto, guidato dall’ETH di Zurigo, mira a rispondere a uno dei quesiti fondamentali dell’umanità: siamo soli nell’Universo?

Di fatto il suo principale scopo sarà quello di caratterizzare le atmosfere di pianeti extrasolari simili alla Terra alla ricerca di biosignature: tracce chimiche e fisiche che suggeriscono la presenza di “vita” come la conosciamo noi.

LIFE opererà principalmente nel medio infrarosso (4 – 18,5 μm), banda spettrale cruciale dove i pianeti tipo Terra emettono la maggior parte della loro radiazione termica. È proprio in questo intervallo che si trovano le “impronte” molecolari fondamentali per la vita, come l’anidride carbonica (CO2), vapore acqueo (H2O), metano (CH4) e ozono (O3).

Una delle principali sfide di questa missione risiede nella sua configurazione unica: una flotta di cinque moduli spaziali indipendenti. Quattro di essi avranno la funzione di collettori di luce, riflettendo il segnale dell’esopianeta verso il quinto modulo centrale. Posizionandosi a distanze precise, gli spacecraft opereranno come un interferometro a cancellazione (Nulling Interferometer). Questa tecnica permette di combinare i segnali luminosi in modo da “annullare” otticamente la radiazione della stella, permettendo così di isolare ed esaminare soltanto la debole luce emessa dal pianeta.

Nell’immagine su fondo nero è riportata una rappresentazione artistica concettuale della missione spaziale LIFE. Le componenti di questo interferometro ad annullamento sono: 4 collettori di luce e un modulo centrale su cui viene diretta la luce raccolta

Attualmente la missione è in una prima fase di sviluppo concettuale e tecnologico; se approvata, non vedrà la “luce” prima del 2050 circa.

La prima giornata si è aperta con una panoramica della missione presentata da Adrian Glauser (ETH di Zurigo), Co-PI della missione stessa, che ne ha illustrato obiettivi e specifiche tecniche. Le sfide cruciali di LIFE risiedono nella capacità di risolvere sistemi stella-pianeta con separazioni angolari ridotte e nel rilevare oggetti caratterizzati da un basso contrasto o da un’intrinseca debolezza luminosa. Per fare ciò il team di LIFE punta su un telescopio con altissima risoluzione, contrasto e sensibilità. La banda spettrale in cui opererà sarà il medio infrarosso (MIR) in cui la presenza di ossigeno e altri biomarcatori può essere osservata in maniera diretta. Come spiegato da Eleonora Alei, science team leader della missione, questa scelta è complementare alle bande scelte per la missione della NASA – HWO (Habitable Worlds Observatory), ovvero l’ultravioletto (UV) e il vicino infrarosso (NIR). Entrambe le missioni si trovano attualmente in fase di progettazione (design phase). Tuttavia, in caso di approvazione, si stima che la cooperazione tra i due osservatori permetterà di raggiungere risultati più accurati rispetto a quelli raggiungibili dalle singole missioni operanti in autonomia.

Tutti gli interventi hanno messo in luce la diversità di ambiti scientifici in cui LIFE può e potrà collaborare.

Il congresso si è concluso il 13 Marzo con un dibattito dedicato a ripercorrere temi trattati durante queste due giornate, volto a stimolare nuove collaborazioni tra esperti e giovani ricercatori. Tutti i possibili ambiti di ricerca infatti sono aperti, sia per la parte scientifica che tecnologica ed ingegneristica.

L’evento ha riscontrato un notevole successo, con circa sessanta partecipanti e una significativa presenza di studenti e giovani ricercatori – un risultato che riflette pienamente l’obiettivo primario della conferenza. Questo incontro non rimarrà isolato: l’intero team di LIFE è già al lavoro per organizzare nuovi appuntamenti e potenziali summer school nel prossimo futuro.

Per maggiori informazioni e per conoscere tutti i futuri sviluppi della missione, visitare il sito: life-space-mission.com.

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L’articolo è pubblicato in COELUM 280 VERSIONE CARTACEA

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