Dichiarata conclusa MAVEN, la prima missione NASA dedicata allo studio dell’alta atmosfera marziana

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Dopo undici anni, i contatti con la sonda MAVEN della NASA, in orbita attorno a Marte, sono stati ufficialmente interrotti. MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) è stata concepita per studiare lo strato più esterno dell’atmosfera marziana. Lo scopo della missione è stato quello di determinare in che modo la perdita di gas abbia contribuito a cambiare progressivamente il clima del pianeta.

Ricordiamo che Marte non possiede un campo magnetico globale come quello terrestre; questo espone l’atmosfera del pianeta al vento solare, cioè alle particelle cariche provenienti dal Sole, che nel corso di milioni di anni finiscono per consumarla, “grattando” via i suoi strati più esterni.

MAVEN ha indagato la quantità di atmosfera erosa al passare del tempo, misurando con alta precisione l’attuale tasso di erosione e i processi fisici di interazione con il vento solare. In questo modo gli scienziati possono andare a ritroso e ricostruire se e per quanto tempo, in un antico passato, Marte abbia avuto un’atmosfera sufficientemente spessa da mantenere la presenza di acqua liquida sulla superficie e temperature più miti, risultando quindi più simile alla Terra e potenzialmente adatto allo sviluppo della vita.

A dicembre 2025 è avvenuta un’inaspettata perdita di contatto con l’orbiter; ciò ha causato un’anomalia nei sistemi di telemetria, portando la sonda a ruotare in modo incontrollato e scaricare di conseguenza le batterie. Da allora il team della NASA ha provato a ristabilire i contatti, ma ieri (3 giugno 2026) è purtroppo stato annunciato che il recupero della missione non è più possibile.

In questa decade MAVEN ci ha rivelato informazioni importanti sulla storia e l’evoluzione di Marte, ma non solo. Grazie alla sua suite di strumenti completa e innovativa è stato possibile condurre uno studio ad ampio raggio, con ben sei dispositivi dedicati alla caratterizzazione del vento solare e della ionosfera del pianeta: il cosiddetto Particles and Fields Package – costituito da camere e strumentazione ottica multibanda – e uno spettrometro di massa per identificare particelle cariche e gas neutro.

In particolare, nel 2018 ci ha mostrato come alcune tempeste di sabbia possano avvolgere tutto il pianeta, trasportando polveri in alta atmosfera, favorendo così una più veloce dispersione di acqua nello spazio. Ha inoltre osservato particolari aurore dovute all’interazione di protoni provenienti dal Sole con la debole atmosfera marziana. Ma soprattutto ci ha aiutato a comprendere lo Space Weather, cioè il modo in cui l’attività e il vento solare influenzano lo spazio interplanetario, con importanti conseguenze anche qui sulla Terra.

Osservazione della aurore marziane effettuate da MAVEN con l’Imaging Ultraviolet Spectrograph (Courtesy CU/LASP)

Dopo undici anni – ben dieci in più della sua durata nominale – la missione, dunque, si conclude; ma non il lavoro di ricerca. I dati raccolti dalla sonda saranno ancora studiati e confrontati con quelli ottenuti da altre missioni. Pezzo dopo pezzo gli scienziati potranno tentare di ricostruire il puzzle e far luce sull’antico passato di Marte e sugli altri misteri che ancora riguardano il nostro sistema planetario.