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14 Agosto 2020
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    La tempesta sta passando rapidamente, almeno rispetto alla Grande macchia rossa di Giove, lasciando un odore di uova marce poco invitante. Il telescopio spaziale di Nasa ed Esa è riuscito a osservarla durante le fasi finali del suo spiraleggiare

    Queste immagini sono state scattate da Hubble nel corso di due anni per osservare la graduale scomparsa di una gigantesca tempesta a vortice sul pianeta Nettuno. Crediti: Nasa, Esa, M.H. Wong e A.I. Hsu (UC Berkeley)

    Anche le gigantesche tempeste ai confini del Sistema solare a volte devono dimagrire e si mettono a dieta. È il caso di un misterioso vortice osservato per due anni dal telescopio Hubble di Nasa ed Esa sul gigante, gassoso e gelido pianeta Nettuno. Dalla forma ovale, questa tempesta è passata in 24 mesi dai 5000 km iniziali ai 3700 km attuali.

    I giganteschi vortici scuri – a volte abbastanza estesi da inglobare l’Oceano Atlantico, da Boston al Portogallo – sono stati avvistati per la prima volta dalla sonda Voyager 2 negli anni Ottanta e da allora hanno giocato a nascondino, apparendo e scomparendo a loro piacimento. Solo Hubble è riuscito, in questi anni, a tenerne traccia, nonostante siano spariti per per molto tempo negli anni Novanta.

    Il grande vortice che vedete nelle foto è stato studiato dal 2015 nell’ambito del programma Outer Planet Atmospheres Legacy (Opal), che si occupa di mappare i quattro pianeti del Sistema solare esterno (Giove, Saturno, Urano e Nettuno). Come la Grande Macchia Rossa su Giove, anche questo vortice nettuniano spiraleggia, seguendo una direzione anticiclonica, raccogliendo materiale dalle profondità dell’atmosfera ghiacciata dell’ultimo pianeta della nostra “famiglia”. Per materiale intendiamo acido solfidrico, un gas incolore che sulla Terra è riconoscibile per lo sgradevole odore di uova marce. Ma a differenza della Grande Macchia Rossa, questa è assai più effimera: la tempesta gioviana è visibile ormai da 200 anni, mentre gli oscuri vortici di Nettuno durano pochissimi anni, e in questo caso Hubble è riuscito a fotografarne la fase finale, quella dell’uscita di scena.

    Il misterioso vortice si comporta in modo diverso da quanto previsto dagli esperti. «A quanto pare stiamo osservando la scomparsa di questo vortice oscuro, e ciò che vediamo è diverso da quello che ci aspettavamo basandoci su altri studi», dice Michael H. Wong dell’Università Berkeley in California, primo autore dello studio. Dalle simulazioni effettuate in precedenza si evinceva che il vortice, avvicinandosi all’equatore, «avrebbe dato origine a una spettacolare attività nuvolosa», spiega il ricercatore. Così non è stato: invece di andar via “col botto”, la tempesta è scomparsa lentamente. Un’anomalia che potrebbe essere dovuta alla direzione: il moto era infatti verso il polo sud, invece che verso l’equatore.

    Per saperne di più:

    Guarda il servizio video di MediaInaf Tv:


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