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18 Dicembre 2018
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    Tre giorni e due notti “Ryughiane”, 17 ore e poco più per raccogliere dati e immagini sulla superficie dell’asteroide “near earth” Ryugu. La missione del piccolo lander europeo si è svolta con successo come previsto e ora i team che stanno lavorando al progetto sono attesa di ricevere i tanti dati raccolti.

    La superficie di Ryugu ripresa da pochi metri di distanza dalla MasCam di Mascot. Crediti: DLR

    Tre giorni e due notti su Ryugu, 17 ore di lavoro, dati, immagini e un video per il piccolo lander europeo voluto da una collaborazione franco tedesca e ospite della missione giapponese Hayabusa 2. Questo il risultato della missione del piccolo Mascot.

    Dopo l’esultanza del centro controllo della missione – presso il centro aerospaziale tedesco (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt; DLR) a Colonia (Germania) – per il successo del rilascio e dell’atterraggio sull’asteroide del lander, arriva ora la soddisfazione per la conclusione della missione, durata anche poco più delle 17 ore previste. Nella prima serata del 3 ottobre, alle 21:04 (CEST quindi anche ora italiana), le batterie si sono esaurite più di un’ora oltre a quanto previsto. Tutti gli strumenti hanno funzionato alla perfezione raccogliendo dati sulla composizione e la natura dell’asteroide in tre zone diverse, e i dati sono stati inviati alla sonda madre Hayabusa 2.

    «Con Mascot è stato possibile, per la prima volta, esplorare la superficie di un asteroide, direttamente sul posto, e in mondo esteso» spiega Hansjörg Dittus, DLR executive board member per la ricerca spaziale e tecnologica. «Una missione come questa è possibile solo grazie alla collaborazione tra partner internazionali – mettendo assieme tutte le competenze e l’impegno».

    Tre zone diverse per un lander? Si, come i piccoli Minerva, anche Mascot aveva al suo interno un meccanismo che gli ha permesso di effettuare tre salti, per analizzare diversi punti della superficie dell’asteroide, e anche questo espediente ha funzionato come doveva.

    La prima immagine di Mascot, dalla superficie dell'asteroide, nel momento del "primo contatto" dopo la discesa. Crediti: DLR

    Dopo l’atterraggio è stato in grado di riorientarsi correttamente con un primo salto in modo automatico, ma finendo in una zona non favorevole alle analisi che doveva fare, un secondo salto effettuato invece dal controllo missione, l’ha invece portato in una zona più utile dove ha cominciato la sua raccolta dati. La prima raccolta è durata un giorno e una notte di Ryugu. «In seguito siamo stati in grado di continuare le attività su Ryugu con una speciale manovra» spiega Ralf Jaumann, direttore scientifico di MASCOT. «Con una “mini mossa” abbiamo registrato una sequenza di immagini che verranno usate per generare delle immagini stereo della suprficie dopo che era stata analizzata».

    Durante le prime manovre Mascot si è spostato di diversi metri sulla superficie dell’asteroide, e alla fine, visto che le batterie avevano ancora energia residua, si sono azzardati ad effettuare un ultimo più grande balzo. Le operazioni si sono interrotte alle 21:04 anche perché in quel momento si sono interrotte le comunicazioni con la sonda madre, entrata nel cono di “silenzio radio” dovuto alla rotazione dell’asteroide. Al nuovo passaggio ormai le batterie di Mascot sarebbero state necessariamente esauste, la sonda è quindi rientrata nella sua posizione standard a 20 chilometri dalla superficie. Mascot ha perciò lavorato fino all’ultimo secondo possibile, ben oltre la durata prevista.

    Un'incredibile sequenza di tre immagini (cliccare l'immagine se l'animazione non parte) riprende Mascot mentre scende verso la superficie, subito dopo il rilascio dalla Hayabusa 2. Le immagini sono state riprese dalla wide-angle optical navigation camera (ONC-W2) a bordo della sonda, tra le 3:57:54 e le 3:58:14 (CEST). Crediti: JAXA, Tokyo University, Kochi Univ., Rikkyo Univ., Nagoya Univ., Chiba Institute of Technology, Meiji Univ., Aizu Univ., AIST

    La camera a bordo ha ripreso con successo immagini durante la discesa, durante le manovre di salto e dai diversi punti di vista sulla superficie. Oltre alla camera, la MasCam, Mascot ha utilizzato uno radiometro (DLR), un magnetometro (TU Braunschweig) e uno spettrometro dell’istituto di Astrofisica Spaziale francese, che hanno fornito dati su temperature, proprietà magnetiche e composizione dell’asteroide NEO Ryugu.

    Ora Mascot è diventato un abitante stabile dell’asteroide, riposerà silente sulla superficie, ma come sempre il vero lavoro dei team scientifici che fanno parte della missione deve ancora cominciare.  «La valutazione dei dati importanti è appena iniziata», afferma Tra-Mi Ho, project manager di MASCOT, del DLR Institute of Space Systems. «Impareremo molto sul passato del Sistema Solare e sull’importanza degli asteroidi vicini alla Terra come Ryugu. Oggi attendo con impazienza le pubblicazioni scientifiche che deriveranno da MASCOT e dalla straordinaria missione Hayabusa2 dei nostri partner giapponesi».

    Hayabusa2 ha svolto infatti un ruolo cruciale nel successo di MASCOT. La sonda giapponese ha portato il lander sull’asteroide e ha permesso, grazie a una pianificazione e un controllo precisi, i collegamenti di comunicazione per la trasmissione dei dati, in modo tale da permettere di ricevere le prime immagini il giorno stesso dell’atterraggio. I restanti dati scientifici, che sono stati trasmessi alla sonda madre Hayabusa2, saranno inviati a Terra nei prossimi giorni.

    Speciale Hayabusa 2

    Per saperne di più sulla missione:

    Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu, lo speciale dedicato alla missione a cura di Michele Diodati.


    Prevedere l’imprevisto…
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