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13 Agosto 2020
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    Benché osservata con il telescopio più grande del mondo, una particolare stella di neutroni sfugge all’osservazione, ma anche questo dato è utile agli astronomi.

    La magnetar non si svela

    La magnetar non si svela

    Entrato ufficialmente in servizio nel luglio scorso, il Gran Telescopio CANARIAS detiene il record del più grande telescopio ottico al mondo (10,4 metri di diametro). La sua sensibilità eccezionale ne fa lo strumento ideale per osservare gli oggetti più elusivi, tra i quali figurano a pieno titolo le magnetar.

    Con questo termine (sostanzialmente “stelle magnetiche”) vengono indicate rarissime stelle di neutroni caratterizzate da un campo magnetico eccezionalmente intenso. Nella nostra galassia ne conosciamo sei e si presume ve ne possa essere al massimo una ventina. La loro individuazione è dovuta a spaventosi sussulti che ne squarciano la crosta più esterna quando il campo magnetico si riconfigura. In tale occasione la magnetar emette incredibili energie soprattutto nel dominio X e gamma.

    Lo scorso giugno i due osservatori spaziali Swift e Fermi hanno rilevato un’intensa emissione proveniente dalla magnetar SGR 0418+5729, una ghiotta occasione per osservarne l’emissione anche nell’ottico e carpirne qualche segreto. Occasione che Paolo Esposito (IASF-INAF di Milano) e il suo team internazionale non si sono lasciati sfuggire. La campagna osservativa ha tenuto sotto controllo un’ampia gamma di lunghezze d’onda e si è protratta per 160 giorni. Nonostante l’impiego del telescopio più grande al mondo e del suo fantastico spettrografo OSIRIS (Optical System for Imaging and low-Intermediate-Resolution Integrated Spectroscopy), però, la radiazione luminosa di SGR 0418+5729 è risultata troppo debole per essere registrata.

    Un apparente buco nell’acqua, dunque. Ma la cosa non ha affatto scoraggiato Esposito: “Anche il fatto di non aver osservato nell’ottico questo oggetto – ha commentato – è per noi fonte di preziose informazioni su di esso”. Queste indagini, le più approfondite mai ottenute finora per una simile sorgente, possono infatti fornire agli astronomi preziose e stringenti informazioni sui limiti delle caratteristiche fisiche di questa elusiva classe di corpi celesti.

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