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14 Ottobre 2019
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    Mercoledì scorso lo spettrometro laser di Curiosity ha rilevato, nel cratere marziano Gale, una concentrazione di metano mai registrata prima sul Pianeta rosso dal rover Nasa: 21 parti per miliardo. Ne parliamo con Marco Giuranna e Giancarlo Bellucci dell’Istituto nazionale di astrofisica

    Fotografia scattata dalla Navcam di sinistra del rover Curiosity della Nasa il 18 giugno 2019, dunque poche ore prima della misura record di concentrazione di metano. Crediti: Nasa / Jpl-Caltech

    Ventun parti per miliardo. La notizia, anticipata sabato dal New York Times, è ora confermata dalla Nasa: all’alba di mercoledì 19 giugno il Tunable Laser Spectrometer (Tls) Curiosity ha annusato, all’interno del cratere Gale, una concentrazione di metano insolitamente elevata. Mai così “alta”, per il rover Nasa, da quando è iniziata la sua missione sul Pianeta rosso. “Alta” fra virgolette: 21 ppb (parts per billion, parti per miliardo, appunto) significa che per mettere insieme 21 metri cubi di metano – lì nella regione dove la misura è stata effettuata – occorrono un miliardo di metri cubi d’aria marziana. Qui sulla Terra, per dire, la concentrazione mediaregistrata in atmosfera nel 2019 è cento volte più elevata: 1866 ppb.

    Quelle marziane sono tracce, insomma. E per di più localizzate in una particolare regione, nei pressi del cratere Gale. Ma, come dicevamo, su Marte tracce così abbondanti non si erano mai incontrate prima, perlomeno non da strumenti presenti in situ (alcune osservazioni con telescopi terrestriavevano dato risultati fino a 45 ppb): sono superiori alle concentrazioni rilevate in precedenza sia dallo stesso Curiosity (con picchi attorno alle 11 ppb) che dalla sonda Mars Express dell’Esa (15.5 ppb). Una misura, quest’ultima, illustrata lo scorso aprile in uno studio pubblicato su Nature Geoscience da un team guidato da uno scienziato dell’Inaf Iaps di Roma, Marco Giuranna, che da mesi sta coordinando un programma di monitoraggio, con lo strumento Pfs (Planetary Fourier Spectrometer) a bordo dell’orbiter Esa Mars Express, della concentrazione di metano nel cratere Gale.

    «Osserviamo quella regione più o meno tre volte al mese, per circa 50 minuti ogni volta. E l’ultimo di questi passaggi è avvenuto proprio martedì mattina, circa 20 ore prima della misura effettuata a livello del suolo dallo spettrometro di Curiosity», dice Giuranna a Media Inaf. Davvero una circostanza fortunata, perché i tempi di variazione delle concentrazioni locali di metano sono rapidissimi. «In alcune condizioni», sottolinea il ricercatore, «la circolazione è talmente veloce che anche un intervallo di tempo brevissimo, persino un’ora, può essere sufficiente affinché l’atmosfera all’interno del cratere subisca variazioni significative». Dunque, non appena l’analisi dei dati sarà completata, la misura effettuata da Mars Express potrebbe offrire per la seconda volta – dopo quella pubblicata lo scorso aprile – una conferma indipendente al risultato di Curiosity.

    Nel frattempo un’altra sonda in orbita attorno al pianeta, il Trace Gas Orbiter (Tgo) di ExoMars dell’Esa – missione che ha il preciso compito di misurare le concentrazioni di gas traccia nell’atmosfera marziana – continua invece a dare risultati negativi. «Fino a ora non abbiamo rilevato metano in nessuno degli spettri analizzati», conferma a Media Inaf uno degli scienziati della missione, Giancarlo Bellucci dell’Inaf Iaps di Roma, co-principal investigator dello strumento Nomad di Tgo, sensibile a concentrazioni di appena 0.05 ppb – dunque centinaia di volte inferiori a quelle rilevate da Curiosity. «Anche nelle misure eseguite in occultazione solare dell’atmosfera al di sopra del cratere Gale non abbiamo visto metano».

    Insomma, siamo davanti a un autentico enigma, anche supponendo emissioni sporadiche e variazioni rapidissime, visto che la vita media del metano in atmosfera dovrebbe essere pari a circa trecento anni. Se entrambi i riscontri – quelli positivi di Curiosity e Mars Express da una parte, e quello negativo di Tgo dall’altra – continueranno a ricevere conferme, la domanda alla quale gli scienziati dovranno dare risposta è anzitutto non tanto cosa sia in grado di produrre, bensì cosa sia in grado di distruggereil metano di Marte.

    Ma il mistero più affascinante rimane comunque quello dell’origine del gas rilevato da Curiosity e Mars Express: è abiotico, dunque rilasciato a seguito di processi geologici? O invece, come accade sulla Terra, a liberarlo nell’atmosfera marziana è qualche sconosciuta forma di vita? Al momento non è possibile escludere nessuna delle due ipotesi.

    Guarda il servizio video su MediaInaf Tv:



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