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30 Marzo 2020
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Esiste un principio che stabilisce che in qualsiasi narrazione di fantascienza viene necessariamente violata almeno una legge della fisica. Nelle ingenue trame dei vecchi tempi non era neanche troppo difficile trovare ali violazioni, tanto erano rimarchevoli: ad esempio, rumorosissime esplosioni venivano udite senza problemi da un’astronave all’altra, anche se queste viaggiavano affiancate in pieno spazio [...]

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Esiste un principio che stabilisce che in qualsiasi narrazione di fantascienza viene necessariamente violata almeno una legge della fisica.
Nelle ingenue trame dei vecchi tempi non era neanche troppo difficile trovare ali violazioni, tanto erano rimarchevoli: ad esempio, rumorosissime esplosioni venivano udite senza problemi da un’astronave all’altra, anche se queste viaggiavano affiancate in pieno spazio profondo.
Ma ancora oggi, tanto per dire, il lettore medio non trova affatto strano che un capitano coraggioso sia riuscito a scoprire che, una volta arrivati alla Cintura di Orione, basta girare a destra e precipitarsi dentro il terzo buco nero per arrivare esattamente nel mai esplorato sistema solare dove vivono dei Grandi Mostri Verdi, dimenticando che anche la pura e semplice informazione in possesso del capitano deve essere giunta fino a noi in qualche maniera, e che questo stesso “viaggiare dell’informazione” deve rispettare le leggi della fisica.
La FS recente non si cura più di questi dettagli: le navi viaggiano serenamente a velocità ultraluce e le informazioni da astronave ad astronave o da astronave a pianeta praticamente in “tempo reale”, e naturalmente tutto ciò è assai meno che realistico. Ma se questi concetti sono dati per scontati significa che le iniziali difficoltà si sono sublimate in un paradigma; anche se H. G. Wells doveva arrampicarsi su pagine e pagine di specchi solo per riuscire a mandare in orbita un’astronave, altri dopo di lui si sono limitati a chiamare in causa la telecinesi (chissà perché, quasi sempre i “poteri mentali” sembrano esentati dall’obbedire ai vincoli di quel guastafeste di Einstein).
E gli infiniti trasmettitori di materia? Alcuni autori descrivono orgogliosamente il loro “teletrasporto” come un efficientissimo trasferimento di energia, e poi, visto che anche la celeberrima casalinga di Voghera sa ormai che E=mc2, dall’energia si torna felicemente alla massa, dalla massa alla materia, e quindi dalla materia alle lunghissime gambe (oltre a tutto il resto) dell’eroina del romanzo, in un tempo infinitesimo. Perché questi stessi autori tendono a dimenticarsi che anche l’energia ha la malaugurata abitudine di muoversi alla velocità della luce, e questo rende il racconto un po’ meno plausibile.
Detto delle leggi violate, ci tocca ora registrare una legge che invece è in genere sacrosantamente rispettata, anche se non è affatto invocata dai testi di fisica; e per questo ci sembra assolutamente memorabile: “Nei sistemi solari vige un rigoroso limite di velocità.”
Fateci caso: anche l’Enterprise, in grado di raggiungere “velocità di curvatura” elevatissime, quando entra nei sistemi solari deve ridurre la velocità fino a valori che la farebbero sorpassare da una lumaca artritica. A parte l’ingenuo parallelo tra “sistema solare” e “centro abitato” qualcuno riesce a ricordare un caso in cui questa forma di autovelox interplanetario abbia mai ricevuto una giustificazione?
A noi non sembra, ma siamo pronti – come ogni matematico che si rispetti – a trasformare ogni cosa incomprensibile in un postulato; soprattutto se partendo da questo postulato possiamo farvi qualche domanda.
Confermiamo allora al nostro Capitano Kirk che è tenuto a mantenere una certa velocità Vsin quando si trova all’interno di un sistema planetario (o meglio della sfera tridimensionale che lo contiene); l’astronave dei cattivissimi Klingon si trova all’esterno della suddetta sfera e non può entrarci, ma non è sottoposta alle stesse limitazioni della nave terrestre e può procedere a una velocità superiore (anche se non di molto) a V. Infine sappiamo che nel momento stesso nel quale l’Enterprise uscirà dalla sfera, se non verrà immediatamente colpita dalla nave dei Klingon che si trovasse nelle vicinanze, potrà filarsela via ad una velocità decisamente inarrivabile.
Al momento, Kirk si trova piuttosto vicino al centro del sistema, ma ogni volta che effettua una manovra per dirigersi verso il limite della sfera, la nave dei Klingon si precipita dalla stessa parte per trovarsi già pronta a friggerlo coi raggi gamma. Ora la domanda è: dando per scontato che ne esista una, qual è la strategia da attuare per sfuggire ai Klingon?
Siamo buoni e chiudiamo con una concessione: per semplificare il tutto potrete considerare un cerchio anziché una sfera tridimensionale. E con un’avvertenza: naturalmente la strategia vale solo fino a che i Klingon hanno una velocità non troppo superiore a quella dell’Enterprise.

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