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15 Novembre 2019
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Recensione Planetario Software RedShift 5

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Arrivato ormai alla sua quinta versione, Redshift si vanta di essere “Il planetario software definitivo”, come recita la confezione, e francamente mi riesce difficile trovare qualche spunto per mettere in dubbio quest’ambiziosa affermazione…

Redshift

Arrivato ormai alla sua quinta versione, Redshift si vanta di essere “Il planetario software definitivo”, come recita la confezione, e francamente mi riesce difficile trovare qualche spunto per mettere in dubbio quest’ambiziosa affermazione, dato che l’imponente atlante stellare, completo di circa 20 milioni di stelle e corredato di 70 000 oggetti del cielo profondo, il dettagliato atlante planetario, il simulatore del Sistema Solare e i diversi “tools” di cui è dotato ne fanno un software astronomico di ampio respiro.
L’installazione, durante la quale è stato richiesto l’inserimento di un codice di sicurezza e di una veloce registrazione da fare on-line, è stata semplice e veloce. La registrazione è necessaria per acquisire il diritto di scaricare gli aggiornamenti del programma e degli archivi di oggetti, direttamente dal sito del produttore, e per far funzionare il software senza che sia richiesto l’inserimento del CD originale sul lettore.
Dopo essermi goduto la clip di presentazione del prodotto, sono stato finalmente introdotto alla simulazione della volta stellata, corredata da numerosi pannelli di controllo.
La prima cosa da fare è impostare il proprio punto di osservazione, selezionandolo dalla lista delle città o inserendone manualmente le coordinate. Chi vuole, può situarsi in orbita o sulla superficie di uno qualsiasi dei corpi celesti, compresi comete ed asteroidi, o “imbarcarsi” su una qualche sonda spaziale per osservare l’aspetto del cielo da quella posizione privilegiata.
La data, l’ora, il livello di zoom, la direzione verso la quale vogliamo osservare, tutti possono essere cambiati facendo uso dei rispettivi pannelli. Aumentando lo zoom agiremo anche sul numero di stelle visibili, simulando la visione del cielo con l’ausilio di strumenti ottici via via più potenti. Gli oggetti visualizzati possono altresì essere filtrati in base alla loro magnitudine, classe spettrale, distanza dal Sole, variabilità, ecc. L’archivio stellare è davvero completo e comprende anche i relativamente recenti cataloghi Hipparcos e Tycho, oltre all’ormai noto Hubble Guide Star. Per quanto riguarda gli oggetti del cielo profondo vi sono tutti i più comuni cataloghi, quali il Messier, l’NGC, l’IC, il PGC. Anche qui le possibilità di filtratura sono limitate solo dalla fantasia dell’utilizzatore e comprendono anche la classificazione delle galassie, quasar, sorgenti radio o X, e chi più ne ha più ne metta. Per molti oggetti è possibile visualizzarne un’immagine dell’aspetto fotografico, ed è possibile anche caricare altre immagini, provenienti da internet o fatte da voi.
Ogni oggetto è identificabile per mezzo di un semplice click e l’aiuto di un pannello ci informa di tutti i dati che lo caratterizzano, compresi i grafici di visibilità che ne mostrano la posizione in configurazione altazimutale, cioè quella a noi più familiare, rispetto all’orizzonte. Per inciso, l’attivazione di questo pannello creava dei problemi sul mio personal, risolti brillantemente scaricando dal sito della Focus Multimedia l’ultima patch disponibile.

Gli archivi includono circa 50 mila asteroidi e 1500 comete. La visualizzazione di quest’ultime può essere impostata per mostrarne l’aspetto, il corretto orientamento e la dimensione apparente della coda. È consigliabile aggiornare sovente via internet questi database, come quello dei satelliti artificiali così da garantirsi di disporre sempre dei dati orbitali più aggiornati e completi delle ultime scoperte effettuate.
Molto utile si è rivelato lo “sky diary” che ci consente di cercare in un dato lasso di tempo eclissi di Sole o Luna, congiunzioni planetarie o stellari e altri fenomeni celesti.
Mi sono poi goduto una bella visione dei pianeti giganti a 400 ingrandimenti, Saturno e Giove coi rispettivi satelliti. La simulazione è di buon livello e le formazioni superficiali sono ben rappresentate, con la nomenclatura delle formazioni morfologiche principali.

Completano Redshift 5 una lunga serie di utilità, come il dizionario enciclopedico astronomico multilingue, che mostra i termini in inglese, francese e tedesco e le definizioni in inglese, una galleria fotografica, ulteriormente impinguabile dall’utente, una curiosa e ricchissima lista dei Guinness dell’astronomia (la più grande stella, la galassia più distante, ecc.). E ancora, un registratore di filmati, utile ad esempio per preparare presentazioni animate di eventi come eclissi o congiunzioni da mostrare al planetario o agli amici. Infine un esauriente help in linea utile per prendere dimestichezza con le molte funzionalità del programma.
In definitiva, il mio giudizio su questo software è certamente positivo e lo ritengo consigliabile sia ai curiosi del cielo sia agli astronomi dilettanti più esperti che necessitino di uno strumento per pianificare le proprie nottate al telescopio o anche solo per divertirsi al computer quando le osservazioni non sono possibili. La precisione esibita dal software nel calcolo delle posizioni planetarie e stellari lo rendono adatto anche per la ricerca di eventi celesti particolari o la rivisitazione di fenomeni passati.

Redshift 5 è proposto ad un prezzo piuttosto aggressivo (45 Euro), che certamente contribuirà ad accrescerne ulteriormente la sua popolarità, oltre a renderlo ancor più raccomandabile.

 

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