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Tramonto con una sottile falce di Luna, Marte e Mercurio

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Lo diciamo subito, si tratta di un’osservazione davvero al limite: i soggetti della congiunzione che avverrà nella serata del 4 luglio, alle ore 21:30, saranno davvero bassi sull’orizzonte occidentale e, a complicare ancor di più le cose, il cielo sarà molto chiaro, colorato dalle luci del tramonto (il Sole è sceso sotto l’orizzonte una quarantina di minuti prima). I protagonisti sono una bella falce lunare in fase di 2 giorni (tramonterà alle ore 22:47) e i pianeti Marte (mag. +1,8) e Mercurio (mag. +1,5), posti a circa 7° a sudovest dalla falce di Luna e distanziati fra loro di 3° circa (con Mercurio leggermente più in basso sull’orizzonte).

Come anticipato, sarà necessario disporre di un orizzonte completamente sgombro da ostacoli per riuscire a osservare i due pianeti, la cui luminosità permetterà loro di risaltare sul fondo cielo  in modo molto lieve, considerando la luce intensa del tramonto. Sarà, in ogni caso, una sfida interessante da tentare, e una delle ultime occasioni per osservare Marte, diretto verso la congiunzione eliaca.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Luglio 2019

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Eclisse di Sole… dal Cile!

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Ecco come apparirà l'eclisse dal cielo della Silla, sperando in un cielo limpido e pulito. Credit: ESO/B. Tafreshi (twanight.org), M. Druckmüller, P. Aniol, K. Delcourte, P. Horálek, L. Calçada, M. Zamani.
Ecco come apparirà l'eclisse dal cielo della Silla, sperando in un cielo limpido e pulito. Credit: ESO/B. Tafreshi (twanight.org), M. Druckmüller, P. Aniol, K. Delcourte, P. Horálek, L. Calçada, M. Zamani.

Il 2 luglio, alle 21:15 CEST, l’ESO mostrerà in diretta webcast l’eclisse totale solare visibile da La Silla, in Cile. La totalità attraverserà l’Oceano Pacifico meridionale, il Cile e l’Argentina, non sarà quindi visibile dall’Italia, e per questo, per chi volesse comunque seguirla, ci vengono incontro i telescopi dell’ESO.

Un'immagine combinata di esposizioni multiple per mostrare i più aspetti di un'eclisse solare, dalla superficie della Luna, debolmente illuminata dalla luce riflessa dalla Terra, alle strutture della corona solare scolpite dal campo magnetico della nostra stella. Credit: ESO/P. Horálek/Solar Wind Sherpas project

Sarà un’opportunità unica per osservare l’eclisse, anche se solo via streaming, dal celebre altopiano cileno, il deserto di Atacama, dalla cima del monte scelto per essere il primo sito dell’Osservatorio Europeo. Un’occasione unica perché, suglio Osservatori,  il fenomeno si ripeterà solo tra 212 anni… in realtà è molto raro di per sé che la fascia della totalità passi esattamente sopra un sito che ospita un Osservatorio: in effetti, negli ultimi 50 anni è accaduto solo in due casi, nel 1961 all’Observatoire de Haute-Provence in Francia, e nel 1991 al Mauna Kea alle Hawaii.

Un bel regalo se si pensa che quest’anno La Silla festeggia anche il suo 50esimo anniversario, essendo stata inaugurata nel marzo del 1969. E proprio per celebrare l’evento, l’Osservatorio Europeo ha aperto le porte al pubblico, migliaia di visitatori, tra genete comune, studenti, autorità e ricercatori. Essendo poi l’altipiano del Cile uno dei posti migliori sulla Terra per ospitare un Osservatorio astronomico, altri istituti saranno coinvolti, sarà visibile anche da Cerro Tololo Inter-American Observatory e dal Cerro Pachón Observatory. Gli Osservatori di Las Campanas potranno invece godere solo della fase parziale.

Accederanno ai telescopi dell’ESO anche pochi selezionati gruppi di ricerca, per portare avanti una serie di esperimenti, che riguarderanno la corona solare, ma anche lo studio della ionosfera terrestre, tra cui una replica del celebre esperimento del 1919 di Eddington per verificare la Relatività di Einstein.

Per maggiori informazioni sulle Eclissi di Sole, nella storia e il loro significato per la scienza, ricordiamo il numero speciale pubblicato in occasione dell’Eclissi Totale di Sole del 21 agosto 2017,  che ha attraversato il territorio degli Stati Uniti per l’intera larghezza diventando l’Eclissi più osservata, in diretta e in streaming, di tutti i tempi. Per leggere il numero. in formato digitale e gratuito, clicca direttamente sulla copertina! >>>

La trasmissione ESO sarà disponibile in HD sul sito e sul canale Youtube dell’ESO, e la troverete anche nella home del nostro sito, qui su coelum.com, per tutta la durata dell’eclissi fino attorno alla mezzanotte (sempre ora italiana o CEST). L’eclisse sarà mostrata così come viene vista dai telescopi, in formato grezzo e senza commenti, ma saranno alternate le fonti di osservazione. Qui sotto tutti gli orari.

02.07.2019

Tempo locale in Cile
CLT

TU

CEST

Inizio delle trasmissioni

15:15:00

19:15:00

21:15:00

Primo contatto, inizio dell’eclissi parziale (C1)

15:23:51

19:23:51

21:23:51

Inizio dell’eclissi totale (C2)

16:39:24

20:39:24

22:39:24

Massimo dell’eclissi

16:40:20

20:40:20

22:40:20

Fine dell’eclissi totale (C3)

16:41:15

20:41:15

22:41:15

Fine della fase parziale (C4)

17:47:16

21:47:16

23:47:16

Tramonto

17:54:00

21:54:00

23:54:00

Fine della trasmissione

18:00:00

22:00:00

24:00:00

Durata della Totalità

00:01:52


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MOONIGHT

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moonight

moonightGiovedì 4 luglio 2019 dalle 18.00 alle 24.00

Talk, open lab, poetry slam, tour notturni e dj set per celebrare i 50 anni del primo uomo sulla Luna.
Festeggiamo con la nostra Cult Night il “grande passo per l’umanità”.
Dress code: a touch of silver.

Incontri, attività, divertimento e musica. Talk su scienza, tecnologia e cultura pop, open lab e tour notturni tra le collezioni del Museo. Selfie lunari, una sfida di poesia, una perfomance teatrale, dj set e cibi spaziali.
Tutte le attività sono comprese nel biglietto di ingresso, compresa la visita libera alla mostra Leonardo da Vinci Parade.

Inoltre, ogni fine settimana fino al 21 luglio si potrà rivivere di persona la missione Apollo 11 in Realtà Virtuale

Informazioni, prenotazioni e biglietti sul sito del Museo
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”
via San Vittore 21, Milano

http://www.museoscienza.org

Una libellula per Titano

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Un'immagine artistica di Dragonfly in fase di atterraggio. Credits: NASA/JHU-APL
Un'immagine artistica di Dragonfly in fase di atterraggio. Credits: NASA/JHU-APL
DI LUCA FRIGERIO astronautinews.it

Grazie a Dragonfly (libellula), gli scienziati potranno raccogliere e analizzare i dati relativi a questa singolare luna ricca di materiale organico, alla ricerca degli elementi costitutivi della vita. Grazie alla sua dotazione tecnologica, la sonda sarà in grado di spostarsi e di compiere sortite multiple per esaminare diverse zone della luna ghiacciata del gigante gassoso.

Dragonfly verrà lanciata nel 2026 e arriverà a destinazione nel 2034. Come detto, essa sarà in grado di spostarsi volando, per visitare dozzine di zone della superficie di Titano di spiccato interesse scientifico, alla ricerca delle evidenze dei processi chimici prebiotici che la luna saturnina potrebbe avere in comune con il pianeta Terra.

Questa sarà la prima volta in cui NASA farà volare un veicolo scientifico multirotore su di un altro mondo; infatti Dragonfly sarà dotata di otto rotori che la renderanno in sostanza un grosso drone capace di sfruttare la densità dell’atmosfera di Titano (quattro volte quella terrestre) per trasportare il suo intero payload scientifico in zone diverse della superficie del pianeta.

Titano viene considerato un pianeta analogo a quello che è stata la Terra primordiale e si ritiene quindi che esso sia in grado di fornire delle indicazioni su come possa essere nata la vita sul nostro pianeta. In poco più di due anni e mezzo di missione pianificata, Dragonfly esplorerà diverse tipologie di ambiente, passando dalle dune composte da sostanze organiche al fondale di un cratere da impatto, dove l’acqua liquida e le sostanze organiche dalle quali è nata la vita, un tempo sono coesistite per probabilmente qualche decina di migliaia di anni. Gli strumenti della sonda studieranno l’evoluzione della chimica prebiotica, esamineranno le caratteristiche dell’atmosfera e della superficie, e rileveranno la presenza degli oceani sotterranei e degli accumuli di sostanze liquide. Oltre a ciò, gli strumenti cercheranno evidenze di vita presente o passata.

«Con la missione Dragonfly, NASA farà ancora una volta qualcosa che nessun altro può fare. Visitare questo misterioso mondo-oceano potrebbe rivoluzionare le nostre conoscenze relative alla vita nell’universo. Questa missione all’avanguardia sarebbe stata impensabile anche solamente pochi anni fa, ma ora noi siamo pronti per lo stupefacente volo di Dragonfly».

Jim Bridenstine – amministratore della NASA

Dragonfly sfrutta i dati raccolti per 13 anni dalla missione della sonda Cassini, per scegliere il periodo meteorologicamente più adatto per atterrare in un luogo sicuro e ricco di obiettivi scientificamente interessanti. Inizialmente si poserà in una regione denominata Shangri-La, ovvero una zona ricca di dune, posta all’equatore. Queste dune sono molto simili alle dune lineari della Namibia, nell’Africa del Sud, e offrono diverse opportunità di campionamento. La sonda esplorerà questa regione compiendo dei brevi voli, tramite una serie di balzi lunghi circa 8 km e fermandosi lungo il tragitto per effettuare dei campionamenti di luoghi interessanti e vari.

Infine raggiungerà il cratere da impatto Selk, dove esistono prove della presenza passata di acqua liquida, composti organici ed energia, i quali sono gli elementi fondamentali della vita. Al termine della sua missione il lander avrà volato per circa 175 km, ovvero quasi il doppio della distanza coperta al momento da tutti i rover marziani congiuntamente.

«Titano è diverso da qualsiasi altro posto del Sistema Solare e Dragonfly è diversa da qualsiasi altra missione spaziale» ha spiegato Thomas Zurbuchen, amministratore associato della NASA per la Scienza, presso il quartier generale dell’agenzia, a Washington. «È davvero notevole pensare a questo rotocraft che vola per chilometri e chilometri sorvolando le dune di sabbia organica della luna maggiore di Saturno, esplorando i processi che modellano questo straordinario ambiente. Dragonfly visiterà un mondo ricco di un’enorme varietà di composti organici, che sono i mattoni della vita e che possono darci preziose indicazioni riguardo l’origine della vita stessa».

Un’immagine del polo nord di Titano, ripresa dalla sonda Cassini il 31 Luglio 2009. Credits: NASA/JPL/Space Science Institute

Titano ha, come la Terra, un’atmosfera basata sull’azoto, ma diversamente dal nostro pianeta, esso ha delle nubi e quindi anche delle piogge composte da metano. Altre sostanze organiche si formano nella sua atmosfera e precipitano sotto forma di leggera neve. Le caratteristiche meteorologiche e i processi superficiali hanno combinato dei composti organici complessi, l’energia e l’acqua in modo tale da formare delle sostanze simili a quelle che hanno scatenato la vita sul nostro pianeta.

Titano è più grande del pianeta Mercurio ed è la seconda più grande luna del Sistema Solare. Esso orbita attorno a Saturno a una distanza di 1,4 miliardi di km dal Sole, circa 10 volte più lontano della Terra. Essendo così lontano dalla nostra stella, la temperatura media della sua superficie è di circa -179 °C, mentre la sua pressione atmosferica al suolo è il 50% più alta di quella del nostro pianeta.

Il Principal Investigator di Dragonfly è Elizabeth Turtle del Johns Hopkins University’s Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, Maryland, assistita da Melissa Trainer del Goddard Space Flight Center della NASA.

Fra gli strumenti scientifici di cui sarà dotato il drone spaziale, si segnala uno spettrometro di massa a desorbimento laser corredato da un gascromatografo, per l’analisi chimica dei campioni raccolti dalla superficie. Il Dragonfly Mass Spectrometer, o DraMS, verrà costruito dal centro Goddard della NASA partendo dall’ottimo progetto dello spettrometro Sample Analysis at Mars (SAM) che è a bordo del rover Curiosity. Il nuovo strumento potrà godere inoltre degli importanti passi in avanti fatti dal team della NASA nello sviluppo dello spettrometro di massa per il Mars Organic Molecular Analyzer (MOMA) per il rover Rosalind Franklin della missione ExoMars che verrà lanciata nel 2020.

Sempre gli ingegneri del Goddard, in collaborazione con APL, costruiranno il Dragonfly Gamma-Ray and Neutron Spectrometer, o DraGNS, ovvero uno strumento che sarà in grado di determinare la composizione elementare del suolo immediatamente al di sotto del lander, senza la necessità di prelevare dei campioni. Questa veloce analisi superficiale eseguita dal DraGNS a ogni nuovo punto di atterraggio aiuterà il team scientifico a determinare l’eventuale tipologia di campionamento per ciascun sito, e l’eventuale necessità di una dettagliata analisi chimica.

Quella di Dragonfly è stata la quarta missione selezionata nell’ambito del programma New Frontiers dell’agenzia statunitense, che include la missione New Horizons verso Plutone e la fascia di Kuiper, la missione Juno verso Giove e OSIRIX-REx per l’asteroide Bennu. Il programma New Frontiers supporta le missioni che sono state identificate come priorità principali per l’esplorazione del Sistema Solare, secondo la comunità degli scienziati planetari.

Guidato da APL, il team del progetto Dragonfly include: Goddard Space Flight Center della NASA, Lockheed Martin Space, Ames Research Center e Langley Research Center entrambi della NASA, Penn State University, Malin Space Science Systems, Honeybee Robotics, Jet Propulsion Laboratory della NASA e la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA).

Sequenza animata del volo e dell’atterraggio della libellula su Titano. Crediti: JHU-APL


Fonte: NASA
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Sviluppi e aggiornamenti su questa notizia sono disponibili su ForumAstronautico.it


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ShorTS International Film Festival 2019

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190412_shorts_logo_black

190412_shorts_logo_blackIn programma anche due panel dedicati al rapporto della Virtual Reality con l’Astronomia e le Neuroscienze.
Dopo il successo dello scorso anno, anche per la 20° edizione il festival di Trieste conferma ShorTS Virtual Reality, la sezione interamente dedicata ai corti girati in realtà virtuale, in collaborazione con proEsof e l’Osservatorio Astronomico di Trieste.
Per quattro serate dal 2 al 5 luglio nel foyer del Teatro Verdi si terranno le proiezioni delle 13 opere in concorso: gli ambienti del teatro si trasformeranno in una sala cinematografica virtuale, dove gli spettatori potranno sperimentare questa nuova tecnologia attraverso una visione collettiva. Per tutta la durata del festival, inoltre, sarà possibile provare la realtà virtuale in piazza della Borsa, dove verrà allestita una virtual room con 2 postazioni singole dotate di visore e poltrone girevoli.

Il Cielo di Luglio 2019

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La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Lug > 02:00; 15 Lug > 01:00; 31 Lug > 00:00. Crediti Coelum Astronomia CC-BY
La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Lug > 02:00; 15 Lug > 01:00; 31 Lug > 00:00. Crediti Coelum Astronomia CC-BY

Indice dei contenuti

EFFEMERIDI (apr.-ott. 2019 – TU+2)

Luna

Sole e Pianeti

Quasi allo zenit, si staglieranno invece le sagome inconfondibili dell’Ercole, della Lira, con la bella Vega, e del Cigno, mentre nei pressi dell’orizzonte il meridiano sarà dominato dall’inconfondibile figura del Sagittario, in cui si troverà anche Saturno, e più in alto dall’Aquila. Verso est, intanto, staranno sorgendo Pegaso, con il suo “grande quadrato” stellare e Andromeda. Continua l’esplorazione del cielo con:

➜ Il Cielo di luglio e agosto con la UAI che questo mese ci porta tra stelle e nebulose della Via Lattea

Riprendiamo la Via Lattea con Giorgia Hofer, con tanti spunti anche da rubriche passate.

IL SOLE

Dopo aver raggiunto, il 21 giugno scorso, il suo punto più alto nel cielo, la nostra principale fonte di luce tornerà a ridurre sempre più la sua declinazione, sembra strano a credersi ma nei giorni più caldi dell’anno in realtà le giornate si stanno già accorciando. A metà luglio, nel passare al meridiano, raggiungerà (alla latitudine di 42° N) un’altezza dall’orizzonte di poco superiore ai +70° per passare, a fine agosto, a soli +56°. A inizio luglio la notte astronomica avrà una durata di sole 4 ore e mezza, ma già alla fine del mese saranno 5:43. Alle 22:11 TMEC del 3 luglio, inoltre, la Terra arriverà all’afelio della propria orbita, ovvero alla massima distanza dal Sole (l’orario vale però soltanto per un riferimento geocentrico).

➜ Continua a leggere, sempre gratuitamente, sul Cielo di Luglio e Agosto all’interno del nuovo numero.

COSA OFFRE IL CIELO

Giove,reduce dall’opposizione del 10 giugno continuerà ad essere alto in cielo, brillante per gran parte della notte, mentre è arrivato il momento di Saturno, in opposizione invece il 9 luglio. Non una gran opposizione a dirla tutta, e come sempre, per i pianeti così distanti, significa solo che siamo nelle settimane di miglior visibilità. Dobbiamo invece cominciare a salutare gli altri due astri brillanti del nostro cielo… Marte e Venere, già visibili con difficoltà, si eclisseranno nella luce del Sole, diretti verso le loro congiuzioni eliache. Mercurio invece, come sempre, alternerà nel suo più veloce moto attorno al Sole, i suoi periodi di visibilità, in luglio lo troveremo al tramonto.

Approfondisci le condizioni dei singoli pianeti, dei pianeti nani e dei principali asteroidi nelle sezioni dedicate del Cielo di Luglio e Agosto.

Riguardo alla Luna invece non possiamo non anticiparvi alcune belle cose che vi riserva il mese di luglio.

Prima tra tutte, il 16 luglio, una Eclissi parziale di Luna, non totale, non suggestiva come quella accompagnata dall’opposizione di Marte dello scorso anno, e come spesso accade, non facile da seguire in tutto il suo svolgimento, ma non ce ne saranno altre, dall’Italia, per qualche anno… dovremo aspettare il 2023 per la prossima parziale e il 2025 per una totale, quindi… non perdetevela! Trovate i dettagli all‘interno del numero e come sempre in queste pagine, nel cielo del mese online, in vicinanza dell’evento.

Per quanto riguarda le falci lunari, che avete in dettaglio sempre all’interno della rivista, le troviamo alla sera, nei giorni dopo la Luna Nuova, del 3/4 luglio per passare poi ai primi giorni di agosto. Per maggior informazioni su cosa osservare del nostro satellite naturale, leggi anche:

La Luna di Luglio e Agosto 2019

Ed ecco la seconda bella opportunità di questo mese dedicata alla Luna, valida anche ad agosto: la guida osservativa di approfondimento non poteva che essere dedicata alla regione sudovest del Mare Tranquillitatis! Perché?!

Una piccola zona, in questa regione, ufficialmente chiamata Statio Tranquillitatis prende il nome proprio da quella “Base della Tranquillità” dove 50 anni fa è atterrato l’Apollo 11 e dove l’uomo ha messo per la prima volta piede su suolo lunare!

Il momento migliore sarà con la Luna poco prima del Primo Quarto, quindi per il 9 luglio e per il 6 e 7 agosto.


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➜ Comete. Due compitini per le vacanze e un’altro bellissimo racconto di Claudio Pra: Un sogno con la coda.

➜ Supernovae: Una nuova scoperta per il gruppo senese, e una nuova supernova luminosa da riprendere prima che svanisca.

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Curiosity: livello record di metano su Marte

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Fotografia scattata dalla Navcam di sinistra del rover Curiosity della Nasa il 18 giugno 2019, dunque poche ore prima della misura record di concentrazione di metano. Crediti: Nasa / Jpl-Caltech
Fotografia scattata dalla Navcam di sinistra del rover Curiosity della Nasa il 18 giugno 2019, dunque poche ore prima della misura record di concentrazione di metano. Crediti: Nasa / Jpl-Caltech

Ventun parti per miliardo. La notizia, anticipata sabato dal New York Times, è ora confermata dalla Nasa: all’alba di mercoledì 19 giugno il Tunable Laser Spectrometer (Tls) Curiosity ha annusato, all’interno del cratere Gale, una concentrazione di metano insolitamente elevata. Mai così “alta”, per il rover Nasa, da quando è iniziata la sua missione sul Pianeta rosso. “Alta” fra virgolette: 21 ppb (parts per billion, parti per miliardo, appunto) significa che per mettere insieme 21 metri cubi di metano – lì nella regione dove la misura è stata effettuata – occorrono un miliardo di metri cubi d’aria marziana. Qui sulla Terra, per dire, la concentrazione mediaregistrata in atmosfera nel 2019 è cento volte più elevata: 1866 ppb.

Quelle marziane sono tracce, insomma. E per di più localizzate in una particolare regione, nei pressi del cratere Gale. Ma, come dicevamo, su Marte tracce così abbondanti non si erano mai incontrate prima, perlomeno non da strumenti presenti in situ (alcune osservazioni con telescopi terrestriavevano dato risultati fino a 45 ppb): sono superiori alle concentrazioni rilevate in precedenza sia dallo stesso Curiosity (con picchi attorno alle 11 ppb) che dalla sonda Mars Express dell’Esa (15.5 ppb). Una misura, quest’ultima, illustrata lo scorso aprile in uno studio pubblicato su Nature Geoscience da un team guidato da uno scienziato dell’Inaf Iaps di Roma, Marco Giuranna, che da mesi sta coordinando un programma di monitoraggio, con lo strumento Pfs (Planetary Fourier Spectrometer) a bordo dell’orbiter Esa Mars Express, della concentrazione di metano nel cratere Gale.

«Osserviamo quella regione più o meno tre volte al mese, per circa 50 minuti ogni volta. E l’ultimo di questi passaggi è avvenuto proprio martedì mattina, circa 20 ore prima della misura effettuata a livello del suolo dallo spettrometro di Curiosity», dice Giuranna a Media Inaf. Davvero una circostanza fortunata, perché i tempi di variazione delle concentrazioni locali di metano sono rapidissimi. «In alcune condizioni», sottolinea il ricercatore, «la circolazione è talmente veloce che anche un intervallo di tempo brevissimo, persino un’ora, può essere sufficiente affinché l’atmosfera all’interno del cratere subisca variazioni significative». Dunque, non appena l’analisi dei dati sarà completata, la misura effettuata da Mars Express potrebbe offrire per la seconda volta – dopo quella pubblicata lo scorso aprile – una conferma indipendente al risultato di Curiosity.

Nel frattempo un’altra sonda in orbita attorno al pianeta, il Trace Gas Orbiter (Tgo) di ExoMars dell’Esa – missione che ha il preciso compito di misurare le concentrazioni di gas traccia nell’atmosfera marziana – continua invece a dare risultati negativi. «Fino a ora non abbiamo rilevato metano in nessuno degli spettri analizzati», conferma a Media Inaf uno degli scienziati della missione, Giancarlo Bellucci dell’Inaf Iaps di Roma, co-principal investigator dello strumento Nomad di Tgo, sensibile a concentrazioni di appena 0.05 ppb – dunque centinaia di volte inferiori a quelle rilevate da Curiosity. «Anche nelle misure eseguite in occultazione solare dell’atmosfera al di sopra del cratere Gale non abbiamo visto metano».

Insomma, siamo davanti a un autentico enigma, anche supponendo emissioni sporadiche e variazioni rapidissime, visto che la vita media del metano in atmosfera dovrebbe essere pari a circa trecento anni. Se entrambi i riscontri – quelli positivi di Curiosity e Mars Express da una parte, e quello negativo di Tgo dall’altra – continueranno a ricevere conferme, la domanda alla quale gli scienziati dovranno dare risposta è anzitutto non tanto cosa sia in grado di produrre, bensì cosa sia in grado di distruggereil metano di Marte.

Ma il mistero più affascinante rimane comunque quello dell’origine del gas rilevato da Curiosity e Mars Express: è abiotico, dunque rilasciato a seguito di processi geologici? O invece, come accade sulla Terra, a liberarlo nell’atmosfera marziana è qualche sconosciuta forma di vita? Al momento non è possibile escludere nessuna delle due ipotesi.

Guarda il servizio video su MediaInaf Tv:



Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).

28.06: Il cielo al castello di Montarrenti
Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 22.00 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico delle serate osservative, con particolare attenzione alla Luna (soprattutto il 10), al pianeta Giove, agli ammassi stellari ed alle galassie primaverili. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione tramite il sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

AstronomiAmo

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Loc_CoelumGiugno

Gli altri impegni del mese:
La situazione dei ghiacciai con il Comitato Glaciologico Italiano (data da definire)
27.06, ore 21:30: Occhi al Cielo

Informazioni:
https://www.astronomiamo.it/

I Giovedì dell’Astronomia 2019: dalla Terra alla Luna

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Celebrando i 50 anni dallo sbarco del primo uomo sulla Luna, tutte le novità sulla Luna, Pianeti, Asteroidi, Comete.

Tutte le conferenze saranno alle ore 18.30, in aula Jappelli, presso l’Osservatorio Astronomico (Vicolo dell’Osservatorio 5, Padova).
Prima di ogni appuntamento sarà organizzata la visita al Museo La Specola. La visita inizierà alle 17:30. I biglietti si acquistano dalle ore 17:15. La visita avrà durata di un’ora e al termine i visitatori potranno fermarsi in Specola per assistere alla conferenza programmata.

Maggiori dettagli sono presenti sul sito web dei Giovedì dell’Astronomia

Date e speaker:
20.06: “Asteroidi e Comete: testimoni incontaminati delle nostre origini”, di Fiorangela La Forgia

Detriti meteorici come semi delle nubi marziane

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Immagine delle esili nuvole nel cielo di Marte ottenuta dal rover Opportunity nel 2006. Il nuovo studio suggerisce che le nuvole potrebbero essersi condensate intorno a nuclei di particelle di polvere provenienti dalla disintegrazione di meteore nell’atmosfera marziana che avrebbero agito da seme. Crediti: NASA/JPL-Caltech
Immagine delle esili nuvole nel cielo di Marte ottenuta dal rover Opportunity nel 2006. Il nuovo studio suggerisce che le nuvole potrebbero essersi condensate intorno a nuclei di particelle di polvere provenienti dalla disintegrazione di meteore nell’atmosfera marziana che avrebbero agito da seme. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Come si sono formate le nubi presenti nell’atmosfera marziana? La domanda non è banale ma, al contrario, ha implicazioni importanti che possono aiutare a spiegare i cambiamenti climatici che il Pianeta rosso ha subito in tempi remoti. Ricercatori dell’Università del Colorado ne avrebbero ora svelato il segreto in un nuovo studio pubblicato Nature Geoscience, in cui si spiega come alla ricetta della loro formazione mancasse un ingrediente: le meteore, o meglio, i loro detriti.

Gli astronomi hanno osservato e studiato a lungo le nubi presenti nella zona mediana dell’atmosfera marziana, quella che inizia circa 30 Km sopra la sua superficie, cercando di capire quale fosse il seme necessario affinché la loro formazione avvenisse, tuttavia senza una risposta esaustiva. Adesso, un team di scienziati sembrerebbe avere trovato la risposta, sia su quel seme che sul meccanismo responsabile della formazione di queste nubi a partire da quest’ultimo: il “meteoric smoke”, o “fumo meteorico”, un processo secondo il quale le nubi marziane nascerebbero dalla polvere ghiacciata prodotta dai detriti meteorici spaziali che, precipitando in questo strato di mezzo dell’atmosfera del pianeta, fungerebbero da innesto, da seme, appunto, per la loro formazione.

Risultati, dicono i ricercatori, che ci ricordano quanto i pianeti e le loro condizioni meteorologiche non siano sistemi isolati ma, al contrario, strettamente dipendenti da ciò che li circonda.

«Siamo abituati a pensare alla Terra, a Marte e ad altri corpi come  pianeti autonomi che autodeterminano i loro climi», commenta a questo proposito Victoria Hartwick, prima autrice del nuovo studio. «Ma il clima non è indipendente dal sistema stellare circostante».

Lo studio in questione nasce da una considerazione che tutto è fuorché banale: le nuvole non nascono dal nulla. Ovvero, come dice la stessa ricercatrice, «le nuvole non si formano solo sole, hanno bisogno di qualcosa su cui possano condensare».

Sulla Terra, ad esempio, le nuvole basse iniziano a formarsi quando piccoli granelli di sale di provenienza marina o polvere – i cosiddetti nuclei –  si levano in alto nell’aria. Le molecole d’acqua si aggregano attorno a questo seme e iniziano così a formarsi cumuli sempre più grandi fino a produrre gli enormi batuffoli che si possono ammirare dalla Terra. Su Marte, tuttavia, questi semi nel medesimo strato di atmosfera non esistono.

Simulazione al computer che mostra le nubi di media altezza su Marte. Crediti: Victoria Hartwick

I ricercatori si sono quindi chiesti se il seme che stavano cercando potesse provenire dalle meteore che si disintegrano nell’atmosfera del pianeta, ovvero i detriti prodotti dal loro ingresso nell’atmosfera. Per verificarlo, il team ha effettuato delle simulazioni al computer cercando di mimare nella maniera più precisa possibile i flussi e le turbolenze dell’atmosfera marziana. Ebbene, quando i ricercatori nei loro modelli includevano il contributo meteorico, come per magia le nubi spuntavano fuori.

«Prima, il nostro modello non poteva formare nuvole a queste altitudini» spiega Hartwick. «Ma ora sono tutte lì, e sembrano essere nei posti giusti». Ma non vi immaginate nubi gigantesche come quelle terrestri. Piuttosto, si tratterebbe di qualcosa di simile a brandelli di zucchero filato.

«Ma solo perché sono sottili e non si possono realmente vedere non significa che non passono avere un effetto sulla dinamica del clima» aggiunge la ricercatrice.

Le simulazioni, infatti, hanno anche dimostrato che queste nubi potrebbero avere un grande impatto sul clima marziano variando le temperature, a seconda del luogo specifico, anche di 10° C. Non solo: sarebbero le responsabili del cosiddetto thermal tides, un fenomeno meteorologico responsabile di grandi variazioni giornaliere di pressione sulla superficie marziana.

«Sempre più modelli climatici stanno trovando che il clima antico di Marte – quando i fiumi scorrevano sulla sua superficie e si sarebbe potuta originare la vita – è stato riscaldato da nubi ad alta quota» ha commentato il professore di scienze atmosferiche e oceaniche Brian Toon, coautore dell’articolo. «È probabile che questa scoperta diventerà una parte importante di questa idea riguardo al riscaldamento di Marte».

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GIOVE il gigante venuto da lontano
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La missione Apollo 11 minuto per minuto!

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La prima pagina del sito apollo11realtime.org. Da qui si può decidere di partire dall'inizio della missione o da dove si era lasciato (durante i giorni dell'anniversario si partirà dall'esatto istante di 50 anni prima).

La missione Apollo 11, minuto per minuto, proprio come se fossimo al Centro Controllo e potessimo spostarci da una postazione all’altra. Non solo, anche le riprese, le immagini, le trasmissioni televisive, e altro ancora… tutto sincronizzato e in successione nel tempo reale trascorso a terra.

Questo è il progetto, ora online, voluto e sviluppato da Ben Feist (sviluppatore di software e ricercatore nel campo della visualizzazione dei dati di volo alla NASA), simile al precedente progetto sull’Apollo 17, ma che ora ci permette di rivivere e riascoltare le ben 11 mila ore (!) di registrazioni audio e, quando esistono, vedere il filmati e le immagini relativi a quel momento (immaginate se davvero fosse stato un complotto… era decisamente più facile andarci davvero sulla Luna che costruire il tutto così minuziosamente e in modo così coordinato).

Sul sito apolloinrealtime.org possiamo tornare indietro di 50 anni ed entrare direttamente nell’azione in tempo reale della prima missione che ha portato l’uomo a scendere sul suolo lunare.

Si possono semplicemente seguire le conversazioni, lasciando scorrere il tempo e vedendo video e immagini come le vedevano loro in quel momento, oppure saltare da un canale all’altro (ben 50 canali diversi!), ascoltare le conversazioni tra il centro controllo e gli astronauti, o anche solo quelle dei tanti operatori a terra, che controllano lo stato di tutte le strumentazioni in gioco (le telemetrie… ricordiamo una serie di articoli che stiamo pubblicando in questi numeri, di Stefano Capretti, che ci spiegano proprio l’importanza e come funziona la telemetria di una sonda). O ancora, fare l’operazione contraria, e scegliere un’immagine o un video e venire trasportati nell’esatto momento in cui è stata scattata… ascoltando quello che si stavano dicendo.

«Ad esempio, se si vuole ascoltare ciò che l’ufficiale di guida (responsabile delle operazioni del computer di guida) stava dicendo durante l’atterraggio sulla Luna mentre l’equipaggio incontrava gli infami allarmi scattati durante la missione, basta sintonizzarsi (nel canale corretto). Poi si può tornare indietro, nuovamente all’inizio dello sbarco, e questa volta ascoltare il canale CapCom, o FIDO, ecc.» ha spiegato Feist in un’intervista a collectSPACE. «È la più ampia e vasta gamma di informazioni che si potevano raccogliere».

Si comincia 20 ore prima del lancio del Saturn V, il 16 luglio 1969, e si conclude quando Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins salirono a bordo della nave di recupero USS Hornet il 24 luglio, nove giorni dopo.

Lift-off. I motori si accendono e inizia il viaggio verso la Luna.

Il sito contiene tutti i filmati in 16 mm che sono stati scansionati per il documentario,”Apollo 11″, che verrà proiettato nelle sale italiane dal 9 all’11 settembre 2019. Gran parte di questi filmati possono anche essere ascoltati grazie al suono aggiunto per la prima volta in occasione del film, e accuratamente sincronizzato al labiale e all’audio registrato dalla sala controllo. Un’altra possibilità ancora è quella di effettuare una ricerca sui campioni lunari raccolti dagli astronauti, cliccando si vedrà il momento in cui il contenitore viene riempito.

«Ho fatto del mio meglio per rendere questo sito web uno strumento che permetterà alle persone di scoprire come le operazioni di missione sono state condotte dal “dietro le quinte”» dichiara Feist sempre a collectSPACE.

Collins, affascinato dall'orizzonte della Terra, non trova più l'Hassemblad, che sta fluttuando da qualche parte nella cabina...

E così, tra Collins che non trova l’Hassemblad per riprendere l’orizzonte della Terra, poco dopo aver raggiunto l’orbita, e si meraviglia di ogni nuovo panorama, e un Armstrong più secco e pragmatico, preso dalle procedure, ma che fa trasparire il suo senso dell’umorismo, possiamo già navigare nel tempo lungo tutto l’arco della missione.

Ma Feist ha pensato anche a un particolare in più.
Nei giorni dell’anniversario, a partire dal 16 luglio, cliccando sul pulsante di avvio, si verrà trasportati nel momento esatto al secondo di 50 anni prima, in modo che chiunque possa virtualmente sintonizzarsi nello stesso momento – secondo le parole dell’autore ciascuno “prendendosi una pausa dalla propria frenetica vita” – e ammirare assieme a tutti coloro che saranno sintonizzati quello che l’umanità può ottenere quando si lavora, assieme, a uno scopo comune.

Armostrong è sceso dalla scaletta, il suolo lunare è sotto di lui: "questo è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità".

Il sito apolloinrealtime.org

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Marte e Mercurio alla minima distanza

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Bellissima sarà la congiunzione che potremo osservare la sera del 18 giugno, guardando verso ovest. Il cielo sarà coloratissimo, ancora infuocato dalle luci del tramonto e, proprio immersi in quelle luci colorate, sarà possibile scorgere, con forse un po’ di difficoltà, due pianeti, Marte (mag. +1,8) e Mercurio (mag. +0,1) in uno strettissimo incontro celeste.

I due pianeti si troveranno ad appena 13’ di distanza reciproca! A far da contorno a questo incontro ci saranno le stelle della costellazione dei Gemelli, tra cui spiccheranno Castore e Polluce.

Un quadretto da non perdere e da immortalare in alcune belle fotografie di paesaggio. Si consiglia di seguire l’evoluzione di questo incontro anche nei due giorni precedenti e successivi il 18 giugno, quando i due pianeti si faranno dapprima via via più vicini per allontanarsi nuovamente, offrendo uno spettacolo dinamico e affascinante.

Uno spunto in più La danza dei pianeti

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Giugno 2019

➜ Il Cielo di giugno con la UAI che questo mese ci porta nella Lira

➜ Astrofotografia: il Sole nelle fotografie di paesaggio



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Il diapason di Hubble va un po’ riaccordato

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In questa immagine il metodo che utilizzano i ricercatori per classificare le galassie. Si chiama diagramma a diapason e venne ideato da Edwin Hubble quasi un secolo fa. Crediti: Karen Masters, Sloan Digital Sky Survey
In questa immagine il metodo che utilizzano i ricercatori per classificare le galassie. Si chiama diagramma a diapason e venne ideato da Edwin Hubble quasi un secolo fa. Crediti: Karen Masters, Sloan Digital Sky Survey

Gli appassionati di scienza sono accorsi in migliaia per dare una “spolverata” alla storica classificazione di galassie utilizzata ormai da quasi un secolo, il famoso digramma a diapason (o sequenza) di Hubble. Un nuovo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society nell’ambito del progetto Galaxy Zoo (creato per permettere, tra gli altri progetti, ai citizen scientist di classificare le immagini scovate dai telescopi in giro per lo spazio) ha utilizzato un campione di oltre 6 mila galassie per rivelare dettagli finora inediti.

Come suggerisce il nome, il metodo venne ideato da Edwin Hubble nel 1927: si tratta di un modo efficace per classificare le galassie in base al tipo e alla forma (dalle ellittiche alle spirali, passando per quelle lenticolari e irregolari). Da allora la sequenza di Hubble è stato il metodo più utilizzato per classificare le galassie a spirale ed è ancora ampiamente presente nei libri di astronomia. Hubble affermava che le galassie con rigonfiamenti centrali più grandi tendevano ad avere bracci a spirale più stretti verso il centro.

Il nuovo studio contraddice in parte il lavoro dell’astrofisico: secondo i ricercatori e i citizen scientist che li hanno aiutati non c’è una forte correlazione tra il centro galattico e il tipo di bracci a spirale delle galassie stesse. Gli esperti hanno trovato spiegazioni alternative al classico modello dell’onda di densità, cioè l’idea che i bracci non siano strutture fisse, ma causate da increspature nella densità del materiale nel disco della galassia.

Dallo studio si evince che almeno alcuni bracci a spirale potrebbero essere strutture reali, non solo increspature, e dunque ammassi di stelle legate dalla gravità e che ruotano fisicamente insieme.

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Luna e il pianeta del mese, Giove

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La sera del 16 giugno, guardando verso sudest, potremo osservare una bella congiunzione tra la Luna, quasi in fase di Piena, e il brillante pianeta Giove (mag. –2,6). L’abbraccio tra i due astri sarà piuttosto stretto, con la Luna che si posizionerà prospetticamente ad appena 1° e mezzo dal grande pianeta.

I due oggetti, all’orario indicato, saranno alti circa 11 gradi sull’orizzonte, risultando facilmente identificabili e permettendo di realizzare fotografie che comprendano elementi del paesaggio circostante.

Guardando più ad ampio campo, più verso est sarà possibile riconoscere l’inconfondibile figura dello Scorpione, dominata dalla rossa Antares (mag. +1,1).

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2006 QV89 è un pericolo per la Terra?

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Figura 1 – L’orbita eliocentrica nominale di 2006 QV89. Si tratta di un asteroide di tipo Apollo con un’orbita a bassissima inclinazione sull’Eclittica: In azzurro è rappresentata l’orbita della Terra (JPL Small-Body Database Browser).
Il 30 giugno è da qualche anno l'asteroid day, giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema degli asteroidi pericolosi. 2006 QV89 rientra tra questi, e sicuramente si approfitterà del prossimo passaggio di settembre per studiarne meglio l'orbita, ma il rischio di un reale impatto è praticamente nullo.

L’asteroide near-Earth 2006 QV89 in questi primi mesi del 2019 ha attratto periodicamente l’attenzione dei media perché, come riportato dal sistema di monitoraggio Sentry della NASA, esiste una probabilità cumulativa dello 0,012% (ossia 1/8300) che possa collidere con la Terra nel periodo 2019-2117. In particolare, il prossimo flyby con la Terra è previsto attorno al 9 settembre 2019 ed è su questa data che si è focalizzata l’attenzione dei media, che hanno attribuito la probabilità di collisione cumulativa a quest’unico giorno. Per certi aspetti il caso di 2006 QV89 è simile a quello dell’asteroide 2012 TC4. Cerchiamo di capire come stanno davvero le cose e se 2006 QV89 costituisce un reale pericolo per la Terra.

La scoperta e l’orbita

2006 QV89 è un piccolo asteroide di circa 30 metri di diametro scoperto il 29 agosto 2006 dalla Catalina Sky Survey, il programma di detection dei NEA del Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona (Tucson). Al momento della scoperta l’asteroide aveva una magnitudine apparente di +18,9 un oggetto debole quindi, ma non particolarmente difficile per i telescopi al suolo. La sua designazione ufficiale è stata assegnata, come consuetudine, dal Minor Planet Center con la circolare MPEC 2006-Q58. In questa circolare sono riportate le 22 osservazioni astrometriche originali usate per determinarne una prima orbita eliocentrica. Così ora sappiamo che 2006 QV89 si muove su un’orbita moderatamente ellittica (e = 0,22) che giace su un piano a bassissima inclinazione sull’Eclittica (i = 1,07°), con un semiasse maggiore a = 1,192 UA e impiegando 475,3 giorni per un giro completo attorno al Sole. Si tratta di un oggetto di tipo “Apollo”, con orbita quasi del tutto esterna a quella della Terra.

Per saperne di più su asteroidi pericolosi e rischio da impatto su Coelum Astronomia 212 uno speciale dedicato in occasione dell'Asteroid Day 2017. Clicca sull'immagine per cominciare a leggere, in formato digitale e gratuito.
L’asteroide venne seguito ancora per circa una settimana, l’ultima osservazione è dell’8 settembre 2006. In totale sono state fatte 69 osservazioni di posizione con una copertura osservativa di soli 10 giorni! Da allora l’asteroide non è mai più stato riosservato. Quando le osservazioni astrometriche per la determinazione dell’orbita sono fatte entro un lasso di tempo così breve gli elementi orbitali hanno delle incertezze elevate che, aumentando esponenzialmente nel tempo, non ci consentono di sapere esattamente dove si troverà l’asteroide a una certa data, anche a pochi anni di distanza: più o meno sappiamo che sarà vicino e lungo l’orbita nominale ma esattamente dove?

Nella stessa circolare che ne annunciava la scoperta, insieme agli elementi orbitali, è riportata anche la MOID ossia la Minimum Orbit Intersection Distance, la minima distanza possibile fra le orbite della Terra e dell’asteroide. Nel caso di 2006 QV89 si ha MOID ≈ 0,0001 AU, pari a circa 15.000 km. Questo asteroide può passare davvero molto vicino alla Terra se i due corpi celesti si trovano contemporaneamente al nodo discendente dell’orbita di 2006 QV89. Nel caso improbabile di collisione, considerato il piccolo diametro, l’asteroide probabilmente si frammenterebbe durante il passaggio in atmosfera e al suolo arriverebbero solo grossi frammenti, ciascuno con una massa di decine o centinaia di kg.

Figura 1 – L’orbita eliocentrica nominale di 2006 QV89. Si tratta di un asteroide di tipo Apollo con un’orbita a bassissima inclinazione sull’Eclittica: In azzurro è rappresentata l’orbita della Terra (JPL Small-Body Database Browser).

A “caccia” di asteroidi virtuali con il metodo Monte Carlo

No, non vi sto proponendo di andare al casinò, semplicemente voglio rispondere a questa domanda: come si fa a stimare l’incertezza della posizione orbitale di un asteroide e, da questa, la probabilità d’impatto con la Terra? In casi come questi si può utilizzare il metodo “Monte Carlo”. In questo approccio al problema si prendono le osservazioni astrometriche disponibili, si aggiunge loro un opportuno “rumore gaussiano”, compatibile con l’incertezza delle osservazioni, e si determina l’orbita che meglio si adatta a questi punti leggermente diversi, ma ancora paragonabili con quelli originali. Questo crea un “asteroide virtuale”, che avrà un’orbita che si adatta perfettamente alle osservazioni, ma che non necessariamente corrisponde al corpo reale.

Più sono numerosi gli asteroidi virtuali e meglio viene campionato lo spazio degli elementi orbitali compatibile con le osservazioni date. Una volta ottenuto un buon numero N di corpi virtuali la distribuzione statistica dei loro elementi orbitali ci dirà l’incertezza dell’orbita nominale e, riportando la loro posizione nello spazio per una certa data, si potrà vedere come si distribuisce la “nube” di asteroidi virtuali rispetto alla Terra.

Se n < N asteroidi virtuali colpissero la superficie terrestre, allora la probabilità d’impatto sarebbe stimabile come il rapporto n/N. Per propagare le orbite della nube di asteroidi virtuali in avanti nel tempo e fino alla data che ci interessa, bisogna tenere conto anche delle perturbazioni gravitazionali dovute ai pianeti. Di conseguenza le orbite non saranno delle semplici ellissi kepleriane come accade quando si tiene conto della sola gravità solare e bisogna ricorrere al calcolo numerico.

Figura 2 – La distribuzione dei semiassi maggiori delle orbite degli 11045 cloni di 2006 QV89 generati con Find Orb ci fa capire il concetto di indeterminazione orbitale. Se l’arco orbitale osservato dell’asteroide fosse stato molto più lungo di 10 giorni, la distribuzione avrebbe avuto un aspetto più compatto e con un picco centrale più elevato.

Per 2006 QV89 tutte le 69 osservazioni astrometriche disponibili possono essere scaricate dal database del MPC. Gli asteroidi virtuali, con gli elementi orbitali eclittici eliocentrici al J2000 per la data desiderata (epoca), possono – invece – essere generati usando il software per il calcolo orbitale Find Orb. Se il numero di cloni è elevato ci vorrà un po’ di tempo, specie se si tiene conto delle perturbazioni gravitazionali di tutti i pianeti. Per l’analisi di 2006 QV89 ho generato 11.045 cloni. Vediamo i risultati.

Il flyby del 9 settembre 2019

In base alle simulazioni fatte, per il prossimo settembre la nube di asteroidi virtuali associata a 2006 QV89 si estende per circa 13 milioni di km, ma tutti i cloni sono in prossimità e lungo l’orbita nominale.

Figura 3 – La nube di asteroidi virtuali di 2006 QV89 all’interno del sistema Terra-Luna. Sono le 00 UT del 9 settembre 2019 (plot 3D ottenuto con Celestia).

Uno dei cloni è l’asteroide vero, ma non sappiamo quale. La buona notizia è che nessun clone nel suo movimento eliocentrico colpirà la superficie terrestre. La minima distanza di circa 10.000 km fra il centro della Terra e la nube di asteroidi virtuali verrà raggiunta attorno alle 8 UT del 9 settembre 2019, poi il nostro pianeta e la nube si allontaneranno sempre di più.

Figura 4 – La nube di asteroidi virtuali mentre “sfila” al di sotto del polo sud terrestre nelle prime ore del 9 settembre 2019: In basso a sinistra è visibile la Luna (plot 3D ottenuto con Celestia)

Probabilmente, 2006 QV89 verrà riscoperto prima del flyby e potremo conoscerne la sua esatta posizione in cielo, in ogni caso la probabilità d’impatto con la Terra per il 9 settembre 2019 è zero oppure, volendo essere pignoli, inferiore a 1/11045.


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Alba con Luna e Saturno

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Giugno ci regala un’altra bella congiunzione tra la Luna (fase del 97%) e il pianeta Saturno (mag. +1) la mattina del 19 giugno. Il teatro dell’incontro è quello del Sagittario, di cui sarà possibile riconoscere l’asterismo della “teiera”, ormai prossimo al tramonto e decisamente diretto verso l’orizzonte di sudovest.

I due astri protagonisti della congiunzione, all’orario indicato, saranno alti circa 20° sull’orizzonte sud e separati di circa 1° e mezzo, con la Luna posta a sud-sudovest del pianeta.

Più lontano e vicinissimo all’orizzonte di sudovest potremo riconoscere anche il brillante pianeta Giove (mag. –2,6).

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Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).

14.06 e 28.06: Il cielo al castello di Montarrenti
Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 22.00 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico delle serate osservative, con particolare attenzione alla Luna (soprattutto il 10), al pianeta Giove, agli ammassi stellari ed alle galassie primaverili. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione tramite il sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

10 giugno. Giove in opposizione!

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Crediti: Francesco Badalotti
Crediti: Ennio Rinaldi

Il 10 giugno il pianeta Giove si troverà in opposizione al Sole: è il periodo più favorevole per la sua osservazione, con il pianeta che si mostra al meglio per tutto il mese di giugno e si presta quindi a comode osservazioni e ottime riprese.

Il termine opposizione, nel gergo astronomico, sta a indicare che il corpo celeste in questione si trova in una particolare posizione geometrica della sua orbita rispetto alla Terra, tale per cui si troverà allineato con il Sole e il nostro pianeta, ponendosi proprio “alle nostre spalle”.

Il gigante gassoso farà capolino sull’orizzonte orientale già in prima serata (sorge alle 21:16 a inizio giugno, anticipando alle 19:05 a fine mese) lasciandoci a disposizione quindi l’intera nottata per effettuare le nostre osservazioni e riprese.

Il transito al Meridiano (il momento migliore per l’osservazione e la ripresa) avviene poco dopo le ore 1:00, ma non raggiungerà grandi elevazioni: circa 25° e mezzo. Il diametro apparente del pianeta all’opposizione sarà di circa 46″, un valore apparentemente contenuto ma migliore rispetto a quello dell’anno scorso (44,8″) e va comunque considerato che tale valore non è poi molto distante dai circa 50″ che raggiungerà solo all’opposizione in prossimità del perielio del settembre del 2022.

Sarà comunque un grande spettacolo da osservare, sia a occhio nudo, sia con l’ausilio di un buon telescopio, o da riprendere in alta risoluzione.

➜ Continua su Giove in opposizione su Coelum Astronomia 234

Giove in congiunzione con la Luna il 16 giugno. Se per le riprese di paesaggio e l'osservazione a occhio nudo sarà uno spettacolo... per la ripresa planetaria e l'osservazione delle caratteristiche del pianeta la Luna sarà decisamente troppo invadente...

Se a occhio nudo lo vedremo sempre brillare in cielo per tutta la notte, per scegliere le serate e orari migliori per le riprese ad alta definizione, c’è anche da considerare il disturbo della luce lunare, che da oggi si fa via via più invadente. Consigliamo quindi di consultare

➜ La Luna di Giugno 2019

Per altri consigli su cosa osservare con l’ausilio di uno strumento rimandiamo invece agli speciali pubblicati in occasione delle scorse opposizioni. Su Coelum Astronomia 210 trovate uno speciale dedicato all’osservazione di Giove, di seguito il sommario.

Crediti: Francesco Badalotti

A Occhio Nudo
Osserviamo Giove al telescopio
Giove: un’evoluzione veloce
I dettagli di Ganimede
La Grande Macchia Rossa
Lo spettacolo dei satelliti Medicei

Una guida per l’osservazione e una sfida “impossibile” per i più esperti invece a pag. 108 di Coelum Astronomia 198


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NameExoWorlds: dai il nome a un pianeta extra-solare

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Impressione artistica dell'esopianeta HD102195b.
Impressione artistica dell'esopianeta HD102195b, assegnato all'Italia dal concorso IAU NameExoWorlds per trovargli un nome.

Sono oltre 70 i paesi che hanno aderito al concorso IAU100 NameExoWorlds, competizione su scala globale per dare un nome a un pianeta extrasolare e alla sua stella. L’iniziativa rientra tra quelle messe in campo per festeggiare il centenario dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) con lo scopo di coinvolgere quanta più gente possibile nel capire meglio quale sia il nostro posto nell’Universo e quali potrebbero essere le interazioni con civiltà provenienti da altri pianeti fuori dal Sistema solare.

I nomi di gran parte degli oggetti celesti vengono scelti dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU) e si tratta nella maggior parte dei casi di sigle alfanumeriche.

In occasione delle celebrazioni per i suoi primi cento anni per coinvolgere il pubblico su scala mondiale, la IAU ha indetto un concorso internazionale aperto a tutti per “tenere a battesimo” un sistema planetario, cioè un esopianeta e la sua stella. Il progetto NameExoWorlds II – la cui prima edizione è stata nel 2015 – vuole stimolare il senso di identità globale, coinvolgendo il pubblico ma anche i professionisti del campo attraverso le comunità astronomiche nazionali.

«Con questa entusiasmante iniziativa ognuno di noi è chiamato a riflettere su quale sia il proprio posto nell’Universo, stimolando la creatività e il senso di cittadinanza globale» dice Debra Elmegreen, Vice Presidente IAU. «Il concorso NameExoworlds ci ricorda che siamo tutti sotto lo stesso cielo».

A ognuna delle nazioni partecipanti è stato assegnato un Sistema planetario: all’Italia è toccato HD102195, che si trova a una distanza di circa 95 anni luce dal Sistema Solare ed è composto da una stella di tipo spettrale K0V, con una temperatura superficiale leggermente inferiore a quella del nostro Sole, e dal pianeta HD102195b.

La "carta di identità" di HD102195b, cliccare per ingrandire l'immagine.

Quest’ultimo impiega solo quattro giorni per ruotare attorno sua stella madre ed è stato scoperto nel 2005 grazie all’utilizzo della tecnica delle velocità radiali. HD102195b ha una massa stimata pari a circa la metà di quella di Giove e si ritiene che sia un pianeta gassoso di tipo gioviano caldo.

Si può partecipare al concorso come singoli, in gruppi, come classe o scuola. Per la scelta del nome del sistema planetario bisogna seguire alcune semplici regole, disponibili nel regolamento disponibile sul sito, ad esempio i nomi proposti devono essere due ed entrambi legati dallo stesso tema: uno per l’esopianeta ed uno per la stella. Le proposte – che vanno inviate entro il 10 ottobre 2019 – saranno raccolte nel sito ufficiale altrimondi.inaf.it

A decidere in modo insindacabile quali saranno le migliori dieci proposte sarà un comitato nazionale, le prime tre saranno poi inserite nel sito altrimondi.inaf.it per la votazione da parte del pubblico, che potrà esprimere le proprie preferenze tra il 20 ottobre e il 10 novembre.

Le due proposte più votate saranno inviate all’Unione Astronomica Internazionale per l’approvazione definitiva. I nomi selezionati non andranno a sostituire la denominazione scientifica alfanumerica, ma saranno riconosciuti dalla IAU come nomi pubblici ufficiali, insieme a quello di chi li ha proposti.

E se non bastasse l’onore di vedere il nome prescelto essere assegnato a un sistema planetario ci sono anche numerosi premi in palio: un viaggio al Telescopio Nazionale Galileo, abbonamenti a riviste scientifiche e visite ai musei astronomici dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

«Siamo veramente felici di portare avanti questo concorso molto particolare per due motivi. Il primo è che ci dà la possibilità di raccontare a quanta più gente possibile i fantastici risultati che stiamo ottenendo in questo ambito di ricerca» dice Caterina Boccato, responsabile della Comunicazione dell’INAF di Padova e a capo del comitato nazionale di NameExoWorlds.

E continua: «Il nostro paese, e l’INAF in particolare, è in prima linea nello studio degli esopianeti sia da terra, con programmi osservativi quali GAPS e le strumentazioni montate al Telescopio Nazionale Galileo, che dallo spazio con satelliti come CHEOPS e PLATO. Il secondo è che il pianeta che ci è stato assegnato è importante per noi, perché proprio di recente è uscito un lavoro firmato da una giovane ricercatrice dottoranda all’INAF di Torino con i dati ottenuti con il TNG!».

Anche se Giordano Bruno già nel 1584 sosteneva esistessero “infiniti soli e innumerabili mondi”, lo studio dei pianeti extrasolari è una disciplina relativamente recente, che negli ultimi anni ha assunto un ruolo di punta nella ricerca astronomica.

Dall’inizio dello studio dei sistemi extrasolari è stata confermata la scoperta di circa 4000 esopianeti. Notevoli passi avanti sono stati fatti grazie al telescopio spaziale NASA Kepler, che dal 2009 al 2018 ha monitorato la luminosità di oltre 145000 stelle scoprendo una notevole quantità di esopianeti. Nel 2018 è stata lanciata la missione NASA TESS, con l’obiettivo di identificare e studiare nuovi sistemi planetari.

Due missioni dedicate allo studio degli esopianeti sono in programma anche per l’Agenzia spaziale europea (ESA): il lancio di Cheops è ormai prossimo, nell’autunno 2019, e sarà seguita dalla missione Plato, con opportunità di lancio nel 2024.

E chissà che una di queste missioni non riesca a dare risposte all’annosa domanda: “Siamo soli nell’Universo?”.

Link utili:
Name ExoWorlds website: http://nameexoworlds.iau.org/
The Extrasolar Planet Enciclopedya: http://exoplanet.eu/catalog/hd_102195_b/

GIOVE il gigante venuto da lontano
Lo possiamo osservare brillante già in prima serata ma è anche oggetto di un nuovo studio che ne rivede l’origine e l’evoluzione…

Coelum Astronomia di Giugno 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

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Alla scoperta della luna

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Carta della Luna di Giovanni Anselmi allegata al libro "Alla scoperta della Luna"

Alla Scoperta della Luna
Storia, tradizioni, osservazione astronomica

Tra le molte novità librarie dedicate al cinquantesimo anniversario dell’epica avventura umana dello sbarco sulla Luna, troviamo anche Alla Scoperta della Luna; un bel volume di ampio formato, uscito dalla penna di Giovanni Anselmi – cofondatore ed già direttore della rivista Coelum – ed edito da Il Castello. Al libro è allegata una dettagliata mappa formato poster.

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Carta della Luna di Giovanni Anselmi allegata al libro “Alla scoperta della Luna”. In basso, il retro del poster.

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Si tratta di un emozionante ritratto della Luna, dai giorni felici dell’Apollo 11 e della discesa di Armstrong e Aldrin nel Mare della Tranquillità, a ritroso nel tempo fino alle epoche buie della sua formazione. Un viaggio dove il nostro satellite viene indagato e spiegato sotto diversi profili: la sua influenza sull’immaginario dell’uomo attraverso secoli di arte, di tradizioni e di superstizioni; lo studio dal punto di vista fisico e astronomico, le sue origini e il suo ruolo di stabilizzatore del sistema Luna-Terra; l’osservazione astronomica, con tutte le informazioni che consentono di individuare le caratteristiche lunari più interessanti anche con un piccolo telescopio.

 

Puoi acquistare il libro QUI

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Leggi gratis la Prefazione del libro su Coelum Astronomia n.234 Giugno

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Editore: Il Castello (24 aprile 2019)
Copertina flessibile: 112 pagine
Formato 19×24 cm
Prezzo: € 19,00
Allegati: una mappa per l’osservazione lunare formato poster con una fantastica immagine del satellite sul retro.</5>

AstronomiAmo

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Loc_CoelumGiugno
6 giugno 2019, ore 21:30: Diretta streaming: RADIOSCIENZA E IL NUOVO MERCURIO. Con il Prof Antonio Genova (La Sapienza)

Gli altri impegni del mese:
La situazione dei ghiacciai con il Comitato Glaciologico Italiano (data da definire)
08.06: Osservazione del cielo a Sora (FR)
27.06, ore 21:30: Occhi al Cielo

Informazioni:
https://www.astronomiamo.it/

La Luna di Giugno 2019 e una guida all’osservazione ai crateri Stofler e Maurolycus

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Le fasi della Luna in giugno, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione
Le fasi della Luna in giugno, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione

Il nuovo mese è iniziato a pochi giorni dal Novilunio del 3 giugno con la contestuale ripartenza del nuovo ciclo lunare, che porterà il nostro satellite, il 10 giugno in Primo Quarto, rendendosi progressivamente sempre più visibile nelle ore serali, anche se la stagione estiva ci obbligherà a iniziare le nostre osservazioni intorno alle ore 22 circa.  Giro di boa della fase crescente col Plenilunio del 17 giugno. Iniziata la nuova fase calante, il nostro satellite sarà in Ultimo Quarto il 25 giugno per andare poi a chiudere il mese in fase di 27 giorni (esattamente come a maggio) a –25° sotto l’orizzonte.

Approfondisci in la Luna di Giugno su Coelum Astronomia 234

A giugno osserviamo

10 giugno L’area dei crateri Stofler e Maurolycus

La prima e principale proposta di questo mese è per la serata del 10 giugno quando il nostro target sarà costituito dai crateri Stofler e Maurolycus con l’area immediatamente circostante, situati nella medesima regione lunare dei crateri Heraclitus, Licetus, Cuvier che abbiamo già visto nell’articolo dello scorso mese di maggio. Nella serata del 10 giugno il nostro satellite sarà in fase di 7,4 giorni, con frazione illuminata del 57%, intorno alle 22:00 si troverà a un’altezza iniziale di +42°, perfettamente osservabile per tutta la serata fino al suo tramonto previsto per le primissime ore della notte successiva.

➜ Continua su Guida all’osservazione dei crateri Stofler e Maurolycus

11 giugno Il cratere Eratosthenes

Con la seconda proposta di questo mese, prevista per l’11 giugno, andremo a visitare il cratere Eratosthenes situato all’estremità sud occidentale dei monti Appennini. Una formazione geologica con diametro di 60 km estremamente interessante e molto nota agli appassionati di osservazioni lunari. Nel caso specifico, il nostro satellite si troverà in fase di 8,4 giorni, con frazione illuminata del 68% e, dopo la culminazione in meridiano delle 20:48 a +45°, intorno alle 22:00 si troverà a un’altezza iniziale di +42°, sempre a nostra disposizione per tutta la serata fino alle prime ore della notte seguente quando andrà a tramontare alle 2:30 circa.

➜ vedi i dettagli sull’osservazione del cratere Eratosthenes

14 giugno Massima librazione: il Mare Australe

La terza proposta ci porterà in una vasta regione situata nel settore sudorientale della Luna. Infatti per la serata del 14 giugno è prevista l’osservazione del mare Australe. Una ulteriore motivazione per osservare questa regione lunare la sera del 14 giugno, consiste nel punto di massima librazione, che proprio quella sera coinciderà con l’area del mare Australe, spostandosi lungo il bordo lunare fra i crateri Oken (alle 22:00 del 14 giugno) fino in prossimità del cratere Lyot nelle prime ore della notte seguente.

➜ Continua a leggere all’interno della rubrica dedicata alla Luna di Giugno 2019

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Giugno 2019

Una sottilissima falce di Luna, ripresa da Claudio Pra. L’età è di appena 18 ore e 37 minuti (fase dello 0,0068%)!

➜ Fotografiamo le sottili Falci di Luna di Giorgia Hofer

➜ Fotografare la Luna di Giorgia Hofer su Coelum Astronomia di novembre 2016.

La Luna illumina la notte Fotografiamo il paesaggio illuminato dalla Luna Piena di Giorgia Hofer

➜  La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione!

E tutte le precedenti rubriche di Francesco Badalotti, con tantissimi spunti per approfondire la conoscenza del nostro satellite naturale. Per ogni formazione basta attendere il momento giusto!


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Giugno su Coelum Astronomia 234

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Risolto il mistero della galassia trasparente

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La galassia ultra-diffusa [Kks2000]04 (Ngc1052-Df2), verso la costellazione del Cetus, precedentemente considerata una galassia senza materia oscura. Crediti: Trujillo et al.
Il Gruppo di NGC 1052 è un gruppo di galassie situato prospetticamente nella costellazione della Balena, in esso risiede la galassia oggetto dello studio. Crediti: ESA/Hubble

Vi ricordate lo strano caso della galassia trasparente?

Su Coelum Astronomia 210 di aprile 2017: Alla ricerca della Materia Oscura. La storia, la ricerca, le teorie principali e quelle alternative. Sempre in formato digitale e gratuito.

Le galassie prive di materia oscura sono impossibili da comprendere nel quadro dell’attuale teoria della formazione delle galassie, poiché il ruolo della materia oscura è fondamentale nel causare il collasso del gas che porta alla formazione delle stelle. Nel 2018, uno studio pubblicato sulla rivista Nature annunciò la scoperta di una galassia in cui sembrava mancare materia oscura. La notizia ebbe un forte impatto mediatico e occupò le copertine delle riviste scientifiche più popolari.

Ora, stando a quanto riporta un articolo pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, un gruppo di ricercatori dell’Instituto de Astrofísica de Canarias (Iac) ha risolto questo mistero tramite l’analisi di un set completo di osservazioni di Ngc1052-Df2 – o [Kks2000]04 –  la sorgente soprannominata “la galassia senza materia oscura”.

In questo studio i ricercatori, perplessi dal fatto che tutti i parametri che dipendevano dalla distanza della galassia risultavano essere anomali, hanno rivisto gli indicatori di distanza disponibili. Usando cinque metodi indipendenti per stimare la distanza dell’oggetto, hanno scoperto che tutte le stime coincidevano, e indicavano che la galassia è in realtà molto più vicina del valore presentato nella ricerca precedente.

La galassia ultra-diffusa (Kks2000)04 (Ngc1052-Df2) precedentemente considerata una galassia senza materia oscura. Crediti: Trujillo et al.

L’articolo originale pubblicato su Nature affermava che la galassia si trova a una distanza di circa 64 milioni di anni luce dalla Terra. Tuttavia, questa nuova ricerca ha rivelato che la distanza reale è molto inferiore, circa 42 milioni di anni luce. Grazie a questi nuovi risultati, i parametri della galassia dedotti dalla sua distanza sono diventati “normali” e si adattano alle tendenze osservate tracciate da galassie con caratteristiche simili.

Il dato più rilevante emerso dalla nuova analisi è che la massa totale di questa galassia è circa la metà della massa stimata in precedenza, ma la massa delle sue stelle è solo un quarto della massa precedentemente stimata. Ciò implica che una parte significativa della massa totale deve necessariamente essere costituita da materia oscura.

I risultati di questo lavoro mostrano l’importanza fondamentale della corretta misurazione delle distanze extragalattiche. D’altra parte, questo è sempre stato uno dei compiti più impegnativi in ​​astrofisica: come misurare le distanze di oggetti che sono molto lontani e che non possiamo toccare.

Per saperne di più:

  • Leggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society l’articolo “A distance of 13 Mpc resolves the claimed anomalies of the galaxy lacking dark matter” di Ignacio Trujillo, Michael A Beasley,  Alejandro Borlaff,  Eleazar R Carrasco, Arianna Di Cintio,  Mercedes Filho,  Matteo Monelli,  Mireia Montes,  Javier Román, Tomás Ruiz-Lara,  Jorge Sánchez Almeida,  David Valls-Gabaud e  Alexandre Vazdekis

GIOVE il gigante venuto da lontano
Lo possiamo osservare brillante già in prima serata ma è anche oggetto di un nuovo studio che ne rivede l’origine e l’evoluzione…

Coelum Astronomia di Giugno 2019
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Astroiniziative UAI – Unione Astrofili Italiani

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8 giugno Stelle per tutti La Giornata Nazionale della divulgazione inclusiva dell’Astronomia, con serate osservative pubbliche eosservatori aperti anche alle persone con disabilità. Iniziativa collegata alle attività del gruppo UAIDivulgazione Inclusiva
Tutte le informazioni: www.uai.it/stellepertutti/

I Giovedì dell’Astronomia 2019: dalla Terra alla Luna

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Celebrando i 50 anni dallo sbarco del primo uomo sulla Luna, tutte le novità sulla Luna, Pianeti, Asteroidi, Comete.

Tutte le conferenze saranno alle ore 18.30, in aula Jappelli, presso l’Osservatorio Astronomico (Vicolo dell’Osservatorio 5, Padova).
Prima di ogni appuntamento sarà organizzata la visita al Museo La Specola. La visita inizierà alle 17:30. I biglietti si acquistano dalle ore 17:15. La visita avrà durata di un’ora e al termine i visitatori potranno fermarsi in Specola per assistere alla conferenza programmata.

Maggiori dettagli sono presenti sul sito web dei Giovedì dell’Astronomia

Date e speaker:
06.06: “Il futuro dell’esplorazione della Luna”, di Gabriele Cremonese
20.06: “Asteroidi e Comete: testimoni incontaminati delle nostre origini”, di Fiorangela La Forgia

La sottile falce di Luna, Marte e Mercurio al tramonto

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La sera del 5 giugno, alle ore 21:30 circa, guardando verso occidente potremo scorgere una sottile falce lunare (fase del 7%) a poco meno di 3° a ovest del pianeta Marte (mag. +1,8). Quest’ultimo ci apparirà come un puntino luminoso, immerso nel chiarore del tramonto.

Più in basso sull’orizzonte e più verso nordovest potremo riuscire a vedere anche il piccolo pianeta Mercurio (mag. –0,8), ma solo se disporremo di un orizzonte occidentale sgombro da ostacoli: il pianeta sarà infatti molto basso, appena 5°.

Questo bell’incontro avverrà proprio nel cuore della costellazione dei Gemelli, di cui potremo riuscire a identificare le due stelle principali, Castore (Alfa Geminorum, mag. +1,9) e Polluce (Beta Geminorum, mag.+1,2), che sovrastano Marte e la Luna, più a nord di circa 11°.

Sarà interessante seguire l’evoluzione di questa congiunzione, in particolare il giorno 6 giugno, quando, alle ore 21:35 circa, Mercurio sarà già molto basso sull’orizzonte ma avremo la possibilità di veder passare la ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, poco a ovest del terzetto di oggetti (controllate con una app o con uno dei tanti software gratuiti, le corrette circostanze per la vostra località).

Come sempre, consigliamo di approfittare dell’occasione per includere nei propri scatti fotografici degli elementi del paesaggio naturale circostante o elementi architettonici per impreziosire la ripresa.

Ricordiamo i consigli di Giorgia Hofer:

➜ Fotografiamo le sottili Falci di Luna

È la volta di Marte, il Pianeta Rosso

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Giugno 2019

➜ La Luna di Giugno 2019 e una guida all’osservazione dei crateri Stofler e Maurolycus



Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Giugno su Coelum Astronomia 234

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AstronomiAmo

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Loc_CoelumGiugno

Loc_CoelumGiugno
6 giugno 2019, ore 21:30: Diretta streaming: RADIOSCIENZA E IL NUOVO MERCURIO. Con il Prof Antonio Genova (La Sapienza)

Gli altri impegni del mese:
La situazione dei ghiacciai con il Comitato Glaciologico Italiano (data da definire)
08.06: Osservazione del cielo a Sora (FR)
27.06, ore 21:30: Occhi al Cielo

Informazioni:
https://www.astronomiamo.it/

NEIL ARMSTRONG The First

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Neil Armstrong

Il 20 luglio 1969, noi esseri umani del pianeta Terra, eravamo su un altro mondo.
In quel preciso istante iniziava una nuova era dell’umanità.

Una mostra itinerante sulla vita e la carriera di Neil Armstrong commemorerà il 50° anniversario di Apollo 11 e tutto il programma lunare, include le foto della carriera di Neil Armstrong con scatti inediti o poco noti al grande pubblico. Potrete ammirare i modelli dei veicoli spaziali utilizzati da Neil Armstrong, le tute e le attrezzature utilizzate sulla superficie lunare, documenti originali, rari reperti dell’epoca, ricostruzioni a grandezza naturale. Video e suoni multimediali accompagneranno il visitatore nel più grande sogno dell’uomo: quello di raggiungere la Luna.
Leggi a pag. 176 di Coelum Astronomia 232 un articolo sulla mostra con tutti i dettagli.
Sul sito il calendario delle date e le località in continuo aggiornamento. Prossime date pubbliche confermate:

8/16.06 BOLOGNA
Organizzatore: Associazione Astrofili Bolognesi
info@associazioneastrofilibolognesi.it
Dove: FICO EATLY WORLD
indirizzo della location: Via Paolo Canali, 8 Bologna
08.06: “Neil Armstrong – The First” con il curatore della mostra Luigi Pizzimenti.

Se desiderate ospitare la mostra scrivete a: info@neilarmstrongthefirst.it
www.neilarmstrongthefirst.it

In Italia il Centro di Controllo Europeo di Exomars 2020

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Un cantiere in cui lavorare con un modello del rover nelle stesse condizioni in cui si troverà, per risolvere eventuali problemi e seguire le operazioni come se fossimo lì, su Marte, con lui. Crediti: ALTEC

Il rover della missione ExoMars, missione ha un nuovissimo centro di controllo in uno dei più grandi “cantieri marziani” d’Europa. Il ROCC, Rover Operations Control Centre – centro di controllo delle operazioni del rover – è stato inaugurato oggi a Torino in vista dell’avventura esplorativa del rover sul Pianeta Rosso nel 2021.

Il centro controllo sarà il polo operativo che gestirà gli spostamenti del laboratorio su ruote – di costruzione europea – intitolato a Rosalind Franklin, dopo il suo arrivo sulla superficie marziana a bordo di Kazachok, la piattaforma di atterraggio russa.

«Questo è il luogo strategico sulla Terra da dove ascolteremo gli strumenti del rover, vedremo ciò che vede e invieremo comandi per dirigere la ricerca di evidenza di vita sopra e sotto la superficie», ha detto Jan Wörner, Direttore Generale dell’ESA.

Il rover ExoMars sarà il primo nel suo genere che potrà sia muoversi sulla superficie di Marte, come Curiosity, che studiarla in profondità, con una trivella capace di raccogliere campioni fino a due metri sotto la superficie, come il lander NASA InSight. L’epicentro dell’azione, per dirigere le operazioni sulla superficie di Marte da Terra, è quindi ora lo stabilimento ALTEC di Torino. Da qui, ingegneri e scienziati lavoreranno spalla a spalla al controllo della missione, proprio accanto a uno speciale cantiere marziano.

Crediti: ALTEC

Si tratta di una vera e proprio sandbox riempita con 140 tonnellate di terra, con un suolo simile a quello di Marte, che presenta zone sabbiose e rocce di varie misure. Sarà come trovarsi lì, sulla superficie marziana, accanto al rover e aiuterà a testare i vari possibili scenari di missione. Nel caso in cui il rover Rosalind Franklin atterri su una collinetta o debba superare una duna, il cantiere marziano ha anche una piattaforma oscillante di 64 metri quadri che permette di simulare fino a 30 gradi di inclinazione e aiutare il team di controllo nel decidere le strategie per il odo migliore di procedere.

Per quanto riguarda poi la trivella, il nuovo centro offre una opportunità unica: una piattaforma con un pozzo che permetterà all’operatore del rover di fare pratica della sequenza completa, per raccogliere campioni marziani fino a due metri di profondità. La struttura dispone anche di speciali lampade per simulare le condizioni di luce su Marte, diverse da quelle sulla Terra, mettendosi quindi ancor più letteralmente nelle stesse condizioni in cui si troverà il rover.

«Grazie al ROCC, l’Europa avrà la grande opportunità di gestire le attività del rover su Marte. Sarà questo il primo passo verso nuove missioni robotiche per lo studio di Marte e di altri corpi celesti», ha detto Giorgio Saccoccia, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, ASI, durante la cerimonia di apertura.

ROCC and roll

Crediti: ALTEC

Utilizzando modelli del rover, le squadre di ExoMars potranno allora testare ogni comando e si potranno preparare a qualsiasi eventualità.

«Oltre a servire per l’addestramento e per seguire le operazioni, questo centro adatto allo scopo è l’ideale per la risoluzione dei problemi», fa notare Luc Joudrier, il responsabile delle operazioni del rover di ExoMars, che da 15 anni studia come si muove un rover su Marte.

L’enorme distanza tra la Terra e Marte significa che a un segnale possono servire dai 4 ai 24 minuti per raggiungere il centro di controllo, rendendo poco pratico il controllo diretto di ExoMars. Rosalind Franklin sarà quindi in grado di prendere alcune decisioni in autonomia, che andranno programmate in base all’esperienza, invece diretta, possibile a Terra.

«Con il cantiere marziano vicino al controllo missione, gli operatori possono acquisire esperienza lavorando con la navigazione autonoma e avere una visione completa», aggiunge Joudrier.

All’inaugurazione del ROCC faranno seguito molte attività. Il team scientifico di ExoMars si riunirà per acquisire familiarità con il posto, eseguire delle dimostrazioni con un modello e pianificare le operazioni per ciascuno strumento scientifico considerando diversi scenari. Le strutture saranno brulicanti di attività a partire da luglio 2020, quando un razzo Proton inserirà la navicella ExoMars in un viaggio interplanetario lungo otto mesi, segnando l’inizio di una ambiziosa missione di esplorazione scientifica e robotica.

Il Trace Gas Orbiter di ExoMars, che ruota intorno a Marte dal 2016, si sta già preparando per quel momento e aggiusterà la propria orbita per sostenere l’entrata, la discesa e l’atterraggio della navicella. Il luogo individuato per l’atterraggio è Oxia Planum, una regione che conserva un ricco archivio della storia geologica del passato più umido del pianeta.

Attrezzatura marziana

A Terra, team in tutta Europa stanno facendo progressi in vista della data di lancio il prossimo anno.

«Si tratta di un lavoro di squadra tra industria e partner al suo meglio», ha detto David Parker, Direttore dell’Esplorazione Abitata e Robotica dell’ESA, anch’egli presente alla cerimonia di inaugurazione. «È stimolante essere testimoni di come le varie parti della sonda marziana si compongano, e voglio sottolineare il grande lavoro delle squadre che eseguono, senza sosta, campagne di test e di integrazione dei nuovi componenti», ha aggiunto.

Un modello di prova del rover sta già camminando, su ruote, su dune sabbiose simulate con una speciale piattaforma inclinabile in Svizzera, nel frattempo la telecamera panoramica sarà presto integrata per “dargli la vista”.

L'Analytical Laboratory Drawer sottoposto ai test che ne hanno decretato la compatibilità con l'ambiente marziano.

La trivella e un insieme fondamentale di strumenti scientifici – l’Analytical Laboratory Drawer – sono stati dichiarati idonei per Marte lo scorso 8 maggio, e sono ora in fase di integrazione sul rover Rosalind Franklin presso la Airbus Stevenage, nel Regno Unito. Il laboratorio è formato da tre stumenti che analizzeranno i campioni di materiale raccolto alla ricerca di segni di vita su Marte: lo strumento MicrOmega, lo spettrometro Raman e il Mars Organics Molecule Analyser, MOMA.

Durante l’estate il rover sarà spostato a Tolosa, Francia, dove verrà testato in condizioni simili a quelle del pianeta Marte. Alla fine dell’anno Rosalind Franklin andrà a Cannes per incontrare i moduli di atterraggio e Carrier, per l’assemblaggio finale.


GIOVE il gigante venuto da lontano
Lo possiamo osservare brillante già in prima serata ma è anche oggetto di un nuovo studio che ne rivede l’origine e l’evoluzione…

Coelum Astronomia di Giugno 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

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Astrochannel: seminari e coffee-talk

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INAFUna TV via web sulle attività dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La visione e l’utilizzo di Astrochannel sono gratuiti e consentiti a tutti (se però siete interessati solo a singoli video, suggeriamo d’iscriversi). Suggeriamo di seguito i seminari in lingua italiana, ma il programma è decisamente più ampio e può essere consultato qui: http://www.media.inaf.it/inaftv/seminari/#3151
Attenzione: l’elenco che segue potrebbe essere non aggiornato. Per maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale sui singoli seminari, vi invitiamo a fare riferimento ai siti web delle singole sedi.

04/06/2019, 14:00: Osservatorio Astronomico di Brera
“Ma allora, questo buco nero?” di Marcello Giroletti & Gabriele Ghisellini (INAF)

05/06/2019, 15:00: Osservatorio Astronomico di Palermo
“Conoscere per conservare e conservare per conoscere”. Relatore: Giada Genu (INAF Palermo)

Per seguire i seminari, installare il software (http://www.media.inaf.it/inaftv/) o cercare il video sul canale YouTube INAF-TV.
Astrochannel è un software di Marco Malaspina – Copyleft INAF Ufficio Comunicazione – 2007-2015

Accademia delle Stelle

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2019-06 Coelum AdS

2019-06 Coelum AdS

Grandi eventi di Astronomia a Roma

Domenica 2 giugno: Serata conclusiva gratuita di Across The Universe con osservazioni al telescopio al Villetta Social Club
Sabato 15 giugno: TO THE MOON serata evento con spettacolo teatrale e telescopi per commemorare lo sbarco sulla Luna al WEGIL
Sabato 22 giugno: evento gratuito con osservazioni al telescopio al Parco delle Valli

Informazioni:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
https://www.accademiadellestelle.org

Il cielo di giugno 2019

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La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Giu > 00:00; 15 Giu > 23:00; 30 Giu > 22:00. Crediti Coelum Astronomia CC-BY

EFFEMERIDI
(apr.-ott. 2019 – TU+2)

Luna

Sole e Pianeti

A quell’ora il cielo apparirà attraversato nel basso meridiano dalla costellazione del Sagittario, individuabile facilmente grazie alla sua caratteristica figura a “teiera”, e dallo Scorpione, in cui brilla la rossa Antares. Più in alto, sempre rivolti a sud, si passerà dall’Ofiuco all’Ercole, con quest’ultimo situato quasi allo zenit.

Il Leone, che ci ha accompagnati nei mesi passati, si starà invece avviando al tramonto, mentre verso est comincerà ad alzarsi l’asterismo del Triangolo estivo formato da Vega, Deneb e Altair (le stelle più brillanti di Lira, Cigno e Aquila), insieme ai ricchissimi campi stellari che compongono la Via Lattea. Sull’orizzonte di nordest, più tardi durante la notte, farà capolino la grande Galassia di Andromeda (M 31), che raggiungerà una buona altezza sull’orizzonte già prima dell’alba, precedendo il sorgere delle Pleiadi (M 45) nel Toro.

Continua l’esplorazione del cielo con:

➜ Il Cielo di giugno con la UAI che questo mese ci porta nella Lira

➜ Ricordiamo la rubrica di Giorgia Hofer, su Coelum astronomia 214, dedicata alla ripresa del Triangolo estivo e della Via Lattea.

IL SOLE

In giugno, continua l’apparente moto di risalita del Sole, che il giorno 21 raggiungerà il punto di massima declinazione nord dell’eclittica (pari a +23° 26′). In quel momento si verificherà il solstizio estivo, che nell’emisfero boreale sancirà l’inizio dell’estate astronomica.

➜ Continua a leggere, sempre gratuitamente, sul Cielo di Giugno all’interno del nuovo numero.

COSA OFFRE IL CIELO

Lo dice anche la copertina del nuovo numero… Giove è il protagonista di queste settimane, il 10 giugno sarà in opposizione e quindi, già adesso e per il resto del mese, visibile per tutta la notte già dalla prima serata, e al meglio della sua visibilità per quest’anno.

Saturno, anche lui verso l’opposizione di luglio, lo accompagnerà brillante ma più basso sull’orizzonte e solo dalla seconda serata.

Marte tramonterà invece sempre prima, e con l’allungarsi delle giornate lo vedremo sparire prima che il cielo diventi davvero buio, questo però gli farà incontrare Mercurio, abitante del crepuscolo serale, in un lungo avvicinamento che culminerò la sera del 18 giugnoVenere continuerà ad essere visibile al mattino.

Approfondisci le condizioni dei singoli pianeti, dei pianeti nani e dei principali asteroidi nella sezioni dedicate del Cielo del mese di Giugno.

Per quanto riguarda le falci lunari, che trovate in dettaglio sempre all’interno della rivista, le troviamo alla sera nei giorni dopo la Luna Nuova del 3 giugno per passare agli ultimi giorni del mese, subito prima dell’alba. Per maggior informzioni su cosa osservare del nostro satellite naturale, leggi anche:

La Luna di Giugno 2019

Trovate come sempre tutte le informazioni sulle rubriche:

E ancora su Coelum astronomia 234

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS

➜ Comete. In mancanza di comete di nota da seguire, rispolveriamo con Claudio Pra il tema de L’imprevedibilità delle comete.

➜ Supernovae: Una supernova in M 100

La Chioma di Berenice (III parte): nell’ammasso di galassie della Chioma.

e il Calendario di tutti gli eventi di giugno 2019, giorno per giorno!

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C’è un “pianeta proibito” nel deserto nettuniano

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L’esopianeta NGTS-4b, soprannominato “il pianeta proibito”. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick
L’esopianeta NGTS-4b, soprannominato “il pianeta proibito in transito davanti al suo sole, la stella NGTS-4”. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick

Tre volte più grande e 20 volte più massiccio della Terra; un raggio inferiore del 20 per cento rispetto a Nettuno e una temperatura decisamente più alta di Mercurio, con i suoi 1000 gradi Celsius. Ecco a voi l’esopianeta nettuniano Ngts-4b, soprannominato “il pianeta proibito” perché trovato – da un gruppo di ricercatori guidati dell’Università di Warwick con i telescopi dell’Eso Next-Generation Transit Survey (Ngts) – in quello che dovrebbe essere un “deserto nettuniano”.

Questo oggetto sarebbe dotato di una rispettabilissima atmosfera gassosa e completa un’orbita attorno alla sua stella madre in soli 1,3 giorni (l’orbita terrestre attorno al Sole è di 365 giorni). Ed è proprio per questi due motivi che la scoperta ha dell’incredibile: un pianeta di tipo nettuniano non potrebbe trovarsi così vicino alla sua stella madre, poiché a distanze così brevi i pianeti perdono quasi del tutto l’atmosfera, che evapora lasciando solo il nucleo roccioso. Con l’espressione “deserto nettuniano” s’intende, infatti, proprio quella regione prossima a una stella dove si ritiene che non si possano trovare pianeti con dimensioni pari a quelle di Nettuno.

L’ipotesi dei ricercatori è che Ngts-4b possa essersi fatto strada verso il deserto nettuniano della sua stella solo di recente, cioè nell’ultimo milione di anni. «Questo pianeta deve essere “tosto”, è proprio nella zona in cui ci aspettavamo che i pianeti delle dimensioni di Nettuno non potessero sopravvivere», dice il primo autore dello studio, Richard West, dell’Università di Warwick.

Il pianeta è stato avvistato con il metodo del transito: gli esperti osservano una stella e la sua luce in cerca di un calo della luminosità provocato dal passaggio di un pianeta. I sistemi a terra attualmente disponibili di solito possono individuare cali di luminosità almeno dell’1%, ma i telescopi Ngts riescono a registrare cali di luminosità dello 0,2%.

Per saperne di più:


GIOVE il gigante venuto da lontano
Lo possiamo osservare brillante già in prima serata ma è anche oggetto di un nuovo studio che ne rivede l’origine e l’evoluzione…

Coelum Astronomia di Giugno 2019
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