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28 Novembre 2021
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    L’ESA festeggia le ventimila riprese dello strumento Cassis, a bordo del satellite TGO per la missione Exomars, mostrandoci un “primo piano” della Solis Dorsum, una cresta rocciosa la cui formazione è dovuta al raffreddamento del mantello superiore e della crosta marziana.

    ESA/Roscosmos/CaSSIS, CC BY-SA 3.0 IGO

    La travagliata missione Exomars dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con l’agenzia russa Roscosmos, continua in realtà a lavorare alacremente e a fornire dati preziosi, nonostante i cambi di gestione (doveva essere in collaborazione con la NASA), i ritardi e i problemi avuti nell’arco della sua vita, dalla ideazione alla messa in opera. Se lander e rover di questa missione non hanno avuto vita facile (con lo schianto del lander Schiaparelli e i ritardi per la partenza di Rosalind, prevista ora per il 2022), l’ExoMars Trace Gas Orbiter, il satellite entrato fin da subito con successo in orbita marziana nel 2016, continua a fornire importanti dati e stupende immagini per lo studio del Pianeta Rosso.

    In questi giorni l’ESA festeggia infatti il 20millesimo scatto della telecamera CaSSIS (Color and Stereo Surface Imaging System) a bordo di TGO. L’immagine è stata scattata il 13 dicembre 2020, e rilasciata il 28 gennaio scorso, e mostra un segmento delle Solis Dorsa, un prominente sistema di creste in un vasto altopiano vulcanico che copre un’area con un diametro di circa 5000 chilometri, noto come Tharsis. I dorsa sono creste montuose che, nel caso di Marte (ma anche ad esempio sulla Luna), si sono formate negli strati di lava basaltica a causa del carico e della flessione della crosta del pianeta e del mantello superiore, per via del raffreddamento interno del pianeta e dalla sua successiva contrazione. Lo studio delle dorsa, e in particolare della loro distribuzione e del loro orientamento, aiuta i ricercatori a comprendere i dettagli della complessa e dinamica storia geologica di Marte.

    L'immagine mostra il sito di atterraggio di InSight su Marte, acquisita dallo strumento CaSSIS il 2 marzo 2019. L'immagine mostra un'area di circa 2,25 km x 2,25 km nella regione dell'Elysium Planitia. L'immagine originale aveva una scala di circa 4,5 m per pixel ed è stata espansa a 2,25 m per pixel per scopi di visualizzazione. ESA / Roscosmos / CaSSIS, CC BY-SA 3.0 IGO

    In queste 20 mila immagini Cassis non ha solo ripreso formazioni marziane. Ricordiamo infatti anche, nel marzo del 2019, le riprese del lander InSight della NASA e la parti espulse durante la sua discesa verso la superficie del pianeta. Nell’immagine vediamo infatti un’area di circa 2,25 x 2,25 chilometri dove si intravedono InSight ma anche lo scudo termico, rilasciato appena prima dell’atterraggio (sul bordo di un cratere) e il guscio (backshell) utilizzato per proteggere il lander durante la discesa. È stata la prima volta che uno strumento europeo ha identificato uno dei sempre più numerosi veicoli umani inviati sulla superficie di Marte.

    Cassis, inoltre, ha una peculiarità: come dice il nome, prende le immagini in formato stereo per poter valutare la tridimensionalità delle formazioni che riprende. Immagini che si prestano anche all’apprezzamento da parte del pubblico, con gli anaglifi osservabili attraverso occhiali stereo ’3D’ rosso-blu.

    Cassis è un sistema di imaging ad alta risoluzione progettato per integrare i dati acquisiti dal resto degli strumenti a bordo di TGO, dedicati all’analisi dell’atmosfera marziana della ricerca di idrogeno sulla superficie, ed espande e integra le immagini di un altro famoso strumento, HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment), a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA.

    Una vista del bordo del cratere Korolev (73,3ºN / 165,9ºE) ripreso il 15 aprile 2018. L'immagine è composta da tre immagini in diversi colori che sono state scattate quasi contemporaneamente, per produrre questa visualizzazione a colori. L'area ripresa è di circa 10x40 km. Il nord è decentrato in alto a sinistra. ESA / Roscosmos / CaSSIS


    Esplorazioni alle sorgenti del Big Bang. 50 anni fa l’Apollo 14. Stazione Spaziale Internazionale: 20 anni di ricerca nello spazio.

    Coelum Astronomia di Febbraio 2021
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