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Preparare una sessione di Astrofotografia N-O-M-A-D-E

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Mi chiamo Mirko Tondinelli, ho 47 anni e vivo a Villanova di Guidonia, un paese in provincia di Roma. Il mio lavoro come turnista alla metropolitana di Roma purtroppo non mi permette di avere una continua attività astrofotografica e quindi devo riuscire a sfruttare al massimo le poche nottate che ho a disposizione organizzando in modo minuzioso la mia sessione. Da qualche anno sono anche socio dell’ ASTRIS, una associazione astrofili molto attiva con sede Cervara di Roma.

Da bambino stavo sempre con il naso all’insù, tanto ero affascinato dalle meraviglie che il nostro cielo ci regala ogni notte. Mio padre regalò un piccolo telescopio a mio fratello e non appena guardai nell’oculare rimasi affascinato dalla visione della nostra Luna. Dal 2001 ad oggi ho potuto provare in campo vari strumenti e varie camere fotografiche. Il mio set-up attuale si avvale di un rifrattore apocromatico, il William Optics 81 GT, di uno Skywatcher Newton 200P, di una camera astronomica zwo asi 294 a colori, una montatura Skywatcher Eq6 alla quale ho fatto delle modifiche per renderla più prestante. Come sistema di guida ho due tipi di ottiche che utilizzo in base allo strumento principale e una camera asi 224 a colori, valida anche per fare le riprese di pianeti e della Luna. Prima di parlare della sessione fotografica mi soffermerò a descrivere le  modifiche apportate  alla montatura, ne sono molto soddisfatto e le consiglio vivamente.

Si tratta di una vecchia Eq6, presa al mercato dell’usato, alla quale ho sostituito il piatto dove alloggia la slitta portatelescopio, piccolo accorgimento che però mi consente di migliorare di acquisire una maggior stabilità. Un’altra sostituzione riguarda la barra contrappesi, ne ho infatti apposta una più grande, sia di diametro che di lunghezza, così da riuscire ad utilizzare il newton con soltanto due pesi da 5kg, invece di quattro. Infine ho fatto la modifica con il kit Rowan il quale va a eliminare la catena di trasmissione ad ingranaggi di fabbrica con cinghie dentate, così da ridurre gli errori degli ingranaggi e errori quelli di tracciamento, si avverte anche il contenimento della rumorosità durante gli spostamenti. Ho scelto la montatura in funzione del mio carico fotografico che si attesta intorno ai 20 kg, comprensivo di  tutto il set-up: telescopico principale, telescopio guida, camera principale, camera guida, relative prolunghe, ruota portafiltri, e tutti gli accessori annessi. Sia con il rifrattore che con il newton sono sicuro di rientrare nei limiti e di non sovraccaricare la montatura.

Ma perché utilizzare due ottiche di configurazione diversa? La risposta non è univoca e dipende dalle proprie esigenze. Di certo ho puntato sin da subito ad avere  un telescopio rifrattore di buona fattura con una focale piccola che mi permettesse di ottenere immagini a largo campo, non troppo pesante e adatto anche ad essere utilizzato su montature piccole. Il newton invece è arrivato dopo quasi per caso, un’occasione presa al mercato dell’usato. Fino ad allora l’aspetto che più  mi aveva sempre frenato dall’acquistare uno strumento newtoniano era la collimazione degli specchi, vista sempre come ostica e difficoltosa. Dopo varie prove effettuate su strumenti test per allineare le ottiche ( tappo forato, laser, oculare cheshire, collimatore REEGO) ho optato per un tipo elettronico della Ocal. Anche se più costoso di altri strumenti, lo consiglio vivamente soprattutto per chi come me ha un newton con rapporto focale veloce (da f4 in giù), aiuta in modo eccezionale ad ottenere un risultato quasi. Lo strumento è fornito di unapiccola camera, che una volta montata nel portaoculare, inquadra l’interno del tubo permettendo di vedere tutte le parti in gioco per effettuare una collimazione precisa (drawtube, specchio primar

io, riflesso specchio secondario) con una serie di cerchi di calibrazione.

L’installazione della camera avviene tramite il filetto T2 ( M42x0.75) il che minimizza gli errori dovuti ad eventuali disallineamenti e flessioni. Un occhio elettronico a supporto di quello umano chepermette consente di evitare gli errori di collimazione – L’operazione si effettua in soli quattro step (vedi box).

Le immagini mostrano la camera inserita nel telescopio e il software di comand

Il 2022 è stato un anno pieno di soddisfazioni. Ampliando e migliorando la mia tecnica di post-elaborazione e questo mi ha permesso di ottenere ottimi risultati. Alcuni miei lavori sono stati riconosciuti in molte piattaforme social e qui nella prestigiosa rivista Coelum Astronomia dove è stata pubblicata la mia ultima nebulosa Bolla NGC7635

NGC 7635, Newton 200P, Asi 294 mc, Filtro L-exstreme.

La mia giornata astrofotografica tipo è condizionata dalla fortuna/sfortuna di appartenere alla categoria degli astrofili cosi detti “itineranti”. Fortuna perchè non avendo una postazione fissa ho la possibiltà di andare sempre in posti nuovi con cieli molto bui e ottimizzare al massimo la mia sessione fotografica. Sfortuna perchè ogni volta devo organizzare tutta la fase di stazionamento, montaggio delle ottiche e la messa in opera di tutta la cavetteria necessaria per eseguire la sessione. Nel caso meno gravoso devo portare l’ attrezzatura sul terrazzo di casa, nella gita fuoriporta devo caricare tutto in macchina e poi montare il tutto in piazzole improvvisate a postazione. Qualunque sia il caso che si presenti bisogna eseguire ogni volta una messa in opera molto accurata di tutte le parti in gioco per riuscire a sfruttare al massimo l’attrezzatura. Di solito durante la stagione estiva trasferisco tutto il set-up a Pozzaglia Sabina, un piccolo paese in provincia di Rieti dove ho una qualità del cielo molto buona, con una scala Bortle 4 e un SQM (sky quality) di 21.06. Nella stagione fredda rimango nella mia cittadina dove purtroppo ho un SQM di 19.6 e un Bortle 6.1. In queste condizioni c’è bisogno dell’utilizzo di filtri anti inquinamento e filtri a banda stretta che taglino l’inquinamento luminoso permettendomi di fare buone fotografie. Attualmente posseggo un filtro nebulare a banda larga della casa Optolong chiamato L-Pro che riduce in maniera efficace l’inquinamento luminoso presente nelle zone periferiche delle città. È un filtro che lascia passare quasi tutte le lunghezze d’onda che ci interessano al 100% tagliando quelle dannose, e il filtro L-Exstreme sempre della Optolong. Nato appositamente per le camere a colori ed ideato per le riprese in doppia banda stretta passante (H-Alpha 7nm, OIII 7nm), oltre a ridurre fortemente l’inquinamento luminoso, aumenta il contrasto per le nebulose a emissione.   Continua..

L’articolo completo a cura di Mirko Tondinelli è su Coelum Astronomia n°260 di febbraio/marzo 2023

 

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