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22 Ottobre 2021
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Osserviamo il Mare Tranquillitatis – parte 1

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In questo numero ripartiamo da dove ci eravamo fermati il mese scorso, cioè dall’area del cratere Vitruvius in prossimità del settore nordest del mare Tranquillitatis.

Questa proposta osservativa è stata suddivisa nelle due serate del 15 e 16 giugno. Al fine di poter effettuare le suddette osservazioni con un differente angolo di illuminazione solare e in fase calante, sempre molto utile per lo studio di determinati dettagli della superficie della Luna, segnalo anche la nottata del 29 giugno quando poco dopo la mezzanotte sorgerà in fase di 18,4 giorni (e si tratta come sempre di indicazioni utili ogni volta che il nostro satellite si trova in condizioni simili di illuminazione). Ma veniamo alle due serate consecutive già indicate.

La Luna il 16 giugno sera.

Il 15 giugno la Luna sarà in fase di 5,3 giorni ad un’altezza iniziale (intorno alle ore 22:00) di +29°, con frazione illuminata del 26% e visibile fin verso le ore 01:00 della notte seguente quando scenderà sotto l’orizzonte. La successiva serata utile invece, il 16 giugno, sarà in fase di 6,3 giorni a un’altezza iniziale di +34°, con frazione illuminata del 36% e visibile fino a poco dopo le ore 01:00 della notte successiva.

Per individuare il mare Tranquillitatis basterà orientare il telescopio sulla scura area basaltica situata fa i mari Serenitatis a nordovest, Fecounditatis a sudest e Crisium ad est e buone osservazioni a tutti.

Il cratere Beketov

Nome dedicato al chimico russo N. N. Beketov (1827-1911)

Cominciamo allora con l’osservazione del 15 giugno partendo a sudovest di Vitruvius e precisamente dal cratere Beketov di 9 km di diametro la cui origine viene fatta risalire al Periodo Geologico Imbriano collocato da 3,9 a 3,2 miliardi di anni fa. Si tratta di una formazione lunare isolata nella pianura contornata da una cerchia di pareti alte 1000 mt ancora ben conservate, mentre nella platea non si scorgono dettagli degni di nota.

Il cratere Jansen

Nome assegnato da Madler nel 1837 dedicato all’ottico olandese Zacharias Janszoon, fu uno dei primi costruttori di telescopi.

Più a sud visitiamo ora il cratere Jansen e la zona circostante densamente ricca di interessanti dettagli. Si tratta di una struttura di 24 km di diametro la cui origine viene ricondotta al Periodo Geologico Imbriano collocato da 3,9 a 3,2 miliardi di anni fa. Le pareti intorno al cratere, alte circa 600 mt, ne collocano l’appartenenza alla variegata categoria dei cosiddetti “crateri fantasma”, formazioni crateriformi quasi completamente sepolte sotto uno strato di materiali e antiche lave di cui ne emerge solamente la sommità delle pareti. Nella platea, appiattita, si scorgono vari minuscoli craterini di cui il più esteso ha un diametro di soli 3,6 km.

Un interessante dettaglio che merita almeno una visita è costituito da un allineamento di imponenti creste che dalla parete meridionale si estende verso sudest. Nell’area immediatamente esterna merita una citazione la Rima Jansen, uno stretto solco poco profondo proveniente dal Periodo Geologico Imbriano collocato da 3,9 a 3,2 miliardi di anni fa ed esteso dalla Dorsa Barlow verso nordovest per circa 40 km fino al cratere Jansen-R.

Andiamo ora ad osservare la vicina Dorsa Barlow anch’essa risalente al medesimo Periodo Geologico e con età da 3,8 a 3,2 miliardi di anni. Si tratta di una dorsale ramificata e notevolmente variegata con andamento decisamente irregolare che si estende dal cono vulcanico “Jansen-2″ fino in prossimità del cratere Vitruvius-M per 124 km.

Volendo ora passare in rassegna i crateri situati nell’area intorno a Jansen, a nord vediamo Jansen-D-E-L tutti con diametro di 7 km oltre al più vasto Jansen-R di 25 km di diametro, anche questo appartenente alla categoria dei crateri sepolti di cui ne osserviamo un altro a breve distanza ma di diametro inferiore. Un altro gruppo di tre crateri lo vediamo a sud costituito da Jansen-H-K-W con diametro rispettivamente di 7-6-3 km.

Il cratere Cajal

Nome dedicato al medico spagnolo Santiago Ramon y Cajal (1852-1934).

A sudest di Jansen il relativamente recente cratere Cajal di 9 km di diametro proveniente dal Periodo Geologico Copernicano collocato a non oltre 1 miliardo di anni fa. Si tratta di una struttura isolata nella pianura con pareti alte 1800 mt in buono stato di conservazione.

Il cratere Carrel

Nome dedicato al fisiologo e scrittore francese Alexis Carrel (1873-1944).

Orientiamo il telescopio su Carrel, un altro giovane cratere di 17 km di diametro risalente al Periodo Geologico Copernicano con età non superiore a i miliardo di anni fa. In questo caso le pareti intorno al cratere si presentano irregolari sul lato rivolto ad oriente, mentre sul fondo si potranno individuare numerosi rilievi montuosi estesi a gran parte della platea.

Nell’area esterna si segnala lo sviluppo di rilievi montuosi che dalla parete sud di Carrel si estendono a semicerchio fino al cratere Jansen-H quasi si trattasse di quanto oggi rimane di una antichissima struttura crateriforme di grande diametro. Poco a sud del cratere Carrel merita un’osservazione anche un solco rettilineo esteso per circa 50/55 km verso sudest.

Il cratere Sinas

Nome assegnato da Schmidt nel 1878 dedicato al mercante greco e mecenate dell’astronomia Simon Sinas (1810-1876), lasciò in eredità l’osservatorio di Atene.

Concentrando ora l’attenzione a sud-sudest di Carrel andiamo ad osservare il cratere Sinas di 14 km di diametro la cui origine viene ricondotta al Periodo Geologico Eratosteniano collocato da 3,2 a non meno di 1 miliardo di anni fa. La cerchia delle pareti intorno al cratere, alta 2300 mt, si presenta ben conservata e con lunghe linee di creste mentre nella platea non si notano dettagli degni di nota.

Nell’area esterna segnalo a nord-nordovest il cratere Sinas-E di 9 km di diametro con pareti di 1700 mt mentre a sud-sudest Sinas-A di 5,8 km e Sinas-K di 5 km di diametro.

Il cratere Aryabhata

Dedicato all’astronomo e matematico indiano Aryabhata (476-550), fu autore di un trattato di astronomia (Aryabhatyam) e fece studi sul meccanismo delle eclissi.

Proseguendo sempre nel mare Tranquillitatis in direzione sud, vediamo ora Aryabhata, antichissima struttura di 22 km di diametro proveniente dal Periodo Geologico Pre Imbriano collocato da 4,5 a 3,8 miliardi di anni fa. Basta una veloce occhiata anche a basso ingrandimento per comprendere che si tratta del residuo di un cratere di cui oggi ne vediamo solamente le basse e degradate pareti est e sudest mentre la platea venne inglobata dalle lave nella piana di Tranquillitatis.

Il cratere Wallach

Dedicato al chimico tedesco Otto Wallach (1847-1931).

A sudovest, il piccolo cratere Wallach di 7 km di diametro formatosi nel periodo Geologico Eratosteniano collocato da 3,2 a non meno di 1 miliardo di anni fa. Si tratta di una struttura a conca dalla forma regolare e con pareti alte 1200 mt. Per quanto riguarda l’area esterna vi si potranno individuare numerosi rilievi montuosi, basse colline e innumerevoli crateri di vario diametro con la peculiarità che alcuni di questi costituiscono interessanti coppie di craterini privi purtroppo di denominazione ufficiale.

Il cratere Maskelyne

Dedicato all’astronomo inglese direttore della specola di Greenwich Nevil Maskelyne (1732-1811).

Una regione lunare veramente interessante è quella del cratere Maskelyne, situata in prossimità del bordo meridionale del mare Tranquillitatis allo sbocco del Sinus Asperitatis. Si tratta di una struttura crateriforme di 26 km di diametro originata nel Periodo Geologico Eratosteniano collocato da 3,2 a non meno di 1 miliardo di anni fa. I ripidi bastioni intorno al cratere, alti 2500 mt, si presentano ben conservati e con lunghi terrazzamenti mentre nella platea prevalgono nettamente vari gruppi di monti e colline.

Nell’area esterna segnalo ad ovest-sudovest Maskelyne-B di 9 km di diametro con pareti di 2000 mt oltre ai crateri Maskelyne-Y e Maskelyne-X entrambi di 4 km e Maskelyne-G di 6 km di diametro. A sud Maskelyne-W di soli 4 km e a nord Maskelyne-K di 5 km, entrambi isolati fra gli immensi e scuri basalti di Tranquillitatis.

Andando ora a osservare la zona a est del cratere principale merita una visita Maskelyne-D, quanto oggi rimane di una presumibile struttura crateriforme di 33 km di diametro ormai quasi completamente distrutta e di cui non è noto il periodo geologico originario. Delimitata a nord, est e sudest da irregolari rilievi collinari disposti grossolanamente ad anfiteatro, la platea appare completamente inglobata nelle lave e nei materiali di Tranquillitatis. Immediatamente a nordovest di tale struttura vediamo l’irregolare Maskelyne-R di 13 km oltre al minuscolo Maskelyne-J di 4 km diametro sull’angolo di nordest. Infine a sud-sudest i più lontani Maskelyne-C di 9 km e Maskelyne-A di 29 km di diametro, quest’ultimo con la sua forma decisamente irregolare.

I crateri Menzel e Zahringer

Il primo dedicato all’astrofisico americano Donald H. Menzel (1901-1976), mentre il secondo al fisico tedesco Joseph Zahringer (1929-1970).

Procedendo da Maskelyne verso est a breve distanza dal margine sudorientale di Tranquillitatis, quasi al confine col mare Fecounditatis, oltre a Maskelyne-F di 21 km, si segnalano il piccolo cratere Menzel di soli 3 km di diametro e Zahringer di 12 km formatisi entrambi nel Periodo Geologico Eratosteniano collocato da 3,2 a non meno di 1 miliardo di anni fa.

I crateri Lawrence, Watts e Da Vinci

Dedicati rispettivamente al fisico americano Ernest O. Lawrence (1901-1958), all’astronomo americano Chester B. Watts (1889-1971) e a Leonardo da Vinci (1452-1519), fra i più insigni rappresentanti del Rinascimento italiano. Il nome di quest’ultimo fu assegnato da Peucker nel 1935.

Ancora più a est-nordest abbiamo invece alcune antichissime strutture la cui origine viene fatta risalire al Periodo Geologico Pre Imbriano collocato da 4,5 a 3,9 miliardi di anni fa, tra cui i crateri Lawrence di 26 km, Lawrence-Z di 17 km, Watts di 15 km e il più ampio ma decisamente irregolare Da Vinci di 39 km di diametro.

Immediatamente a nord di questi crateri la vasta e anche questa antichissima area pianeggiante del Sinus Concordiae di 165 km di diametro (praticamente un lembo di Tranquillitatis che si incunea verso est in direzione di Crisium) che vide la sua formazione nel Periodo Geologico Pre Imbriano collocato da 4,5 a 3,8 miliardi di anni fa. Peculiare la colorazione scura delle sue rocce basaltiche in notevole contrasto con la più elevata albedo delle rocce anortositiche dell’area circostante.

Cambiamo ora decisamente versante e orientiamo il telescopio in prossimità del margine sudoccidentale del mare Tranquillitatis dopo avere atteso però la successiva serata, il 16 giugno. Concentriamo pertanto l’attenzione su una bella coppia di crateri costituita da Sabine e Ritter.


I crateri Sabine e Ritter

Per entrambi i nomi furono assegnati nel 1837 da Madler, Il primo dedicato al fisico e matematico irlandese Edward Sabine (1788-1833), che partecipò come astronomo alla spedizione polare di Ross e Parry. Il secondo, dedicato al geografo tedesco Karl Ritter (1779-1859) e all’astrofisico e ingegnere tedesco Georg Dietrich August Ritter (1826-1908).

Iniziando da Sabine, si tratta di una struttura di 31 km di diametro giunta ai nostri giorni dal Periodo Geologico Imbriano Inferiore collocato a 3,8 miliardi di anni fa. Le ripide pareti intorno al cratere, alte 1500 mt, presentano un buono stato di conservazione e sono percorse da lunghi terrazzamenti.

Nella platea si potranno osservare svariati rilievi collinari con avvallamenti e piccoli craterini. nell’area esterna segnalo il minuscolo Sabine-A di soli 4 km.

Passando ora all’adiacente Ritter, il secondo componente di questa bella coppia, si tratta di un cratere di 32 km di diametro che vide la sua formazione nel Periodo Geologico Imbriano collocato da 3,8 a 3,2 miliardi di anni fa. Sulle pareti intorno al cratere, alte 1300 mt, non sarà difficile individuare lunghe e ripide linee di creste. Anche sul fondo del cratere Ritter sono in netta prevalenza numerosi rilievi collinari percorsi da alcune basse linee di creste disposte ad arco.

Nell’area esterna merita una citazione il breve allineamento costituito dai crateri Ritter-C e Ritter-B entrambi di 14 km oltre a Ritter-D di 7 km di diametro. L’interessante peculiarità di questi tre crateri consiste nel fatto che sono situati lungo lo sviluppo delle Rimae Ritter, un sistema di quattro larghi solchi paralleli orientati in direzione sudest-nordovest estesi per circa 104 km dall’area del cratere Ritter andando a terminare in prossimità dei crateri Ariadaeus-A e Ariadaeus-E, ipotizzandone anche la presumibile prosecuzione della vicina Rima Ariadaeus (già vista in un precedente articolo). L’origine delle Rimae Ritter viene fatta risalire al Periodo Geologico Imbriano collocato da 3,8 a 3,2 miliardi di anni fa.

Il cratere Manners

Dedicato all’ammiraglio e astronomo inglese Russel Henry Manners (1800-1870).

A breve distanza merita una osservazione Manners, un cratere di 15 km di diametro la cui formazione viene ricondotta al Periodo Geologico Eratosteniano collocato da 3,2 a non meno di 1 miliardo di anni fa. Le pareti intorno al cratere, alte 1700 mt, sono regolari e presentano un buono stato di conservazione con lunghe linee di creste sommitali, mentre nella platea potranno essere individuati piccoli craterini e basse colline.

Nell’area esterna il minuscolo Manners-A di 3 km di diametro ad ovest.

Il cratere Arago

Nome assegnato da Madler nel 1837 dedicato all’astronomo e fisico francese Dominique Francois Arago (1876-1853), fu direttore dell’Osservatorio di Parigi e nel 1862 scrisse “L’Astronomia Popolare”.

A nordest di Manners una regione lunare veramente spettacolare è quella intorno al cratere Arago, una struttura crateriforme molto interessante di 27 km di diametro proveniente dal Periodo Geologico Eratosteniano collocato da 3,2 a non meno di 1 miliardo di anni fa.

Sulle ripide pareti intorno al cratere, alte 1800 mt, potranno essere individuati lunghi terrazzamenti mentre al telescopio la platea si rivelerà prevalentemente montuosa e percorsa da lunghi e profondi avvallamenti.

Nell’area esterna al cratere segnalo la linea di creste che dalla parete meridionale di Arago si estende in direzione sud smistandosi poi in un sistema di solchi (nessuna denominazione ufficiale) quasi paralleli che si incurvano verso sudest andando così a terminare in prossimità dei crateri Arago-B e Arago-C rispettivamente di 7 e 3 km di diametro.

Il cratere Lamont

Nome assegnato da Krieger nel 1912 e dedicato all’astronomo scozzese/tedesco John Lamont (1805-1879), individuò la relazione fra il ciclo delle macchie solari e quello delle variazioni del magnetismo terrestre.

Pochi chilometri a est di Arago è d’obbligo effettuare dettagliate osservazioni di una eccezionale struttura geologica del nostro satellite: l’antichissimo Lamont, la cui origine viene ricondotta al Periodo Geologico Pre Imbriano collocato da 4,5 a 3,9 miliardi di anni fa.

La notevole peculiarità di Lamont consiste nell’intricato sistema di dorsali concentriche e radiali che ne delimitano l’area interna di 60 km mentre il diametro più esterno raggiunge i 120 km, anche se ufficialmente le dimensioni sono di 75 km.

Molto probabilmente si tratta di un cratere inserito nella variegata categoria dei “crateri fantasma” quasi completamente sommerso dai notevoli strati di materiali e antichissime lave che ormai ricoprono la piana di Tranquillitatis. Praticamente è un sistema di basse creste e dorsali approssimativamente concentriche oltre a numerose linee di creste che si estendono radialmente dal centro del cratere in modo particolare in direzione nord e sud. Queste strutture, creste e dorsali, si innalzano solamente di poche centinaia di metri dal fondo di Tranquillitatis per cui si rendono meglio individuabili in condizioni di illuminazione solare radente, cioè quando l’area di Lamont viene a trovarsi in prossimità della linea del terminatore lunare. Quindi un’occasione da non perdere sperando nel seeing almeno decente.

Per questo mese ci fermiamo qui e in un prossimo articolo verrà il turno della regione del cratere Cauchy situata nell’angolo sudest di Tranquillitatis oltre agli innumerevoli rilievi vulcanici sparsi in questo vastissimo bacino da impatto fra cui i domi nei pressi dei crateri Arago, Vitruvius, Jansen, Sinas, Maraldi, ecc.


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