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19 Gennaio 2021
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    Dopo una manovra di rientro perfetta, la capsula rilasciata da Hayabusa-2 è stata recuperata nel deserto australiano.

    In alto a sinistra, una rappresentazione artistica di Hayabusa-2 mentre sorvola la Terra e osserva la capsula che entra in atmosfera. A destra, la stessa scena fotografata realmente nel cielo di Coober Pedy (Sud Australia). In basso a sinistra, un tecnico JAXA esamina la capsula durante le operazioni di recupero.Credits: Jaxa / Royal Australian Air Force

    La missione giapponese Hayabusa-2 ha realizzato un altro successo, il più grande dopo il lancio e l’arrivo su Ryugu. A tarda notte (da noi erano ancora le 18:28 del 5 divembre), la capsula ha fatto il suo ingresso nell’atmosfera a 121 km di altezza ed è stata avvolta da una sfera di plasma a 3000 °C, per effetto dell’attrito con l’aria a una velocità di oltre 40mila km/h. Questo attrito ha anche rallentato la capsula a circa un quarto della sua velocità iniziale, una delle più alte con cui un veicolo artificiale è mai rientrato sulla Terra. La decelerazione media è stata 24 volte quella della gravità terrestre (circa 235 m/s2)! Nella figura sottostante, vediamo in bella mostra la protezione termica dorata che le ha permesso di sopportare l’enorme calore e di rallentare.

    La capsula CPSL in un modello mostrato durante la conferenza stampa di ieri (a sinistra) con gli schemi che indicano la posizione dei campioni in essa stivati. - Credits: Jaxa - Processing: Marco Di Lorenzo

    Una vista ad "occhio di pesce" con la luna che rischiara il deserto australiano (ma la scia e la Via Lattea si vedono comunque!) - Credits: Jaxa

    La “palla infuocata” che attraversava i limpidi cieli australiani è stata immortalata dalle telecamere e dalle macchine fotografiche, come testimoniano le immagini. Quella mostrata in apertura sulla destra è particolarmente suggestiva perché mostra anche la sonda madre (scia più debole e corta) mentre si muove parallelamente alla capsula e attraversa la Via Lattea australe, a metà strada tra la nebulosa oscura “sacco di carbone” e la nebulosa luminosa Eta Carinae. La scia della capsula invece passa poco al di sopra di Alfa Centauri (l’astro più luminoso, nella porzione inferiore dell’immagine). Qui sotto vediamo la stessa scena ripresa con un obiettivo grandangolare, e qui a destra un fish-eye, che abbracciano tutto il percorso della capsula.

    Persino dalla ISS gli astronauti sono riusciti a fotografare l’evento, possiamo immaginare l’orgoglio dell’astronauta giapponese Soichi Noguchi, giunto sulla stazione 20 giorni fa a bordo della Crew-Dragon! Qui invece, alcuni fotogrammi della sequenza di ingresso ripresa invece con un teleobiettivo…

    Una prima stima grossolana sul luogo di atterraggio è venuta grazie al segnale radio “beacon” inviato dalla capsula. All’alba, quando da noi erano le 19:17, un elicottero si è sollevato dalla base di Woomera e, dopo 90 minuti di ricerche, ha individuato la capsula che era caduta praticamente su un arbusto, rompendo alcuni rami come si vede nella foto sottostante:

    Immagine ripresa dall'elicottero (ritratto in alto a destra) che mostra il piccolo paracadute e la capsula (ingrandita in basso a destra) - Credits: Jaxa - Processing: Marco Di Lorenzo

    Photo Credit: Australian Space Agency - Processing: Marco Di Lorenzo

    Qui a destra vediamo invece una parte del team Jaxa giunto sul posto e che sta riportando il prezioso carico verso la base australiana, dove verrà preparato per la spedizione in Giappone. Le operazioni di recupero si sono concluse quando in Italia mancava mezz’ora alla mezzanotte. L’inserto in alto a destra è un ingrandimento della foto di apertura, e si notano le condizioni apparentemente perfette della capsula.

    Credits: Jaxa / Australian Space Agency - Processing: Marco Di Lorenzo

    Qui a sinistra, vediamo lo stesso tecnico, con un curioso abbigliamento che lo fa somigliare a un artificiere che sta disinnescando una mina. Dopo avere staccato i cavi del paracadute, solleva la capsula che appare solo un po’ impolverata e la porta verso il contenitore ermetico della foto precedente.

    Nel frattempo, dopo il rilascio e la manovra correttiva di ieri mattina, Hayabusa-2 era stata immortalata dal telescopio giapponese Nayuta da 2 metri di diametro, mentre si avvicinava a noi insieme alla capsula come si vede sulla sinistra, nella figura sottostante. In fondo all’articolo, riportiamo anche un filmato dei due oggetti ripreso da un altro telescopio giapponese.

    Altre immagini del genere sono arrivati anche dall’osservatorio di Tottori city.

    Ci sono stati momenti di tensione quando si è perso il contatto radio con la sonda, che nel frattempo era entrata nell’ombra terrestre e quindi non beneficiava dell’energia dai pannelli solari. Per fortuna, i contatti sono stati subito ristabiliti dall’antenna di Goldstone alle 23:15, evento accolto da un applauso liberatorio da parte del team di navigazione in Giappone.

    Nell’immagine qui sopra, vediamo anche che adesso la sonda madre si è ormai allontanata a mezza distanza lunare e sta utilizzando i suoi strumenti scientifici per osservare Terra e Luna. Avendo ancora 66 kg di combustibile nei serbatoi, presto riaccenderà i motori a ioni e si dirigerà verso due piccoli asteroidi. Durante il viaggio, nel corso di 6,5 orbite attorno al Sole, effettuerà studi scientifici sulla luce zodiacale (che rivela la distribuzione di polvere nel Sistema Solare interno) e persino su transiti esoplanetari.

    Confronto tra le dimensioni di 1998 KY26 e Hayabusa-2. Il modello della forma approssimativa dell'asteroide è stato ricavato dalla curva di luce. - Credits: Auburn University/Jaxa - Processing: Marco Di Lorenzo

    Il primo incontro sarà con 2001 CY21, un piccolo NEO con il quale la sonda avrà solo un fugace fly by nel 2026 poi, dopo avere sfruttato anche la gravità terrestre in due “gravity assist” nei due anni successivi, raggiungerà la destinazione finale nel 2031.

    Stiamo parlando di 1998 KY26, un oggetto di una trentina di metri di diametro, al quale la sonda si avvicinerà progressivamente, rilasciando anche l’ultimo “target marker” e forse addirittura posandosi su di esso. Sarà la degna conclusione di una missione ambiziosa e di successo, durata ben 27 anni!

    © Copyright Alive Universe

    21 dicembre 2020
    La Grande Congiunzione Giove-Saturno

    Coelum Astronomia di Dicembre 2020
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