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27 Gennaio 2020
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    Lo strumento realizzato in Italia nell’ambito della collaborazione ASI-NASA per la sonda JUNO, che volerà verso Giove per svelare i segreti del gigante del nostro sistema solare.
    Sonda Juno

    Una rappresentazione artistica della Sonda JUNO

    Dopo l’installazione dello strumento Jiram avvenuta ad inizio agosto scorso la collaborazione ASI-NASA per la sonda JUNO ha portato all’installazione del Ka translator (KaT) sulla piattaforma che volerà verso Giove per svelare i segreti del gigante del nostro sistema solare. Lo strumento è stato sviluppato nell’ambito della Direzione Tecnica dell’ASI e realizzato da Thales Alenia Space Italia con il supporto del team scientifico della Università di Roma.

    Dopo il lancio, fissato per agosto 2011, JUNO viaggerà per 5 anni verso il più grande pianeta del nostro Sistema Solare. Uno degli obiettivi principali della missione è la determinazione della struttura interna del pianeta attraverso la misura del suo campo di gravità, ovvero delle varie componenti armoniche (gravity science experiment). Il complesso esperimento di radioscenza della sonda ha lo scopo di soddisfare questo obiettivo. Le misure richieste sfruttano come grandezza osservabile lo spostamento Doppler del segnale radio inviato da terra verso la sonda e da questa ritrasmesso coerentemente verso terra.

    Il KaT, che costituisce la parte fondamentale dell’esperimento, grazie alle sue innovative prestazioni in termini di stabilità e di varianza di Allan, permetterà di effettuare queste misure in modo molto preciso, sfruttando un link Ka/Ka (uplink e downlink) pressoché immune dagli effetti di rumore dovuti al plasma interplanetario. Lo studio della struttura interna, insieme allo studio dell’atmosfera e della magnetosfera,  permetterà di approfondire i processi evolutivi subiti di Giove e di trovare possibili testimonianze delle origini del nostro Sistema Solare e della sua storia.

    “L’integrazione sul satellite JUNO del modello di volo del KaT, che soddisfa pienamente i requisiti scientifici e ha superato tutti i test di qualifica, costituisce un successo per il team Italiano – ha detto il responsabile dell’Unità Sviluppi Tecnologici di ASI, nonché program manager del programma Juno, Roberto Formaro – anche in considerazione del fatto che le attività di progettazione e sviluppo dello strumento sono state fortemente condizionate dal tragico terremoto dell’Aquila dell’Aprile 2009. Il KaT – ha sottolineato l’ingegner Formaro - sfrutta l’esperienza dell’Italia nello sviluppo dei trasponditori e rappresenta un’eccellenza dal punto di vista tecnologico e di prestazioni.

    Lo sviluppo tecnologico in questo campo va avanti e siamo già proiettati nella realizzazione del trasponditore MORE per l’esperimento di radioscenza della missione ESA Bepi Colombo che partirà per Mercurio nel 2014”.

    “Questo ulteriore ed importante contributo che l’Italia ha dato alla missione JUNO  – ha detto la responsabile dell’Esplorazione ed Osservazione dell’Universo dell’ASI, Barbara Negri -  è stato possibile perché l’Agenzia Spaziale Italiana ha sempre supportato la comunità scientifica e l’industria nazionale attraverso la partecipazione alla realizzazione di progetti importanti ed ambiziosi per l’Esplorazione del Sistema Solare. Il KaT- ha concluso la dottoressa Negri - rappresenta un altro esempio di know-how italiano nel campo della strumentazione innovativa per lo spazio”.

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