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23 Settembre 2018
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    È la supernova del 20esimo secolo, vista esplodere nel cielo australe la notte fra il 23 e il 24 febbraio 1987. Per commemorarla, gli scienziati dei telescopi spaziali Hubble e Chandra hanno scelto un’animazione derivata dal modello di un team di astrofisici dell’Inaf di Palermo guidato da Salvatore Orlando. Media Inaf lo ha intervistato

    Immagine ottenuta dallo Hubble Space Telescope della upernova 1987A nella Grande Nube di Magellano. Cliccare l'immagine per vederla nelle dimensioni e risoluzion originali. Crediti: NASA, ESA, R. Kirshner (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e Gordon and Betty Moore Foundation), M. Mutchler e R. Avila (STScI)

    La copertina di Coelum di febbraio, dedicata alla SN 1987A! Allìinterno del numero: tutto sulla SN 1987A, altre possibili supernovae vicine e la ricerca amatoriale di supernovae, con approfondimenti e testimonianze. Clicca sull'immagine per accedere al numero in formato digitale e completamente gratuito!

    Quella notte Oscar Duhalde non se la sarebbe mai più dimenticata. E la comunità mondiale degli astrofisici nemmeno. Era la notte a cavallo fra il 23 e il 24 febbraio 1987. Oscar, operatore allo Swope telescope da un metro a Cerro Las Campanas, sulle Ande cilene, di turno per le osservazioni, era uscito qualche minuto all’aria aperta per prendersi una pausa e aiutarsi a tenere gli occhi aperti. E proprio con i suoi occhi – ben spalancati e allenati come pochi – intravide, osservando il cielo in direzione della Grande Nube di Magellano, brillare una stella che lì non aveva mai notato prima. Senza rendersene pienamente conto, fu il primo essere umano al mondo a vedere – per di più a occhio nudo – la supernova più studiata di sempre, quella più vicina a noi (163mila anni luce) dall’epoca della stella di Keplero, esplosa nella nostra galassia del 1604. A capire di cosa si trattava fu invece un astronomo canadese, Ian Shelton – pure lui lì a Las Campanas, quella notte, a pochi metri da Duhalde – il quale, però, la morte della stella che sarebbe presto diventata celebre con la sigla Sn 1987A la vide solo indirettamente e a posteriori, studiando le lastre fotografiche impresse durante le osservazioni.

    In questi giorni, a trent’anni esatti di distanza da quella notte indimenticabile, per celebrare la ricorrenza e fare il punto sulla svolta che ha impresso allo studio delle supernove, astrofisici da tutto il mondo si sono incontrati – dal 20 al 24 febbraio – sull’isola di La Réunion, al largo del Madagascar, per un meeting su Sn 1987A, 30 years later – Cosmic Rays and Nuclei from Supernovae and their aftermaths. Ed è lì che, per capire l’importanza scientifica di questa supernova, Media Inaf ha raggiunto telefonicamente Salvatore Orlando, ricercatore all’Inaf di Palermo e primo autore – insieme ad altri tre colleghi dello stesso istituto: Marco Miceli, Maria Letizia Pumo e Fabrizio Bocchino – nel 2015 di uno studio fondamentale su SN 1987A.

    Salvatore Orlando, astrofisico all’Inaf di Palermo. Media INAF

    «La supernova 1987A ci sta offrendo un’occasione unica: l’opportunità di studiarne in dettaglio tutta l’evoluzione, dall’esplosione fino alla formazione del resto di supernova. La peculiarità è che si è potuto osservare il fenomeno praticamente in tutte le bande spettrali. Lo abbiamo monitorato di continuo, dall’ottico all’infrarosso all’X, per cui la quantità di dati che abbiamo ottenuto – dati di altissima qualità – sta permettendo di vincolare i modelli», spiega Orlando. «Io e i miei colleghi, in particolare, abbiamo prodotto un modello numerico – dal quale poi è stata tratta anche l’animazione dello Hubble Stsci – che ci ha permesso, da una parte, di ricostruire la struttura e la geometria del mezzo ambiente, e dall’altra ci sta dando informazioni sulla fisica della supernova. Quindi, da un lato le osservazioni e dall’altro i modelli, ci ha permesso di vincolare – occasione davvero unica – la fisica che governa l’intero fenomeno».

    Il loro modello è riuscito a riprodurre, in dettaglio e in tre dimensioni, tutti gli osservabili, dalle curve di luce agli spettri. E proprio per questo motivo è stato scelto dal sito dello Hubble Space Telescope e da quello del telescopio spaziale Chandra – che a Salvatore Orlando ha dedicato oggi una lunga intervista – per commemorare questo trentesimo anniversario.

    Guarda l’animazione e ascolta l’intervista nel servizio di Inaf Tv:


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