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21 Settembre 2020
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    La atlas ha disatteso le speranze di tanti osservatori, che contavano su di lei per un ritorno nei nostri cieli di una bella cometa visibile a occhio nudo, ma resta comunque nel mirino dei ricercatori, e una ghiotta occasione si è avuta proprio in questi giorni, con l’incontro della cometa con l’obiettivo della sonda Stereo della Nasa, e i sensori della sonda Solar Orbiter, pronta a riconvertirsi per qualche giorno a cacciatrice di comete!

    Il Solar Terrestrial Relations Observatory della NASA, ovvero la sonda STEREO-A, ha catturato queste immagini della cometa ATLAS mentre veniva "colpita" dal vento solare nei giorni tra il 25 maggio e il 1° giugno. Durante le osservazioni, e al di fuori del campo inquadrato, la sonda Solar Orbiter dell'ESA/NASA stava invece attraversando una delle due code della cometa (cliccare sull'immagine se l'animazione non parte) Crediti: NASA/NRL/STEREO/Karl Battams

    Scoperta il 28 dicembre 2019 dalla Atlas Survey (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System), Hawaii, la cometa C/2019 Y4 ATLAS aveva illuso una volta di più i nostri osservatori di astri chiomati di riuscire finalmente ad avere nei nostri cieli una bella cometa visibile anche a occhio nudo. Purtroppo come sappiamo la cometina non ha retto alla vicinanza con il Sole, che ha frantumato il suo nucleo, facendole perdere velocemente visibilità. Nei primi giorni di aprile, infatti, l’attività è calata nuovamente (dopo un precedente piccolo calo che si pensava fisiologico)e in seguito si è registrato l’allungamento del nucleo e il formarsi di una anomala coda luminosa, segnale che il nucleo stava andando in frantumi (leggi il report di Claudio Pra su Coelum Astronomia di maggio, a lettura digitale e gratuita).

    La cometa però rimane ancora protagonista, grazie a un paio di incontri speciali… quello con la sonda Solar Orbiter, che ne ha attraversato in questi giorni la coda raccogliendo dati preziosi, e con lo sguardo della sonda solare Stereo (Solar Terrestrial Relations Observatory) della Nasa, che l’ha ripresa mentre sfrecciava accanto al Sole tra il 25 maggio e il 1° giugno.

    Nell’animazione in apertura (se non parte cliccate sull’immagine) si vede la cometina emergere dalla parte superiore dell’inquadratura e avvicinarsi al Sole (fuori campo sulla sinistra), incontrando le raffiche di vento solare. La coda, che riflette bene la luce del Sole, appare bianca. Nell’inquadratura vediamo anche apparire un punto luminoso sulla sinistra, con un moto (relativo) diverso rispetto al movimento delle stelle sullo sfondo: è Mercurio, il pianeta che si sta mostrando luminoso proprio in questi giorni e fino alla metà di giugno.

    Mentre la STEREO stava registrando queste immagini, un’altra sonda, la Solar Orbiter, stava attraversando la coda di ioni della cometa e il 6 giugno ha attraversato anche quella di polveri. Un’occasione unica per ottenere dati preziosi e inaspettati. Le comete hanno infatti due code, una di ioni dovuta all’interazione con il Sole e il suo vento solare, in direzione quindi del Sole, e una di polveri disseminate nello spazio al loro passaggio, che vediamo quindi estendersi dietro la cometa nel suo moto lungo la sua orbita.

    Della missione della missione Solar Orbiter e delle nuove frontiere della fisica solare ve ne abbiamo parlato in occasione del lancio della sonda, su Coelum Astronomia di febbraio. Clicca sull'immagine per la lettura gratuita.

    Lanciata nel febbraio 2020, la sonda non doveva entrare in piena operatività scientifica fino al 15 giugno, ma il suo programma di test è stato modificato e i suoi quattro strumenti più importanti sono stati messi in funzione in occasione dell’incontro. Attraversando la coda di ioni, ad esempio, grazie al magnetometro Mag o il misuratore di venti solari Swa, si potrà capire qualcosa in più su come il Sole e il suo vento solare hanno interagito con la Atlas. Attraversando la coda di polveri invece potrà raccogliere dati importanti lo strumento Rpw, il Radio and Plasma Waves: le particelle di polvere potrebbero, se abbastanza dense, colpire la sonda vaporizzandosi e formando piccole nubi di gas energetico e carico elettricamente.

    Non è la prima che accade che una sonda, non progettata con questo scopo, intrecci la coda di una cometa, ma è la prima volta che si è potuto prevedere in anticipo, avendo quindi il tempo di modificare ad hoc la tabella di marcia della sua strumentazione.

    Leggi anche la rubrica di giugno dedicata alle comete Occhi sulla C/2020 F8 SWAN


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