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1 Ottobre 2020
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    La sonda della NASA verrà lanciata nel 2016 e incontrerà Bennu nel 2018. L’obiettivo è studiarne la superficie e raccogliere campioni di circa 60 grammi ciascuno da riportare poi sulla Terra nel 2023. Le tre camere che seguiranno tutto il processo sono MapCam, PolyCam e SamCam.

    Rappresentazione artistica dell’OSIRIS-REx della NASA che raccoglierà campioni di roccia dall’asteroide Bennu. Crediti: NASA/Goddard

    E’ l’asteroide Bennu l’obiettivo della missione della NASA OSIRIS-REx (missione coordinata dall’Università dell’Arizona) il cui lancio è previsto nell’autunno del 2016. Dopo due anni di viaggio arriverà sull’asteroide dal quale estrarrà campioni di materiale e li riporterà sulla Terra per analizzarli, dopo aver orbitato per un periodo previsto di sei mesi/un anno (potrà orbitare al massimo per un periodo di 505 giorni) durante il quale mapperà l’asteroide cercando il luogo migliore per il prelievo.

    Un nuovo passo avanti nella realizzazione della missione è avvenuto di recente con la consegna al Lockheed Martin Space Systems di Denver delle tre camere che verranno montate sulla sonda – Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer della NASA – che mapperanno la roccia gigante (circa 500 metri di larghezza).

    L’array si chiama OCAMS (OSIRIS-REx Camera Suite) ed è stato progettato dal Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona. La più grande di queste tre camere è la PolyCam, un piccolo telescopio che scatterà le prime immagini di Bennu da una distanza di “soli” 2 milioni di chilometri, fornendo anche dettagli ad alta risoluzione del sito da dove verrà prelevato il campione di roccia. La MapCam si dedicherà invece alla ricerca di satelliti e getti di polvere attorno all’asteroide, fotografando l’oggetto a colori per poi costruire una mappa topografica. Infine la SamCam documenterà l’acquisizione del campione.

    «Si tratta di un altro grande passo in avanti nella preparazione della nostra missione», ha detto Mike Donnelly, il project manager di OSIRIS-REx presso il Goddard Space Flight Center di Greenbelt, Maryland. Dante Laurettaprincipal investigator della missione ha poi spiegato: «PolyCam, MapCam e SamCam saranno i nostri occhi su Bennu. Le OCAMS forniranno le immagini di cui abbiamo bisogno per completare la nostra missione mentre la sonda è ancora nell’orbita dell’asteroide».

    La suite OCAMS: MapCam (sinistra), PolyCam e SamCam. Crediti: University of Arizona/Symeon Platts

    «L’obiettivo principale di queste tre camere è quello di massimizzare la nostra abilità di raccogliere con successo un campione e riportarlo sulla Terra», ha aggiunto Bashar Rizk, scienziato che si occupa delle OCAMS. «Questa missione richiede molte attività per un solo viaggio – navigazione, mappatura, riconoscimento, selezione del sito di raccolta e la raccolta del campione. Mentre siamo lì, abbiamo bisogno di vedere continuamente cosa sta accadendo attorno all’asteroide, in modo da poter prendere decisioni in tempo reale».

    OSIRIS-REx è la prima missione finalizzata alla raccolta di un campione di roccia da un asteroide e riporterà a casa il più grande campione dopo la missione lunare Apollo. Servirà anche a definire missioni future volte a prevedere, ed evitare, un impatto con un asteroide, qualora dovesse essere necessario.

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