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4 Marzo 2021
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    Le sue osservazioni all’infrarosso hanno rivoluzionato il modo in cui vediamo l’Universo, regalandoci immagini estremamente dettagliate dello spazio profondo, ma preziose anche per la caratterizzazione degli esopianeti. Ora è giunto il momento di mandarlo in pensione e la NASA lo celebra attraverso i suoi più spettacolari risultati.


    Spitzer, uno dei quattro Grandi Osservatori spaziali della NASA, ha studiato il cosmo in luce infrarossa, fornendo immagini mozzafiato che hanno rivelato la bellezza dell’Universo infrarosso. Lanciato il 25 agosto del 2003 è ora arrivato alla fine della sua carriera, e il 30 gennaio verrà definitivamente dismesso.

    La NASA per l’occasione il 22 dicembre ha trasmesso una serie di interventi per ricordare il suo stupendo lavoro e per mettere in luce tutti i principali risultati ottenuti grazie ai suoi dati.

    Come dicono alla NASA, è stato costruito per osservare “il freddo, l’antico e il polveroso”.
    L’osservazione nell’infrarosso permette infatti di osservare quegli oggetti che non emettono luce a sufficienza ma calore sufficiente, anche se più freddi di stelle e gas caldi, come la nane brune, asteroidi e comete, ma anche il freddo mezzo interstellare. Ma ha anche dato un importante contributo nello studio delle atmosfere esoplanetarie e quindi nella caratterizzazione degli esopianeti. Sono infatti suoi alcuni dei primi studi in questa direzione e gli hanno permesso, tra gli altri, di scoprire cinque dei sette pianeti di dimensioni terrestri attorno alla stella TRAPPIST-1 – la più numerosa corte di pianeti mai scoperta attorno a una singola stella.

    La stella gigante Zeta Ophiuchi e il suo bow shock visti da Spitzer. Visibile solo negli infrarossi, il bow shock viene creato dal vento stellare che modella i gas e le polveri che circondano la stella. 370 anni luce da noi, Zeta Ophiuchi è sei volte più calda del nostro Sole, otto volte più grande, ma molto più densa. Ha una massa 20 volte superiore e una luminosità 80 mila volte quella del Sole! Se non fosse oscurata dalle polveri che la circondano sarebbe nettamente la stella più luminosa del nostro cielo. Crediti: NASA/JPL-Caltech

    Permette poi di penetrare quella cortina di polveri che oscura la vista di altri telescopi, principalmente nel visibile, consentendo di entrare nel cuore delle regioni di formazione stellare, per studiare come stelle e pianeti si formano, così come aprire una finestra su tutti quegli oggetti che si nascondo dietro le spesse nubi di polveri delle nebulose. Ma questo permette anche di osservare con maggior dettaglio più lontano nello spazio e quindi nel tempo.

    Ma come si decide la fine di una missione di un telescopio così prolifico? In questo caso il problema è la sua energia e il tipo di cammino che sta seguendo.
    Il vantaggio di Spitzer è stato la particolarità della sua orbita, ma la stessa particolarità ne sta dettando la fine. Il telescopio ha seguito infatti la Terra lungo la sua orbita attorno al Sole, ma muovendosi più lentamente e allontanandosi pian piano dal sistema Terra Luna, perché la radiazione infrarossa emessa dal nostro sistema non interferisse nelle sue osservazioni.

    Spizter ha quindi sempre più migliorato il suo punto di vista, ma ha dovuto utilizzare i suoi pannelli solari e la sua energia dividendola tra la ricarica delle batterie, le comunicazioni a Terra e il mantenimento di un temperatura di lavoro per la strumentazione. Se inizialmente questa gestione non ha pesato sulle osservazioni, man mano che si allontanava si è trovato a doversi “girare” sempre più per comunicare con la Terra, esponendo per minor tempo i pannelli solari al Sole e per maggior tempo la strumentazione al Sole, richiedendo maggiore energia per il raffreddamento e stressando le batterie che, quando finalmente riuscivano a caricarsi si scaldavano, interferendo con le misurazioni del telescopio, che devono quindi attendere. Più in là si va nel tempo e più ci vuole perché la strumentazione raggiunga la giusta temperatura di lavoro.

    Arriverà il momento in cui consumerà le sue energie per trasmettere i dati a Terra, senza riuscire poi a ricominciare il ciclo di ricarica, raffreddamento e osservazione. Per non parlare del fatto che, ad un certo punto, si troverà dall’altra parte del Sole, rispetto alla Terra, per un lunghissimo tempo, senza poter quindi comunicare.

    A 16 anni dal lancio si trova a un terzo di orbita dietro alla Terra ma riesce ancora a comunicare.

    Avrebbe dovuto interrompere la sua missione (già estesa più di una volta) nel 2018, quando il James Webb Telescope avrebbe dovuto prenderne il posto, ma visti i continui ritardi per la messa in opera di quest’ultimo, è stata ulteriormente estesa fino ad ora. Gli ingegneri hanno deciso però che non è il caso di andare oltre, il 30 gennaio invieranno gli ultimi comandi e la missione di Spitzer si concluderà.

    Grazie di Tutto!

    Sul sito della missione, 16 tra le sue più belle immagini


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    Coelum Astronomia di Febbraio 2020
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