Nebulosa Rosetta: anatomia di un’esplosione stellare

di Eugenio Torresi inserita il 30 Settembre 2026

Nebulosa Rosetta: anatomia di un’esplosione stellare

La Nebulosa Rosetta (NGC 2237) è un gigante vivaio stellare situato a circa 5.000 anni luce nella costellazione dell’Unicorno; è un guscio di gas ionizzato, una regione H II estesa per circa 130 anni luce che emerge dal bordo di un immenso complesso molecolare freddo. Al suo centro brilla l’ammasso aperto NGC 2244, nato da questo stesso gas circa 2 milioni di anni fa. Le sue giovani e calde stelle di classe O inondano la regione di radiazione ultravioletta estrema e venti stellari ad altissima velocità, spazzando via il materiale centrale e scavando una gigantesca cavità. L’ammasso aperto centrale genera un altissimo flusso di fotoni, che crea una forte concentrazione di Ossigeno doppiamente ionizzato nella regione interna della cavità. La radiazione ionizza anche l’idrogeno espanso verso l’esterno, creando i complessi filamenti dell’involucro visibili nel canale H alpha. L’onda di pressione del vento stellare impatta contro il gas freddo circostante, creando strutture a pilastro sul fronte di fotolisi e densi globuli oscuri isolati dove prosegue la formazione protostellare secondaria. La formazione delle colonne di polvere (i cosiddetti elephant trunks) e dei globuli di Bok all’interno della Nebulosa Rosetta è il risultato diretto dell’interazione idrodinamica tra la radiazione stellare e un mezzo interstellare disomogeneo, questo perché la nube molecolare originaria presentava regioni a densità variabile. Mentre nelle zone a bassa densità l’intensa radiazione UV ionizza e spazza via rapidamente il gas tenue, nelle sacche ad alta densità la polvere e il gas denso agiscono come uno scudo per il materiale situato subito dietro; dunque se il gas intorno e dietro al nodo viene spazzato via, invece la regione protetta nella sua ombra si allunga in una struttura a colonna che punta direttamente verso la sorgente di radiazione centrale. Progressivamente la radiazione ed i venti stellari erodono i fianchi della colonna di polvere, lasciando solo il nodo denso che resta isolato nello spazio ionizzato come una piccola nube scura, compatta e altamente opaca; è un globulo di Bok, al cui interno la compressione provocata dall’onda d’urto iniziale può innescare il crollo gravitazionale del nucleo e portare alla nascita di nuove stelle di piccola o media massa. Con un’età stimata dell’ammasso di soli 2 milioni di anni, la nebulosa si trova nella sua fase di massima attività ad emissione. Entro i prossimi 3-5 milioni di anni, le stelle più massicce di NGC 2244 termineranno il loro ciclo vitale esplodendo come supernove di Tipo II, disgregando completamente l’involucro gassoso residuo. Area Osservativa del GrAG, Loc. Lasco di Picio, Monte Romano (VT). ASKAR FRA400, F 5.6; ZWO ASI2600 MC Air; SkyWatcher Wave 150i. 2,45 ore, pose da 180 sec, Optolong L-Pro. Elaborazione in PixInsight.