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Prime spettacolari immagini dal telescopio VST: l’esploratore “italiano” dei cieli del Sud

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Ci giungono dalle Ande Cilene, là dove il cielo è più blu e le notti serene sono in numero superiore a 320 all’anno, le prime strepitose cartoline cosmiche inviate dal VST, ultimo arrivato tra i telescopi dell’European Southern Observatory (ESO).

La spettacolare zona di formazione stellare Messier 17.

La prima cartolina mostra la spettacolare zona di formazione stellare Messier 17, nota anche come Nebulosa Omega o Nebulosa del Cigno. Il campo di vista del VST è così grande che può riprendere per intero questa straordinaria regione ricca di gas, polveri e giovani stelle che si trova proprio nel cuore della Via Lattea nella costellazione del Sagittario, mantenendo comunque una eccezionale nitidezza in tutta l’immagine.

L’ammasso globulare Omega Centauri.

La seconda cartolina è stata considerata da astronomi e tecnici del settore come il miglior ritratto finora realizzato dell’ammasso globulare Omega Centauri. Questo è il più grande ammasso stellare noto, contiene circa 300.000 stelle e l’ampio campo di vista di VST riesce a riprenderlo globalmente conservando un’altissima risoluzione anche nelle regioni esterne più deboli.

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Una sequenza a volo d’uccello mostra i numerosi dettagli della nuova immagine della spettacolare zona di formazione stellare Messier 17. Il campo di vista del VST è così grande che può riprendere per intero questa straordinaria regione mantenendo comunque una eccezionale nitidezza in tutta l’immagine.
Credit: ESO/INAF-VST/OmegaCAM. Acknowledgement: OmegaCen/Astro-WISE/Kapteyn Institute.
Il VST, acronimo di VLT Survey Telescope, l'ultimo arrivato dei quattro giganteschi telescopi europei che insieme costituiscono il Very Large Telescope, VLT.

Il VST, acronimo di VLT Survey Telescope, si trova nel paradiso degli osservatori terrestri, sulla sommità della montagna di Cerro Paranal, in Cile, una cima che svetta a 2.635 metri nel bel mezzo del deserto di Acatama, il più arido al mondo, e dove albergano già i quattro giganteschi telescopi europei dell’ESO che insieme costituiscono il Very Large Telescope, VLT.

Concepito nel 1997 a Napoli da una mirabile intuizione dell’allora direttore dell’Osservatorio di Capodimonte, Prof. Massimo Capaccioli, il VST è un riflettore altazimutale con specchio primario ad ottica attiva del diametro di 2,7 metri e del peso di circa 2.000 kg. Ottica attiva significa che lo specchio è poggiato su di un letto costituito da 81 “pistoncini” che si spostano molte volte al secondo di frazioni di millimetro per garantire la perfetta forma allo specchio stesso ed evitare così disturbi nell’immagine.

La fotocamera OmegaCam ha un peso di 770 kg ed è costruita intorno a 32 rivelatori CCD sotto vuoto, che insieme costruiscono una immagine da 268 milioni di pixel.

Al centro del telescopio, dietro a grandi lenti che correggono in parte la dispersione atmosferica, si trova la sofisticatissima fotocamera OmegaCam, progettata e costruita da un consorzio che comprende istituti olandesi, tedeschi ed italiani. Ha un peso di 770 kg ed è costruita intorno a 32 rivelatori CCD sotto vuoto, che insieme costruiscono una immagine da ben 268 milioni di pixel. Si stima che produrrà circa 30 terabytes di dati all’anno.

Il campo di vista del VST messo a paragone con i campi di altri telescopi.

“Il VST è un telescopio a grande campo capace cioè di osservare una zona di cielo molto estesa, immaginate un’area quattro volte la Luna piena” – ci dice Massimo Capaccioli – “e sarà in grado di cogliere cose che non abbiamo mai visto, cose di cui non posso parlare perché non so di cosa si tratta, scoperte inattese e talora casuali che potrebbero essere divertenti, curiose o addirittura straordinarie e sconvolgenti. Nella scienza va spesso così e noi ci speriamo.”

L’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), di cui l’Osservatorio di Capodimonte fa parte, ha progettato e costruito il telescopio con la collaborazione delle principali industrie italiane che operano nel settore mentre l’ESO è stato responsabile della costruzione della cupola e si occuperà della gestione del telescopio per i prossimi 10 anni.

Un team INAF di una decina di unità (di cui più della metà arruolate con contratti precari) è riuscito a conseguire questo grande risultato. Persone tecnicamente validissime e molto motivate si sono sobbarcate, negli ultimi anni, mesi di duro lavoro sia in Italia che in Cile. Il telescopio è stato infatti costruito interamente in Italia (a parte le ottiche realizzate a Mosca) ed è stato assemblato in Cile sotto il costante coordinamento di tecnici ed ingegneri italiani. Al team dei “napoletani”, da sempre nel progetto, si sono poi aggiunti alcuni colleghi dell’Osservatorio di Padova, portando grande competenza e nuovo entusiasmo. “E’ stata un’impresa davvero difficile” – dice Davide Fierro, Integration Manager del VST – “in quanto all’intrinseca complessità tecnica dell’opera si sono aggiunte le difficoltà legate al fatto di aver dovuto assemblare il telescopio a 15.000 km dall’Italia e a ben 3.000 metri di quota”.

Un ruolo rilevante è stato, senza dubbio, svolto dall’industria nazionale. Ditte quali la Tomelleri S.r.l. di Verona e l’ADS International di Lecco, vere punte di eccellenza nel settore dell’astronomia a livello internazionale, hanno dato un contributo sostanziale alla costruzione e alla messa in opera del VST, insieme alla EIE S.r.l. di Mestre (che ha progettato e realizzato la cupola che ospita lo strumento ed ha collaborato all’assemblaggio dell’ossatura del telescopio), e alla ditta campana MecSud nel cui capannone di Scafati (Napoli) il VST è nato e cresciuto.

Il VST visto da dentro, mostra il telescopio che osserva un cielo illuminato dalla Luna. La OmegaCAM appare nella parte bassa al centro dell'immagine, collegata allo specchio principale del telescopio da una struttura rossa e arancione. Credit: ESO/INAF-VST/OmegaCAM/G. Lombardi

Molte altre ditte hanno concorso al completamento di uno strumento che, dopo un cammino lungo e a volte tortuoso, costellato talora anche da disastrosi imprevisti come ben due gravi incidenti di trasporto, ha raggiunto standard di qualità di livello internazionale.

Il VST completerà tre campagne di osservazioni pubbliche nei prossimi cinque anni osservando diverse zone di cielo lontane dal piano della Via Lattea. Studierà la materia oscura, l’energia oscura e l’evoluzione delle galassie e troverà quasi certamente molti nuovi ammassi di galassie e quasar ad alto redshift.

“Ed è certo che scopriremo se nel sistema solare ci sono asteroidi-killer pericolosi per la Terra. Oggi siamo in grado di affrontarli se li scopriamo in tempo“ – prosegue Capaccioli – “ma l’obiettivo principale resta la materia oscura, quella che non interagisce con la luce: sappiamo che c’è ma ha una fisica sconosciuta e non si quanta sia.”

Siamo dunque solo all’inizio! Nel prossimo futuro VST contribuirà a far respirare a tutti un po’ della magia dell’Universo con altre spettacolari immagini insieme a nuove ed inattese scoperte!

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