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La talpa di InSight scava circa 30 centimetri

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In questa sequenza di due immagini si può notare lo spostamento – valutato in circa due centimetri – che la parte appoggiata al suolo dell’esperimento HP3 di InSight ha subito quando mentre la talpa iniziava a penetrare nella regolite. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

Lo scorso 28 febbraio, l’esperimento HP3 della missione Nasa InSight, costruito del centro aerospaziale tedesco Dlr (Deutsches Zentrum für Luft-und Raumfahrt), ha iniziato a penetrare il suolo marziano con un’azione di percussione totalmente automatica.

In un periodo di quattro ore, grazie a quattromila colpi del suo sistema a martello, la cosiddetta “talpa” – un sottile cilindro appuntito di 40 centimetri di lunghezza – è riuscita ad arrivare a una profondità che gli scienziati del team di HP3 stimano tra i 28 e i 32 centimetri. Una misura che il responsabile dello strumento, Tilman Spohn della Dlr, definisce nel blog della missione, coerente con l’evoluzione della temperatura del motore della talpa dopo il tramonto, calata molto meno rapidamente rispetto a quella atmosferica, da cui si deduce che la talpa è almeno parzialmente sepolta.

Benché sia stato scelto un sito d’atterraggio per la missione InSight il più libero possibile da pietre, nessuno sa cosa incontrerà la sonda nel suo percorso sotterraneo, fino ai 5 metri di profondità programmati. E subito sotto la superficie sono arrivati i primi ostacoli.

«Iniziando a scavare, la talpa sembra avere incontrato una pietra, si è quindi inclinata di circa 15 gradi e l’ha spinta via, o comunque è riuscita a passare», spiega Spohn. «La talpa ha quindi cercato di farsi strada contro un’altra pietra ad una profondità maggiore, finché non sono scadute le quattro ore di tempo previsto per il funzionamento della prima sequenza».

Ecco come funziona la “talpa”. Crediti: Dlr

È previsto che la sonda vada in pausa per circa tre giorni marziani (sol) dopo ogni sequenza di scavo, impiegando almeno due giorni per raffreddarsi dall’attività dimartellamento, che provoca attrito e genera calore.

Nonostante i primi ostacoli incontrati, i membri del team mantengono l’ottimismo, contando di raggiungere i 70 centimetri di profondità già nella seconda sequenza di scavo, che dovrebbe essere iniziata domenica scorsa. Test compiuti a terra hanno infatti dimostrato che il penetrometro è in grado di spingere a lato le pietre più piccole, ma che questa operazione richiede un certo tempo.

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Coelum Astronomia di Marzo 2019
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