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Il dibattito sulla Leadership della NASA nell’orbita bassa terrestre

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Si è tenuto oggi al Senato americano un dibattito sul futuro della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), coinvolti la NASA e i rappresentanti delle aziende private.

Avviata dal presidente Ronald Reagan nel 1984 e oggi considerata una testimonianza della cooperazione internazionale, la Stazione Spaziale Internazionale è ampiamente considerata una meraviglia dell’ingegneria aerospaziale, anche se alcuni si chiedono se sia stata una spesa utile.

Illustrazione della Stazione Spaziale Axiom. Credit: Axiom Space

Il più recente atto di autorizzazione della NASA, emanato nel 2017, impegna gli Stati Uniti a sostenere la stazione spaziale “almeno fino al 2024” e c’è aspettativa diffusa che il sostegno degli USA sia esteso fino al 2030, ma l’amministratore Jim Bridenstine ha escluso questa idea: «Vorrei anche dirvi che non c’è alcuna garanzia che arriveremo al 2030».

Di tutt’altra opinione è Mike Gold, rappresentante degli interessi commerciali privati, che ha detto: «Estendere la presenza degli Stati Uniti per legge al 2030 invierebbe un messaggio chiaro ed inequivocabile ai nostri partner rivali».

Dello stesso avviso è Mary Lynne Dittmar, vice presidente per i rapporti con le istituzioni della Axiom Space. La Axiom Space sta lavorando ad un progetto per un modulo, ora agganciato alla ISS, ma che nel 2028 dovrebbe staccarsi per diventare una base commerciale autonoma, quindi ben oltre il 2024 prospettato dalla NASA. È naturale che la Dittman si stia preoccupando per il futuro della ISS, ma la stessa è intervenuta ribadendo come gli Stati Uniti dovrebbero mantenere il controllo dell’orbita bassa terrestre, di fatto il naturale passaggio per tutta l’esplorazione spaziale del futuro.

Al centro del dibattito c’è proprio l’aspettativa di vita della Stazione Spaziale Internazionale. Mentre da un lato la NASA sostiene di non voler mantenere due stazioni spaziali in orbita a spese del governo (l’altra sarebbe il pioneristico progetto Artemis), dall’altra il Congresso risponde con la richiesta di argomentazioni valide, mal celando la preoccupazione non del tutto infondata di dover cedere la leadership dell’orbita bassa proprio alla Cina che ha appena inviato un secondo equipaggio alla sua nuova stazione spaziale.

Il tutto inevitabilmente verte intorno ad interessi economici e finanziari. La NASA spende 3-4 miliardi di dollari del suo budget annuale per far funzionale la ISS, un drenaggio significativo alle sue risorse che verrebbe parzialmente contenuto dal passaggio a partnership più strutturate fra pubblico e privato. Se sarà la NASA a dover mantenere operativa la ISS fino al 2030, da dove otterrà i fondi per sostenere altri progetti come Artemis Moon/Mars?

Alla fine il Senato ha approvato una nuova legge che autorizzerebbe la Nasa ad operare con la ISS fino al 2030.

Il Congresso e l’amministrazione dovranno decidere per quanto tempo la NASA potrà fare affidamento sulla stazione spaziale cinese per i suoi progetti essenziali. Bridenstine, ex amministratore della NASA, ha concluso il comitato dicendo senza mezzi termini: «Il tempo è scaduto. Bisogna decidere ora».

Fonti:

Senate Committee Told U.S. Space Leadership Requires Continued Presence in Low Earth Orbit

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