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Come la pandemia ha ridotto le emissioni di C02

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Uno studio pubblicato su Science Advances e presentato in occasione della COP26 (la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) di Glasgow, e guidato da Brad Weir, ricercatore presso il Goddard Space Flight Center della NASA e l’Universities Space Research Association, mostra come la riduzione dell’attività antropica a causa della pandemia da Covid-19 abbia comportato diminuzioni senza precedenti delle emissioni di anidride carbonica (CO2).

Il team di scienziati ha utilizzato un nuovo modello di analisi statistica, sfruttando i dati dei satelliti Goddard Earth Observing System (GEOS) della NASA e Orbiting Carbon Observatory-2 (OCO-2), altro satellite americano. OCO-2 fornisce dati ad alta risoluzione: lanciato nel 2014, con lo scopo appunto di misurare i livelli di CO2 nell’atmosfera con una precisione temporale di 24 volte al secondo, permette di vedere quale sia la fonte di emissione dei gas e dove poi questi vengono rimossi nella biosfera (ufficialmente sono conosciute le “sorgenti” e i “pozzi”).

«Questo nuova strategia di campionamento ha migliorato la copertura, l’accuratezza e la precisione rispetto alle tecniche già esistenti.», afferma Brad Weir assieme ai suoi colleghi, «I dati tengono conto della variabilità dell’anidride carbonica di anno in anno, che deriva dai cambiamenti nella circolazione atmosferica, e produce aggiornamenti regolari quasi in tempo reale».

Simili passi in avanti non sono mai stati raggiunti prima. È noto, infatti, che misurare i livelli dei gas serra in atmosfera è molto difficile, ma monitorare accuratamente il loro trend sarà la chiave per calibrare la riposta umana al riscaldamento globale.

I lockdown e i blocchi temporanei delle emissioni durante la pandemia, hanno permesso un vero e proprio collaudo di questa nuova tecnologia satellitare. Sono stati osservati cambiamenti regionali a breve termine nelle emissioni di combustibili, soprattutto nell’area dell’Oceano Indiano tra il febbraio e maggio 2020 (si stimano cali da 0,14 a 0,62 parti per milione di CO2, rispetto ad uno scenario senza la pandemia). Numeri davvero incoraggianti, ma non dimentichiamo che sono – per così dire – viziati, in quanto dovuti a un evento straordinario quale la pandemia da Covid-19.

I risultati della ricerca sono stati ben accolti durante la United Nations Climate Change Conference, che si concluderà domani, 12 Novembre. È chiaro oramai come un accurato sistema satellitare rappresenti uno strumento fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici, fornendo un quadro chiaro e ampio della situazione. In ogni caso, però, per supportare lo sviluppo e il perfezionamento di una simile tecnica, nonché auspicare dei cambi di rotta importanti nelle emissioni degli inquinanti, serve ulteriore supporto e collaborazione da parte di tutte le nazioni coinvolte negli accordi internazionali sul clima.

Per approfondimenti:

Science Advances (2021): “Regional impacts of COVID-19 on carbon dioxide detected worldwide from space”. Brad Wier, David Crisp, Christopher W. O’Dell, Sourish Basu, Abhishek Chatterjee, Jana Kolassa, Tomohiro Oda, Steven Pawson, Benjamin Poulter, Zhen Zhang, Philippe Ciais, Steven J. Davis, Zhu Liu, and Lesley E. Ott.

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