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È stato firmato il contratto tra l’European Space Agency (ESA) e la Fondazione GAL Hassin per la gestione del telescopio Flyeye, dedicato allo studio degli oggetti vicini alla Terra, che entrerà nei prossimi mesi in funzione sul Monte Mufara. Un passo decisivo che consolida anni di lavoro e collaborazione.
Ma dietro l’accordo formale, che avviene nel contesto di un’ampia collaborazione scientifica, c’è molto di più. C’è la costruzione di un presidio scientifico strategico per la difesa planetaria. Flyeye rappresenta infatti il primo grande asset dell’ESA progettato specificamente per la scoperta e la caratterizzazione dei Near-Earth Objects (NEO), asteroidi e comete anche potenzialmente pericolosi (Potenzially Hazardous Objects, PHO) per un possibile impatto con la Terra.
Il Wide-field Mufara Telescope (WMT) sulla cima di Monte Mufara, 1865 metri. Crediti: Fondazione GAL Hassin / Alessandro Nastasi
La Fondazione GAL Hassin assume quindi un ruolo centrale nella gestione operativa del telescopio, occupandosi della manutenzione correttiva e preventiva, delle attività di calibrazione e dei futuri aggiornamenti della struttura e delle sue componenti tecnologiche. A questo si affianca un’attività fondamentale quanto delicata di interfaccia con gli stakeholder locali, elemento chiave per garantire l’integrazione del sito nel contesto territoriale e il corretto svolgimento delle operazioni.
Il telescopio FlyEye è programmato direttamente dal Near Earth Object Coordination Centre (NEOCC) a Frascati (Roma). Questo centro fa parte della struttura ESRIN dell’ESA e della più ampia rete di telescopi NEO, che include siti a Tenerife (Isole Canarie) e Cebreros a La Silla (Cile), oltre a collaborazioni con telescopi esterni e servizi di osservazione.
“Come spesso accade nei grandi progetti scientifici, il valore aggiunto nasce dalla collaborazione” – dice il Presidente della Fondazione GAL Hassin Giuseppe Mogavero – “Le infrastrutture osservative già in dotazione della Fondazione, in particolare il Wide-field Mufara Telescope (WMT), e l’esperienza maturata sul campo rappresentano un complemento ideale alle capacità del Flyeye e al programma operativo guidato dall’ESA. I nuovi NEO individuati dal Flyeye potranno infatti essere rapidamente confermati (o esclusi) grazie al WMT, creando un sistema integrato di scoperta e validazione senza precedenti”.
Non si tratta soltanto di un telescopio, ma di un sistema complesso che unisce tecnologia avanzata, competenze scientifiche e coordinamento internazionale. La firma di questo contratto segna dunque l’inizio di una nuova fase: quella operativa, in cui osservazione, monitoraggio e prevenzione diventano azioni concrete.
La Fondazione ha già avviato la creazione di un team dedicato al progetto che prevede la presenza di un Project Manager che coordina le attività e si interfaccerà con i referenti ESA, un astronomo specializzato per le attività di ricerca e un technical officer (operatore tecnico specializzato) per il supporto operativo e tecnologico.
In un’epoca in cui la consapevolezza dei rischi cosmici cresce insieme alle nostre capacità di osservazione, questa intesa rappresenta un passo concreto verso una difesa planetaria sempre più coordinata. E da Monte Mufara, ancora una volta, lo sguardo dell’umanità si estende verso il futuro, con la scienza come guida.
È stato firmato il contratto tra l’European Space Agency (ESA) e la Fondazione GAL Hassin per la gestione del telescopio Flyeye, dedicato allo studio degli oggetti vicini alla Terra, che entrerà nei prossimi mesi in funzione sul Monte Mufara. Un passo decisivo che consolida anni di lavoro e collaborazione.
Ma dietro l’accordo formale, che avviene nel contesto di un’ampia collaborazione scientifica, c’è molto di più. C’è la costruzione di un presidio scientifico strategico per la difesa planetaria. Flyeye rappresenta infatti il primo grande asset dell’ESA progettato specificamente per la scoperta e la caratterizzazione dei Near-Earth Objects (NEO), asteroidi e comete anche potenzialmente pericolosi (Potenzially Hazardous Objects, PHO) per un possibile impatto con la Terra.
Il Wide-field Mufara Telescope (WMT) sulla cima di Monte Mufara, 1865 metri. Crediti: Fondazione GAL Hassin / Alessandro Nastasi
La Fondazione GAL Hassin assume quindi un ruolo centrale nella gestione operativa del telescopio, occupandosi della manutenzione correttiva e preventiva, delle attività di calibrazione e dei futuri aggiornamenti della struttura e delle sue componenti tecnologiche. A questo si affianca un’attività fondamentale quanto delicata di interfaccia con gli stakeholder locali, elemento chiave per garantire l’integrazione del sito nel contesto territoriale e il corretto svolgimento delle operazioni.
Il telescopio FlyEye è programmato direttamente dal Near Earth Object Coordination Centre (NEOCC) a Frascati (Roma). Questo centro fa parte della struttura ESRIN dell’ESA e della più ampia rete di telescopi NEO, che include siti a Tenerife (Isole Canarie) e Cebreros a La Silla (Cile), oltre a collaborazioni con telescopi esterni e servizi di osservazione.
“Come spesso accade nei grandi progetti scientifici, il valore aggiunto nasce dalla collaborazione” – dice il Presidente della Fondazione GAL Hassin Giuseppe Mogavero – “Le infrastrutture osservative già in dotazione della Fondazione, in particolare il Wide-field Mufara Telescope (WMT), e l’esperienza maturata sul campo rappresentano un complemento ideale alle capacità del Flyeye e al programma operativo guidato dall’ESA. I nuovi NEO individuati dal Flyeye potranno infatti essere rapidamente confermati (o esclusi) grazie al WMT, creando un sistema integrato di scoperta e validazione senza precedenti”.
Non si tratta soltanto di un telescopio, ma di un sistema complesso che unisce tecnologia avanzata, competenze scientifiche e coordinamento internazionale. La firma di questo contratto segna dunque l’inizio di una nuova fase: quella operativa, in cui osservazione, monitoraggio e prevenzione diventano azioni concrete.
La Fondazione ha già avviato la creazione di un team dedicato al progetto che prevede la presenza di un Project Manager che coordina le attività e si interfaccerà con i referenti ESA, un astronomo specializzato per le attività di ricerca e un technical officer (operatore tecnico specializzato) per il supporto operativo e tecnologico.
In un’epoca in cui la consapevolezza dei rischi cosmici cresce insieme alle nostre capacità di osservazione, questa intesa rappresenta un passo concreto verso una difesa planetaria sempre più coordinata. E da Monte Mufara, ancora una volta, lo sguardo dell’umanità si estende verso il futuro, con la scienza come guida.
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