Siamo a casa! La crew di Artemis II rientra sulla Terra

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Dopo il successo del lancio del vettore SLS nella notte fra il 1 e il 2 Aprile e l’acquisizione di un gran numero di dati scientifici e immagini mozzafiato, gli astronauti di Artemis II hanno fatto ritorno in sicurezza sulla Terra.

I responsabili della missione Artemis II hanno descritto il rientro come l’esito di un processo collettivo di altissima complessità, frutto del lavoro coordinato di ingegneri, tecnici e team operativi distribuiti tra centri e partner internazionali. In apertura è stato sottolineato con chiarezza come il successo appartenga innanzitutto a chi ha progettato, costruito e gestito il sistema: “oggi il merito è degli ingegneri e dei tecnici che hanno lavorato su questa macchina… e il loro lavoro è stato valido” — Ahmed Chhatria, Associate Administrator NASA. Lo stesso Chhatria ha richiamato un principio fondamentale dell’ingegneria aerospaziale, evidenziando come il rientro rappresenti il banco di prova definitivo: “come diciamo nel nostro settore, alla fine è la fisica a decidere”.

Dal punto di vista programmatico, la missione viene inquadrata come un passaggio chiave nel percorso di ritorno umano verso la Luna. “Ce l’abbiamo fatta. Abbiamo portato quattro persone straordinarie fino alla Luna e le abbiamo riportate sulla Terra in sicurezza per la prima volta in oltre 50 anni” — Lori Glaze, Head of Artemis Programs. Al tempo stesso, è stata ribadita con decisione la natura di questa missione come fase iniziale di un programma più ampio: “questa missione… è solo l’inizio” — Lori Glaze, Head of Artemis Programs, indicando chiaramente l’avvio di una nuova fase operativa orientata alla continuità e allo sviluppo delle missioni successive.

La conferenza ufficiale post rientro di Orion nella missione Artemis II con i massimi esponenti della direzione della missione: Amit Kshatriya, Lori Glaze, Howard Hu, Rick Henfling e Shawn Quinn

Alle 7:33 pm EDT (01:33 ora italiana) il crew module si è separato dal service module europeo, proseguendo per il suo viaggio verso la Terra, mentre il modulo di servizio si disintegrerà nell’atmosfera terrestre sopra l’Oceano Pacifico. Questo non rappresenta un pericolo attivo, in quanto la traiettoria di rientro di Artemis II è stata progettata per garantire che eventuali detriti rimanenti non costituiscano una minaccia per la terraferma, le persone o le rotte di navigazione. Successivamente, alle 01:37 ora italiana, Orion ha eseguito la manovra di rise burn del modulo equipaggio, regolando l’orientamento del veicolo per allineare correttamente lo scudo termico in vista del rientro in atmosfera. Proprio qui sta la differenza maggiore fra Artemis I e Artemis II: durante il rientro Artemis II avrà un angolo di incidenza più ripido che gli permetterà di sopportare maggiori carichi di calore rispetto ad Artemis I.

Ogni operazione è andata come previsto, compreso il meteo del sito di ammaraggio per cui è stato dato il segnale di “Go”.

Distacco del crew module dal service module europeo [Fonte: diretta youtube https://www.youtube.com/watch?v=nfhDuOHMp0A]

Alle 01:53 ora italiana, Orion ha raggiunto l’atmosfera terrestre a circa 122 km dalla superficie terrestre, con una velocità di crocera pari a 35 volte la velocità del suono e a circa 3.150 km dal punto di ammaraggio. È qui che la navicella incontra per la prima volta l’atmosfera superiore e inizia la sua discesa guidata. Pochi istanti dopo, inizia il periodo di blackout programmato delle comunicazioni, della durata prevista di circa sei minuti. Questo blackout è dovuto all’accumulo di plasma che si viene a creare attorno alla capsula a causa della ionizzazione dell’atmosfera stessa, causata dalla temperatura estrema raggiunta.

Le comunicazioni sono riprese alle 2:00 ora italiana come da programma.

Entrati nell’atmosfera. Un istante prima del blackout.

Alle 2:02 ora italiana, il mission control center di Houston ha comunicato agli astronauti a bordo di Orion che la loro rotta di rientro è nominale e che il team di recupero è già in contatto visivo.

Mission Control Center in Houston [Fonte: Diretta Youtube]

Alle 02:03 ora italiana, a 7 km di altitudine, il primo set di paracadute di Orion si è aperto per rallentare e stabilizzare la navicella. La velocità di Orion è scesa a 525 km/h e si trova a 13 km dal sito di ammaraggio.

Primo set di paracadute per il rallentamento della velocità di rientro della capsula Orion [Fonte: Diretta Youtube]

Alle 02:04 ora italiana, A un’altitudine di 1.6 km, il primo set di paracadute si sono staccati dalla capsula e i tre paracadute principali si sono aperti, riducendo la velocità a meno di 219 km/h e guidando Orion nella sua discesa finale fino all’ammaraggio.

Paracaduti principali per il rallentamento della velocità di rientro della capsula Orion [Fonte: Diretta Youtube]
Visuale dall’alto dei paracaduti principali per il rallentamento della velocità di rientro della capsula Orion [Fonte: Diretta Youtube]

Alle 02:07 ora italiana: Splashdown! La crew di Artemis II è ufficialmente rientrata sulla Terra! L’ammaraggio è avvenuto con successo nell’Oceano Pacifico al largo della costa di San Diego.

Gli ingegneri hanno effettuato alcuni test mentre Orion si trovava in acqua, prima di spegnere i sistemi non essenziali e consegnare la navicella al team di recupero a bordo della USS John P. Murtha.

Durante le operazioni di recupero ci sono stati alcuni problemi tecnici in cui il team di recupero ha dichiarato che loro riuscivano a sentire le comunicazioni da parte degli astronauti all’interno della capsula ma il viceversa non era possibile.

Ammaraggio avvenuto con successo per la capsula Orion [Fonte: https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/10/artemis-ii-flight-day-10-re-entry-live-updates/]

Alle 02:12 ora italiana, su indicazione del responsabile del recupero della NASA, i membri del team dell’agenzia e della US military statunitense hanno iniziato le procedure di avvicinamento alla navicella a bordo di gommoni.

Circa un’ora dopo l’ammaraggio, l’equipaggio è stato estratto da Orion e trasportato sulla USS John P. Murtha, per poi essere trasferito a bordo della nave tramite gli elicotteri della Marina. Da questo momento gli astronauti saranno sottoposti a controlli medici post-missione, prima di rientrare a terra e imbarcarsi su un volo diretto al Johnson Space Center della NASA a Houston.

Il comandante di Artemis II e astronauta della NASA Reid Wiseman viene issato a bordo di un elicottero militare statunitense prima di essere trasportato verso la USS John P. Murtha.

Contemporaneamente, i sommozzatori della Marina inizieranno il recupero della navicella fissando una fune di verricello a Orion per trainarla nel bacino di carenaggio della nave. Durante questa manovra, verranno utilizzate altre quattro funi di traino collegate ai punti di ancoraggio sul modulo dell’equipaggio per garantirne la stabilità. Una volta che Orion sarà posizionata sopra l’apposito supporto, i tecnici svuoteranno il bacino di carenaggio e metteranno in sicurezza la capsula.

Dopo aver fissato il carico a bordo, le squadre riporteranno Orion alla base navale di San Diego, da dove verrà poi trasferita al Kennedy Space Center in Florida. In quest’ultima sede, i tecnici effettueranno un’ispezione completa del veicolo, recupereranno i dati di bordo, rimuoveranno i carichi utili e completeranno gli ulteriori controlli post-volo.

Fonte: BLOG NASA MISSION