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21 Agosto 2018
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    Curiosity prosegue le indagini sul suolo di Marte. Gli ultimi dati raccolti hanno posto al team della missione un dilemma, oggetto di uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences

    Il mosaico qui sopra, ottenuto da immagini riprese dalla MastCam a bordo di Curiosity, mostra le formazioni geologiche della Yellowknife Bay, all'interno del Cratere Gale. Lo studio di queste rocce ha portato alla nascita di un paradosso, indicano senz'altro che era presente un lago, ma l'anidride carbonica nell'aria era troppo poca per poter mantenere l'acqua del lago liquida. L'immagine è solo una porzione di un mosaico ottenuto con 111 immagini acquisite il 24 dicembre 2012 (137 SOL per Curiosity). Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

    È al centro dell’attenzione da quando Curiosity ha toccato la superficie di Marte, il 6 agosto 2012, e ora, dopo le nuove analisi effettuate dal rover della NASA, si sta presentando come un rompicapo per gli studiosi che cercano di chiarire la sua condizione nel lontano passato del pianeta.
    Si tratta del Gale Crater, i cui sedimenti, in base alle ultime indagini, non mostrano segni di biossido di carbonio nella quantità minima indispensabile per sostenere, anticamente, la presenza di acqua liquida.

    Il responso dell’attività investigativa in situ di Curiosity ha suscitato non pochi interrogativi, dato che precedenti analisi di quest’area avevano messo in rilievo tracce di minerali – quali argille e solfati – riconducibili invece ad una condizione ambientale che implicava acqua liquida a contatto con il suolo.

    I ricercatori hanno tentato di dare una risposta a questa discrepanza e il frutto delle loro conclusioni è l’articolo “Low Hesperian PCO2 constrained from in situ mineralogical analysis at Gale Crater, Mars”, pubblicato ieri sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences  of the United States of America).

    Il team di ricerca, coordinato da Thomas Bristow della NASA (Principal Investigator dello strumento CheMin di Curiosity), ha supposto che, 3 miliardi e mezzo di anni fa, il livello del biossido di carbonio nell’atmosfera di Marte doveva essere troppo basso per poter creare dei depositi sedimentari. L’esistenza di acqua liquida, ipotizzata in base alle tracce di argille e solfati, ha fatto tuttavia pensare a una situazione climatica caratterizzata da temperature calde connesse alla presenza di CO2 nell’atmosfera.
    Di conseguenza, secondo gli studiosi, i sedimenti del cratere Gale dovrebbero essersi formati quando il clima del Pianeta Rosso era molto rigido e il livello di biossido di carbonio era inferiore tra 10 a 100 volte rispetto al minimo necessario perché vi fossero le condizioni per la presenza di acqua liquida.

    Il gruppo di lavoro, quindi, ritiene che nel remoto passato di Marte il Gale Crater dovesse ospitare un lago ghiacciato, anche se al momento il rover non ha individuato formazioni geologiche caratteristiche di questo genere di bacini. Tuttavia, per il team della ricerca doveva essere presente anche acqua allo stato liquido: la formazione di argille e solfati si sarebbe verificata a seconda del variare delle stagioni oppure in laghi ricoperti da una coltre glaciale.

    Per Curiosity, la cui missione ha avuto inizio con il lancio del 26 novembre 2011, si prospettano quindi ulteriori scenari di ricerca, ‘a caccia’ degli ambienti umidi marziani e dei loro segreti.


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