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25 Agosto 2019
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    Le tempeste su Giove non sono certo una novità, ma le immagini che continuano ad arrivare dalla missione Juno rendono questi panorami sempre una prima volta… e non solo esteticamente, permettono infatti lo studio dell’evoluzione dell’incredibile atmosfera del grande pianeta gassoso.

    Nuova bellissima immagine della turbolenta atmosfera di Giove, in costante evoluzione. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran

    Una nuova immagine del turbolento emisfero meridionale di Giove, ripreso mentre la sonda spaziale Juno della NASA eseguiva il suo ultimo flyby del pianeta, lo scorso 21 dicembre. Una nuova prospettiva della Grande Macchia Rossa, assieme a una di quelle tempeste ovali bianche chiamata Oval BA.

    Cliccare sull'immagine se l'animazione non parte. Il video è stato creato con gli stessi fotogrammi per elaborare l'immagine di apertura. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran

    Oval BA ha raggiunto la notevole estensione, di circa 8 mila kilometri di diametro, che vediamo quando tre tempeste più piccole sono entrate in contatto fondendosi tra loro nel 2000, un processo che potrebbe aver dato vita anche alla più famosa Macchia Rossa, ormai secoli fa. E come la Grande Macchia Rossa, questa enorme tempesta bianca ruota in senso antiorario, come ben si vede nell’animazione qui a lato.

    Se per la Grande Macchia Rossa purtroppo non eravamo ancora pronti, di Oval BA siamo stati invece in grado di seguirne la formazione e l’evoluzione, dati molto importanti per i ricercatori.

    Immagine dell

    Anche le regioni turbolente attorno alla tempesta sono cambiate significativamente, anche solo dalla precedente ripresa del febbraio 2018. La bianca tempesta ovale si è ulteriormente trasformata negli ultimi mesi, cambiando colore dalle sfumature di rosso a un bianco più uniforme.

    L’immagine è una somma di tre immagini, con i colori enfatizzati, riprese il ​​21 dicembre, tra le 9:32 del mattino PST (12:32 pm EST) e le 9:42 del mattino PST (le 12:42 pm EST). Nel momento in cui sono state scattate le immagini, Juno si trovava circa 38.300 chilometri e 55.500 chilometri dalla sommità delle nubi del pianeta.

    Le immagini sono postate elaborate con la consueta maestria dagli ormai noti Gerald Eichstädt e Seán Doran.

    Come sempre le immagini grezze provenienti dalla JunoCam sono disponibili per il pubblico, per l’analisi e l’elaborazione sul portale missionjuno.swri.edu/junocam, dove si possono anche trovare le numerose elaborazioni dei tanti citizen scientist che partecipano al progetto.


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    Coelum Astronomia di Febbraio 2019
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