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13 Luglio 2020
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    Qualcuno aveva affermato l’impossibilità di estendere il Programma Space Shuttle: “è un grande equivoco”, ha detto il Responsabile del Programma.

    Per lo Shuttle non tutto è perduto

    Per lo Shuttle non tutto è perduto

    Qualcuno aveva affermato l’impossibilità di estendere il Programma Shuttle dato che le linee dei componenti erano ormai definitivamente chiuse. Il Responsabile del Programma ha detto martedì che è “un grande equivoco”, aprendo quindi la porta ad un eventuale estensione dei voli shuttle oltre l’attuale limite di pensionamento, stabilito in settembre 2010.

    In effetti la richiesta è partita dal congresso per ottenere un allungamento dell’operatività delle navette, ma il costo corrispondente sarebbe di circa 200 milioni di dollari al mese, equivalenti a 2,4 miliardi all’anno.
    Le linee di produzione dei componenti potrebbero ripartire, anche se ci vorrebbero circa due anni da quando si ha la richiesta ufficiale al completamento del primo serbatoio esterno.

    Attualmente sono previste ancora 4 missioni Shuttle e i componenti per una quinta sono già disponibili (quelli per un eventuale lancio di soccorso per l’ultima missione) quindi dilatando un po’ i tempi si riuscirebbe a rendere più costante la presenza americana nello spazio: in fondo 5 missioni in due anni non sono un cattivo risultato, sicuramente migliore di nessuna missione in cinque anni…

    La chiusura del programma Space Shuttle è stata stabilita dal presidente Bush nel 2004 quando ha dato il via al programma Constellation. Da allora sono cambiate molte cose, l’ultima delle quali è stata la cancellazione del Constellation a causa dei ritardi e della poca innovazione di questo sistema.
    La cancellazione voluta da Obama e sancita nel bilancio ufficiale previsto per il 2011, ha però reso evidenti quei problemi di ritardo nello sviluppo di un nuovo trasporto umano verso lo spazio.
    Dal canto suo, la presidenza ha dato il via alle aziende private aprendo i finanziamenti per chi decide di sviluppare dei sistemi di trasporto spaziale da offrire poi alla NASA. Questo sprone dovrebbe innescare un sistema virtuoso in cui una sorta di concorrenza spinge diverse aziende a creare il veicolo più sicuro ed economico da proporre all’agenzia spaziale americana. Anche i 9000 esuberi alle attività produttive interne alla NASA stessa, dovrebbero venir assorbiti dalla maggior richiesta proveniente dall’ambito privato.

    Teniamo presente che il famoso Budget 2011 previsto, non ha subito nessun taglio, anzi è stato incrementato rispetto a quello dell’anno precedente. Gli investimenti che non fanno più parte dei programmi cancellati saranno reindirizzati sulla ricerca e sviluppo delle tecnologie necessarie per fare in modo che i futuri sistemi di trasporto possano basarsi su reali innovazioni, in grado di portarci nello spazio in modo più veloce, più sicuro e più economico.

    Ricapitolando, John Shannon, lo Shuttle Program Manager al Johnson Space Center di Houston dice chiaramente che gli unici problemi sono il riavvio delle catene di produzione dei componenti e la ricertificazione degli Orbiter.
    Per il primo problema non c’è nessun grosso impedimento grazie al fatto che i grossi appaltatori del sistema Shuttle sono tutte industrie che non lavorano esclusivamente per la NASA. Per esempio la North Carolina Foam Industries, quella che costruisce il rivestimento in schiuma del serbatoio esterno, è uno dei principali produttori continentali di materiali d’isolamento termico e quindi per loro il contratto con la NASA è una parte trascurabile della loro produzione. E così per molte altre aziende. Per loro si tratterebbe solo di ripristinare delle linee di produzione e nulla più.
    Per la ricertificazione delle navette occorre aprire una piccola parentesi che riguarda la richiesta iniziale effettuata dalla commissione d’inchiesta sull’incidente del Columbia. Ufficialmente il CAIB (Columbia Accident Investigation Board) ha richiesto chiaramente che le navette dovevano essere ricertificate se avessero dovuto volare dopo il 2010. Però dal 2005 i cicli di manutenzione applicati agli Shuttle sono giunti a livelli di precisione e scrupolosità da garantirne una ricertificazione continua, infatti molti particolari vengono sostituiti durante ogni intervento che si esegue normalmente fra una missione e l’altra. Ad ogni ciclo di manutenzione vengono aggiunti una media di 23 nuovi punti di ispezione fra i componenti degli Shuttle. Sotto questo aspetto le vecchie navette possono essere paragonate a dei B-52 che sono operativi da oltre 50 anni e rimangono dei veicoli estremamente sicuri.

    Vedremo cosa succederà. Per ora queste affermazioni si uniscono alle centinaia che abbiamo già sentito negli ultimi mesi, anche se, pronunciate dal Manager del Programma Shuttle, hanno un certo peso.
    E a quanto pare il fatto di restare senza quella sudata supremazia spaziale inizia a dare fastidio a molti Americani!

    Intanto ad aprile è previsto un viaggio di Obama in Florida per una conferenza incentrata sul nuovo approccio della sua amministrazione verso i voli spaziali abitati.

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